Ora si chiude la Prima Repubblica

Con l’elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, si chiude il lungo ciclo storico della Prima Repubblica. E’ infatti la seconda volta, dopo l’intervallo d’un sessantennio, che un uomo politico proveniente dalle file del Partito Comunista Italiano (quello storico,direttamente risalente alle origini) quale dirigente di livello nazionale, ricopre una carica che ne fa il supremo custode della Costituzione e come tale il simbolo non solo formale ma reale dell’unità dello Stato e della Nazione italiana. Presidente dell’Assemblea Costituente fu infatti Umberto Terracini, comunista dalla fondazione del PCI, che appose la sua firma nel 1948 al testo della promulgata Costituzione, accanto a quelle di Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio, e di Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato.Da quel tempo, le vicende nazionali e mondiali divisero il Paese con una spaccatura sulla quale, nonostante tutti i duri travagli che ne derivavano, si è costruita l’intera storia della formazione e della crescita della nostra democrazia.Né la Presidenza della Camera, né in tempi più recenti, la presidenza del Consiglio, ricoperte da illustri personalità del PCI o proventienti dal PCI dopo il suo scioglimento, pur con il loro eccezionale livello di responsabilità istituzionale potevano rappresentare quell’unità del Paese che il dettato della Costituzione affida soltanto al Presidente della Repubblica.Proprio al contrario, dunque, di quel che ha sostenuto la Casa della Libertà, negando il suo voto in nome d’una pretesa spaccatura voluta dall’Unione, l’elezione di questo Presidente della Repubblica ha la portata storica di conclusione della lunga epoca di divisione di cui ha sofferto la Repubblica.

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