gioe e dolori di comunicare in un forum

laddove si parla di ciò che è buono o cattivo del nostro forum.

Moderatore: daniloalbini

Regole del forum
Le finalità di questo forum sono quelle di LeG.
La regola prima è quella sottoscritta con l'iscrizione allo stesso, le successive sono date dal civismo dei partecipanti stessi.
Le caratteristiche dell' intervento sono fissate dal moderatore di turno che, nel mio caso, sono:
fatevi leggere anche dal primo che capita qui per sbaglio, non citate troppo gli altri citate il vostro pensiero, rispettate i temi, non aprite cartelle doppie, poche arlecchinate grafiche ed ogni tanto ridete. Chiamasi fruibilità per tutti, scriventi e lettori.

Re: gioe e dolori di comunicare in un forum

Messaggioda Guido Maselli » 10/03/2011, 16:51

Credo che Danilo, oltre le sue gatte da pelare, abbia anche un’altra cosa: ragione.
Anch’io ho avvertito ed avverto una tendenza che da libertario convinto mi preoccupa e mi spiego: quella dell’insistenza a voler far gruppo, da cui segue il riversarsi ininterrotto di critiche nei confronti del forum od almeno nei confronti di una certa parte di esso, sino al punto di reiterare la parola vergogna (Paso). Ma è l’unico esempio di linguaggio su cui voglio soffermarmi e se lo faccio è solo per mettere in evidenza quello che esso sottende.
Curiosamente alla parola gruppo, da ligure, ho associato il dialettale “gruppu” che si traduce in nodo. Ecco l’occasione per cogliere nel “fare gruppo” non solo il significato positivo di condivisione, di terreno comune ecc… ma anche quello di legame, di costrizione, la metafora delle briglie che ha da valere per tutti ronzini compresi.
E siamo al punto centrale: è possibile non confluire nel gruppo, in nessun gruppo beninteso, esprimersi “anarchicamente” spezzando la convenzione del dovere di appartenenza, del linguaggio ossequioso e riverente? E’ possibile gettare le proprie emozioni-convinzioni del momento anche a rischio di urtare suscettibilità, di alimentare risentimenti? O meglio è un bene o è un male?
L’obiezione scontata e sensata è quella di capire ed in qualche maniera determinare dei confini: civiltà, rispetto, educazione e altro se vogliamo. La risposta (mia) tende ad essere negativa, salvo casi macroscopici di offese dirette, turpiloqui fini a se stessi. Credo esista un equivoco nel contenuto della classica affermazione “rispetto di tutte le opinioni” che attraversa, a volte non esplicitata, i commenti a certe turbolenze.
No, io non credo che si debba rispetto a tutte le opinioni. Per esempio qualcuna che non riconosca reciprocità o che sia impositiva. E impositive non sono solo quelle dichiaratamente tali; lo sono o tentano di esserle anche quelle che indirettamente, attraverso una critica costante, carica di negatività a mio vedere, provano a irreggimentare ed uniformare il forum ed adeguarlo alla loro visione, al come piacerebbe che fosse.
Io credo che nella pluralità delle posizioni politiche e culturali e delle modalità espressive consista la ricchezza di uno spazio di discussione. Sono convinto che un controllo o peggio un auto-controllo spinto, ossequioso al politically correct inaridisca questo spazio. Spazio ove ciascuno possa esprimere anche la propria umanità che comprende tanti momenti compresi tensione e irritazione, voglia di celiare e tutto ciò che rientra nella sfera dell’umano e non della santità.
Il forum è uno spazio concesso da LeG, libero, aperto a tutti. Se questa scelta è stata fatta credo (meglio spero)sia perché anche le voci stonate, nel senso di fuori dal coro, compaiano perché da esse possa trarre spunti di riflessione. Lo dico da socio, per inciso. Non è un luogo dedicato alla politica o nel quale “debbano”, ma “possano” scaturire proposte operative. Ben vengano s’intende ma spazio per altro.
La conclusione di questa riflessione, un po’ sgangherata lo riconosco, è l’invito che rivolgo a non esasperare l’attenzione su qualche scivolata. Non chiedo assoluzioni personali, chiedo che ad ognuno venga riconosciuto uno spazio di libertà, quello spazio che per quel che mi riguarda estendo massimamente agli altri, che ammette quasi tutto. Il quasi è riferito (offese dirette a parte) a quel desiderio di uniformare al proprio stile (in senso esteso) che dovrebbe restare appunto un desiderio inespresso. Perché se si trasforma in tam tam sono convinto impoverisca non i singoli che hanno sempre la possibilità di migrare ma l’essenza stessa del forum.
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Re: gioe e dolori di comunicare in un forum

