in un forum la comunicazione è (deve essere) pluridirezionale: è solo questa modalità, infatti, che consente l’arricchimento dei partecipanti, e che dà un senso all’esistenza di una piazza dove si scambiano idee attraverso la discussione.
ciascuno dei partecipanti è portatore di idee, originali o acquisite tramite la lettura e fatte proprie per intima convinzione; ciascuno di noi, nel partecipare al forum, comunica queste idee e si confronta con le idee comunicate dagli altri.
regola non scritta ma tacitamente accettata da tutti coloro che si trovano in piazza, è che tutte le comunicazioni abbiano pari dignità, che il disaccordo comporti il confronto, magari anche serrato, ma non la delegittimazione dell’interlocutore. in questo caso necessariamente la piazza chiude, o quanto meno si divide tra interlocutori legittimati (da chi?) e resto del mondo: questa non è una mia convinzione, questo è ciò che accade, come si può facilmente riscontrabile navigando in rete.
esistono anche delle regole codificate, che hanno la finalità di rendere possibile la libera circolazione delle idee e garantire la fruibilità dei contributi di tutti i partecipanti; ed esistono delle regole che i partecipanti ad una certa discussione si possono dare, valide solo all’interno di quella discussione, e che hanno la finalità di facilitare la reciproca comprensione, magari attraverso la condivisione di un ordine e di un metodo.
ma, a quanto mi risulta, non è corretto che si stabiliscano delle regole che codifichino cosa si può e cosa non si può dire all’interno di una discussione, purché, ovviamente, si rimanga dentro i confini della tematica e del rispetto reciproco.
chi imposta una discussione, ne è naturalmente il dominus e ha tutto il diritto di pretendere di non essere disturbato da interventi fuori tema o che ne turbino il regolare svolgimento; ha anche il diritto di proporre un metodo, ma non quello di classificare gli interventi in buoni e cattivi, adeguati o inadeguati, a seconda che rispondano o meno a certi criteri da lui arbitrariamente stabiliti.
c’è chi affronta un argomento in modo ideologico e chi lo affronta in modo pragmatico: entrambe le modalità hanno (devono avere) pari dignità, e se risulta difficile conciliarle all’interno di una discussione, è responsabilità degli interlocutori (di tutti indistintamente) operare in modo che il confronto non risulti sterile e che chi legge, anche senza partecipare attivamente, possa formarsi un’opinione. ma non si dà (non si può dare) che chi affronta una tematica in termini ideologici non solo rifiuti il confronto, ma addirittura arrivi a delegittimare gli interlocutori che la affrontano in termini pragmatici. e viceversa, ovviamente.
è del tutto legittimo e rispettabile non adeguarsi a questa modalità di discussione, ma in questo caso la rete offre altre tipologie di comunicazione per esprimersi, tipicamente il blog.
chiedo scusa per avere tediato gli amici della piazza, ma ho ritenuto doveroso comunicare queste riflessioni, che stanno alla base della risposta che ho dato ad elio micciché in altra sezione.
e naturalmente quella che ho esposto non è la verità, è la mia opinione.
