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	<title>Libertà e Giustizia</title>
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	<description>La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà - Alexis De Tocqueville</description>
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		<title>Ora il Pd reagisca</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Partiti e democrazia - Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa aspetta il Pd ad aprire con la gente un dialogo più alto e più serio sulla crisi della politica? La crisi è molto grave. I corrotti ci sono, ma la classe politica non è una banda di ladri. Perciò va benissimo espellere le &#8220;mele marce&#8221;. deferire gli indagati alla commissione di garanzia. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Che cosa aspetta il Pd ad aprire con la gente un dialogo più alto e più serio sulla crisi della politica? La crisi è molto grave. I corrotti ci sono, ma la classe politica non è una banda di ladri. Perciò va benissimo espellere le &#8220;mele marce&#8221;. deferire gli <strong>indagati</strong> alla <strong>commissione di garanzia</strong>. Ma ha ragione <em>l&#8217;Unità</em>.</div>
<div></div>
<div>La discussione che a noi spetta aprire deve riguardare il problema del perché la crisi sia così profonda e rischia di sfociare nel dramma di una democrazia malata e impotente. E quindi deve riguardare il problema della sua riforma. Questo è il nostro compito e il nostro dovere.</div>
<div></div>
<div>Non possiamo più accettare che di noi si parli solo per dire che il Pd &#8220;non esiste&#8221;: &#8220;non parla&#8221;, &#8220;non sa cosa vuole&#8221;. Altroché se esiste. Con tutti i suoi limiti esso rappresenta (forse per caso?) il solo <strong>perno solido</strong> dell&#8217;<strong>operazione &#8220;salva Italia&#8221;</strong>. Io ne ho viste tante nella mia lunga vita. Ma non ricordo una guerra feroce come questa. Sento che la democrazia è in pericolo. Intendendo per democrazia, ciò che consenta alla gente non solo di votare e di vedere i dibattiti in tv, ma di partecipare alla vita statale attraverso i suoi organismi intermedi, i suoi partiti. Perciò è così importante riformare i partiti e cacciare i <strong>corrotti</strong>. Ma bisogna anche sapere a che gioco si sta giocando. La posta è altissima. Cosa c&#8217;è dopo il governo Monti? Si può affermare una nuova classe dirigente o, sia pure in forme nuove, resta l&#8217;Italia di sempre? I poveracci pagheranno il conto e restano al comando quelle forze, quei mondi e quei poteri forti responsabili di aver consegnato l&#8217;Italia a Berlusconi e che in tutti questi anni gli hanno consentito di ridurla in queste condizioni: un paese sull&#8217;orlo della catastrofe, reso impotente di fronte ai saccheggi dell&#8217;<strong>oligarchia finanziaria</strong> e per di più irriso in tutta Europa e nel mondo. Qui sta il cuore dello scontro. Adesso nessuno può più negare la gravità della crisi. Il problema allora diventa quello di contro chi indirizzare la protesta. Contro la sinistra? Fino a un certo punto. Del resto chi è più di sinistra di Tremonti? In realtà contro il Pd. Cioè contro quella forza che, con tutti i suoi limiti, è la sola che potrebbe prendere realmente in mano la guida del Paese e riformarlo rendendolo più giusto.</p>
<div>Avverto subito che non sto cercando giustificazioni per il mio partito. Anzi. Io penso che noi stiamo sottovalutando il peso e la gravità di ciò che accade. Non mi consolano i buoni sondaggi. Al di là di essi esiste &#8211; altroché &#8211; un problema enorme di distacco della gente dalla <strong>democrazia</strong> dei partiti. Ma forse non ci rendiamo conto che non si tratta del solito, vecchio anarchismo italiano. C&#8217;è ben altro. C&#8217;è un grande vuoto. C&#8217;è la debolezza di una risposta democratica ai nuovi, grandi interrogativi, perfino esistenziali, posti da quella che non è solo una crisi dell&#8217;economia ma un passaggio della storia mondiale. Si è rotto un ordine, ed è per questo che il vecchio sistema politico non solo non regge più ma non tornerà più. Ma è esattamente qui che sta la necessità di un nuovo partito come il Pd, più largo della vecchia sinistra ma che sia capace di collocarsi all&#8217;altezza del nuovo livello dei problemi. Quel livello in cui la lotta politica interna non si distingue più da quella estera e che un partito nazionale diventa parte integrante delle forze europee che vogliono restituire all&#8217;Europa e alla sua civiltà un ruolo globale. Così da poter finalmente lottare ad armi pari contro lo strapotere delle oligarchie.</div>
<div></div>
<div>Perciò è così grave e insidioso l&#8217;argomento ripetuto in modo ossessivo che i partiti sono tutti uguali. Non è vero affatto, e non solo per ragioni morali. Ma rispondiamo, perbacco, con le rime. Domandiamoci quali problemi e quali pensieri occupano le menti delle nuove generazioni. Io penso che ha ragione Vendola quando parla della necessità di una nuova &#8220;narrazione&#8221;. Quella che lui propone non va bene ma il problema è questo. Si è aperto un enorme problema non soltanto economico ma di legittimità anche morale per un sistema come questo in cui l&#8217;economia di carta si mangia l&#8217;economia reale. Dietro i travagli dell&#8217;euro c&#8217;è la rottura del <strong>patto sociale</strong> tra il <strong>capitalismo industriale</strong> e la democrazia che ha garantito per quasi un secolo il progresso dell&#8217;Europa moderna. Esattamente questo è il cuore del problema: mettere in campo una nuova soggettività politica e culturale che abbia la forza di misurarsi con l&#8217;oligarchia non in nome di una inesistente rivoluzione proletaria ma di un nuovo patto democratico e sociale. Bersani fu trattato come un poveretto perché negli anni di Berlusconi cercava di dire alla tv che l&#8217;economia stava andando a rotoli e che questo dato era preoccupante almeno quanto le notti del Cavaliere. Poi tutti, due mesi fa, hanno scoperto lo &#8220;spread&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Ma io vorrei soprattutto insistere sulla ragione principale della crisi della politica, la quale sta nel fatto che il <strong>lavoro umano</strong> è stato <strong>emarginato</strong> e che è stata avvilita la sua stessa funzione sociale. Qui sta la spiegazione di tante cose essendo il lavoro (non dimentichiamolo) il garante dei diritti politici e civili di tutti. La base dello Stato democratico.? Di qui la mia ostinata battaglia in difesa del Pd. Da un lato io non mi nascondo affatto la debolezza di un partito ancora appesantito da una vecchia idea della politica essenzialmente dall&#8217;alto e molto ristretta dentro i vecchi canali notabilari (candidati, elezioni, luoghi istituzionali, ecc.). E sostengo la necessità per il Pd di occupare un terreno di battaglie più ampio, che è il terreno delle nuove idee da contrapporre alla forza vera dell&#8217;avversario. La quale nel mondo attuale sta soprattutto in quella estrema <strong>concentrazione</strong> della <strong>ricchezza</strong> immateriale che consiste nel controllo delle coscienze. Nella capacità di imporre una visione della realtà come strumento di direzione di una società atomizzata.</div>
