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Newsletter del 11 aprile 2026 a cura di Lorella Beretta
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Il linguaggio rabbioso e predatorio dei bombardamenti, delle esecuzioni mirate, della distruzione della vita civile, fino alla minaccia iperbolica di “cancellare una civiltà”. L'instaurazione del bullismo elevato a sistema nelle relazioni interne e internazionali, la trasformazione degli avversari in nemici da intimidire o eliminare, il crudo insulto rivolto a giornalisti, intellettuali, giudici, capi di Stato. Fino al messaggio fatto recapitare al Papa dal Pentagono: “Possiamo fare quello che vogliamo”. Prevost, che già aveva opposto un fermo rifiuto al Board of Peace, nel frattempo scomparso dal discorso pubblico, aveva definito “inaccettabili” gli ultimatum della Casa Bianca all'Iran.
Siamo a una svolta incognita, revocabile solo se il mondo tornerà a parlare il linguaggio della ragione, del diritto, del contenimento e del controllo della forza degli Stati.
Nel fine settimana si vota in Ungheria, dove JD Vance, delfino di Trump e suo possibile successore, ha portato a Viktor Orbán il sostegno della Casa Bianca, denunciando a gran voce interferenze europee (non certo americane) nelle elezioni.
Orbán, Trump, Netanyahu, Meloni: capi di Stato che con tutte le forze oppongono resistenza a un vento a sfavore che comincia a vederli vacillare. La reazione è una rinnovata aggressività, quasi che la pre-potenza fosse necessariamente un moltiplicatore di potenza e non, spesso, il suo contrario.
Mentre, nella sola settimana di Pasqua, il Mediterraneo ha visto 180 persone morire annegate in assenza di soccorso, in Italia il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini prepara la manifestazione dei Patrioti europei, il 18 aprile a Milano. “Padroni a casa nostra”, titolo del “Remigration Summit” 2026, porterà in piazza del Duomo l’estrema destra europea negazionista e antieuropeista. Una settimana dopo le elezioni ungheresi. Una settimana prima del 25 aprile. Ma non nel silenzio della città. |