Studenti e prof, il primo passo

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Umberto Eco, Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg e Salvatore Veca per tutta l’associazione Libertà e Giustizia aderiscono alla protesta degli studenti. “Per la prima volta nella storia italiana studenti e autorità accademiche sono uniti per difendere l’istituzione universitaria, contro una “riforma” promossa da chi si fa beffe della cultura. Questo fatto rappresenta insieme una novità importante e un valore che permette al nostro Paese di recuperare fiducia in un futuro meno cupo. Deve essere un primo passo. Domani quest’unità d’intenti non si risolva nel giustificare la condizione presente dell’Università, ma si rivolga a promuovere la dignità della vita accademica e a combattere i tanti comportamenti che l’hanno sporcata, provenienti dal suo interno”.

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59 commenti

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  • I professori hanno cominciato a rendersene conto, i rettori un pà meno..meglio tardi che mai per i primi, peggio per i secondi.

  • Spero in un appoggio anche dei professori, a 360°, e non solo per ciò che riguarda loro nel loro stretto piccolo!

  • Se la società ritiene che ricerca e istruzione siano una perdita di tempo e soldi da qualche parte il problema deve pur esserci. Bisogna secondo me fare più divulgazione e bisogna che siano i ricercatori in prima persona a farsene carico.

  • appoggio l’appello perché questa “riforma” non ha “forma”, è una presa in giro e non risolve i problemi dell’università, dei ricercatori e della ricerca e più in generale quelli della cultura

  • Con questa riforma si vuole escludere l’Italia dalle Nazioni culturalmente all’avanguardia. Grazie all’azione degli studenti e dei professori c’è la possibilità di fare saltare tutto. Non bisogna mollare……resistere, resistere, resistere.

  • Chi non semina non raccoglie. Per costruire un futuro migliore, occorre seminare un sapere nuovo, che punti al “BENE COMUNE”, alla nascita di cittadini consapevoli e non di “SERVI” vili e dannati, non alla predazione, non al familismo amorale ed al cinico e demenziale culto del proprio esclusivo “particulare”!

  • “riformare” togliendo risorse.. sta in piedi? accettabile? siamo la barzelletta del mondo anche stavolta, mentre si diffonde l’assuefazione al linguaggio-marketing aziendale prestato alla politica.. siamo pochi: riusciremo mai a urlare abbastanza anche per quelli che ancora dormono?

  • Aderisco al documento di solidarietà ed alla protesta, invitando i colleghi docenti a riflettere anche su noi
    Valerio Tozzi

  • mi sono laureato in medicina nel 1977 e in 40 anni ho visto marcire i medesimi problemi. dubito nella buona fede e nella capacità dei responsabili di migliorare la situazione. temo proprio che non siano in grado di farlo

  • da nonno sono molto attento e sensibile alla formazione dei miei nipoti. Mi aspetto che finalmente si cambi per dare una prospettiva a questo Paese che merita una classe dirigente diversa.

  • Difendere il mondo dell’istruzione è ifendere l’intera società. Forza studenti. Non mollate!

  • E’ un gran bene che una parte significativa, seppure minoritaria, dell’intera comunità universitaria italiana stia facendo fronte comune per combattere contro un diverso futuro prospettato da questa solitaria maggioranza che governa gli italiani. Chi non lo sta facendo è quella parte della società civile ed intellettuale che ha deciso o di aspettare i frutti della riforma, definendola un “esperimento”, o di rinunciare ad esprimere un proprio parere lasciando che altri al suo posto lo facciano sulla propria pelle.

  • Un Governo che taglia istruzione, ricerca e cultura e continua ad essere ammirato da tutto un popolo di teledipendenti creduloni, ipocriti, razzisti, sculturati ed incivili. Un Paese che non punta su istruzione, ricerca e cultura è un Paese senza futuro, destinato inesorabilmente alla miseria ed alla decadenza. Noi, nel nostro piccolo, “speriamo che ce la caviamo”.

  • Il “primo passo”? a me sembra l’ultimo! Siete un pochino in ritardo cari “professori e intellettuali”… Dove eravate nelle scorse settimane quando noi eravamo nelle piazze e i media di regime martellavano propaganda a ciclo continuo a favore della riforma? Vi siete fatti battere sul tempo dai presunti 400 docenti dell’associazione Magna Carta! Comunque meglio tardi che mai, buon risveglio…

  • Questo vero e proprio accanimento contro qualsiasi espressione culturale ed artistica è il carattere distintivo dell’attuale governo e, direi, di questa anomala destra berluscoleghista. Che, come per i rifiuti di Napoli, riuscirà nel non facile obiettivo di eliminare…alla radice il triste fenomeno della …fuga di cervelli ! Là, impoverendoci tutti al punto di non…consumare più; qui, ‘normalizzando’ le nostre intelligenze fino alla loro…sparizione

  • Dovremmo essere tutti “affamati” di sapere e per poterci “saziare” dovremmo essere tutti messi in grado di accedere alla TAVOLA PUBBLICA DELLA CONOSCENZA!…
    Purtroppo è proprio quello che l’attuale riforma esclude… infatti praticamente ci dice:
    -“se hai fame e…soldi, vai ad abbuffarti al ristorante…privato, naturalmente!!! Oppure puoi chiedere la carità e mangiarti le briciole…
    Tutti gli altri, evidentemente non interessati, possono anche morire di…”FAME e di SAPERE”!

  • Molti hanno sottoscritto l’appello sottolineando però che l’esistente ha assolutamente bisogno di essere cambiato strutturalmente, ma soprattutto ha bisogno di ripresa di responsabilità ed orgoglio intellettuale proprio da parte di coloro che ne stanno vivendo la sua realtà. Concordo con loro.
    Maria Cantoni

  • Come fare quadrare i conti di una riforma senza spendere una lira in più? Semplice. Prendi un Università con carenza di Associati e Ordinari che negli ultimi anni si è dovuta appoggiare alla spontanea attività didattica dei Ricercatori. Se vuoi fare una riforma seria sei costretto a dovere riconoscere una progressione di carriera ai poveri ricercatori, ma questo comporterebbe investimenti di danaro cospicui. Ma in questo caso dove trovo 13 miliardi di € per comprarmi 31 caccia-bombardieri F-35 che mi servono tanto ? La risposta è semplice bastano 3 semplici mosse ho risolto il problema:
    1- Elimino la figura del ricercatore a tempo indeterminato (risolto il problema promozioni)
    2- Creo una figura di ricercatore a tempo determinato con obbligo di didattica (risolto il problema occupazione giovanile, e le carenze didattiche)
    3- E soprattutto, ripeto almeno 7 volte che così abbatto il baronato (come ha ricordato Dario Fo dopo sette volte una bugia diventa verità).

  • Nessuna riforma seria può messa in essere se non con la discussione di tutte le parti.
    La cultura, in tutte le sue forme, sta subendo attacchi pesantissimi dal sistema, che predilige l’ignoranza come forza per imporre controllo delle masse e schiavizzazione dei popoli.

  • Quale uguaglianza sostanziale dei cittadini può garantire una riforma che, di fatto, non garantisce l’accesso al sapere e penalizza la ricerca di base, quella che il mercato non ha interesse a finanziare?

  • l’università italiana così com’è non va: ma questa legge serve ad affossarla definitivamente.

  • Il B.ismo pervade tutta la società! Non basta rendere innoquo il caimano e la sua banda.

    TUTTI UNITI PER RIFONDARE-REINVENTARE-RIPRENDERCI IL FUTURO.