<div></div>
<p>Ma è proprio questa analisi delle cose che mi spinge non solo al sostegno ma alla militanza in un partito come questo. L&#8217;orgoglio di un militante che sa benissimo che la politica è in crisi e che in molte zone è anche corrotta. Ma sa quanto ha pesato, e pesa tuttora, il fatto che i grandi poteri sono altrove, ben oltre i confini di Montecitorio, e conosco il peso dell&#8217;intreccio politica-affari e la assoluta necessità di un sistema mediatico più libero che parta dai fatti e che fornisca non solo opinioni (peraltro tutte uguali) ma informazioni vere. Bersani fu trattato come un poveretto perché negli anni di Berlusconi cercava di dire alla tv che l&#8217;economia stava andando a rotoli e che questo dato era preoccupante almeno quanto le notti del Cavaliere. Poi tutti, due mesi fa, hanno scoperto lo &#8220;spread&#8221;. Ma io vorrei soprattutto insistere sulla ragione principale della <strong>crisi della politica</strong>, la quale sta nel fatto che il lavoro umano è stato emarginato e che è stata avvilita la sua stessa funzione sociale. Qui sta la spiegazione di tante cose essendo il lavoro (non dimentichiamolo) il garante dei diritti politici e civili di tutti. La base dello Stato democratico.</div>
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		<title>La domanda di Veca: “Ma il Pd fa politica o affari?”</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Partiti e democrazia - Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Veca]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/02/03/la-domanda-di-veca-ma-il-pd-fa-politica-o-affari/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/02/S_Veca1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="S_Veca" /></a>Il filosofo Salvatore Veca, garante e direttore delle scuole di LeG, parla del Partito democratico, delle sue contraddizioni e conflitti interni, dei casi di corruzione tra i suoi membri. Il Pd deve recuperare il capitale di fiducia delle persone. E poi, chiarire gli obbiettivi, ritrovarli. E riprendere   ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14343" title="S_Veca" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/02/S_Veca1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Salvatore Veca è stato per anni il “filosofo di riferimento” della sinistra moderata. Ha inventato la parola “migliorista”, per definire la corrente riformista che faceva capo, nel Pci, a Giorgio Napolitano. Con Linkiesta parla di un capitale di fiducia che si sta dissipando e di un problema di sistema nel rapporto tra Pd e potere economico. E di un partito, in generale, che paga l’essere stato, sostanzialmente, una fusione tra due consigli di amministrazione. Mentre infuria la polemica, riproponiamo la nostra intervista sul Pd e la questione morale.<br />
Era alla presentazione della Scuola di Cultura Politica, a Milano. Salvatore Veca ha applaudito alla riapertura di una scuola per la politica (alla seconda edizione, alla Casa della Cultura, al weekend, con discussioni e tutorial) che ritiene «necessaria per comprendere i fenomeni, sempre più complessi della realtà globale». Un’iniziativa che colma una lacuna, e apre una speranza, anche per un nuovo interesse per la politica. Anche non subito: «sono cose che danno risultati sul medio, o sul lungo termine». Si tratta di restituire al Paese un centro di riflessione, di studio e comprensione di un mondo che cambia. Ma in tutto questo, Veca, professore ordinario di Filosofia Politica all&#8217;Università di Pavia, ha accettato di discutere con Linkiesta l’anima del Partito Democratico. Lui che ha inventato la parola “migliorista” per definire la corrente moderata che, nel Pci, faceva capo a Giorgio Napolitano discute del Partito Democratico in cerca di una bussola, proprio mentre il berlusconismo vede il suo crepuscolo.<br />
Professor Veca, a proposito di medio e lungo termine, lei ha visto nascere il Pd, che ora attraversa una crisi di sempre, di unità, di immagine e di strtegia. Dove è stato l’errore? Di chi?<br />
Io il progetto del Partito Democratico l’ho seguito da dentro, l’ho votato, ero d’accordo. Però è nato come fusione di due componenti politiche, storiche, ideologiche diverse. È un dato di fatto, leggibile nel suo Dna. Qui è il problema: nato dall’alto. Il modo in cui è accaduto ricorda un consiglio di amministrazione: ecco. Il Pd è il risultato della fusione dei consigli di amministrazione di due partiti. E i risultati sono questi.<br />
Quali?<br />
L’unione non ha dato luogo a quel “meticciato di identità”. Hanno mantenuto differenze di matrici, di identità e, soprattutto, di obbiettivi. Dovevano contaminarsi, non l&#8217;hanno fatto. C&#8217;è un obiettivo comune? No. E in tempi di crisi, invece che unirsi e fare fronte comune contro le tempeste, si dividono. Sono rimaste le identità di una volta.<br />
È così grave?<br />
Sì. Come può essere un attore politico efficace, se non ha unità? L&#8217;ho detto anche a Rosy Bindi: non contano i motivi che stanno alla base delle scelte, contano i fini. E qui mancano. Ma mancano anche tra i “giovani” del partito, che poi tanto giovani non sono. Voglio dire: molti di loro hanno vissuto il passaggio dai Ds al Pd, alcuni addirittura del Pci. E anche la cooptazione, chi la fa? Chi viene cooptato? Non c&#8217;è mobilità sociale, in Italia. E lo stesso accade nel Partito Democratico: è un luogo di densità, non si fa strada con facilità, se non si ha dietro una storia. E questo, per certi versi, non è sempre un male. Però dà origine a meccanismi che possono essere distorti. Più in generale, il problema profondo è che non si riesce più ad avere un orizzonte comune. Questo provoca mancanza di fiducia da chi sta fuori. E dovrebbe essere un motivo di riflessione seria: per coerenza, per serietà. Cos&#8217;è che divide?<br />
