La democrazia di Zagrebelsky

Il discorso di Veltroni // “Pensando e ripensando non trovo altro fondamento della democrazia che questo: il rispetto di sé. La democrazia è l’unica forma di reggimento politico che rispetta la mia dignità, mi riconosce capace di discutere e decidere sulla mia vita pubblica. Tutti gli altri reggimenti non mi prestano questo riconoscimento, mi considerano indegno di autonomia fuori della cerchia delle mie relazioni puramente private e familiari. La democrazia è, tra tutti, l’unico regime che si basa sulla mia dignità in questa sfera più ampia… Essere democratici vuol dire assumere nella propria condotta la democrazia come ideale, come virtù da onorare e tradurre in pratica”.
E’ tratta da Imparare democrazia (Einaudi editore), la lunga citazione di Gustavo Zagrebelsky riportata da Walter Veltroni nel discorso di Torino. Il presidente emerito della Corte Costituzionale era in sala, al Lingotto, ospite del sindaco Sergio Chiamparino, tra quanti hanno assistito in diretta alla presentazione ufficiale della candidatura del sindaco di Roma a leader del Pd. Veltroni legge da due gobbi, in piedi, come in uno studio televisivo. Zagrebelsky e gli altri in platea applaudono. Il discorso piace, soprattutto nella seconda parte, quando Veltroni parla da uomo di partito che vuole mobilitare energie e sentimenti. Di questo, in fondo, l’Italia ha bisogno.

Appassionato e coivolgente, il veltronismo, quel mood che rende Uòlter l’uomo nuovo della politica italiana pare la chiave vincente. Tanto più in un momento in cui non è più soltanto l’ideologia a guidare le scelte degli elettori e a dividere i cuori tra destra e sinistra. Veltroni lo sa. E quando usa le parole di Zagrebelsky poi lo tira in ballo come “uno degli uomini di questa Torino, città che ha dentro di sè passione e etica del lavoro, una vera e propria cultura del lavoro“.

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