La tela strappata

Il capitolo finale è ancora tutto da scrivere, ma una certezza almeno oggi il popolo del centro sinistra può dire di averla raggiunta: dopo i due strappi di Rutelli e lo strappo della Margherita, dopo il bel manifesto di Prodi, a suo modo ultimativo, niente sarà più come prima. E se prima tra i leader c’era poca voglia di unità, oggi c’è una forte propensione ad andare ognuno per i fatti propri. E se prima i sostenitori del maggioritario potevano apparire in difficoltà (viste le resistenze del sistema italiano a organizzare un bipolarismo degno di questo nome), oggi essi risultano piuttosto dei reduci di una scelta politica vecchia e consumata: la tela tessuta in questi dieci anni non ce la fa a trasformarsi in una stoffa resistente. Gli artigiani hanno fallito, per poca fede o per troppo interesse, il che è la stessa cosa.

Può darsi, anzi possiamo esser abbastanza sicuri, che alla fine un compromesso si troverà. Si potrà lavorare, ad esempio, sul gruppo unico: nel senso di inventare un qualche coordinamento fra i gruppi, si potrà inventare il portavoce unitario della ex federazione su alcuni temi importanti. Si potranno fare le primarie, che a questo punto sembrano davvero necessarie visto il livello di incomprensione e di sospetto reciproco a cui si è arrivati. E chissà che in certe aree d’Italia baciate dalla necessità non si possa fare anche quella lista unitaria che Prodi e i Ds, lo Sdi e la Sbarbati chiedevano e chiedono.

Non si può escludere però che le cose vadano diversamente e nel frattempo la miniscissione della Margherita diventi una realtà; che Prodi faccia una lista chiamando a raccolta spiriti liberi oltre che pezzi di partiti; che i rapporti fra Ds e Margherita, proprio nell’ottica della divisione del partito di Rutelli, diventino ancora più complessi; che la tregua di pochi giorni richiesta in vista del referendum non convinca più di tanto.

Fatto sta che il clima nel centro sinistra non è mai stato perfido come ora.

Volano accuse e sospetti talmente gravi che fa fatica persino accennarli. Si sente parlare con sempre maggiore insistenza in ambienti diversi (che non risparmiano la Confindustria) di situazioni al limite del codice penale, di una Tangentopoli di ritorno, di un grande giornale (il Corriere della Sera) a rischio occupazione così come lo fu ai tempi di Gelli e della P2. Un’Italia melmosa e oscura che riappare sempre quando la guida politica è debole o inesistente.

E’ anche per questo, perché non vogliamo tornare a quei tempi, che servono istituzioni forti e trasparenti, servono partiti, alleanze oneste, leader che si impegnino e si sacrifichino per il nostro Paese.

Inutile dilungarsi ancora sullo scenario generale in cui viviamo questa fase politica, reso ancora più fosco dalla crisi Europa e dal ritorno leghista all”ispirazione originale, demagogica e separazionista.

Si chiede da più parti un impegno bipartisan per affrontare il disastro economico. Farebbe scandalo una politica che offrisse un confronto alla luce del sole, ma chiedesse, ad esempio, alla maggioranza di rinunciare a stravolgere le regole fondamentali della Costituzione e della giustizia?

Ilvo Diamanti, nel suo articolo su Repubblica, sottolinea il fatto che la crisi dell’Ulivo è arrivata proprio mentre le prospettive elettorali sembravano più rosee. Il nemico appariva colpito dalle sconfitte e dalla incapacità di governare il Paese. Invece… Scriveva Sallustio che quando finì la paura ispirata da Cartagine, allora tutte le inimicizie fra i capi romani ebbero libero corso e si scatenarono le lotte interne.

Ma la storia non ha mai insegnato niente a nessuno, figuriamoci, oggi, quella degli antichi romani.

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