Tante cose. Ad esempio&#8230;<br />
Tante. Si litiga su tutto. Sul referendum, sulla partecipazione alla manifestazione della Cgil, sulle alleanze. C&#8217;è chi vuole andare con il Terzo Polo. E chi preferisce l&#8217;unione con Nichi Vendola e Di Pietro. E allora si litiga.<br />
Sì. E poi ci sarebbe anche la questione morale..<br />
Già. C&#8217;è anche quello, e c&#8217;è poco da discutere sulla questione. Io ho sempre pensato che Filippo Penati andava espulso, allontanato dal partito.<br />
Tutta colpa di Penati?<br />
No. È un problema di sistema. La responsabilità individuale c&#8217;è, certo. Ma in questi casi, si possono cambiare gli individui, però il sistema permane, uguale. Occorre cambiare altro, interferire nel sistema che unisce politica e affari.<br />
Sì, ma adesso il sistema c&#8217;è. E c&#8217;è dentro anche il Pd.<br />
Sì, è drammatico. Anche perché disperde fiducia, e il Partito Democratico ha bisogno di questo capitale, che è fondamentale. È importante, anche perché serve, o serviva, per distinguersi dalla destra.<br />
Il Pd non è più il partito di persone migliori?<br />
Che posso dire? Sul caso Penati la reazione dell&#8217;establishment è stata tardiva. Anche troppo. E poi..ecco..Bersani è un ottimo uomo di governo. Sia come presidente della Regione, che come ministro. Però, a quei livelli, è possibile che non avesse sentore, conoscenza? È drammatico. Sì. In politica girano o soldi o fiducia. Se dilapidi quella, è una catastrofe.<br />
Insomma, Pd paga il giustizialismo che ha sostenuto, in questi anni, contro Berlusconi, insieme all’Idv?<br />
Sì. Lo rende più vulnerabile. È grave se hai fatto una cosa del genere. Ma lo è ancor di più se hai fatto del “giustizialismo” una bandiera. E poi, dall&#8217;altro lato, hai una coalizione di corrotti, condannati. Il capo è un sex-addicted. Ma di qua, c&#8217;è un fenomeno persistente di sistematica collusione tra politica e affari. Le cose vanno chiamate con il loro nome.<br />
E nel Pd la situazione è questa.<br />
Sì. Ad Agosto Luigi Berlinguer aveva detto che “la moglie di Cesare dev&#8217;essere al di sopra di ogni sospetto”. Ecco, il Partito Democratico dev&#8217;essere come la moglie di Cesare.<br />
E, per il futuro cosa si potrebbe fare?<br />
È difficile. La storia alla base è complicata. Si dovrebbe senz&#8217;altro intervenire su questo sistema, evitare le collusioni, senz&#8217;altro. E anche una selezione più attenta agli uomini. E poi, in generale, dopo il crollo di un mondo politico antico, evitare di interpretare la politica, ormai priva di un fondamento ideologico forte, come un’attività in cui si può , diciamo, massimizzare. Il Pd deve recuperare il capitale di fiducia delle persone. E poi, chiarire gli obbiettivi, ritrovarli. E riprendere.</p>
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		<title>Servizio idrico: come finanziare tutti gli ineludibili investimenti?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:19:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/02/03/servizio-idrico-come-finanziare-tutti-gli-ineludibili-investimenti/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2011/04/Libertà-e-Giustizia-a-Belluno-Intervento-Fiorella-Fabbri-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Libertà e Giustizia a Belluno Intervento Fiorella Fabbri" /></a>Il circolo di Belluno ha tenuto, il 20 gennaio, un incontro sul tema dell'acqua pubblica, che è stato oggetto di referendum nella scorsa primavera. Protagonista il professor Antonio Massarutto dell’Università di Udine, docente anche alla Bocconi di Milano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10289" title="Libertà e Giustizia a Belluno Intervento Fiorella Fabbri" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2011/04/Libertà-e-Giustizia-a-Belluno-Intervento-Fiorella-Fabbri-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ovvero alla ricerca, anche in chiave bellunese, di istruzioni per la gestione del servizio idrico integrato. È stato questo il filo conduttore di una stimolante conferenza-dibattito organizzata a Belluno, venerdì 20 gennaio, dal circolo «Libertà e giustizia». Protagonista il professor Antonio Massarutto dell’Università di Udine, docente anche alla Bocconi di Milano. Massarutto non è un guru, ma è uno degli esperti che più hanno studiato il tema<br />
(insieme con lui si può citare l’attuale sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti). Introdotto<br />
nell’incontro alla Sala De Luca da Giuseppe Pat, che ha ripercorso i principali capitoli della vicenda Gsp, Massarutto &#8211; alternando ai suoi ragionamenti anche molte incisive metafore &#8211; ha inanellato una serie di considerazioni, che volendo si potrebbero riassumere come una vera e propria bussola per il futuro: una<br />
specie di terza via tra quelli che lui chiama i «talebani» del mercato da una parte e i «mujaheddin» del diritto<br />
all’acqua dall’altra parte, con il rischio che «ad essere “privati dell’acqua” siano i nostri figli».<br />
Autore del volume «Privati dell’acqua», Massarutto è partito ricordando che l’Italia è «ancora inadempiente» rispetto alla direttiva europea sulle acque reflue del 1991 e che il settore, già carente di investimenti, si caratterizza proprio per richiedere, sotto questo profilo, un’alta intensità di interventi. Secondo lui, si tratta di un vincolo ineludibile. Per riguardo nei confronti delle generazioni future, i piani d’ambito non dovrebbero prescindere da un importo di almeno 80-100 euro l’anno pro-capite (15-20 milioni in termini bellunesi,<br />
contro una previsione di piano &#8211; possiamo osservare &#8211; di appena 4-8 milioni).<br />
La gestione del servizio idrico, ha spiegato Massarutto, «deve essere effettuata da soggetti che operano in una logica aziendale. La questione “chi gestisce”», ha spiegato, «non va confusa con “chi paga”». Senza contare che<br />
la filiera dalla captazione alla depurazione rappresenta «una combinazione sempre più complessa di uomini, tecnologie, capitali». Dunque «chi paga», o meglio come finanziare i necessari investimenti e soprattutto<br />
la conservazione del capitale naturale? La tariffa da sola, la fiscalità generale, altre modalità? Massarutto fa<br />
una premessa: in questo campo è necessaria «una adeguata e forte regolazione» (non del tutto possibile in ambito locale, essendo indispensabile promuovere livelli «uniformi» su tutto il territorio nazionale, ma l’attuale contesto normativo italiano su questo punto è debole). Aggiunge, poi, il docente che simili meccanismi<br />
