la civiltà multinazionale

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la civiltà multinazionale

Messaggioda paolodegregorio » 28/01/2012, 18:21

- la civiltà multinazionale –
di Paolo De Gregorio, 27 gennaio 2012

Secondo una inchiesta pubblicata dal New York Times, basata su documenti della multinazionale Apple e su testimonianze di ex impiegati e dirigenti, le condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi, dove si producono i gioielli della “mela”, sono le seguenti:

-12 ore al giorno per 6 giorni la settimana
-paghe al di sotto della minima
-trattenute sul salario in caso di punizioni
-dormitori con 7 lavoratori per stanza
-assunzioni di minorenni
-centinaia di operai intossicati dalla sostanza velenosa utilizzata per pulire gli schermi degli iPhone
-un ex lavoratore ha detto: “ad Apple non è mai interessato null’altro che incrementare la qualità del prodotto e diminuire il costo”.

Il vero “spirito del capitalismo” e il “comunismo cinese” vanno a braccetto nello sfruttamento bieco della classe operaia, non c’è distinzione se quello che ti sfrutta è il padrone o il Partito, ma sempre in nome dello “sviluppo” e della “inevitabile” globalizzazione.

Tornando dalle nostre parti, mi piacerebbe domandare a Monti e ai suoi professori, che parlano tanto di ripresa e sviluppo, su quale base pensano di conquistare mercati, se vi sono paesi come la Cina, l’India, l’Indonesia, il Vietnam, che producono merci, anche di qualità e con marchi occidentali, a costi 10 volte inferiori a quelli italiani e sono presenti in tutti i settori.

Se la matematica non è una opinione, ciò è impossibile e la tendenza visibile è (se restiamo nelle logiche della globalizzazione) che anche altri settori saranno conquistati dai paesi emergenti, come è già successo per il settore tessile italiano, i cantieri navali, quello siderurgico, che sono spariti, e molti altri settori ridimensionati o in difficoltà..
La risposta di migliaia di imprenditori italiani è stata quella di delocalizzare in paesi tipo Romania, Albania, Tunisia, ma è una fuga dalla responsabilità verso quei cittadini italiani rimasti senza lavoro e il declino dell’Italia è assicurato comunque.

A me è chiara una cosa: la globalizzazione conviene a chi ha materie prime, lavoro a basso costo, strutture produttive multinazionali. All’Italia, che non possiede nemmeno una di queste caratteristiche, la globalizzazione NON CONVIENE, e in fondo nemmeno all’Europa, che ha costi di lavoro simili, alti, poche multinazionali, poche materie prime.
Passare attraverso una assurda e letale competitività globale, di tutti contro tutti, decretando il successo per chi sfrutta con più cinismo i lavoratori o per chi si impadronisce delle materie prime a costo di guerre di aggressione, è una FOLLIA che fa regredire il genere umano verso la barbarie, la completa instabilità e assenza di futuro.

L’unica via d’uscita è quella di ritirarsi dalla WTO e poter mettere dazi o divieti di importazione per tutte quelle merci che possono essere prodotte localmente, dando certezze a imprese e lavoro, mettendo al primo posto i consumi interni e la piena occupazione, con la strategia di gettare le basi per una solida autosufficienza energetica ed alimentare, che sono i soli fattori che ci possono mettere al riparo da speculazioni, crisi petrolifere, crisi finanziarie.

Sarebbe ora che si pensasse seriamente ad abbandonare la dittatura dei mercati e delle banche, poiché di vera dittatura si tratta, pensare al consumismo come ad una orgia che è finita, e occuparci di sostenibilità, energie rinnovabili, agricoltura biologica, riutilizzazione dei rifiuti, ritorno massiccio alle campagne, fine delle spese militari.
Paolo De Gregorio
paolodegregorio
 
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Re: la civiltà multinazionale

Messaggioda claudiofortis » 29/01/2012, 13:11

La soluzione non è meno WTO, ma più WTO. Con la possibilità però di intervenire con più regole, più controlli da parte di Organizzazioni sovranazionali. Non è chiudendosi nella propria roccaforte protezionistica che si risolvono i problemi, questo genera solo paure e risentimenti. Bisogna combattere perchè in tutti i paesi non ci sia più lo sfruttamento dei lavoratori, salari da fame, condizioni disumane di lavoro. Bisogna aumentare gli scambi e il commercio mondiale, perchè ci arricchisce tutti e non mi riferisco solo ai beni materiali. Opporsi oggi alla Globalizzazione è come se nel XIV° secolo ci si fosse opposti al Rinascimento incipiente. La Globalizzazione va regolata con leggi che favoriscano l'equità sociale e una più giusta redistribuzione del reddito.
L'Utopia è una ONU con reali poteri...ma allo stato delle cose mi accontenterei di una Europa politica finalmente federale.
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Re: la civiltà multinazionale

Messaggioda Guido Maselli » 29/01/2012, 15:40

poter mettere dazi o divieti di importazione per tutte quelle merci che possono essere prodotte localmente,

Già e poi illudersi che gli altri ci vendano quel che non possiamo produrre al prezzo che ci conviene?
Una ricetta che odora di di dejà vu (fascismo con una spolveratina rosa socialisteggiante) dalla quale non può mancare l'irrancidito ingrediente dell'attacco alle plutocrazie.
Senza dimenticare che la famigerata globalizzazione/delocalizzazione ha levato dalla fame svariate centinaia di milioni di persone che hanno il solo torto di non essere italiani. Nessuno avverte sentore di localismo leghista allargato?
Un mix di offese alla logica e al senso dell'umanità riproposto con pervicacia degna di miglior causa.
Giacqui con due signore: Vittoria e Sconfitta. Entrambe fingevano.
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Re: la civiltà multinazionale

Messaggioda plinio designori » 29/01/2012, 15:45

"la globalizzazione conviene a chi ha materie prime, lavoro a basso costo, strutture produttive multinazionali"

posto che, come ho già detto più volte e checché ne pensi (sbagliando e non di poco) paolo degregorio, l'italia le strutture produttive multinazionali le ha, qualcuno mi dovrebbe spiegare come fa la germania a sopravvivere ben più che dignitosamente, visto che è sprovvista di materie prime e ha un costo del lavoro più alto di quello italiano.
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