Pd, la vera sfida

Caro direttore, in quella che possiamo definire la provincia padana il voto ci consegna la stessa situazione di un anno fa. Aggravata dal fatto che i problemi irrisolti si ampliano, attenuata dalla capacità di tenuta di qualche amministratore locale. Si ripresenta in tutta la sua crudezza un distacco – quasi antropologico ho avuto modo di dire – fra la gente di quelle terre ed i rappresentanti del Centro Sinistra. C’è chi dice che questo risultato dipende dalla scarsa attrattività del nascente Pd.A parte il fatto che i risultati dello scorso anno erano simili, gli elettori non giudicano ciò che non è ancora nato.Certo però che non tenere conto dei messaggi che mandano può essere letale.La sfida autonomistica in primo luogo. L’ho proposta prima ancora del voto commentando la formazione del Comitato dei 45. Non per farne tanti Pd quante sono le regioni. Ma per costruire il Pd italiano attraverso tanti Pd regionali dotati di ampia autonomia politica.Quindi, in concreto, proporrei che il 14 ottobre si voti per le costituenti regionali del Pd che confluiranno nella Costituente Nazionale. L’autonomismo può oggi essere la via concreta per apportare energie, risorse e classe dirigente nuova al Pd.La dimensione autonomistica è necessaria però non sufficiente.Il Centro Sinistra nel suo insieme trasmette un’idea vecchia della propria politica, una rappresentazione dell’Italia, delle sue domande e dei suoi bisogni che ha le radici più nel ’900 che nel nuovo secolo.

E, per di più, lo fa in modo disarticolato, con tante posizioni che spesso si autoelidono.Quindi una politica che appare oggettivamente conservatrice e poco credibile. Fatta più di paure e di no che di progetti ed energie.Il Pd può essere la risposta se saprà mettere in discussione questo, a cominciare dall’idea di cosa è destra e cosa è sinistra che non corrisponde a ciò che di queste categorie pensano i cittadini oggi. Ammesso che per la maggior parte significhino ancora qualcosa.Conosco l’obiezione, che mi è stata fatta ad esempio quando ho provato a proporre pene riparatorie per i consumatori di droga.In questo modo insegui la destra e gli elettori preferiscono l’originale. Può essere vero. Però provo a controbiettare, dobbiamo lasciare senza risposta la gente che si pone quel problema o quello strettamente connesso della sicurezza?Dobbiamo lasciare che altri trovino soluzioni che spesso sono tanto demagogiche quanto velleitarie? O dobbiamo avventurarci in terreni difficili per cercare e trovare soluzioni che partendo dai nostri valori di riferimento diano risposte concrete ai problemi così come sono e non come vorremmo fossero?Questa credo sia la strada impervia del Pd che può però portare, se percorsa con determinazione e convinzione, ad aprire nuovi grandi spazi ad una sinistra che si riconosca semplicemente perché sentita vicina ai cittadini.Ps: a proposito della leadership concordo con quello che ha scritto ieri Luigi La Spina.* sindaco di Torino

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