«funzionano meglio tanto più la politica si tiene fuori»…<br />
Tornando alla domanda chiave («chi paga?») Massarutto fa presente che la fiscalità generale (invocata dai<br />
Forum acqua bene comune) «siamo poi tutti noi con le nostre tasse». Le condizioni del Paese «non consentono<br />
di sollecitare la leva fiscale o il debito pubblico». Semmai Massarutto suggerisce lo strumento di una «tassa di<br />
scopo» legata alle necessità di infrastrutturazione dei diversi territori. Anche la tariffa infatti ha dei limiti (innanzitutto per problemi di equità e accessibilità). Fondamentale, a suo avviso, è la capacità aziendale del soggetto gestore alla luce delle regole date da chi detta le condizioni su cui garantire il servizio. Quindi,<br />
efficienza «dell’idraulico della città» (come lui definisce il gestore: pubblico o privato, ma prevalentemente pubblico) e regolazione attiva con un’attenzione particolare verso gli investimenti che non si possono<br />
rinviare o sottostimare.<br />
Una sottolineatura, questa conclusione, che riporta al centro dello scenario bellunese il nodo più delicato: gli<br />
investimenti del servizio idrico che segnano il passo. Che fare? Riconosciuto che l’acqua va pagata, ma in modo<br />
equo, in provincia non è possibile superare l’attuale impasse senza risorse straordinarie (soprattutto per gli errori finora compiuti). Ato «Alto Veneto» e Regione devono battere un colpo, e pensare di finalizzare, quantomeno agli investimenti sulla depurazione, una parte significativa dei fondi Fas e Brancher, che per<br />
fortuna sono oggi disponibili. La questione è urgente. È già tardi per cominciare a spegnere la polveriera.</p>
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		<title>Monti: rimuovi i vecchi arnesi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:09:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/02/03/monti-rimuovi-i-vecchi-arnesi/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/02/polillo_ellekappa-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="polillo_ellekappa" /></a>Alla faccia del governo tecnico! Gianfranco Polillo, sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze del governo Monti, ha una lunga carriera politica alle spalle. Presenzialista in Tv, ieri non è riuscito a trattenersi e ha confessato  tutta la sua adorazione per il Cavaliere. Caro presidente Monti, altro che sobrietà e riserbo! Noi di Libertà e Giustizia, in attesa che Berlusconi diventi Capo dello Stato e che Polillo diventi segretario generale al Quirinale, le chiediamo per favore di rimuovere subito dal suo governo tecnico questo vecchio arnese della politica ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/02/polillo_ellekappa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14340" title="polillo_ellekappa" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/02/polillo_ellekappa-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Alla faccia del governo tecnico! Gianfranco Polillo, sottosegretario al Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze del governo Monti, ha una lunga carriera politica alle spalle: vice segretario del Pri di  Nucara, consigliere economico del Pdl e braccio destro di Cicchitto, già funzionario della Camera. Appena caduto Berlusconi ha mandato per mezzo di Cicchitto  il suo curriculum a Monti, che lo ha chiamato al dicastero dell&#8217;Economia. Presenzialista in Tv, ieri non è riuscito a trattenersi e ha confessato  tutta la sua adorazione per il Cavaliere che nel &#8217;94 &#8221;ha salvato la democrazia&#8221;, che oggi è &#8220;perseguitato&#8221; dalla giustizia”, e che per i suoi meriti dovrebbe essere nominato senatore a vita prima e Capo dello Stato poi.</p>
<p>Caro presidente Monti, altro che sobrietà e riserbo! Noi di Libertà e Giustizia, in attesa che Berlusconi diventi Capo dello Stato e che Polillo diventi segretario generale al Quirinale, le chiediamo per favore di rimuovere subito dal suo governo tecnico questo vecchio arnese della politica.</p>
<p>P.S. E la prossima volta che va a parlare con la Merkel, Sarkozy  e il mondo intero, spieghi bene che Berlusconi  non è più qui ma che lo aspettiamo trepidanti al Quirinale.</p>
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		<title>La Giustizia? Un Pretesto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costanza Firrao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/02/03/la-giustizia-un-pretesto/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/1110122_giudici-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Tocco magistrati" /></a>Ha le sembianze e i tempi di una trappola il voto della Camera sulla responsabilità civile dei magistrati, dietro cui si nascondono finalità che hanno poco o nulla a che fare con la materia sulla quale è scattata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4734" title="Tocco magistrati" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/1110122_giudici-282x300.jpg" alt="" width="282" height="300" />Ha le sembianze e i tempi di una trappola il voto della Camera sulla responsabilità civile dei magistrati, dietro cui si nascondono finalità che hanno poco o nulla a che fare con la materia sulla quale è scattata.<br />
L&#8217;aspetto ingannevole riguarda il contesto in cui un deputato leghista ha presentato l&#8217;emendamento che introduce la possibilità di rivalersi contro il giudice che abbia danneggiato qualcuno con «manifesta violazione del diritto»; l&#8217;ha infilato nel disegno di legge sugli «adempimenti degli obblighi derivanti dall&#8217;appartenenza dell&#8217;Italia alle Comunità europee», col pretesto dell&#8217;adeguamento a una recente sentenza della Corte di giustizia dell&#8217;Ue. Che però riguardava la responsabilità degli Stati, non dei singoli magistrati. I tempi, poi, sembrano scelti apposta per mettere in difficoltà il governo e la sua «strana» maggioranza, votando un provvedimento sul quale il ministro aveva espresso parere contrario e ricomponendo la vecchia coalizione Pdl-Lega contro Pd e Terzo Polo (al netto dei franchi tiratori). Tanto per far capire che l&#8217;esecutivo è sottoposto a continua pressione.<br />
