Il marcio ab origine della Lega : un’analisi sorprendente !

laddove si parla di attualità politica.

Moderatore: daniloalbini

Regole del forum
Le finalità di questo forum sono quelle di LeG.
La regola prima è quella sottoscritta con l'iscrizione allo stesso, le successive sono date dal civismo dei partecipanti stessi.
Le caratteristiche dell' intervento sono fissate dal moderatore di turno che, nel mio caso, sono:
fatevi leggere anche dal primo che capita qui per sbaglio, non citate troppo gli altri citate il vostro pensiero, rispettate i temi, non aprite cartelle doppie, poche arlecchinate grafiche ed ogni tanto ridete. Chiamasi fruibilità per tutti, scriventi e lettori.

Il marcio ab origine della Lega : un’analisi sorprendente !

Messaggioda cantone_nordovest » 01/05/2012, 12:57

Una chiave di lettura , un “codice” dirompente per razionalizzare il fenomeno Lega (e non solo)

www.lindipendenza.com/lega-bossi-pci/

<< (..) il partito che ne venne fuori era la perfetta fusione di alcuni degli elementi costitutivi di DC , PSI e PCI.

In estrema sintesi, dai comunisti Bossi copiò il “centralismo democratico” con tutti i suoi corollari - dai socialisti, tattica e strategia politica - dai democristiani prese la voglia di compromesso e il costante gioco al ribasso, un doroteismo di fondo che accompagnerà la Lega sia nella lotta che nel governo

Ma dal Partito comunista Bossi prese qualche cosa di ben più importante della regola che “il capo ha sempre ragione” : ossia l’idea dell’esistenza della doppia verità, una fatta per i semplici militanti e l’altra ristretta a una cerchia di accoliti del capo.

Un aneddoto storico illustrerà meglio il punto. Un partigiano, segretario comunista di una provincia del Nord, si recò negli anni Cinquanta a visitare l’Unione sovietica. Al suo ritorno convocò tutti i militanti locali e disse apertamente che se fosse accaduto qualcosa del genere da noi avrebbe ripreso il mitra e sarebbe tornato in montagna. La cosa giunse all’orecchio di Togliatti, il quale lo convocò a Roma e gli parlò con grande franchezza. “Vuoi che non sappia cos’è l’URSS? Ma a dire certe cose si fa il gioco dell’imperialismo americano e si nuoce agli interessi del proletariato”. Da quando fu reso edotto della principale doppia verità sulla quale si fondava il partito, l’ex partigiano diventò il migliore e il più fedele fra i dirigenti comunisti, perché faceva parte della cerchia degli affiliati di primissimo grado.

Alcuni sostengono, ma lo aggiungo solo per dovere di cronaca, che i comunisti avessero mutuato l’idea di una verità adatta alle masse e di una che si attaglia ai chierici, da un’importante e plurimillenaria istituzione non irrilevante nelle aree italiche

La serie delle doppie verità leghiste iniziava con l’End-Ziel, lo scopo finale, per poi ripercuotersi su tutta la linea.

Il federalismo era sì il sogno dei militanti, l’auspicio degli elettori, e forse era anche guardato con simpatia dai parlamentari - ma si tramutava in oggetto di privata ironia da parte della piccolissima cerchia dei dirigenti che contano (un po’ come l’ideale della società senza classi fra i comunisti).

Se così con fosse stato, sarebbe risultata impossibile l’indicizzazione sgangherata dell’End-Ziel negli ultimi 20 anni : macroregioni, indipendenza , devolution , federalismo comunale etc.

Bossi agiva sulla base di un motto del marxista revisionista Bernstein (1899): “Il movimento è tutto, il fine è nulla”

Su di una cosa il capo si discostò, invece, dall’esempio del Partito comunista. Quest’ultimo, infatti, da Gramsci in poi, aveva sviluppato un’autentica venerazione per gli intellettuali, nella convinzione che alla fine le masse pensano esattamente come le élite. Se conquistare i centri nevralgici dell’industria culturale era stato l’imperativo categorico del “comunismo occidentale”, Bossi si dimostrò in questo campo allievo di un comunista asiatico: Pol Pot

Per qualche anno fu tollerata nella Lega la presenza di una delle più lucide menti della cultura di lingua italiana, Gianfranco Miglio, ma il sospetto nei confronti di coloro che apparivano alfabetizzati non abbandonò mai il movimento bossiano

E, infatti, incapace prima di elaborare l’eredità di Miglio e in anni più recenti di leggere e semplicemente recitare, un “manifesto politico” regalato da Ricolfi quale “Il sacco del Nord” - la Lega si è trasformata dal “peggior strumento per la migliore battaglia” ad una macchina di potere al servizio del nulla (o di “the family”).

Anzi , la Lega ha rappresentato la garanzia che il “sacco del Nord” sarebbe proseguito senza troppe chiassate >>

(by Luigi Marco Bassani)
cantone_nordovest
 
Messaggi: 87
Iscritto il: 26/06/2010, 12:40

Torna a Taccuino di primavera

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron