Tomaso Montanari

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Tomaso Montanari

Tomaso Montanari (Firenze 1971), normalista, è professore ordinario di Storia dell’arte moderna presso l’Università di Napoli ‘Federico II’.

La sua ricerca scientifica riguarda l’arte del XVII secolo, sulla quale ha pubblicato circa cento saggi. Del 2012 è “Il Barocco” (Einaudi). Sua la trasmissione su La libertà di Bernini (Rai 5).

Negli ultimi anni ha pubblicato alcuni saggi sullo stato del patrimonio artistico italiano e sulla funzione civile della storia dell’arte: A cosa serve Michelangelo? (Einaudi 2011), La madre dei Caravaggio è sempre incinta (Skira 2012), Le pietre e il popolo (Minimum fax 2013), Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (Minimum fax 2014), Privati del patrimonio (Einaudi 2015).

È membro del consiglio scientifico della Fondazione Basso.

Ha vinto il Premio Giorgio Bassani di Italia Nostra per il giornalismo in difesa del patrimonio culturale. Ha ricevuto dal Presidente della Repubblica l’onorificenza di Commendatore «per il suo impegno a difesa del nostro patrimonio». È stato membro della Commissione Bray per la riforma del Ministero per i Beni Culturali.

Scrive su «Repubblica», sul cui sito tiene il blog «Articolo 9»

 

 

 

5 commenti

  • LA Via del Possibile

    (…)

    (…) Per un cambiamento vero e radicale “(…) è necessario che in primis i governi si attestino su un progetto di costruzione di una civiltà in cui ciascun io possa assurgere a “campo di possibilità”. Solo in questo modo si potrà operare un reale cambiamento: dalla società in progress di “impossibilità” a una società capace di svilupparsi lungo “la Via del Possibile”.

    Detto così sembra ben poca cosa: facile a farsi: alla portata dei “signori dei palazzi”. Anzi, a sentir loro vi lavorano da sempre, è la loro scommessa, la loro poetica. In realtà le difficoltà sono enormi e consistono semplicemente nel fatto che tale realizzazione è “giusta” e finirebbe per essere “fruibile” da tutti. Ne deducono (e di qui la fobia e l’ impossibilità di cui sopra) che sicuramente porterebbe a un crollo delle (loro) “azioni” in termini di potere (ovviamente), per usare un’ espressione borsistica. (In fondo il “potere” non è talora una “borsa” tal altra un “mercato generale”?). E miseramente si irrigidiscono davanti all’ istanza di apertura al “possibile” che oltre a essere “giusta” è estremamente “necessaria” se consideriamo le tante emergenze nazionali (non meno che planetarie) a cui bisogna subito far fronte pena l’ implosione della società”.

    (…) Di qui la necessità di un “nodo” o un “occhio” o un “osservatorio”… interdisciplinare flessibile, aperto, (sovra)nazionale, di intellettuali, scienziati, artisti, rappresentanti di associazioni e cittadini comuni, che punti sull’ “essere” e la “natura” cuore dell’ umanità.

    (…) Dobbiamo convincerci noi cittadini per primi, che dobbiamo nettamente cambiare i termini di concepire la politica, di fare politica, di guardare alla politica”. Tutto questo è il seme minimo se davvero vogliamo costruire la società agognata, la “(…) civiltà dove il “noi” diventa la garanzia dell’ “io” perché è un “noi” di “io” realizzati attraverso il recupero della loro genesi (…) dove ciascuno, finalmente, potrà dire: “posso, dunque sono”.

    [(…) Oggi, davanti a una natura per moltissimi aspetti esplorata e decifrata, possiamo affermare che l’ uomo è parte integrante di un processo di possibilità. Se vogliamo, la “singolarità” di un movimento di possibilità. Ne consegue che togliere possibilità all’ uomo significa sottrargli una parte di essere, di “libertà”. In altri termini, io non sono abilitato a decidere di essere (o non essere) dato che non sono. E non sono perché non ho le possibilità atte a rendere “intero” il mio essere. Amenoché non finga di essere, illudendomi (escamotage da autolesionista) di superare il “potere”, quel “potere” che ha requisito la società reale e con questa le possibilità del mio “io”, del mio essere”].

    La fattoria degli animali di George Orwell (1945) è più che mai attuale. La storia in sintesi la ricordo a me stesso: “Gli animali di una Fattoria padronale non potendone più della tirannia dell’ uomo, si coalizzano e lottano per creare una società di pura uguaglianza…

  • Viviamo su un pianeta soggetto a varie e sconosciute influenze evolutive. In ogni caso per quanto mi riguarda in questo momento cercate di unirvi tra di voi in maniera solida e consolidata. La compagna Falcone, con tutti i suoi limiti ma anche con tutte le sue aspirazioni, è in questo momento l’unica possibile designata a condurre questo gruppo, e però assolutamente insieme a voi tutti. Ciascuno prenda le proprie responsabilità. Niente da aggiungere. E fate di questo monito quello che pensate più giusto venga fatto. Buon lavoro!

  • Tomaso, abbiamo bisogno di sinistra in questo paese, io continuo a sognare un paese dove le ingiustizie sociali vengano azzerate, dove tutti i cittadini possano avere un lavoro, dove il reddito non sia concentrato nelle mani di pochi, dove la volontà e il merito siano premiati onestamente senza favoritismi. Mettere un tetto alle pensioni (duemila euro mensili) perchè chi ha pensioni superiori ha già guadagnato durante la vita lavorativa costruita non sempre per soli meriti. I privilegi riservati alle forze dell’ordine sono vergognosi, io sono un semplice insegnante ho cinquantadue anni e guadagno millecinquecento euro al mese (famiglia monoreddito) e faccio studiare mia figlia con grandi sacrifici all’università. Le ingiustizie sociali sono la più grande umiliazione per una persona.

  • Gentile Professore, ho letto sempre con molto interesse anche se non le condividevo completamente le sue idee sulla sinistra, sul Pd e il suo attuale segretario nazionale, il futuro di una forza che difenda gli interessi dei più deboli e tuteli i diritti delle minoranze, avendo però dei dubbi sul suo giudizio tranchant quando si affronta il tema “Matteo Renzi”. Pensavo che si identificasse con le posizioni di art.1-MDP, che trovo ormai obsolete ma pur sempre degne di rispetto e attenzione, e invece leggo delle sue simpatie per Virginia Raggi e il M5S, allora tutto si chiarisce meglio, e trovo naturale che a un grillino come lei non vada giù il mio leader (sono iscritto PD e votante Renzi), in quanto ha realizzato o è in procinto di realizzare tutte quelle promesse che in bocca a Grillo e Di Maio rimangono le fanfaronate di un gruppo di dilettanti allo sbaraglio. Devo dire che la mia stima nei suoi confronti ha subito un duro colpo, nel senso che si è persa del tutto. Ma tanto a un così esimio professore cosa può interessare la mia piccola opinione?

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