Ma a parte il movente dell&#8217;agguato, il danno peggiore rischia di subirlo una sensata e organica — quanto ipotetica, forse illusoria — riforma della giustizia. All&#8217;interno della quale si dovrebbe e potrebbe affrontare anche il complesso e scivoloso tema della responsabilità civile dei magistrati, che meriterebbe soluzioni serie e meditate. Non certo un&#8217;accettata come quella vibrata ieri dal voto dell&#8217;Aula, dalle pericolose conseguenze, che ha subito riacceso il conflitto tra politica e giustizia. Un colpo di mano politico che c&#8217;entra poco con i reali diritti dei cittadini, al quale i radicali si sono associati pur di muovere qualcosa in una battaglia che li vede protagonisti, pressoché solitari, da un quarto di secolo.<br />
Dall&#8217;inizio della legislatura giacciono in Parlamento disegni di legge su quella materia, impantanati in una discussione mai iniziata o appena abbozzata. È la dimostrazione più evidente che alla ex maggioranza la materia interessava poco, ché altrimenti avrebbe avuto il tempo di varare norme organiche. Evidentemente anche questa eventualità è stata fagocitata da altre emergenze, legate ai processi a carico di Silvio Berlusconi.<br />
Le tossine del conflitto permanente dovuto a quella situazione sono rimaste in circolazione, e continuano a produrre effetti collaterali come la norma varata ieri. Che così com&#8217;è scritta, porta con sé il rischio che un giudice chiamato a decidere su una controversia (e quindi a interpretare la legge) pronunci il suo verdetto condizionato dalla forza economica delle parti in causa, per evitare problemi; come ha scritto su queste colonne il professor Trimarchi, docente emerito di Diritto civile alla Statale di Milano, c&#8217;è la concreta possibilità «che si senta indotto a preferire non già la soluzione più giusta, bensì quella che implica per lui stesso un minor rischio di danno risarcibile».<br />
Questa e altre considerazioni andrebbero almeno tenute in conto, nell&#8217;affrontare una questione che è tecnico-giuridica prima ancora che politica. Non perché la politica debba per forza lasciare il posto ai professori. Anzi. Ma ascoltarne il parere non guasterebbe.</p>
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		<title>La vendetta dei nominati</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/02/02/la-vendetta-dei-nominati/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/magistrati-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="magistrato con toga sul braccio" /></a>Hanno passato 17 anni a  minacciare e colpire la Costituzione. Oggi sono riusciti a dare un colpo micidiale all'autonomia della Magistratura, dopo che il Pdl aveva dato garanzie che non avrebbe votato l'emendamento Pini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/magistrati-e1279534673824.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4748" title="magistrato con toga sul braccio" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/magistrati-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a>Hanno passato 17 anni a  minacciare e colpire la Costituzione. Oggi sono riusciti a dare un colpo micidiale all&#8217;autonomia della Magistratura, dopo che il Pdl aveva dato garanzie che non avrebbe votato l&#8217;emendamento Pini. Sarà dunque utile pensarci bene prima di affidare ai parlamentari di questa legislatura importanti riforme della Costituzione. Nelle ore in cui la politica è al centro di importanti indagini sulla corruzione e sull&#8217;uso illegale dei finanziamenti pubblici, la risposta non si è fatta attendere dalla Camera dei deputati. Se il Senato confermerà questo obbrobrio, LeG sarà in prima fila a raccogliere le firme per un referendum a difesa dei magistrati, affinché possano continuare a combattere l&#8217;illegalità che rischia di soffocare la democrazia italiana.<br />
Sarà bene inoltre riflettere su chi, nel segreto dell&#8217;urna, si è aggiunto a Pdl e Lega. Non è secondario infatti ricordare la recente presa di posizione dell&#8217;ex presidente della Camera Luciano Violante:  “Se il magistrato inquirente ha sbagliato, alla fine del processo dovrà risponderne personalmente” . Peccato che la stessa “modifica urgente” fosse stata invocata da Gelli nel Piano di Rinascita.<br />
Intervengano Monti e Napolitano.</p>
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		<title>Asse Pdl-Lega contro le toghe &#8220;Sì alla responsabilità civile&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:15:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/02/02/asse-pdl-lega-contro-le-toghe-si-alla-responsabilita-civile/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/1110122_giudici-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Tocco magistrati" /></a>La storia della responsabilità civile dei giudici potrebbe cambiare stamattina, tra le 10 e le 11. Con un blitz della Lega e il voto complice del Pdl e dei Radicali, da sempre favorevoli. I giudici, da sempre, sono contrari alla responsabilità diretta. Convinti come sono che essa colpisca a morte la loro autonomia e indipendenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4734" title="Tocco magistrati" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/1110122_giudici-282x300.jpg" alt="" width="282" height="300" />La storia della responsabilità civile dei giudici potrebbe cambiare stamattina, tra le 10 e le 11. Con un blitz della Lega e il voto complice del Pdl e dei Radicali, da sempre favorevoli.</p>
<p>Con la maggioranza che si spacca clamorosamente su una questione fondante come quella se il magistrato, nell&#8217;esercizio delle sue funzioni di giudice o di pm, sia o no responsabile, e quindi costretto a risarcire in proprio, per gli errori commessi «per dolo o colpa grave».</p>
<p>È un fantasma che torna. È lo stesso emendamento Pini che a giugno dell&#8217;anno scorso, infilato nella legge comunitaria, rischiò ugualmente di essere approvato. Adesso rieccolo. Protagonista sempre lui, Gianluca Pini, il deputato romagnolo fan sfegatato di Bobo Maroni. Convinto che i giudici debbano pagare di persona se sbagliano. Nel governo ieri sera c&#8217;era grande allarme.</p>
<p>I numeri sono in bilico. Dal Pd è partito un ordine perentorio di presenza in aula obbligatoria.</p>
<p>Mentre all&#8217;opposto, in casa leghista, si poteva cogliere un notevole ottimismo sulla possibilità di un voto a favore dell&#8217;emendamento. Nella cabala del voto segreto c&#8217;era una certezza: il Pdl non perderà l&#8217;occasione per approvare una norma che l&#8217;ex Guardasigilli Angelino Alfano aveva messo come pilastro della &#8220;riforma&#8221; costituzionale della giustizia, proprio la responsabilità diretta dei giudici, che riuscirebbe a passare addirittura con una legge ordinaria.</p>
