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	<title>Libertà e Giustizia</title>
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	<description>La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà - Alexis De Tocqueville</description>
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		<title>Libertà e Giustizia, a Lecce arriva la presidente Sandra Bonsanti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:57:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dicono di noi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/16/liberta-e-giustizia-a-lecce-arriva-la-presidente-sandra-bonsanti/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/05/sandra-bonsanti_250_180-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="sandra bonsanti_250_180" /></a>LECCE – Sandra Bonsanti, presidente nazionale dell’associazione Libertà e Giustizia, sarà a Lecce giovedì 17 maggio alle ore 18.30, all’hotel Tiziano. L&#8217;occasione è data dall’iniziativa “Ri-evoluzione a partire dalla Costituzione Repubblicana”.
Bonsanti, scrittrice, editorialista di “Repubblica”, “La Stampa” e direttore de “Il Tirreno” è, insieme a Saviano e Zagrebelsky, tra le firme più autorevoli dell’associazione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14967" title="sandra bonsanti_250_180" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/05/sandra-bonsanti_250_180-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />LECCE – Sandra Bonsanti, presidente nazionale dell’associazione Libertà e Giustizia, sarà a Lecce giovedì 17 maggio alle ore 18.30, all’hotel Tiziano. L&#8217;occasione è data dall’iniziativa “Ri-evoluzione a partire dalla Costituzione Repubblicana”.<br />
Bonsanti, scrittrice, editorialista di “Repubblica”, “La Stampa” e direttore de “Il Tirreno” è, insieme a Saviano e Zagrebelsky, tra le firme più autorevoli dell’associazione che conta a livello nazionale oltre 10.000 iscritti. L’incontro organizzato dal circolo leccese di Libertà e Giustizia, coordinato da Alberto Maritati, ha lo scopo di mettere al centro del dibattito culturale e politico salentino il ritorno all’evoluzione civile che passa attraverso la corretta applicazione dei principi costituzionali di legalità, uguaglianza e solidarietà.<br />
Una riflessione obbligatoria, in questo periodo di prepotente antipolitica che rischia di mettere in discussione l’intero impianto istituzionale italiano oltre al sistema dei partiti. Nell’occasione verrà presentata la proposta di modifica costituzionale, elaborata con il contributo del Prof. Ferdinando Boero, Professore Ordinario di Zoologia presso il Dipartimento di Biologia dell&#8217;Università degli Studi di Lecce, che mira ad inserire il concetto di “natura” all’interno della Costituzione.</p>
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		<title>LeG: questo Parlamento modifichi la legge elettorale ma non la Costituzione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:20:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; «È sempre più indispensabile una nuova legge elettorale che ripristini la possibilità per i cittadini di scegliere i loro rappresentanti». Libertà e Giustizia &#8211; in una nota sul sito dell´associazione &#8211; rilancia l´urgenza di cambiare le norme sul voto. Soltanto con questa «precondizione» il Parlamento tornerà «all´altezza della &#8220;disciplina ed onore&#8221; richiesti dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; «È sempre più indispensabile una nuova legge elettorale che ripristini la possibilità per i cittadini di scegliere i loro rappresentanti». Libertà e Giustizia &#8211; in una nota sul sito dell´associazione &#8211; rilancia l´urgenza di cambiare le norme sul voto. Soltanto con questa «precondizione» il Parlamento tornerà «all´altezza della &#8220;disciplina ed onore&#8221; richiesti dalla Costituzione e in grado di affrontare le emergenze del paese». Ora invece &#8211; afferma LeG &#8211; le Camera soffrono di un «difetto di rappresentatività» così grave da rendere impensabile che esse «intervengano sulle strutture istituzionali modificando la Costituzione, addirittura puntando a ottenere quella maggioranza dei due terzi che impedirebbe il ricorso al referendum confermativo». In queste condizioni, l´esclusione del referendum sarebbe «un´espropriazione di democrazia». Di qui la richiesta che prima sia rinnovato il Parlamento «applicando nuove regole elettorali».</p>
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		<title>Con la legalità si cresce di più</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:47:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/16/con-la-legalita-si-cresce-di-piu/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/04/severino1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="severino" /></a>Sul disegno di legge anticorruzione, quel che era un timore sta pericolosamente diventando realtà: c'è il rischio concreto che le nuove norme per contrastare il malaffare economico (spesso legato alla politica) non vedano mai la luce]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14755" title="severino" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/04/severino1.jpg" alt="" width="300" height="168" />Sul disegno di legge anticorruzione, quel che era un timore sta pericolosamente diventando realtà: c&#8217;è il rischio concreto che le nuove norme per contrastare il malaffare economico (spesso legato alla politica) non vedano mai la luce. O che si arrivi a un compromesso talmente annacquato e/o pasticciato da favorire più danni che soluzioni.<br />
