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Newsletter del 26 settembre 2026 a cura di Lorella Beretta
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è successo all'improvviso come in uno dei temporali che con un'intensità e una frequenza sempre maggiori si abbattono al suolo – downburst, abbiamo imparato a chiamarlo – e in poche ore una gragnola di parole ha forgiato una realtà che stentiamo a riconoscere ma che è diventata vera. «Perché la verità, se c'è, è quella che ciascuno di noi si costruisce nella propria mente», Pirandello lo ha scritto ripetutamente concludendo che «abbiamo creduto d'intenderci, non ci siamo intesi affatto». A questo punto siamo, attoniti di fronte a un decreto approvato con urgenza su un fatto che non sussiste, si direbbe in Tribunale; un'emergenza nelle scuole dettata da una moltitudine di bambini stranieri che non parlerebbero italiano, anche se tutte le statistiche dicono che è un problema che pesa per lo 0,6% su tutte le classi nazionali. Un decreto omnibus con cui si reintroduce il latino alle medie e si vietano i copricapo integrali che sono meno di una rarità nelle scuole e nelle università: ma anche il solo nominare burqa e niqab riaccende guerre d'opinione e sospetto sugli immigrati, e in particolare su quelli musulmani. A poco servono gli interventi ponte delle più alte istituzioni laiche e religiose, dal Presidente della Repubblica al Presidente della Confederazione episcopale italiana, degli studiosi e degli analisti. Ridare significato alle parole è una via per contrastare la riscrittura del mondo. E praticare la presenza è un'altra via. «Saranno le relazioni positive a tirarci fuori da questo inferno», ha scritto la nostra Maria Paola Patuelli in una chat. Ci permettiamo di usare le sue parole. Vere.
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