" Ma non c’era una buona scuola anche nella nostra città? che all’uscita mi trovavo con gli amici, andavo a giocare, magari la sera si andava in un posto a bere qualcosa, a una festa, insomma tutte le cose che fanno i ragazzi della mia età.
Niente: per mio padre io dovevo per forza andare proprio nel collegio più severo del paese, e perché, visto che non avevo fatto niente di male, e non ero mai stato bocciato?
Ma sapete cosa vi dico, che a me non me ne frega niente: io scappo. C’è quella ragazzina simpatica che vive nel paese vicino e vuole venire con me, e allora gambe in spalla e via! Con tanti saluti a tutti i fratoni del collegio, che mi sa che qualcuno è anche un po’, come dire ……
Eh, la pensavo così quando ero giovane; adesso che sono anziano mi sono calmato un po’ … beh, certo che mi sono divertito, figuratevi che ho fatto l’artista! Ed ero bravo, anzi di più; e poi le ragazze, tante: alte e basse, magre e un po’ in carne, esperte e verginelle, nobili e zingare, ricche e poveracce, ho fatto cornuti tanti di quei mariti, che se solo la metà lo venisse a sapere …
Però è strano. Questo paese mi sembra di conoscerlo: quando mi sono fermato credevo di non averlo mai visto, e invece mi ricorda qualcosa; mi sembra come se lo sapessi già che lì c’era una piazza, e nella piazza c’era un’osteria, sì proprio quella dove avevo incontrato quella ragazza con cui ero scappato tanti anni fa. Chissà che fine avrà fatto.
Ma allora qui vicino ci deve essere anche il collegio, chissà se c’è ancora. No, no, sicuro che c’è ancora: guarda quanti frati si vedono in giro. Ma quello mi sembra di conoscerlo, quello che è vestito diverso dagli altri, che adesso si è fermato e gli stanno tutti intorno a sentire cosa dice, sarà mica … ma no! Non è possibile che sia quel prefetto giovane, l’unico con cui andavo d’accordo! Ma sì che è lui, mamma mia come è invecchiato!
Adesso voglio proprio vedere se mi riconosce anche lui: “Ehi, Reverendo!”
