Credo che Danilo, oltre le sue gatte da pelare, abbia anche un’altra cosa: ragione.
Anch’io ho avvertito ed avverto una tendenza che da libertario convinto mi preoccupa e mi spiego: quella dell’insistenza a voler far gruppo, da cui segue il riversarsi ininterrotto di critiche nei confronti del forum od almeno nei confronti di una certa parte di esso, sino al punto di reiterare la parola vergogna (Paso). Ma è l’unico esempio di linguaggio su cui voglio soffermarmi e se lo faccio è solo per mettere in evidenza quello che esso sottende.
Curiosamente alla parola gruppo, da ligure, ho associato il dialettale “gruppu” che si traduce in nodo. Ecco l’occasione per cogliere nel “fare gruppo” non solo il significato positivo di condivisione, di terreno comune ecc… ma anche quello di legame, di costrizione, la metafora delle briglie che ha da valere per tutti ronzini compresi.
E siamo al punto centrale: è possibile non confluire nel gruppo, in nessun gruppo beninteso, esprimersi “anarchicamente” spezzando la convenzione del dovere di appartenenza, del linguaggio ossequioso e riverente? E’ possibile gettare le proprie emozioni-convinzioni del momento anche a rischio di urtare suscettibilità, di alimentare risentimenti? O meglio è un bene o è un male?
L’obiezione scontata e sensata è quella di capire ed in qualche maniera determinare dei confini: civiltà, rispetto, educazione e altro se vogliamo. La risposta (mia) tende ad essere negativa, salvo casi macroscopici di offese dirette, turpiloqui fini a se stessi. Credo esista un equivoco nel contenuto della classica affermazione “rispetto di tutte le opinioni” che attraversa, a volte non esplicitata, i commenti a certe turbolenze.
No, io non credo che si debba rispetto a tutte le opinioni. Per esempio qualcuna che non riconosca reciprocità o che sia impositiva. E impositive non sono solo quelle dichiaratamente tali; lo sono o tentano di esserle anche quelle che indirettamente, attraverso una critica costante, carica di negatività a mio vedere, provano a irreggimentare ed uniformare il forum ed adeguarlo alla loro visione, al come piacerebbe che fosse.
Io credo che nella pluralità delle posizioni politiche e culturali e delle modalità espressive consista la ricchezza di uno spazio di discussione. Sono convinto che un controllo o peggio un auto-controllo spinto, ossequioso al politically correct inaridisca questo spazio. Spazio ove ciascuno possa esprimere anche la propria umanità che comprende tanti momenti compresi tensione e irritazione, voglia di celiare e tutto ciò che rientra nella sfera dell’umano e non della santità.
Il forum è uno spazio concesso da LeG, libero, aperto a tutti. Se questa scelta è stata fatta credo (meglio spero)sia perché anche le voci stonate, nel senso di fuori dal coro, compaiano perché da esse possa trarre spunti di riflessione. Lo dico da socio, per inciso. Non è un luogo dedicato alla politica o nel quale “debbano”, ma “possano” scaturire proposte operative. Ben vengano s’intende ma spazio per altro.
La conclusione di questa riflessione, un po’ sgangherata lo riconosco, è l’invito che rivolgo a non esasperare l’attenzione su qualche scivolata. Non chiedo assoluzioni personali, chiedo che ad ognuno venga riconosciuto uno spazio di libertà, quello spazio che per quel che mi riguarda estendo massimamente agli altri, che ammette quasi tutto. Il quasi è riferito (offese dirette a parte) a quel desiderio di uniformare al proprio stile (in senso esteso) che dovrebbe restare appunto un desiderio inespresso. Perché se si trasforma in tam tam sono convinto impoverisca non i singoli che hanno sempre la possibilità di migrare ma l’essenza stessa del forum.
