Conflitto d’interessi, al via la discussione

E’ iniziato alla Camera l’esame della normativa sul conflitto di interessi. La proposta di legge, che ha come primo firmatario Dario Franceschini è in discussione alla Commissione Affari costituzionali, presieduta da Luciano Violante. Obiettivo della normativa targata Unione è “prevenire, non reprimere”, come spiegato anche nel preambolo della proposta costituita da 14 articoli . Violante che è anche relatore del provvedimento propone di “estendere la normativa agli amministratori regionali ed agli amministratori locali di grandi province e di grandi comuni” perché spesso “un presidente di regione o un sindaco esercita più poteri reali di un sottosegretario o di un un ministro”. E questo, non tanto perché la Costituzione assegna espressamente allo Stato la competenza su organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, province e città metropolitane, ma soprattutto perché alcuni principi, che attengono ai doveri dei cittadini “cui sono affidate funzioni pubbliche”, devono essere classificati, per Violante, tra quelli che “sulla base di numerose decisioni della Corte Costituzionale” riguardano “l’unità giuridica” e “l’unità economica” della Repubblica. E che come tali “fanno capo naturalmente allo Stato come ultimo responsabile del mantenimento dell’unità e indivisibilità della Repubblica”.
Nel corso della relazione introduttiva, Violante ripercorre le tappe del conflitto di interessi che deflagrò come problema in Italia nel 1994 quando, dopo il crollo della Prima Repubblica, vinse le elezioni politiche “una personalità che proviene dal mondo dell’ impresa e non dal mondo dei partiti…”.

“Non era mai accaduto sino a quel momento – sottolinea il parlamentare diessino – che accedesse al vertice dell’esecutivo un titolare di grandi aziende e di importanti imprese commerciali”. Per Violante comunque l’intervento normativo deve avvenire ” non su una tabula rasa ma deve essere un’integrazione e un perfezionamento della legge vigente”.
Sul nodo Berlusconi interviene dai microfoni de La7 anche il ministro per le Riforme Vannino Chiti: “La legge sul conflitto d’interessi a cui stiamo lavorando entra in vigore su chi esercita funzioni di governo, quindi non riguarderà ora Berlusconi e non so se lo riguarderà neppure nel 2011″. Quanto alla proposta di introduzione di un principio di ineleggibilità, Chiti si dice “contrario”: “O si dice che chi fa l’imprenditore non può esercitare funzioni di governo, e questo è contro la democrazia, o, come giusto, si mette una regola. Ma tutti devono potersi candidare”. “Noi – aggiunge – avremo questo atteggiamento: prima discussione e confronto serio con l’opposizione, ma poi ci assumeremo le nostre responsabilità”. “La legge – ribadisce il ministro – sarà di iniziativa parlamentare, ma nella cosiddetta ‘bozza Chiti’ che ho illustrato in Consiglio dei ministri ci sono alcuni emendamenti al testo Franceschini che riguardano l’estensione del conflitto d’interessi ai governi regionali, provinciali e comunali, il rapporto fra blind trust e principi del diritto civile e l’Authority. Questo perché il governo non può estraniarsi da un problema simile”.

Al senatore di Alleanza nazionale Altero Matteoli che, durante la trasmissione, gli ricorda come l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avesse ‘risolto’ il suo conflitto di interessi non solo con il varo di una legge, ma anche assentandosi dal Cdm quando necessario, Chiti risponde che “come sottolineato dall’Authority, un altro membro del governo può comunque avvantaggiare quello che ha il conflitto e formalmente ora non è perseguibile”. Insomma, conclude, “il problema non è solo Berlusconi per Berlusconi, ma, ad esempio, Gasparri per Berlusconi”.

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