Vincitori e vinti: D’Alimonte con LeG a Firenze
Alessandro Bruni

Dall’analisi dei flussi tra partiti, in alcune zone campione (Torino, Roma e Palermo) si evidenzia che tendenzialmente il M5S ha assorbito dal Pd una percentuale altissima del proprio elettorato – in misura maggiore ancora superiore dalla sinistra Arcobaleno. Si pensi solo che nella città di Torino M5S si compone per una percentuale del 38 % di ex elettori PD…
Prima di tutto: governare l’economia
Patrizia Rettori

A vederla oggi, la situazione sembra senza via d’uscita, col Pd incartato, il Pdl annaspante, e il M5S che sghignazza. Sullo sfondo resta uno scenario che tutti sembrano aver dimenticato: quello di una crisi economica e sociale gravissima, che richiederebbe azioni immediate e non il balletto di veti e controveti a cui stiamo assistendo. Se i protagonisti sulla scena non se ne renderanno conto rischiano di pagarla cara. Tutti.
La miscela delle alleanze
Arturo Meli

Bersani ha chiarito di essere “prontissimo a una collaborazione con tutte le forze che siano contrarie a leghismo, berlusconismo e populismo, quindi certamente anche con il professore Monti”. Sta di fatto, però, che da qualche tempo Bersani e Monti sono stati protagonisti di scontri quotidiani, che hanno destato non poca sorpresa. Ora, si può dire che il passato è alle spalle e siamo alla prova di una possibile alleanza?
Pd: ma ora scriva l’agenda
Arturo Meli

Bersani è un politico serio. Non un seduttore. Ha ammesso di “procedere col passo lento dell’alpino”. D’accordo. Ma non rinunci ad accendere qualche segnale mentre si inerpica verso la vetta. Buon senso e competenza sono belle qualità. Ma debbono tradursi in messaggi semplici. In idee concrete, facilmente afferrabili. Capaci di scaldare il cuore del cittadino elettore
Monti-Bersani: perché cresce il fossato
Arturo Meli

Alle urne si arriva in anticipo, col fiato corto. Il quadro che conoscevamo da vent’anni si è scomposto. Assieme a Berlusconi e ai progressisti, guidati dal Pd di Bersani, ci sono il terzo polo di Monti e lo schieramento antagonista, rappresentato da Grillo e da Ingroia. Una contesa quadrangolare. Di tutti contro tutti.
Il rischio lacerazioni sulla campagna elettorale
Arturo Meli

C’è almeno un punto fermo. Si andrà a votare il 24 febbraio. Uno slittamento di una settimana rispetto all’ipotesi iniziale, ma non quanto Berlusconi sperava. Alcuni commentatori prefigurano, per la prossima legislatura, una possibile collaborazione tra un centrosinistra che, con le primarie, ha fatto un investimento lungimirante e un centro impegnato a colmare un vuoto nell’area moderata e a battere il populismo berlusconiano.
Un finale da farsa
Fabrizio Forquet

A causa dello stallo sulla legge finanziaria, slitta la conferenza stampa del 21 dicembre di Mario Monti. Un finale da farsa, come scrive il Sole 24 Ore, con i senatori, quelli del Pdl, che sembravano più presi dall’attuare con diligenza l’ordine del fare “ammuina” di borbonica memoria, piuttosto che votare provvedimenti importanti come quello degli ammortizzatori sociali per le imprese in difficoltà.
Tutti i “no tu no” che Monti dovrà dire
Patrizia Rettori

L’unica consolazione è che sapremo presto come andrà a finire, visto che la marcia verso le elezioni ha tempi strettissimi. Ma per il resto, nonostante la confusione sia grande sotto il cielo, la situazione è tutt’altro che eccellente. Perché nella politica italiana, da sempre, la confusione stimola la fantasia e partorisce bizantinismi d’ogni sorta. Mario Monti sembrava lontano anni luce da questo italico vizio…