Messaggioda Paso » 10/03/2011, 19:10

Guido, anzichè trovare il solito nome uno a caso che va bene per tutte le stagioni ( paso paso paso) , ti chiedo ( con lo stesso metro che hai usato tu , mi adeguo a te ) :
c'era una cosa ben centrale a cui andare a rispondere, non l'ha esposta la solita rompizebedei, ma una persona nuova nuova di zecca,intonso , Paolo Mit.

come mai non sei andato da lui?
perchè toccherebbe dare delle risposte?

un 'ultima precisazione.
quando io ho parlato di gruppo, in tutte le salse possibili ( cosi come penso pratico e sono ) ho scritto a cosa riferivo quel suono. non certo alla "cumpa" come dicono a milano per compagnia o branco a seconda dei casi.
Quel suono è cosi come si intende in tantissimi ambienti ( da quelli artistici, a quelli scolastici a quelli dimpresa ecc ecc) : GRUPPO DI LAVORO.altrimenti non si va da nessuna parte , e si preferisce cazzeggiare ( battibecchi ciclici senza mai voltare pagina e mettersi a lavorare attorno a qualcosa , tanto come in italia)

Ben diverso è (anche questo l'ho scritto domandato e riscritto varie volte, tutte regolarmente senza risposta) , cosa costruisce questa formazione di piu elementi , di cui il gruppo o i gruppi di lavoro, solo uno dei suoi strumenti . Ergo COMUNITA'. Ho parlato quind di comunità , facendovi domande, tutte rimaste senza risposta , tranne quella solita... anch'essa va bene per tutte le stagioni( d'italia) : libertà libertà libertà-

buon lavoro.
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Re: gioe e dolori di comunicare in un forum

Messaggioda Lia Nesler » 10/03/2011, 21:29

Se sono nuovamente qui non è per convincere, ma per spiegare. Mi rendo conto infatti che per chi è appena entrato nel forum è difficile capire questa discussione. Qualcuno ha parlato di sezione pettegolezzi, e contemporaneamente ha formulato una serie di quesiti (che cosa si fa qui dentro? si discute solo? si lavora insieme su qualcosa? ecc...) che sono già stati posti in passato, e ai quali fin qui non è stata data risposta certa, anche perchè prima è necessario dire una parola definitiva sulla questione che dibattiamo ora.

Il forum è un gruppo in cui la presenza di regole minime condivise permette di aspirare a qualcosa di più della vetrina per la propria luminosa bellezza, o è semplicemente una passerella per cavalli di razza che possono tutto, anche le bizze?
La risposta è stata data: vale la seconda.

Però non capisco questa paura del gruppo. Appena si nota una sintonia di qualche tipo tra più persone, si costruisce immediatamente un argine per contenere il pericolo. Immediatamente il singolo si sente minacciato. Vede nemici dappertutto.
E pensare che in questo forum c'è stato un unico esempio di aggregazione, spontanea, non strutturata, finalizzata alla realizzazione di un documento e alla sua divulgazione. Uno solo. Eppure questo fenomeno si verifica continuamente in migliaia di associazioni di umani e normalmente produce cultura, non certo omologazione.
Il lavoro di gruppo impone un livello superiore di regole condivise, rende le persone che vi partecipano più attente alle esigenze dell'altro. In questo senso produce omogeneità, ma non omologazione, ripeto. Infatti le diversità individuali non solo continuano ad esistere, ma ne escono addirittura rafforzate. Le scienze tutte ci forniscono infiniti esempi in questo senso.

Questo vale anche per il gruppo più esteso, per tutta la comunità del forum. La condivisione e il rispetto di alcune regole di fondo permette di esprimersi al meglio e in piena libertà a tutti, non solo ai più aggressivi e ai più dotati. Faciliterebbe sicuramente la partecipazione di molte più persone.
Invece, di fronte alla richiesta di maggiore rispetto e autocontrollo, scatta da una parte il timore di ritrovarsi troppo simili agli altri, di non riuscire a mettere bene in evidenza la propria peculiarità, dall'altra la paura di dover pesare la voglia di verve o di battuta, l'umana irritazione o irruenza o incavolatura, sulla presenza di qualcosa di antipatico e ingombrante, ma insopprimibile, e cioè la sensibilità e la libertà dell'altro.
Lacci e lacciuoli che imbriglierebbero il nostro narcisismo e protagonismo.

Cosa dire in sintesi? Abbiamo un altro motto: Tutta Libertà, niente Giustizia.
A risentirci presto per la prossima crisi da esubero di libertà dei purosangue.
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Re: gioe e dolori di comunicare in un forum

Messaggioda Guido Maselli » 11/03/2011, 0:13

come mai non sei andato da lui?
perchè toccherebbe dare delle risposte?


