Questa cartella titola: gli orrori del novecento…….
Ecco, mi pare che si possa variare così: gli errori del novecento….
Uno -grande-di questi, nato nel secolo scorso (o forse prima) nasce dall’equivoco che le situazioni socio-politiche possano essere cambiate, addirittura rovesciate “facendo qualcosa” ovvero mettendo in piedi una sorta di azione salvifico-provvidenziale del genere di quella proposta da Paolo B.
Ora ignorare i tempi della ricostruzione che fatalmente sono superiori a quelli della demolizione per un principio banalmente ingegneristico, è ciò che anima la frenesia attivistica di tanti animati da ottime intenzioni.
E queste ottime intenzioni inventano un paese che non esiste. Con coraggio ammirevole, tale da non arrendersi mai, neppure all’evidenza, l’amico Paolo ci pone davanti agli occhi, come specchio dell’Italia, cosa?
Studi ponderosi, comparati, analisi di sociologi, di filosofi politici o anche suoi, perché no?
No un sondaggio, un misero fallibilissimo sondaggio ove un presunto 92% degli italiani dice di non aver fiducia nella politica. NB: “dicono” questi italiani così come dicono di aver pochissima fiducia nelle banche continuando ad esserne clienti consigliati e spesso fregati.
Al che, grattandomi la pera, mi chiedo come si concilia questo dato col 70 e fischia che sicuramente andrà a votare, tra i quali almeno un 40 ca. fedelissimi del malfattore.
Ora il nostro amico (senza alcuna ironia) annusa il profumo di un dato e non vuol sentire i fetori che lo coprono.
L’apocalisse estetica ed etica (l'ordine non è casuale) che in essa ci vede immersi è qualcosa di non ignorabile da parte di chi vuol mantenere un minimo di lucidità.
Non sto a ripetere neppure le millanta ragioni pratiche, operative per cui l’operazione “uso estremo” è fuori da ogni prospettiva di fattibilità, non è questo che mi preme. E’ l’impostazione, la teoria che pecca e che prevede un impatto positivo inesistente di una iniziativa improbabile.
L’obiezione dei fautori della bacchetta magica della legge o delle leggi di redenzione del paese è peraltro classica: predicate, fate professione di pessimismo e non vi muovete lasciando che la discesa agli inferi acceleri.
No, non è così. E’ che, facendo un certo tipo di analisi –ovviamente credendoci-, si deduce che muoversi per muoversi, per la spinta di ribellione senza spalancare gli occhi col giusto disincanto produce il medesimo effetto del frenetico agitarsi di chi non sa nuotare e non serve aggiungere quale sia.
Storia, cultura, antropologia hanno i loro tempi e solo gli eventi traumatici possono produrre accorciamenti significativi. Non potendo né volendo provocarli al singolo, in possesso del solo potere della propria coscienza civica, morale spetta il compito di seminare quel che gli riesce e appoggiare il meno peggio volta a volta.
Le piante durevoli crescono lentamente.
Sempice buon senso, null'altro, meno pericoloso delle illusioni. Almeno questo è quel che vedo, altri coltivino i loro sogni. In fondo ci unisce l'indignazione e non è poco.
