Pacs, il caso Ancona

Il comune istituisce il registro delle unioni civili e la maggioranza di centrosinistra si spacca. Il sindaco Ds approva; la Margherita vota contro. Bagarre in aula, l’altra sera, quando è stata messa ai voti la mozione per istituire un registro delle unioni civili. L’iniziativa, votata da Ds, Sdi, Re, Pdci, Verdi e Prc (che è all’ opposizione) è stata invece bocciata da Margherita e Udeur (entrambi partiti della maggioranza) oltre che da FI, An e Udc. Il dibattito sui temi etici continua a registrare posizioni opposte e incociliabili all’interno del centrosinistra. Del resto, su quello che dovrebbe essere la bozza del disegno di legge stanno lavorando, si è appreso, sia Barbara Pollastrini, ministro per le Pari opportunità, che Rosy Bindi, ministro per la Famiglia. Un doppio testo, una corposa bozza di articoli che si muove affinché “la convivenza di fatto si possa considerare rilevante e immediatamente produttiva di una certa quantità di diritti e doveri”, secondo la Pollastrini, “un disegno di legge per attuare il programma di governo”, spiega laconica la Bindi.
La mozione di Ancona riconosce in premessa “la centralità della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, così come definita dall’ art. 29 della Costituzione”. Specifica inoltre che il riconoscimento dei diritti di coloro che “affidano i propri progetti di vita a forme diverse di convivenza non intende modificare o alterare il riconoscimento e l’ importanza della famiglia fondata sul matrimonio”.

Una formulazione emendata rispetto al testo originario proposto dal consigliere Andrea Nobili – anche con “l’ impegno a realizzare una politica coerente e organica di sostegno alla famiglia fondata sul matrimonio” – che ha convinto a votare sì il sindaco diessino Fabio Sturani, ma non la Margherita. I Dl avevano presentato una mozione alternatativa per rinviare l’istituzione del registro a dopo l’ approvazione in Parlamento del disegno di legge sulla disciplina delle unioni di fatto.

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