Il contratto con gli europei

Signor Presidente del Consiglio,
oggi inizia la Presidenza di turno italiana dell’Unione europea e domani Lei illustrerà formalmente il programma di lavoro del Semestre. Dopo il Suo “contratto con gli italiani” è dunque giunta l’ora del Suo “contratto con gli europei”. In quest’occasione l’atto si svolgerà nella cornice solenne del Parlamento europeo e non sotto i riflettori di uno studio televisivo compiacente: dal punto di vista istituzionale questo è già di per sé un passo avanti, a dimostrazione di come l’Italia di oggi abbia bisogno di più Europa e non meno.
Le tre iniziative essenziali che Lei proporrà – più investimenti nelle infrastrutture in un’Europa allargata, più occupazione e modernizzazione del mercato del lavoro, più politiche a misura dei cittadini – sono obiettivi vasti ed ambiziosi, come d’altronde è nel Suo stile. Da parte nostra, tuttavia, non vorremmo rimetterci due volte: prima come italiani, poi come europei. Ci permetteremo, quindi, di prendere nota degli impegni che Lei assumerà, consapevoli che la Presidenza italiana è chiamata ad affrontare temi di grande rilevanza rispetto ai quali occorre riacquistare coerenza e lungimiranza, soprattutto nella prospettiva dell’allargamento.
In particolare, noi ci auguriamo che la Presidenza italiana ponga massima attenzione a due questioni: il nuovo Trattato e il rapporto transatlantico. Alla luce dei risultati della Convenzione, la Presidenza italiana si dovrà adoperare in maniera propulsiva per evitare che gli esiti della conferenza intergovernativa, invece di far progredire l’Unione, la facciano paradossalmente entrare in un periodo di stallo o, peggio, indietreggiare.

Come diceva Jacques Delors, la Comunità è come una bicicletta: occorre pedalare per andare avanti e non cadere. Per quanto riguarda il dialogo transatlantico, la Presidenza italiana deve operare per una distensione tra le due sponde, sull’esempio del recente Vertice USA-UE di Washington, riducendo gli incentivi che spesso inducono gli Stati Uniti a cercare di dividere l’Europa, nella convinzione che uno scontro tra civiltà non deve esistere ma neppure uno stato di subalternità dell’uno rispetto all’altro.
Come Lei sa, tradizione vuole che le Presidenze dell’Unione da parte di uno dei grandi Stati membri fondatori, quale è l’Italia, per il loro peso specifico siano considerate, nelle diverse capitali, delle presidenze “forti”, vale a dire capaci di raggiungere accordi politici sulle questioni più spinose e di far avanzare in maniera concreta il processo d’integrazione comunitario. In questo senso, noi ci auguriamo, in nome di quella “continuità” da Lei tanto enfaticamente evocata all’inizio del Suo mandato, che la Presidenza italiana sia effettivamente in grado di servire la causa europea.
Per questi motivi abbiamo deciso di aprire su questo sito, all’inizio di settembre, dopo il consueto periodo di “grazia”, un osservatorio europeo che seguirà le attività comunitarie in una fase fondamentale per l’avvenire dell’Unione. Sappiamo che si tratta di un semestre “breve”, tenuto conto dei mesi di agosto e dicembre, ma, essendo questo un fatto già previsto, non deve diventare un alibi per fare meno, al contrario dev’essere motivo di maggiore impegno e dedizione.

D’altra parte, i nostri predecessori, sui quali si è abbattuto il più imprevedibile degli eventi, la guerra in Irak, non si sono per questo rifugiati in un pianto “greco” ma hanno portato a compimento la propria Presidenza con grande dignità. Ecco, è forse questa la parola chiave: al di là dei risultati, ci aspettiamo, per l’immagine e la credibilità del nostro Paese, una Presidenza italiana condotta con dignità.

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