<p>Ma andiamo per ordine. Legge comunitaria 2011. Tra gli emendamenti da votare stamattina figura quello di Pini che inserisce ex novo l&#8217;articolo 30bis. Il quale recita: «Chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto, o con dolo o colpa grave, nell&#8217;esercizio delle sue funzioni, ovvero per diniego di giustizia, può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto». Segue una disquisizione su come si configuri la «violazione manifesta del diritto» e la conseguente copertura degli oneri finanziari.</p>
<p>Una settimana fa, martedì 24 gennaio, non appena l&#8217;emendamento Pini ha cominciato a circolare, è toccato a Donatella Ferranti, ex magistrato ed ex segretario generale del Csm, attuale capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, diffondere l&#8217;allarme. Lei dice: «La responsabilità diretta dei giudici è una follia. L&#8217;emendamento Pini dovrebbe essere dichiarato inammissibile perché, violando il principio di autonomia e indipendenza della magistratura, risulta palesemente incostituzionale. Peraltro la stessa Corte di giustizia europea è stata molto chiara nel dire che la responsabilità per gli errori giudiziari grava sullo Stato e non sui giudici». L&#8217;emendamento passa del tutto inosservato. E sarà dichiarato ammissibile, mentre all&#8217;opposto è sicuro che il governo darà un parere contrario. Ma questo poco conta al momento del voto. Se nell&#8217;emiciclo si dovesse consolidare una maggioranza a favore, l&#8217;emendamento Pini diventerebbe operativo.</p>
<p>Certo, dovrà essere confermato dal Senato, ma lo smacco per il governo, nonché la spaccatura in due tronconi, sarebbero evidenti. I giudici, da sempre, sono contrari alla responsabilità diretta. Convinti come sono che essa colpisca a morte la loro autonomia e indipendenza. La Ferranti spiega il perché: «Una scelta come questa andrebbe contro gli interessi dei cittadini perché, intimidendo la magistratura, essa ingesserebbe e blinderebbe l&#8217;interpretazione della legge. Verrebbero così inibite le sentenze più innovative procurando gravi danni a tutto il paese». In pratica il giudice, per evitare di essere denunciato, finirebbe per appiattirsi sulle scelte già fatte dai colleghi. In questo senso, la sua autonomia, oggi tutelata dalla Costituzione, verrebbe colpita a morte.</p>
<p><img src="http://secure-it.imrworldwide.com/cgi-bin/count?url=&amp;rnd=1328180058076&amp;cid=&amp;ref=http%3A//repubblica.extra.kataweb.it/edicola/repubblica/Edizione_Giornaliera/mappe/NZ_NZ14.html&amp;sr=sr1280x1024:cd24:lgit-IT:jey:cky:tz1:ctna:hpna" alt="" width="1" height="1" /></p>
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		<title>Sondaggi sempre più negativi e difficoltà interne. I partiti impegnati nella lotta per sopravvivere</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Partiti e democrazia - Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/02/02/sondaggi-sempre-piu-negativi-e-difficolta-interne-i-partiti-impegnati-nella-lotta-per-sopravvivere/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/05/aula-di-montecitorio-300x200.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="aula di montecitorio" /></a>I sondaggi sono tremendamente negativi per l'ex maggioranza e Berlusconi lo sa bene. Anche l'ex opposizione di centrosinistra, nonostante sia avvantaggiata, almeno nei sondaggi, non naviga in acque placide. E anche se il governo Monti sta cercando di risolvere la crisi finanziaria, ha in Parlamento il sostegno di una maggioranza impropria, di opposti e contrari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4181" title="aula di montecitorio" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/05/aula-di-montecitorio-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />I sondaggi sono tremendamente negativi per l&#8217;ex maggioranza e Berlusconi lo sa bene. Quel che gli interessa, del resto, non sono le vecchie trame della politica, ma il processo Mills, più degli altri due in corso contro di lui, Ruby e Unipol-Bnl. Ce la farà, l&#8217;ex presidente, con i marchingegni dei suoi legulei, a impedire che il collegio del Tribunale di Milano entri in camera di consiglio? Non sarebbe dignitoso rinunciare, com&#8217;è possibile, alla prescrizione? Certo, una sentenza di condanna per corruzione in atti giudiziari pesa su di lui e sulle sue aziende. Ma dovrebbe averci fatto l&#8217;abitudine chi, almeno sette volte, è stato imputato in processi finiti con la prescrizione che non è assoluzione. Non ha qualche sospetto chi, ancora oggi, lo ritiene uno statista?<br />
Anche l&#8217;ex opposizione di centrosinistra, nonostante sia avvantaggiata, almeno nei sondaggi, non naviga in acque placide. Deve infatti fare i conti con problemi che riguardano il suo elettorato: il mercato del lavoro, il precariato, l&#8217;articolo 18 tirato fuori di continuo da questo o da quel ministro come un misirizzi o uno spaventapasseri. Non può non assecondare il sindacato e prima o poi deve scegliere dove e come stare: con la Sel di Vendola e l&#8217;Idv di Di Pietro o accodarsi al neocentrismo di Casini? Lasciando senza rappresentanza politica il milione e mezzo di elettori dell&#8217;estrema sinistra, come nel 2006?<br />
Il governo Monti non si risparmia. Ha ridato all&#8217;Italia il prestigio perduto in Europa e questo risultato è di somma importanza anche e soprattutto per la soluzione della crisi finanziaria. L&#8217;esecutivo è soltanto politico, con la difficoltà di avere in Parlamento il sostegno di una maggioranza impropria, di opposti e contrari. Come può, ad esempio, affrontare il problema centrale del conflitto di interessi e cancellare le leggi ad personam? La legge elettorale andrà in porto? E la giustizia?<br />
Non si è sentita una sola parola sui poteri criminali — mafia, camorra, &#8216;ndrangheta — con una rilevanza economico-finanziaria, non solo repressiva. Come si può poi far pagare quel nuovo balzello — da 80 a 200 euro — ai migranti? Si vuol commemorare così il bicentenario della nascita di Charles Dickens, il dolore dei poveri, raccontato nei suoi libri, lo sfruttamento e la crudeltà delle istituzioni?<br />
Si ha qualche volta l&#8217;impressione che i nuovi governanti non conoscano la società italiana e applichino nel loro legiferare schemi teorici e libreschi a una realtà più complessa e bisognosa di umana comprensione.<br />
Doveva essere pazzo il presidente Mao quando inventò il famoso slogan: «Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione quindi è eccellente».</p>
