Calabria: terra prediletta o perduta?

Tutto questo interesse per la Calabria, adesso! È un fenomeno mediatico, come tanti altri degli ultimi anni? Quando Giorgio Bocca ha scritto “L’Inferno”, dove eravate giornalisti italiani? Francamente viene da chiederselo. Libertà e Giustizia non esiste da oggi, eppure non ha mai preso posizione in modo così chiaro e aderente alla realtà come è accaduto con le quattro ottime proposte pubblicate sul nostro sito. Ricordo l’inverno scorso alla scuola di Pavia. Quando parlavo della Calabria riuscivo a catturare l’attenzione, ma i cuori li scaldava un giovane sindaco con l’aureola dell’antimafia, caduto sul campo delle trappole politichesi e poi sparito dalla circolazione, e senza spiegazioni, malgrado gli avessi proposto di coordinare il Circolo calabrese. Perché questa è la Calabria: nulla è come appare e tutto sfugge in mille modi ad ogni analisi che voglia essere rigorosa. Ma ora che tutto sembra semplice: i cattivi sono da un parte (e corrispondono perfettamente a quelli che non ci piacciono) e l’eroe dall’altra, in tutta la sua fragilità, scrivere di noi diventa quasi un obbligo, cui sottrarsi è impossibile o vergognoso. Non è uno sfogo cari amici e soci di LeG. È il nostro dramma da una trentina d’anni almeno: nessuno che si sia mai interessato di noi veramente se non in modo strumentale. Ma ecco che la finezza intellettuale e l’onestà professionale di Sandra Bonsanti indicano finalmente il percorso giusto. Perché bisogna essere giornalisti di razza per conservare la voglia di capire davvero e insieme la capacità di ascoltare, piuttosto che cercare risposte preconfezionate.

Chi non sta qui non può capire fino in fondo il senso delle quattro proposte. Ci provo quindi. Il governo parli. Ma pure il parlamento ed il PD. Il governo a cui la Bonsanti chiede di parlare ha definito solo qualche mese fa la Calabria “figlia prediletta”. Ebbene oggi questo governo cerca disperatamente a Roma un accordo con UDC e UDEUR. Allora io vi imploro: venite qui e guardate, come sanno fare i giornalisti di razza, dentro a UDEUR e UDC calabresi. Non vi dico altro: non mi interessano gli scoop e ognuno faccia il suo mestiere. Vi aspetto. Proprio la settimana scorsa un inchiesta lucana ha portato alla luce accordi segreti tra il ministero della difesa e il Boss Nirta per lo smaltimento di rifiuti nucleari in Calabria, in mare e sull’Aspromonte. Nessuno ha smentito. Questa inchiesta ha ricevuto uno stop di qualche mese per l’altra di De Magistris sulle toghe lucane. Una pura coincidenza ma va riportata per sottolineare che una cosa è il giornalismo, altra cosa lo spettacolo. Sulla vicenda dei rifiuti vi debbo alcuni dati. Nella mia vallata, che parte dallo Stretto e finisce nel cuore dell’Aspromonte, c’è uno dei più alti indici di incremento delle malattie della tiroide e dei tumori del sangue. Lo stesso nella Piana. Sono luoghi dai quali ogni tanto si alzano colonne di fumo nero. Se vi avvicinate a fiamme spente trovate sempre accanto ad un copertone qualche scatolone o bidone che non si sa cosa contenessero prima che misteriosamente tutto si incendiasse.

Non costerebbe nulla alle forze dell’ordine un controllo, ma non si fa. L’autostrada. Con buona pace del ministro Di Pietro l’unica soluzione per i lavori in corso, nell’interesse di tutti, calabresi e siciliani, sarebbe stata l’imbarco a Gioia Tauro o più sopra, molto più sopra, dei mezzi pesanti. Non si è fatto, nell’evidente interesse delle società di trasporto private (per i rapporti tra queste e la ‘ndrangehta guradatevi le vicende giudiziarie dell’On. Matacena). Quante altre citazioni debbo fare per dirvi che il governo in Calabria sembra che serva solo a garantire i pacchetti di voti per le forze politiche che lo compongono? E che pare non glie ne freghi niente, ma proprio niente, di tutto il resto? Avete dimenticato l’inchiesta del giudice Cordova, trasferito da Palmi a Napoli? Avete dimenticato il suicidio del notaio di Reggio che sembrava avesse detto qualcosa? A chi dobbiamo credere che facciano capo i referenti locali degli assassini di Fortugno? A qualche governo europeo? O africano? La stampa nazionale riporta da un anno le barzellette che si raccontano sull’assassinio di Fortugno e osanna le iniziative della Giunta e del Consiglio regionale contro la mafia. Iniziative tanto ridicole che nessuno se la sente di pubblicare gli elenchi di chi ha votato alle primarie. Sarebbe simpatico scoprire che i campioni dell’antimafia prendono i voti da qualche boss. E che mi dite della gestione del territorio dalle nostre parti? Chi la fa questa gestione, qualche partito che esiste solo in Calabria? A proposito i nostri giornalisti, così presenti in questi giorni, alle scorse provinciali a Reggio Calabria dov’erano? Ebbene io li sfido a pubblicare i nomi dei rappresentanti delle famiglie di ‘ndrangheta presenti nelle liste di sinistra delle scorse provinciali a Reggio Calabria.

Si può ancora recuperare, potrebbero andare a vedere, adesso: non c’è bisogno di aspettare che parlino Governo, Parlamento e PD. In Calabria, dovunque, è così: la situazione di Reggio Calabria non è unica. Tra gli osservatori, chi è andato a fondo è stato Curzio Maltese, per esempio. È stato in Calabria, ha osservato, ha ascoltato. E ha scritto. Il Vescovo di Locri è un’altra eccezione: l’unico che abbia alzato il dito contro le logge deviate. Un eufemismo, usato perché è un uomo di chiesa. Da noi tutto è deviato: e Report, con coraggio, ha tentato di mostrarlo. Niente è normale. Non ci sono differenze tra destra e sinistra, sotto questo punto di vista. Ma quello che emerge è solo che la Calabria è la terra dove si è votato di più alle primarie. Eppure, tutto è stato detto, a volte pure scritto. Per esempio, nella relazione del prefetto De Sena sui rapporti tra il territorio e la politica, tra stato e antistato in Calabria, sulla convivenza nella cultura popolare calabrese di legalità e illegalità. Lì c’è già tutto. Ma De Sena, intanto, non è più in Calabria.Quanto alle decisioni del Csm, si possono confrontare quelle prese in passato su casi simili. Così sembra il ritratto di una terra perduta. Ma è quello che vedo. Spero lo colgano anche quanti verranno a trovarci sull’onda del caso De Magistris o di chissà quale altra vicenda, per raccontare la Calabria. Il mio è un invito a non dimenticare, ad allungare gli sguardi, a mettere il naso ovunque, a non inseguire capipopolo o suggeritori, a fidarsi solo dei propri occhi e delle proprie orecchie.

Magari, forse, potrà servire a quella che ritengo sia l’unica vera vittima, sempre più inconsapevole purtroppo, di questa situazione: i giovani. Che per voi, cari giornalisti non calabresi, fanno notizia solo quando vanno alle manifestazioni.
*Luigi Sorrenti è il coordinatore del Circolo calabrese di LeG

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