Perché ci sono diverse cartelle e perché credo che sia persona intelligente e curiosa quanto basta per cogliere in quel che ho scritto la risposta ai suoi interrogativi. Meglio: l'opinione di un singolo forumista che non ha certo l'ambizione di significare null'altro di quello che è, cioè una voce e basta.
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Re: gioe e dolori di comunicare in un forum

Messaggioda paolo mit » 11/03/2011, 0:34

Saluto Lia e Paso (e Guido e Danilo ecc.) perchè mi sembra di iniziare a capirne le motivazioni, anche se non condivido tutto il loro pensiero, e mi avventuro in un po' di filosofia spicciola con un paragone preso a prestito: sembra che le patate appena raccolte chiuse in un sacco, sbattendo tra loro nel trasporto, si puliscano della terra che le incrosta.
La stessa cosa può accadere a noi "chiusi" in un forum e "sbattendo" l'un l'altro...se abbiamo voglia di migliorarci.
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Re: gioe e dolori di comunicare in un forum

Messaggioda Elio Miccichè » 11/03/2011, 3:39

Riassumo per me. Qualcuno vuole un forum che funzioni come gruppo di lavoro. Altri vogliono un forum dove l'umanità di ciascuno di noi possa liberarsi anche nelle sue forme meno nobili, ad esclusione della mancanza di rispetto, ecc.
Nel mezzo ci sta il moderatore, un poveraccio afflitto da legami sentimentali con coloro che a vario titolo sono entrati nel forum dalla sua fondazione. Potrebbe mandare tutto al diavolo e coltivarsi le amicizie. Non può farlo altrimenti gli mancherebbe la benzina per mettere in moto la conversazione che, nel bene e nel male, rimane l'argomento principe delle sue relazioni.
Mettiamo che i simpatizzanti del forum tirino troppo la corda e Danilo o Leg decidano di chiudere lo spazio. A rimanerne orfani saranno tutti perché è nel momento della scomparsa che le cose si apprezzano maggiormente.

Ha senso denunciare l'imperfezione del forum, l'incapacità dei singoli a fare gruppo? Secondo me no, dal momento che i gruppi si formano per aggregazione spontanea e non per imposizione dall'alto. D'altro canto, è stato possibile in un paio di circostanze portare a compimento un progetto costruttivo senza che il forum avesse il tipo di organizzazione vagheggiato da taluni.

Tra persone offese che sono andate vie, tra altre che vorrebbero rientrare e compaiono quasi furtivamente per scrivere di lamentazioni, tra simpatizzanti un tempo culo e camicia e che oggi scrivono con studiato distacco per depositare l'ovetto di maselliana memoria (non mi riferisco a Degregorio), tra persone che vanno e vengono, il forum mostra comunque una vitalità da cui emerge con solare chiarezza lo zoccolo duro di relazioni consolidate nel tempo alle quali in tempi più recenti si sono aggiunti altri simpatizzanti che hanno rafforzato ulteriormente questa presenza.
Allora, secondo me bisogna prendere atto dell'attrazione fatale che lega le persone al forum, un rapporto umano fra soggetti non perfetti, dotati incolpevolmente di un alto tasso di litigiosità, frutto del peccato originale di appartenenza al non luogo chiamato sinistra.
Per superare le periodiche saturazioni o l'incidentale (o accidentale) passaggio dialettico carico di tensioni, basta concedersi un saggio week end. Questa raccomandazione vale soprattutto per gli animi più accesi ai quali anni di frequentazione devono suggerire che prima o poi si ritorna.

Personalmente so che con alcuni soggetti, quali Designori, Lena e Paladini, il dialogo è a rischio perché abbiamo due modi di confrontarci basati su strumenti di comunicazione non allineati. Basta capire che dalle pietre non si può spremere nulla per convincersi reciprocamente che è comunque lodevole il tentativo di far piovere manna dal cielo. Se calano insulti, pazienza, basta aprire l'ombrello!

E per finire, da un po' di tempo ho raggiunto la pace dei sensi. Il forum è un sito di periodiche frequentazioni e non il salutare pasto giornaliero che ha accompagnato altri momenti della mia vita. La ragione l'avete capita. Sta in queste quattro righe che ho scritto. Se oso scrivere alle 2.30 di notte è perché una tosse secca mi impedisce di coricarmi e non sapendo come ingannare il tempo ho deciso di rivolgere un pensiero al forum, ai compagni di penna e agli amici virtuali e non. Non è un pensiero nobile, capisco, potreste offendervi. Ma rimane un gesto concreto e sentito e se qualcuno non lo apprezza, si conceda un week end e mi lasci scrivere in pace.