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		<title>La difesa del territorio e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/02/02/la-difesa-del-territorio-e-la-valorizzazione-dei-beni-culturali-e-ambientali/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/06/ponte-sullo-stretto-300x213.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Ponte sullo stretto di Messina" /></a>Anche il circolo di Messina sta studiando, come quello di Firenze, il problema della tutela del territorio. Occorre lavorare su un nuovo modello di sviluppo credibile e realizzabile, mettendo insieme competenze diverse, chiamando a raccolta tutte le intelligenze libere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4571" title="Ponte sullo stretto di Messina" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/06/ponte-sullo-stretto-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" />Tutto è nato con la “rivoluzione razionale” operata dai filosofi greci, i quali, a furia di filosofare “perì fuseos”, intorno alla natura, erano giunti alla conclusione che esistevano due realtà distinte, il mondo delle idee – il logos &#8211; perfetto, incorruttibile e immutabile e il mondo reale, corruttibile, imperfetto e mutevole, in divenire proprio perché “imperfetto”; l”Uno e il molteplice”. Una sistematizzazione dell’universo che ha attraversato il pensiero occidentale condizionando la nostra stessa impostazione mentale e lo sviluppo della nostra civiltà, determinando il primato del “logos”, principio ordinatore e quindi funzionale all’organizzazione delle società, sull’“irrazionale”, origine della creatività e della emotività, fattori destabilizzanti e quindi da scartare, ed escludendo dalla sfera dell’“umano utilitario” l’impetuoso sotterraneo universo dionisiaco dispensatore dell’energia originaria che fa fruttificare le piante e rende fertile la terra e insieme è fonte, appunto, di creatività, di esaltazioni violente o elevazioni mistiche. La potenza vitale naturale e l’energia creativa dei sentimenti sono divenute inutili e dannose per lo sviluppo tecnologico e la crescita del sistema. L’onnipotenza del logos ha prodotto un sistema di regole (di mercato, di profitto) orientate esclusivamente verso la “crescita” che è divenuta la regola suprema: “Gli estremi risultati della logica razionale formale, del pensiero sistematico, della logica calcolante, con l’implicita facoltà di dominio, oggi sono l’esplosione della questione della tecnica e del suo dominio sulla vita. ….: credo che si debba rimettere in campo tutto ciò che appartiene a una sfera che la tradizione maschile ha cancellato” (Pietro Barcellona, “La parola perduta”. Ed. Dedalo.) Il logos, principio ordinatore della realtà, trasformato in “pensiero sistematico”, in “logica calcolante”, ha prodotto la società in cui ci troviamo a vivere, ha trasformato l’economia in finanza, in capitale che divora se stesso, in “logos” regolatore dei flussi finanziari, e anche della vita o della morte di chi è escluso dal giro.<br />
Compresa la natura e la percezione dei suoi limiti.<br />
Anche il Logos cristiano che “era in principio presso Dio” …. e “si è fatto carne e abitò in mezzo a noi” è stato misconosciuto, come dice lo stesso Giovanni. “I suoi non lo riconobbero” e, per paura di contaminazioni indebite, “i suoi” si sono affrettati a ricacciarlo nel regno dei cieli, presso Dio, consumando l’ennesima drastica separazione tra la purezza delle realtà celesti e l’abominio delle cose terrene viste “sub specie peccati”. Posizione confermata da Agostino che ha teorizzato il primato di Maria su Marta.<br />
Il neutro della logica calcolante di pochi “eletti” ai quali è permesso tutto, persino la decisione del destino futuro dei sottoposti e l’algido del Regno dei Cieli riservato ancora ad altri pochi “eletti”.<br />
Nel mezzo l’umanità e la natura, il divenire pieno di fermenti vitali, le storie singole, i sogni, le passioni, l’equità, il desiderio di giustizia, principi divenuti secondari, validi non in sé, ma in quanto ingranaggi funzionali al sistema e l’arte, la bellezza momenti alti, ma, dello spirito “irrazionale”; gli uomini, da cui ottenere il massimo rendimento e la natura che come l’arte e la bellezza, serve come momento di evasione, ma, in fondo, priva di una sua anima e quindi da sfruttare ugualmente in tutti i modi.<br />
Che fare?  Detto in breve, penso che il riscatto possa avvenire se recuperiamo la coscienza della profonda unità dell’universo. Se ricomponiamo l’immagine unitaria della nostra persona. Se ci convinciamo che elementi fondanti della nostra vita e della società sono il sentimento della natura e della bellezza, e la capacità di sentirci relativi.  Relativo è sentire profondamente l’unità di un universo che ha acquistato attraverso un lungo processo evolutivo forma e poi coscienza; e quindi conquistare un senso della felicità che non nasce dall’egoismo che inevitabilmente porta alla prevaricazione, ma dalla consapevolezza di essere, appunto, relativi e quindi solidali e finalmente responsabili dell’armonia del nostro ambiente. Rompere l’armonia con interventi da “delirio di onnipotenza” significa ingenerare processi di morte nell’ambiente e in noi stessi.</p>
<p>Non trovo altro appiglio: diffondere con ogni mezzo la “cultura della relatività” che è un sapere includente, un grembo dentro il quale si riconosce l’eguaglianza e il valore delle altre culture e ci consente di coglierne il meglio; non consentire che si metta un bavaglio alla rete, o che si limiti la libera circolazione della conoscenza, che è il nostro bene comune alla stregua dell’acqua e dell’aria, come ci insegna Elinor Ostrom.<br />
Favorire la germinazione della bellezza (quella vera!) seppellita nel fondo della nostra interiorità, ma sicuramente elemento, informatore, caratterizzante del nostro essere uomini. Ripartire dalla bellezza, meglio, dal sentimento della bellezza, come elemento fondante della persona, che armonizza e mette in rapporto la sfera razionale e quella della creatività e delle emozioni per ripartire e tentare nuove forme di convivenza dove al centro ci sia veramente l’uomo. La crisi del neocapitalismo sembra ormai senza sbocco e il gelo con cui alcuni nostri “tecnici” argomentano le loro scelte politiche dà veramente i brividi.<br />
Tanti segnali, tanti semi germinano qua e là, si tratta di non permettere che essi muoiano schiacciati da chi ha interesse a non farli crescere, come è accaduto in passato. Si tratta di favorire la composizione delle diversità, la germinazione e diffusione delle idee.<br />
Occorre essere uniti e coesi, proporsi un obiettivo e portarlo sino in fondo. Lavorare su un nuovo modello di sviluppo credibile e realizzabile, mettendo insieme competenze diverse, chiamando a raccolta tutte le intelligenze libere.</p>
