“Costituzione, falso il paragone con la riforma di Berlusconi”

“Chi paragona la nuova revisione della Costituzione a quella bocciata con il referendum nel 2006, sbaglia o è in malafede. Gli obiettivi sono uguali, se si considera il risultato finale di un governo stabile e di un Paese governabile. E’ la strada per raggiungerli che fa la differenza”. Andrea Manzella, senatore Ds, costituzionalista, mette in chiaro i distinguo. La riforma che è partita alla Camera con il voto favorevole anche di An, Lega e Udc è “finalmente una riforma possibile”. Ma, dice, “non è in alcun modo paragonabile a quella difettosa e farraginosa che la Cdl intendeva realizzare, accompagnandola poi alla porcata – così l’hanno definita gli stessi autori – di una riforma elettorale che garantisce l’ingovernabilità”.Perché questa riforma potrebbe essere quella giusta, secondo lei?Innanzitutto è una riforma puntuale, a differenza di quelle tentate sin qui, e non mi riferisco solo all’ultima. Cioè restringe il campo, si concentra su due o tre cose urgenti, da ridisegnare subito: il Senato come camera delle autonomie, i poteri del presidente del Consiglio, l’equiparazione del corpo elettorale per Camera e Senato e quindi chi ha 18 anni vota per eleggere deputati e senatori.Perché questi tre punti sono in cima alle priorità di una possibile riforma?E’ evidente che con un Senato come quello che abbiamo, non si va da nessuna parte. La seconda camera dovrebbe avere come scopi quello della rappresentanza e poi l’equilibrio nazionale del territorio con un rapporto chiaro tra regioni, province e comuni.

La confusione di questi giorni sulle attribuzioni di responsabilità per la sicurezza, per esempio, sono una prova di quanto funzioni male il rapporto tra centro e periferie. Chi dovrebbe decidere? I prefetti, i sindaci, le regioni? L’autonomia non può voler dire anarchia.Inoltre, bisogna necessariamente rivedere il rapporto tra governo e Parlamento. Mantenendo il sistema bipolare e dunque il maggioritario, ci conviene continuare a essere una repubblica parlamentare. Quindi: rafforziamo certo il governo e il suo premier, ma teniamo sempre forte il potere parlamentare di richiamare quel premier al rispetto degli impegni presi con gli elettori.Questa nuova riforma, per ora alla Camera, nel corso del suo iter avrà bisogno dei voti dell’opposizione per essere approvata. C’è il rischio che, per questo, possa diventare simile a quella di Berlusconi? Non credo proprio. La necessità di riformare la Costituzione è anche nel programma del Centrodestra e poi tra i costituzionalisti italiani è chiaro che occorra una base allargata di consensi. Non c’è un voto contrario nel merito delle riforme proposte. Domina il mito della spallata, come si vede in questi giorni al Senato con la Finanziaria, ma quel che è chiaro è che l’opposizione prende tempo, anche alla Camera. E’ in imbarazzo, ciascuno per la sua parte, la Lega con i suoi elettori per il federalismo, Forza Italia per il premierato. Ma non è possibile che questa riforma diventi come quella di Berlusconi, perché questa non interferisce né nella forma, né per la sostanza con la prima parte valoriale della Carta.

Il testo bocciato dal referendum voleva invece riscrivere 53 articoli su 139, stavolgendone pure il senso e lo spirito costituente. La stessa Carta del ’48, quando parla di governo, ragiona in termini di “efficienza e stabilità”. E’ già tutto ben chiaro e scritto. Insomma, quelle di oggi sono riforme mirate e condivise; quelle di ieri quasi un colpo di mano capace di trasformare una repubblica parlamentare in repubblica di un solo uomo. Ecco perché chi continua a fare sciocchi paragoni e similitudini non sa di che parla oppure è in malafede.Quanto alla recente proposta di alzare il quorum previsto dall’articolo 138 della Carta, è d’accordo?Certo, e la riforma in discussione procede proprio in questo senso. L’importante è che la Costituzione sia emendata nella sua seconda parte, non nei valori fondanti che sono scritti nella prima. Una cosa è certa: nessuno può pensare che basti cambiare legge elettorale, per procedere sicuri. Il Porcellum ha rotto il rapporto con gli elettori, perché ha eliminato i collegi. E’ studiata, dagli stessi autori della sciagurata riforma della Costituzione, per rendere il Senato ingovernabile. Ecco che diventa strettissimo il legame tra legge elettorale e revisione costituzionale. E questo lo vedono tutti, a destra e sinistra.

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