Moderatore: daniloalbini
Paolo Barbieri scrive:
15 ottobre 2011 alle 09:24
Costruire la rivoluzione
16 giugno 2011 – 47 Commenti »
Sandra Bonsanti
Rivoluzione mite: l’impegno della società civile
30 giugno 2011 – 46 Commenti »
Sandra Bonsanti
La rivoluzione mite delle cassandre
27 agosto 2011 – 72 Commenti »
Sandra Bonsanti
paolo barbieri
Sempre più grave la situazione del Paese.
Sempre meno sopportabili i comportamenti della casta
Sempre più gente nelle strade e nelle piazze. E sempre più “arrabbiata”.
Sempre più polizia antisommossa.
Sempre più urgente e indispensabile la RIVOLUZIONE MITE, guidata dalle LIBERE ECCELLENZE DELLA SOCIETA’ CIVILE, per disinnescare possibili eccessi e per produrre i risultati concreti e utili che le manifestazioni non possono produrre, ma solo indurre a “furor di popolo”
Care amiche rivoluzionarie e gentili
se esiste una sezione maschile della vostra rete, mi piacerebbe proprio farne parte per poter partecipare nella vita almeno ad uno di quei movimenti e/o eventi che hanno segnato nella storia l'evoluzione dei popoli, provocando balzi repentini nel suo dispiegarsi.
Ma... ma se davvero avete intenzione, come ho letto, di affidare le vostre ansie rivoluzionarie alla dialettica partitica, per come essa si dipana mediocremente nei nostri palazzi, dubito che possa avanzare a balzi repentini, ma piuttosto a passi di lumaca e di gambero, con pesanti compromessi a perdere, fino a frustrare nei contenuti e nei tempi, le pur fondamentali e mature richieste.
A meno che ...a meno che i partiti ai quali vi rivolgerete, che sono anche i miei, non decidano di tornare a guardare alla cittadinanza, abbandonando la prassi della ricerca ad ogni costo di accordi di vertice, anche chiaramente contraddittori e deludenti. Preconizzando a questo modo anche un successo elettorale capace di dare al Paese, finalmente, una guida progressista coesa e libera da compromessi invischianti, attingendo largamente al “non voto”.
Non mi sfugge il fatto che la rivoluzione che perseguite sia prettamente di “genere”, ma mi domando e vi domando quanto sia possibile in una repubblica tanto bisognosa di una rivoluzione generalista. E la risposta è che non possano viaggiare disgiunte.
Personalmente da anni cerco sbocchi al mio insofferente animo rivoluzionario democratico e nonviolento. E sono convinto di averli trovati dentro la nostra perfetta Costituzione. E mi piace definire la mia rivoluzione “Costituzionale”. Ma potrebbe indifferentemente chiamarsi Gentile o Mite o Dolce, che non prevede ne violenza ne illegalità.
Se non vi ho già stancato, provo a farvi partecipi del mio disegno, che nel tempo, pur avendo trovato eccellenti estimatori (anche documentabili), non ha invece trovato autori in grado di attuarla. Chissà che non possa essere la proverbiale concretezza femminile a precipitarla nella nostra realtà, da tempo in attesa.
E perchè accada, basta infine soltanto esercitare concretamente la COSTITUZIONE, non solo amarla, difenderla, stimarla: SOLTANTO ESERCITARLA, brandendo decisamente i seguenti articoli:
1 - La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione
71 - Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno 50mila elettori, di un progetto redatto in articoli
50 – Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità
40 – Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano
Ed anche il 2 e il 3.2 entrano a buon diritto in questo “arsenale rivoluzionario”
Sono ben consapevole che l'art. 71 non ha prodotto finora una benchè minima leggina. Per 2 motivi: l'arroganza del potere che non vuole interferenze dal basso e fagocita referendum come noccioline, e i numeri esigui dei proponenti e sottoscrittori, che non potevano, per questo, fregiarsi della qualifica di "Popolo Sovrano".
Ora perchè una rivoluzione sia tale, deve provocare cambiamenti significativi e apprezzabili da subito (o quasi) per qualità e quantità, per cui NON una sola proposta di legge secondo il 71, ma una decina di proposte generaliste, le più attese dalla gente, le più promesse e disattese dalla politica, a recupero e difesa della qualità della democrazia e della nostra dignità, e altre (5/10) di genere care alle donne e non solo.
Proposte sottoscritte singolarmente da 100 mila elettori per soddisfare la norma, e sostenute nell'insieme da 15/20 milioni di firme nella forma semplificata della petizione (art 50), per dare concretezza imponenza e immanenza alla SOVRANITA' POPOLARE.
E non ditemi che sono troppe in tempi in cui quasi ogni giorno migliaia di persone consumano suole e speranze in manifestazioni purtroppo sempre fini a se stesse, non ditemi quando il 13 febbraio eravamo un milione, non quando in 28 milioni siamo andati al voto referendario, ne quando alla parola “rivoluzione” su FB rispondono decine e decine di comunità, ne quando l'aventino elettorale lucido e razionale vale 12 milioni di voti: Raccogliere firme sotto una petizione a sostegno è meno impegnativo, meno pesante, meno difficile e costoso di tutto questo.
E se il potere vorrà ancora ignorare o sfoggiare il massimo dell'arroganza, ebbene allora l'art. 40 darà la stura a una manifestazione popolare non più fine a se stessa, ma con obbiettivi chiari precisi definiti e ottenibili, con l'autorità e l'utorevolezza della Costituzione e del Popolo Sovrano che, esercitandola, ne pretende il rispetto pieno e reale. Sino al conclave nonviolento dei palazzi del potere, perchè non riesco a credere che una Rivoluzione a misura di donne e di cittadinanza possa uscire da un Parlamento bivaccato dalla casta senza la determinata e incoercibile pressione della SOCIETA' CIVILE, finalmente consapevole della propria SOVRANITA' COSTITUZIONALE.
paolo barbieri
Se davvero si vuole ricostruire il Paese, dopo gli anni del degrado politico e civile dell’era Berlusconi, LeG pensa che la plolitica debba affrontare con coraggio e determinazione il caso Lombardia. Non è certo sufficiente, ma sarebbe un buon inizio.
Caro Paolo è un'idea che molto mi piace! Posso leggere la tua lettera in pubblico all'incontro che terremo a roma il 28 gennaio per discutere noi donne di una formazione di una grande Rete delle Reti? Grazie e un grande abbraccio stef
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...Per ricucire questo filo spezzato occorre che l'ago sia in mano ai cittadini. Se non si riflettono più nel Parlamento, se nemmeno il governo vi si specchia, allora è il Parlamento che d'ora in poi dovrà riflettersi in una diretta decisione popolare. Servono più referendum, ecco la terapia. Servono consultazioni popolari, come quelle che il governo Monti ha già messo in cantiere sul valore legale della laurea. Ne otterremmo, se non altro, un po' di pace: se perdi il referendum, non puoi più prendertela con il governo di Roma. E d'altronde c'è un solo modo per riabilitare il nostro Stato: a questo punto i cittadini devono farsi Stato.
Michele Ainis
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