Vi spiego le mie idee

La fase costituente del PD entra nel vivo grazie ad una competizione vera tra più candidati, ciascuno con le sue idee e il suo programma. Ho riflettuto a lungo su come dare il contributo migliore e la scelta di candidarmi mi è parsa la più utile e impegnativa. Il sostegno che ho ricevuto in questi primi giorni, mi conferma nella decisione. Risponde alle attese di tanti militanti nella Margherita e nei Ds ma anche di tantissimi – giovani, donne, uomini – che guardano da tempo e con speranza a questo progetto. La nostra ambizione era ed è quella di restituire autorevolezza alla politica, scommettendo proprio su un’idea nuova di partito e di politica. Un’idea che insieme abbiamo coltivato e perseguito, tra fatiche e lacerazioni, con tenacia e con grande passione comune. Un partito plurale e aperto, capace di unire le culture politiche del Novecento ma anche le nuove istanze dei movimenti per la pace, lo sviluppo sostenibile, i nuovi diritti di cittadinanza. Il Pd non sarà, lo abbiamo ripetuto anche nei nostri congressi, una fusione a freddo tra due gruppi dirigenti ma una grande forza popolare, democratica, radicata nel territorio. Dobbiamo invece avere il coraggio di mescolarci tra di noi, senza quote e senza bilanciamenti di appartenenza, di spalancare a tutti le porte del nuovo partito. Dobbiamo avere a cuore l’unità futura del partito, la capacità di sintesi della sua leadership. Anche a questo giova il confronto sul programma, le alleanze, le riforme istituzionali e il rapporto con il governo Prodi.

In questo confronto porto la convinzione che il Pd si colloca al centro del centrosinistra per portare tutto il centrosinistra al governo. Un partito che concepisce il bipolarismo come democrazia governante e non allude tatticamente ad alleanze di «nuovo conio», al contrario, lavora per rafforzare la scelta di governo di tutto il centrosinistra. Il Pd che potenzialmente supera il 35% deve avere un dialogo inteso con la sinistra stimata al 15%. Il Pd mette alla prova se stesso nel sostegno al Governo e nelle scelte impegnative di questo tempo. È necessario cambiare la legge elettorale per mettere in sicurezza il bipolarismo italiano, ma il consenso in Parlamento va cercato a partire da un accordo nel centrosinistra. Assi preferenziali tra una parte del centrosinistra e una parte del centrodestra hanno più il sapore di sospettosi accordi politici che di chiari e doverosi dialoghi istituzionali.Sul piano delle riforme sociali abbiamo corretto l’iniquità dello scalone. Il governo ha dimostrato di saper fare riforme impegnative pensando anche al futuro delle nuove generazioni, una prova di riformismo maturo e della capacità del Pd di tenere unita tutta la coalizione. Noi, infatti, dobbiamo avere a cuore la sfida di superare vecchie e nuove disuguaglianze sociali: tra Nord e Sud dell’Italia, tra donne e uomini, tra giovani e anziani. Il sostegno al Governo Prodi è il sostegno a un programma di crescita e di sviluppo che coniuga equità e solidarietà, che ripensa il welfare in una chiave più moderna e più giusta.

Un partito che guida il cambiamento, riconosce i meriti e promuove l’innovazione. Ma non si accontenta delle pari opportunità di partenza e ha l’ambizione di non lasciare indietro nessuno e sostenere le qualità di ciascuno. Un partito infine che riconosce il momento delle donne, e investe su di loro per una nuova qualità della democrazia. Le donne conoscono dissensi di partenza, ma non se ne fanno paralizzare e sono le prime ad avvertire il bisogno di una nuova laicità. La mia candidatura vuole anche incoraggiare il protagonismo femminile, la voglia di assumere, in tante, nuove e maggiori responsabilità anche in politica. Ciascuno di noi in questi anni ha lavorato sodo per arrivare all’appuntamento del 14 ottobre. Ognuno sa quanta strada è stata fatta nei Ds e nella Margherita e quanto il simbolo dell’Ulivo sia stato immagine ma anche sostanza di una nuova casa comune. Per questo le primarie sono una straordinaria occasione di mettere alla prova la nostra capacità di innovazione. Per questo tutte le candidature possono dare un contributo e tutte sono degne di essere prese in considerazione. La mia è al servizio di una mobilitazione più larga, oltre gli iscritti ai due partiti. Sono a disposizione di tutti: per valorizzare le energie migliori, motivare all’impegno politico quanti già si sentono democratici e vogliono essere protagonisti a pieno titolo di questa nuova stagione. Non mi nascondo le difficoltà, politiche e organizzative. Il regolamento favorisce chi può contare su forti strutture organizzate centralmente, premia le vecchie appartenenze e non prevede la possibilità di votare direttamente il nuovo segretario.

I Ds e la Margherita hanno già espresso, attraverso i loro più autorevoli esponenti, appoggio a Walter Veltroni. Presentare liste e candidati alternativi in tutti i collegi non sarà una passeggiata. Occorre evitare che il legittimo sostegno al ticket con Franceschini provochi più o meno esplicite «conventio ad escludendum» nei confronti di altri candidati. E non vorrei che i dirigenti locali di Ds e Margherita si mettessero a disposizione solo di una parte e non di tutti gli altri candidati che ugualmente sono impegnati nella costruzione del partito nuovo. La responsabilità che hanno oggi i due partiti è quella di animare il confronto con tutti e per tutti, così da garantire una reale fase costituente. Resto convinta che il progetto del Pd sia più forte degli accordi tra i vertici. Resto convinta che la libertà delle persone sia più forte delle regole. La scommessa della mia candidatura è anche questa: realizzare il massimo di apertura a tutti i livelli e incoraggiare l’incontro vero e leale tra tutte le diverse sensibilità del Pd. Sarebbe imperdonabile sciupare questa occasione per il timore di perdere ciascuno qualcosa: certezze e garanzie del passato, ruoli e collocazioni del presente.Sarebbe imperdonabile mortificare la domanda di nuova politica che viene dal Paese, ma anche la domanda di democrazia e libertà che viene dai militanti e dagli iscritti di Ds e Margherita.Chi sarà eletto il 14 ottobre è chiamato ad un’impresa impegnativa ed esaltante, cui mi dedicherò a tempo pieno dimettendomi dal Governo in caso di vittoria, dare forza e anima ad un soggetto politico nuovo.

Un Partito democratico, davvero.

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