Elio
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Re: gioe e dolori di comunicare in un forum

Messaggioda prugarli » 11/03/2011, 12:19

Non so se farà sorridere - e riflettere - voi come ha fatto con me, però mi permetto di fare cenno al mitico, indimenticato ed indimenticabile Carteggio epistolare tra Gossage e Vardebedian, che per non intasare il forum (sono cinque paginette), ho messo qui:

http://www.castaliaweb.com/posta/gossage.PDF

Tanti sorrisi

Paolo
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Re: gioe e dolori di comunicare in un forum

Messaggioda Elio Miccichè » 11/03/2011, 12:27

Questa cartella è un luogo che dovrebbe essere chiuso a chi non è stato di lunga militanza. E’ una sorta di confessionale dove pubblicamente si raccolgono sfoghi e lamentazioni che solo gli "iniziati" possono capire. Naturalmente la riflessione va presa come battuta altrimenti entrerebbe in conflitto con gli orizzonti larghi di libertà e giustizia dell’associazione. Ma della battuta conserva il sottofondo di verità, che vale per chi “iniziato” non è. I nuovi entrati devono capire che in questo forum si è capaci di isolare i germi del dissidio senza compiere atti di censura. Pertanto chi legge e non capisce o finge, si accosti con rispetto alla cartella perché è ospite di una associazione che dal suo nascere si è battuta contro qualsiasi forma di censura.

Dato che nove volte su dieci si ricade negli stessi errori di comunicazione, vorrei fare una proposta, definiamola un esercizio dialettico in cui una commissione di tre “saggi” - due di nomina delle parti, la terza segnalata dai primi due, con esclusione di Danilo in quanto moderatore – esamini i passaggi delle cartelle all’origine di un contrasto.
Faccio un esempio con l’ennesimo corto circuito avvenuto fra me e Paladini. Paladini ritiene che io abbia insinuato e voglia piegare le sue convinzioni, io sostengo che lui sfugge alle domande e al contraddittorio. Parliamoci chiaro, io non sono depositario di nessuna verità ma di riflessioni che poggiano i piedi sul pensiero altrui. Personalmente provo sgomento dinanzi all’affermazione di intangibilità delle proprie idee. Il monologo è lo strumento per questo genere di fondamentalismo. Utilizzare il dialogo è un palese ossimoro. Mi piacerebbe essere smentito attraverso un’analisi documentale. Sarebbe un esercizio formativo per esaminandi ed esaminatori, un mimare modalità di gestione che non possono non arricchire la propria esperienza e far riflettere in modo sereno sulle conclusioni fornite da persone neutrali perché scelte secondo il criterio della rappresentanza fiduciaria.

Ciascuna delle parti mette a disposizione dei saggi una cartella di difesa. I saggi si esprimono a maggioranza dopo aver letto e commentato i passaggi salienti dei messaggi oggetto di lite. E’ pacifico che vincerà il buon senso perché di fronte a un giudizio super partes, è auspicabile che le parti in causa riflettano sui passaggi analizzati per farne tesoro in futuro. Il forum ne guadagnerà in salute, scorrevolezza e produttività.
Elio Miccichè
 
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ad Elio Miccichè

Messaggioda paolo mit » 11/03/2011, 18:48

Le persone nuove possono essere nuove qui, ma non nate ieri (^_^). Non credo che le dinamiche di un forum siano diverse da dinamiche di altri ambienti per cui non mi porrei tanti problemi di ingresso o meno in cartelle come fatto sconvolgente (per chi?). Di certo una personalità nuova può portare scompiglio, disturbare l’abitudinario, il conosciuto, il solito…
Comunque prova a rileggere quello che hai scritto in quest’ordine:
“I nuovi entrati devono capire che in questo forum si è capaci di isolare i germi del dissidio senza compiere atti di censura. Pertanto chi legge e non capisce o finge, si accosti con rispetto alla cartella perché è ospite di una associazione che dal suo nascere si è battuta contro qualsiasi forma di censura.
Questa cartella è un luogo che dovrebbe essere chiuso a chi non è stato di lunga militanza. E’ una sorta di confessionale dove pubblicamente si raccolgono sfoghi e lamentazioni che solo gli "iniziati" possono capire. Naturalmente la riflessione va presa come battuta altrimenti entrerebbe in conflitto con gli orizzonti larghi di libertà e giustizia dell’associazione. Ma della battuta conserva il sottofondo di verità, che vale per chi “iniziato” non è.”
Che effetto fa?
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Re: gioe e dolori di comunicare in un forum

Messaggioda Elio Miccichè » 11/03/2011, 19:16

Scusami, ma è da tempo che non compro la settimana enigmistica. Ti faccio i miei complimenti per il lavoro fatto. Vi sono altre prospettive di lettura, egualmente interessanti ed attengono a come migliorare il livello di comunicazione. Non so se la cosa può interessarti visto che sei nuovo da queste parti. Se sì, dialoga, se no utilizza in finestre più appropriate i tuoi scritti.
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