cosa c’entra giorgio gaber con il circolo di milano?
vediamo. nel mese di ottobre un internauta che avesse avuto l’ardire di soffermarsi sul sito del nostro circolo avrebbe potuto leggere queste parole, scritte dal responsabile dell’osservatorio “urbanistica e ambiente”:
“In estrema sintesi, credo che lo sfondo generale sia quello ineludibile della problematizzazione del rapporto istituzioni-società; che il fondale specifico sia costituito dalla volontà di costruire un progetto di cittadinanza inclusivo; che la sua, non facile, realizzazione passi per la costruzione di un progetto di governance; che ciò, per la sua natura negoziale e multifattoriale, presupponga la definizione e assunzione di pratiche di costruzione condivisa delle decisioni; dunque di pratiche di democrazia tendenzialmente partecipativo-deliberativa; che ciò sia terreno essenziale per misurare volontà e capacità di autoriforma dei partiti.”
al di là del linguaggio un po’ compiaciuto e non sempre facile da decodificare, il tema posto all’attenzione dei lettori era quello della democrazia partecipativa, tema importante in un mondo in cui gli strumenti di comunicazione favoriscono sempre di più l’interconnessione tra le persone, e conseguentemente la possibilità di scambio di idee, opinioni, notizie.
ottima cosa la democrazia partecipativa, forse ancora meglio della democrazia diretta tanto cara al nostro amico di tastiera paolo barbieri, ma poi questa forma di interazione tra istituzioni e cittadini, tra rappresentanti e rappresentati, bisogna in qualche modo praticarla. e qui nasce la domanda delle cento pistole: “come?”
perché fino a quando si parla di princìpi e di fondali siamo tutti d’accordo, ma quando si tratta di passare dagli scenari, più o meno suggestivi, ai fatti, allora incominciano i distinguo e, ahimé, i dolori.
io credo che i principi vanno messi in pratica subito, là dove si può e là dove si ha la possibilità di farlo, non importa quanto grande e significativo sia il contesto nel quale si opera.
e quindi immagino che chi scrive di “costruzione condivisa delle decisioni”, nel momento in cui si trova a coordinare qualcosa o qualcuno, metta immediatamente in pratica questo principio che afferma essere sacrosanto, si trattasse pure di coordinare un cineforum o una società sportiva amatoriale.
ma nel momento in cui ci si trova a far parte del coordinamento di un circolo importante di un’associazione come libertà e giustizia, allora si ha l’occasione ideale per mettere in pratica quel principio e dimostrarne con i fatti la validità, proprio in un contesto culturalmente e politicamente pronto e preparato ad accogliere istanze di questo tipo.
il che è esattamente ciò che è mancato in questi mesi all’attività del gruppo di coordinamento del circolo.
(segue)