<p>* L&#8217;autrice è socia del circolo di Messina e coordinatrice cittadina di Italia Nostra</p>
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		<title>Il mistero milionario</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Partiti e democrazia - Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[LA MARGHERITA, un partito che non esiste più da cinque anni, dispone tuttora di un patrimonio superiore ai 20 milioni di euro. Questo partito-fantasma, cioè, da solo detiene una cifra di gran lunga superiore ai soldi che risparmieremo in un anno con la decurtazione sugli stipendi dei parlamentari approvata lunedì scorso. Il suo tesoriere, senatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LA MARGHERITA, un partito che non esiste più da cinque anni, dispone tuttora di un patrimonio superiore ai 20 milioni di euro. Questo partito-fantasma, cioè, da solo detiene una cifra di gran lunga superiore ai soldi che risparmieremo in un anno con la decurtazione sugli stipendi dei parlamentari approvata lunedì scorso. Il suo tesoriere, senatore Luigi Lusi, si è assunto davanti ai giudici la colpa di un&#8217;appropriazione indebita per 13 milioni.</p>
<p>Tredici milioni distolti attraverso 90 bonifici in soli due anni e mezzo dai conti bancari di cui era cointestatario insieme a Francesco Rutelli. Confidiamo di sapere al più presto se davvero si tratti solo di un clamoroso episodio di disonestà personale, come affermano gli ex dirigenti della Margherita, o se invece Lusi stia sacrificandosi anche nell&#8217;interesse di altri. Ma nel frattempo dobbiamo chiederci: cosa se ne fa la defunta Margherita, dopo la confluenza nel Partito Democratico, di tutti questi soldi? Nella reticente dichiarazione attraverso la quale i rappresentanti legali della Margherita (Francesco Rutelli, Enzo Bianco e Gianpiero Bocci) si dissociano dall&#8217;operato di Lusi, stupisce il compiacimento con cui rivendicano di avere sempre goduto di &#8220;bilanci sani e in attivo&#8221;. Quasi che il risparmio e la valorizzazione patrimoniale rientrassero tra le finalità di un partito politico, alla stregua di un&#8217;azienda profit. Grazie alla legge sui rimborsi elettorali (sovrabbondanti) con cui s&#8217;è aggirato il referendum che nel 1993 abrogò il finanziamento pubblico dei partiti, ci sono forze politiche che incassano molto più di quanto spendono, dedicandosi a investimenti speculativi di cui non sono tenute a rendere conto. La Margherita, per esempio, è riuscita a &#8220;risparmiare&#8221; oltre 20 milioni in un decennio. Usufruendo peraltro di rimborsi elettorali ben oltre la data del suo scioglimento. La verità è desolante: fra le ricchezze nascoste che penalizzano l&#8217;economia nazionale, rientrano pure i tesoretti occultati dalle forze politiche che ne predicano il risanamento. Partiti viventi e scomparsi gestiscono patrimoni mobiliari e immobiliari grazie ai quali i loro notabili intestatari perpetuano il proprio potere, talvolta traslocando perfino da uno schieramento all&#8217;altro. Non paghi di una legge elettorale che riserva loro l&#8217;esclusiva sulla scelta dei candidati, profittano ulteriormente di questo potere di firma per ostacolare la contendibilità democratica delle cariche dirigenti.</p>
<p>È capitato (di rado) che i &#8220;residui attivi&#8221; venissero investiti in operazioni politiche trasparenti: l&#8217;estate scorsa i Democratici dell&#8217;Asinello &#8211; dieci anni dopo il loro scioglimento! &#8211; li hanno devoluti per la raccolta di firme del referendum abrogativo della legge porcellum. Ma il più delle volte i capipartito e i capicorrente investono i nostri soldi nella loro autoperpetuazione. Basti pensare ai derivati speculativi acquisiti in Tanzania, a Cipro e in Norvegia dalla Lega Nord. E agli appartamenti comprati da Di Pietro e Mastella. Distinguere fra il lecito e l&#8217;illecito, in questa corsa all&#8217;accaparramento di risorse pubbliche, risulta difficoltoso. Perché i gruppi dirigenti tendono a diffidare anche al loro interno, come dimostra l&#8217;insolita &#8220;separazione dei beni&#8221; stabilita fra ex Ds e ex Margherita al momento del matrimonio nel Partito Democratico. Mentre i notabili che non dispongono di accesso diretto alla mangiatoia dei rimborsi elettorali, ricorrono alle Fondazioni per attingere finanziamenti sia pubblici che privati.</p>
<p>Stupisce la cautela di Bersani, cui non bastano le ammissioni di colpa già rese ai giudici dal senatore Lusi per deferirlo ai probiviri del partito, e resta in attesa che vengano &#8220;accertate responsabilità individuali&#8221;. Forse perché Lusi è depositario di troppe informazioni riservate, come già Filippo Penati? A vent&#8217;anni da Mani Pulite intorno ai partiti ruota un eccesso di denaro pubblico sottratto al dovere del rendiconto perché mascherato sotto forma di rimborsi elettorali, un eccesso scandaloso quanto il ritorno in auge delle tangenti, ancorché legalizzato.</p>
<p>Né può essere addotto come giustificazione il fatto che il principale partito della destra goda del sostegno di uno degli uomini più ricchi del paese.</p>
<p>L&#8217;autoriforma del Pd promessa da Bersani non potrà dunque limitarsi alla selezione delle candidature attraverso le primarie, su cui si è impegnato alla recente Assemblea nazionale. Deve contemplare un censimento veritiero delle risorse patrimoniali ereditate dal passato e un sistema di controlli rigoroso sul loro utilizzo no profit condiviso. Come direbbe lui, &#8220;non siamo mica qua a scimmiottare l&#8217;investment banking&#8230;&#8221;.</p>
<p>Desta invece curiosità Francesco Rutelli, trasmigrato con Casini e Fini nel Terzo Polo centrista, quando rilascia dichiarazioni a nome della fu Margherita intenzionataa &#8220;recuperare tutto il maltolto&#8221;.</p>
<p>D&#8217;accordo, ma per farne poi che cosa? Basterà la sua firma sul conto in banca depredato, sottoscritta con delega congressuale al tempo in cui Rutelli credeva ancora nel bipolarismo e nel progetto democratico, per riconoscerlo comproprietario di quei 13 milioni? Per oltrepassare la stagione della politica sottomessa alla tecnocrazia, urge liquidare questi partiti ridottia consorterie private, in palese violazione dell&#8217;articolo 49 della Costituzione della Repubblica: &#8220;Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale&#8221;. Con metodo democratico, appunto.</p>
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