Classe unica

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Messaggioda biffo45 » 23/04/2012, 12:16

Classe unica
Avanza e tracima il regno dei borghesi, retto da preti e questurini, di piccolo calibro come di alto bordo, odioso lui, ma ancor più odiosi coloro che lo favoriscono in ogni modo, dato che “borghesia” è ora tutta quanta la popolazione italiana, proletari e sottoproletari compresi, che non anelano ad altro che ad omologarsi a questa marmellata, macedonia, pot-pourri e melting-pot di bassa lega; quella che fu la grande classe rivoluzionaria di un tempo, è ora terreno di coltura dell'appiattimento reazionario, dell'insulto universale all'aria fresca e pura, calatasi in una palude eternamente egoista e conformista. Essa è diventata condizione immanente di ceto e censo, cultura e capacità intellettuali, un tentativo di becero equilibrio, una melensa mediocritas plumbea, non aurea: stavolta, in medio stat vitium, non virtus. Lo sa bene il Senatùr, che ha sempre dialogato con leghisti ed oppositori, appunto, con il dito medio della mano; e la raffinata Santanchè ne ha seguito l’esempio. Come si è giunti mai ad sversare questa vasta macchia d'olio, in continua e perenne espansione? Perchè non esistono più, come nella società ottocentesca, contrapposizioni reali di classi; la borghesia è semplicemente la parte soddisfatta del nostro popolo, seduto e sedato, che nuota nel mare magnum dei prodotti tecnologici elettronici, di cui opera un consumo ossessivo e parossistico, alla perenne ricerca di un prossimo, vicino o lontano, con cui connettersi, ma solo virtualmente. Se Marx vivesse e scrivesse ora, non saprebbe più con quale classe proletaria e sottoproletaria dialogare, per sostituire la massa enorme ed abnorme di una borghesia allargatasi oltre misura. Ogni attività umana e divina, sacra e profana, è sotto libro-paga dell'Iperborghesia attuale. Essa ha creato un mondo a sua immagine e somiglianza, nel quale tutti, ormai, ambiscono di entrare, facendone implicita e remota domanda, tramite i social-network, gli unici cui pare indispensabile iscriversi, per sentirsi in e trendy ed al sicuro dal contatto fisico troppo ravvicinato tra esseri umani. Ogni uomo è un'isola, l'apprendista stregone borghese non riesce più a dominare le potenze di tendenza, da lui maldestramente evocate. Di fronte all'impressionante fenomeno del neocapitalismo produttivo e compulsivo, del neofeudalesimo consumistico, che differenza ci può essere ancora tra la borghesia e gli altri ipotetici ceti? Lo aveva già denunciato Pasolini, più di 40 anni orsono. La società borghese odierna manca assolutamente di eroismo e l'omologazione sociale, in ogni settore, è indipendente dal singolo individuo ed ha costituito una sua individualità, mentre la persona è dipendente e priva di specificità. Sia la borghesia di destra che quella di sinistra proseguono nell’andazzo, ormai pluridecennale, di vivere scontente di quello che hanno, ma felici per quello che sono. Chi si accontenta, non gode, per la precisione, ma bofonchia e borbotta, fa spallucce, ma poi tira diritto per la solita strada. Questa classe unica nuota, lenta, tra un mare di noia, alimentato da fiumi, torrenti o semplici rivi di vil moneta; e il naufragar le è dolce in questo mare.... Ogni tanto, qualcuno si stacca dal flusso, indossa la divisa, temporanea, dell’agitatore, seguito da codazzi di agitati -come nel ’68 e dintorni-, che si illudono di abbattere la specie stessa da cui provengono, in un suicidio collettivo, mentre non fanno che crearne una nuova, composta dai medesimi ingredienti qualitativi, posti in un ordine e con quantità solo leggermente diverse dalle precedenti; ma il risultato, come nel vecchio gioco del 15, è poi sempre il medesimo. Questa one size sociale sogna solo le cose possibili, e si levano da essa solo i moralisti, quelli da lettera anonima, o da velina sulle scollature muliebri, come il soave Oscar Scalfaro, l’Antonio Mazzuolo divenuto Capo dello Stato. Le donne sono ridotte, molto spesso con il loro compiaciuto consenso, ad oggetto della libido di massa; non più angeli del focolare, ma del genitalismo a pagamento, consumato in fretta, senza emozioni, come un menu del McDrive. Mi viene alla mente il finale di “Romeo e Giulietta” di Shakespeare, dove il Principe Scaligero grida in faccia a tutti gli astanti, sciolti in lacrime da coccodrillo: “Siamo tutti colpevoli, siamo tutti puniti!”. Qui invece, ai discendenti melensi di padri e nonni proletari e sottoproletarii, contadini od operai, manovali o fattorini, si potrebbe rinfacciare che sono tutti borghesi; ma, a loro parziale giustificazione, è a questo, in fondo, che i loro stessi parenti più prossimi tendevano ed anelavano. Purtroppo o per fortuna…
Franco Bifani
biffo45
 
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