da micaloso » 13/04/2012, 14:37
Ho sentito che le idee attualmente in discussione prevedono un limite di 5000 euro alle donazioni dei privati, più o meno è quello che ritengo giusto. Bisognerebbe entrare nella logica che un partito, vale a dire le idee che professa, si appoggiano con il proprio impegno politico piuttosto che coi soldi. E' vero che il denaro ha mille triangolazioni per esser fatto girare tuttavia, prevedendo bilanci controllati, e soprattutto l'obbligo di rendiconto, non potranno esserci spese eccedenti le disponibilità derivanti dal finanziamento pubblico, e dalle sottoscrizioni dei privati, nei limiti di legge. All'atto pratico sarà sempre difficile escludere i paperoni, questo è certo sicchè, se un Tizio vorrà spendere 100000 euro di suo per organizzare una convention di un partito, puttosto che un comizio, sarà difficile vietarlo.
I sindacati, al pari dei partiti, sono associazioni non riconosciute, e non hanno personalità giuridica. Nulla vieta che, gli uni e gli altri, chiedano il riconoscimento, aquistando quindi la personalità giuridica, ma questa soluzione comporterebbe poche differenze, e storicamente non si è pensato di adottarla per evitare che ci fosse una qualsiasi sorta di controllo del governo sulle stesse. Secondo lo schema che proponevo il controllo si limiterebbe alla verifica della soglia minima di iscritti, che darebbe diritto ad accedere al finanziamento e agli spazi sui media. La Corte dei Conti può essere il giudice più adatto al controllo, ma è chiaro che bisogna prevedere con legge dello Stato la giurisdizione in tema di finanziamento ai partiti poichè la Corte ha competenza su tutti gli enti che ricevono e gestiscono soldi pubblici. Viceversa, per i partiti, si tratta oggi di un rimborso -o finanziamento che dir si voglia- a fondo perduto, senza obbligo di rendiconto, e percepito da privati. La Corte non ha solo funzioni consultive, ma anche giurisdizionali in materia di responsabilità amministrativa: chi male gestisce risarcisce il danno cosiddetto erariale subito dallo Stato. Chi gestisce soldi pubblici è sempre un funzionario pubblico sicchè, per il caso dei partiti, amministrati dal Presidente dell'associazione, o dal tesoriere, la Corte non avrebbe giurisdizione. Ma non è necessario estendere la giurisdizione, sarà sufficiente che la Corte dei Conti accerti le irregolarità: ad esempio una spesa maggiore delle entrate ufficiali, e prevedere in questo caso una rivalsa dello Stato contro quel partito per le somme non giustificate, e quindi provenienti da finanziamenti illeciti. Il tutto fatta salva l'azione penale per falso in bilancio, false dichiarazioni rese all'autorità, ecc. L'associazione-partito ne risponde col suo patrimonio, e personalmente chi la rappresenta, il segretario o il presidente, a seconda dello statuto. Nel caso ipotizzato prima, di Tizio che paga un evento per il tal partito, con spesa che non transita nei conti di questi, la Corte dovrebbe, ricevuta debita denuncia del fatto, semplicemente non certificare il rendiconto, e inviare gli atti al governo e alla Procura per le rispettive azioni. Ciò eviterebbe quell'inflazione di processi per finanziamento illecito che vedemmo nella prima repubblica. Con questo sistema ben difficilmente un segretario di partito rischierebbe a cuor leggero di falsificare i conti.