Correggo un lapsus del precedente post: tra le interlocutrici c'era soprattutto Gilda.
«Desidero ringraziare Gilda per avere aperto una cartella sulle donne. Dal suo incipit è scaturito un dibattito che ha aperto ampi scenari di conoscenza ...
… Una delle frasi più toccanti porta la firma di Gilda, da una citazione: «il mondo non è ancora né delle donne né degli uomini, ma solo di coloro che sanno attendere con rispetto il cammino lento della vita senza prevaricazioni e inutili scappatoie…».
Il riferimento è ai «poveri di spirito, coloro che attraverso un costante impegno riescono a svuotarsi del già dato, per acquisire con occhi innocenti le parole dello scandalo».
Riletto a fine dibattito, il pensiero si riveste di luce nuova, facendo capire alcuni concetti fondamentali. Per cancellare quattro mila anni di cultura maschilista non esistono scorciatoie ma occorre il tempo lento della vita, nostra e delle future generazioni, per disincrostare il pensiero unico dominante che ha fatto vedere il mondo attraverso lenti colorate.
Le donne sono state rassicurate, e anche gli uomini pensanti e in buona fede, che le lenti erano
neutre, date e non imposte.
Mi chiedo fin dove si può spingere all’indietro il processo di decostruzione del già dato e a
cosa mira la nostra mente una volta liberata e rigenerata.
In altri termini, se a forza di togliere le incrostazioni del pensiero maschilista, c’è la possibilità che la mente intercetti il pensiero di una cultura pregressa. Se sì, in che misura. E infine, quale sarà lo scenario futuro, se in qualche modo possa avere collegamenti con quella cultura.
I sottostanti paragrafi su Tiresia e sul Figlio prodigo di Rembrandt forniscono la risposta senza
bisogno di ulteriori commenti.
La domanda è funzionale all’auspicato cammino delle donne verso una società intersoggettiva in cui «le due parti devono, dovrebbero mescolarsi ed interagire diventando speculari... mano destra e sinistra» (Gilda, da Irigaray). Ebbene, ancorandomi alla “lezione” di Gilda sulle funzioni del conoscere e del pensare, provo a formulare una ipotesi di scenario futuro, conscio che resterà – parafrasando Gilda - nel mondo dei pensabili, valendo da stimolo per
conoscenze future.
Lo spunto mi è stato offerto da due letture pregresse venute alla mente in relazione alle ricerche e agli studi odierni sul tema del femminismo. La prima si riferisce alla leggenda di Tiresia (Ovidio, Metamorfosi 3, in J. Campbell, Mitologia occidentale). La seconda è una meditazione sul “Figlio prodigo”, opera della maturità di Rembrandt (Henri J.M.
Nouwen, L’abbraccio benedicente).

