Chiarisco subito che il titolo che ho dato al post è volutamente provocatorio, ma spero che la provocazione sia proprio intesa nel modo giusto.
L’immagine della Concordia “spiaggiata” a pochi metri dall’Isola del Giglio, sprigiona di ora in ora una crescente forza evocativa e si impone all’attenzione del mondo intero. “Una delle immagini più impressionanti degli ultimi tempi”, come è stata autorevolmente definita sulla prima pagina de la Repubblica da Michele Serra.
A mano a mano che all’immagine si aggiungono descrizioni relative alla sequenza degli eventi che l’ha prodotta, vien quasi di tirare un sospiro di sollievo, potendo sin qui registrare un bilancio (aridamente numerico) delle vittime, che appare “modesto”, rispetto a quello che avrebbe potuto essere determinato dalla sciagurata sequenza, sequenza che sulla prima pagina del Corriere della Sera, merita tutte quante le puntuali ed inequivocabili parole di un suo editorialista principe, Pierluigi Battista:
“Al di là del profilo penale che verrà confermato della indagini sulla tragedia del Giglio, c’è un profilo umano e morale che lascia sgomenti e che non permette soluzioni accomodanti.”
È dopo aver letto queste parole, che sono stato sopraffatto da una immagine molto meno evocativa, della Concordia “spiaggiata”, perché è una immagine che ciascuno di noi deve ricostruire nella propria mente, perché non è disponibile in una versione fotografica.
Mi riferisco all’immagine dell’Italia “spiaggiata” ai piedi della criminalità, organizzata sotto i diversi nomi di ’Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra e di altre mafie ancora, “immagine” che da ultimo ci è stata drammaticamente proposta con il suo lavoro da Riccardo Iacona proprio nella serata della domenica successiva al disastro della Concordia.
“Come mai la politica al nord si lascia infiltrare così facilmente dalla mafia?”
Se lo chiede Iacona all’inizio della prima puntata di questa nuova serie di “Presadiretta”.
E quello che lascia sgomenti, è il “profilo umano e morale” dei politici, sia di destra che di centro che di sinistra, che si mostrano sempre stupiti per aver stretto la mano a fior di mafiosi, ’ndranghetisti, e camorristi, tutti incontrati solo perché “questa è la politica bellezza”.
Così come la Concordia spiaggiata non (dovrebbe) permette(re) soluzioni accomodanti, anche l’Italia spiaggiata, ben prima e ben più dell’Italia declassata nel rating e affannata dallo spread, non dovrebbe permettere a nessun politico di cavarsela come sempre se la cavano, e senza che mai venga affermato che il loro profilo umano e morale non permette soluzioni accomodanti, prevalendo sempre ovviamente, la democratica “presunzione di innocenza”.
Ma so bene che le mie sono parole al vento, che lasciano solo “una gran voglia di pioggia”.
Ma l’immagine della Concordia “spiaggiata”, e tutto quello che ne continua ad eruttare, sospinto dalle drammatiche conseguenze avvertite in tutte le parti della nostra società, a mio parere dimostra, e non ce n’era davvero bisogno, che ad essere “spiaggiata” da tempo è appunto l’intera nostra società, fatta di “buoni” e di “cattivi”, molto diversi gli uni dagli altri, ma tutti “naufraghi” nello stesso mare di incuria, di cattiveria e di irresponsabilità e colpe che sono sempre quelle degli altri.
La corsa a schierarsi in scia al capitano De Falco, per meglio vomitare improperi all’indirizzo del comandante Schettino, ne è l’ultima clamorosa evidenza.
Da una parte il “bullo impomatato” che dopo aver sbagliato l’ “inchino”, ha pure abbandonato la nave e dato la peggior prova di sé, nemmeno recuperando un briciolo di consapevolezza, (nonostante De Falco gli ricordasse, “guardi che la sto registrando”), che ormai era sotto gli occhi di tutto il mondo.
Dall’altra “una persona al lavoro” che mostrava tutta la propria determinazione e senso di responsabilità facendo tutto quello che era in suo potere, compreso un umanissimo sbottare, fissato per sempre in quel “vada a bordo cazzo”, subito adottato, ma lungi dall’essere sottolineato nella sua componente di disperazione.
Mi piace credere che in circostanze analoghe sarei il De Falco e non lo Schettino, ma quello di cui abbiamo più bisogno in questo disgraziato paese dove gli “inchini” di tutti i tipi si scopiazzano e si negano con la stessa stolta prontezza, è chiedersi davvero, anche “mutatis mutandis”, in mutate e meno drammatiche circostanze, ...........“ma io come mi sarei comportato?”
Facile “mettersi dalla parte” del capitano De Falco, ma è indispensabile anche “mettersi dalla parte” del comandante Schettino, tanto più se ci si vuole illudere che noi mai e poi mai avremmo fatto come lui.
Parafrasando Gherardo Colombo (Il perdono responsabile), penso che anche la più scontata condanna debba essere responsabile, se vogliamo che serva non solo a punire un colpevole ma anche ad imparare dagli errori compiuti.
La pietà nello sguardo con cui osserviamo le colpe più gravi, non contrasta con la più dura delle condanne, ma né è il necessario complemento, se vogliamo che la condanna sia giusta per il condannato, ma, nei suoi effetti, anche per la società che non può comodamente dimenticarsi di averlo comunque espresso.
vittorio