    Uniti, ciascuno nel suo ma tutti proprio tutti come studenti, docenti, precari, volontari, operai, impiegati, giornalisti, personaggi dello spettacolo, politici, giovani, vecchi, donne, uomini… tutti insieme in un’armata invincibile contro la crisi, contro il qualunquismo, contro le multinazionali, contro gli egoismi… e per la solidarietà, per la partecipazione, per la realizzazione, per la crescita ed il benessere interiore di tutti noi!

  • Aderisco all’appello perchè alcuni punti della legge sono positivi, ma, tra le altre cose, il minimo di legge di 12 lavori scientifici (aumentabili da parte degli atenei) per accedere al primo contratto (rinnovabile) da ricercatore mi sembra davvero alto e la probabilità di aver fatto tutto questo lavoro per poi non riuscire nemmeno a guadagnarsi uno stipendio dopo altri 6-8 anni di lavoro mi sembra onestamente troppo alta.

    Per fare un esempio, Max Perutz, Premio Nobel per la Chimica nel 1962, ha pubblicato 12 lavori in 6 anni (1945-1951, vedi Medline). E questa è stata la produttività di un futuro Nobel, che, forse, a questo punto, da giovane, avrebbe avuto difficoltà ad accedere al primo contratto da ricercatore in Italia.

    Perchè, come molti sanno, ci sono progetti che producono un lavoro ogni 4 anni o magari mai.

    O dobbiamo dedicarci solo a progetti di ricerca “semplici” (pena la disoccupazione) che senz’altro ci danno risultati immediati? O che magari confermano cose già note in progetti di dubbia originalità e utilità? (Ma: “The glaring sunlight of certain knowledge is dull”, vedi sotto).

    E sapete che organizzare gli esperimenti (che hanno tempistiche tipicamente piuttosto precise) nella gimcana di lezioni-esami-tesi-riunioni didattiche non è proprio un’impresa da poco e a volte è del tutto impossibile e vanno rimandati.

    Diversi premi Nobel hanno storie di insuccessi sperimentali durate decenni. Lo stesso Max Perutz ha impiegato 40 anni per avere la struttura cristallografica dell’emoglobina e queste sono le sue parole conclusive nel discorso per l’attribuzione del premio:

    “Please forgive me for presenting, on such a great occasion, results which are still in the making, but the glaring sunlight of certain knowledge is dull and one feels most exhilarated by the twilight and expectancy of the dawn”.

    Credo che questo sia il verso spirito della ricerca e, francamente, il maestro mi sembra degno di considerazione.

  • Credo che l’università vada in parte riformata, salvaguardando la sua dimensione pubblica ed indipendente. Il problemma serio che ne sta minando la credibilità attiene all’etica e alla moralità delle singole persone. Quindi, prima di tutto, credo andrebbero rivisti l’impianto ed i valori della società in cui viviamo.

  • Pingback: Università, ricominciamo da una firma | Libertà e Giustizia

  • Ben venga anche questo appello.
    E che alla cosidetta maggioranza silenziosa si opponga una presunta minoranza che (per fortuna) non ha mai accettato di restare silenziosa.

  • Chiamare riforma quella del ministro Gelmini è come dire che il nostro premier (speriamo ancora per poco) è un sincero democratico. Trattare in questo modo insegnanti e studenti, la scuola e la cultura è degno solo di un governo che ha fatto della rozzezza delle proprie parole d’ordine il trampolino per raggiungere il consenso degli incolti. La speranza è che il premier e i suoi seguaci se ne tornino a casa molto presto.

  • aderisco a questo appello che rappresenta, ahimè, un piccolo ma tardivo passo per aggregare la nostra categoria.
    in una società che ormai si struttura sugli egoismi individualisti , ciò non mi sorprende, sebbene mi sconcerta.
    Continuare a stupirsi è segno di speranza?

  • Privare i giovani della cultura, che ti apre la mente, ti aiuta a vivere spinto dalla forza di saper guardare al futuro, è un delitto contro l’umanità.

    Ragazzi e professori, resistete!

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