Cambiare la Costituzione senza discutere

“È la prima volta nella storia della nostra Repubblica che una riforma costituzionale viene iscritta all’ordine del giorno dell’Aula senza aver dato alla Commissione Affari costituzionali il tempo per esaminare e votare gli emendamenti presentati. Questa nuova, inaudita ed inedita forzatura riguarda, per di più, non una riforma qualsiasi, ma un progetto che riscrive oltre cinquanta articoli della nostra Carta costituzionale e che ne demolisce l’intero assetto” – lo ha notato oggi il sen. Franco Bassanini, capogruppo DS nella Commissione Affari costituzionali. “La decisione della maggioranza non ha alcuna giustificazione – ha proseguito Bassanini. “E’ vero che la riforma è all’esame della Commissione dai primi di novembre. Ma fino ai primi di febbraio è stata la maggioranza a prendersela comoda, prolungando al massimo la fase dellla discussione generale, inframmezzando l’iter della riforma con una piccola valanga di provvedimenti legislativi minori, addirittura interrompendo i lavori per due settimane per un lungo viaggio “di studio” in Australia. Le votazioni sono cominciate in Commissione solo il 2 febbraio, e da allora in 3 sedute sono stati esaminati e votati 14 articoli con tutti i relativi emendamenti. Dunque il lavoro della Commissione stava procedendo spedito senza alcun ostruzionismo da parte dell’opposizione, che ha finora difeso con tenacia le proprie posizioni, ma senza in alcun modo rallentare i lavori”“La Costituzione – ha ricordato Bassanini – impone l’esame in Commissione come una delle fasi necessarie del processo legislativo (articolo 72).

Nel caso delle riforme costituzionali, il confronto ravvicinato in Commissione fra le opinioni della maggioranza e quelle dell’opposizione appare particolarmente necessario. La strozzatura del confronto in Commissione, imposta a freddo dalla maggioranza e accettata dal Presidente Pera, getta dunque un’ombra pesante sulla regolarità e la legittimità di tutto il procedimento di riforma costituzionale. “Indiscrezioni dalle fila della maggioranza fanno derivare questa forzatura da un ennesimo diktat del leader della Lega Nord, Umberto Bossi, che ha in questi giorni minacciato sfracelli nella maggioranza se la riforma non sarà approvata dal Senato prima delle prossime elezioni regionali. Ancora una volta – conclude Bassanini – dobbiamo prendere atto che i liberaldemocratici della maggioranza, dopo tante professioni di fede nei principi del costituzionalismo democratico, finiscono con il piegare la testa di fronte agli ultimatum del leader secessionista del Nord”.

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