Un iter parlamentare irto di difficoltà era prevedibile. Lo stesso ministro della Giustizia Paola Severino — artefice del maxi-emendamento che doveva conciliare le diverse istanze in una via d&#8217;uscita accettabile da tutti — lo aveva messo nel conto. Adesso però la guerra di posizione e i continui rinvii hanno lasciato il passo a comportamenti concreti che fanno immaginare l&#8217;esito peggiore.<br />
Ieri alla commissione Giustizia della Camera è andato in scena l&#8217;ostruzionismo del Pdl, giustificato dal pretesto che «il partito dei neo-giustizialisti ha mostrato il suo vero, disarmante e spaventoso volto», come ha tentato di spiegare un deputato del fronte berlusconiano. Ce l&#8217;aveva con l&#8217;aumento della pena minima per il reato di peculato. E la presidente della commissione Giulia Bongiorno, esponente di Fli, ha espresso la realistica preoccupazione di non arrivare in tempo all&#8217;appuntamento con l&#8217;aula di Montecitorio.<br />
Se i contrasti tra le due fazioni della «strana» maggioranza che sostiene il governo Monti dovessero finire per paralizzare i lavori parlamentari e il disegno di legge, sarebbe un&#8217;altra sconfitta dell&#8217;esecutivo. Non solo, però. Sarebbe anche una sconfitta e una pessima figura per l&#8217;Italia e la sua intera rappresentanza politica. Di fronte ai cittadini che sentono snocciolare di continuo le cifre scandalose sul dilagare del fenomeno, senza che i partiti riescano neppure ad accennare la volontà di un contrasto più serio; e di fronte all&#8217;Europa, che ci ha ripetutamente chiesto una prova di maturità riparando le lacune più volte segnalate.<br />
Il problema non riguarda solo la perenne diatriba sulla giustizia. La lotta alla corruzione è uno degli ingredienti necessari per la tanto invocata crescita economica, come hanno sostenuto anche autorevoli esponenti del centrodestra. L&#8217;Italia è attesa ad importanti appuntamenti internazionali, ricordati di recente dal ministro Severino: presentarsi con un nulla di fatto su questo argomento farebbe scendere di molto l&#8217;immagine del Paese e le sue quotazioni, oltre che la possibilità di cominciare ad attrarre investimenti esteri.<br />
Come se non bastasse, al poco edificante spettacolo in commissione Giustizia s&#8217;è aggiunto il guazzabuglio sul falso in bilancio, con un emendamento del Pdl approvato anche da Fli e Udc al disegno di legge targato Idv, che di fatto ha ripristinato la norma chiamata <em>ad personam</em> che si voleva modificare. Il tutto con il parere favorevole del governo, dato dal sottosegretario Mazzamuto (che aveva sostituito il dimissionario Zoppini, indagato per frode fiscale), il quale però è stato subito dopo corretto dal ministro: non erano quelle le indicazioni impartite. Un incidente al quale ora si cercherà di porre rimedio, ma che ribadisce il quadro desolante di una situazione politica paralizzata da ciò che l&#8217;ha caratterizzata negli ultimi vent&#8217;anni: il conflitto permanente e apparentemente irrisolvibile in materia di giustizia.</p>
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		<title>Sì alla riforma elettorale no alla riforma della Costituzione</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:55:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/15/si-alla-riforma-elettorale-no-alla-riforma-della-costituzione/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/05/libertagius2-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Altan_costituzione" /></a>Disaffezione politica e riforma elettorale. Il risultato delle elezioni amministrative, con la conferma dell’elevata disaffezione degli elettori per gli attuali partiti, rende sempre più indispensabile l’approvazione di una nuova legge elettorale, che quantomeno ripristini la possibilità per i cittadini di scegliere i loro rappresentanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-14960" title="Altan_costituzione" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/05/libertagius2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Disaffezione politica e riforma elettorale</strong><br />
Il risultato delle elezioni amministrative, con la conferma dell’elevata disaffezione degli elettori per gli attuali partiti, rende sempre più indispensabile l’approvazione di una nuova legge elettorale, che quantomeno ripristini la possibilità per i cittadini di scegliere i loro rappresentanti. Si tratta di restituire agli elettori una concreta possibilità di partecipazione alla vita politica, che è stata loro sottratta nelle due precedenti tornate elettorali.</p>
<p><strong>Libertà e Giustizia ritiene questo passaggio una vera e propria precondizione</strong> per riavere un Parlamento all’altezza della “disciplina ed onore” richiesti dalla Costituzione e in grado di affrontare le emergenze del paese con l’autorevolezza che è necessaria. D’altro canto, le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato senz’ombra di dubbio ciò che da tempo avrebbe dovuto essere sotto gli occhi di tutti: il Parlamento attuale e i cittadini sono distanti l’uno dagli altri, quanto forse non è mai accaduto nei trascorsi decenni di vita repubblicana. In questa condizione di difetto di rappresentatività, non è pensabile che i partiti in Parlamento si arroghino il compito di intervenire sulle strutture istituzionali del paese modificando la Costituzione, addirittura puntando a ottenere quella maggioranza dei due terzi che impedirebbe il ricorso al referendum confermativo.</p>
<p><strong>L’abuso di maggioranza contro il referendum.</strong> L’esclusione del referendum quando le Camere si pronunciano a maggioranza dei due terzi è stata prevista e vale in base alla presunzione che a un sì largo consenso parlamentare corrisponda necessariamente un consenso tra gli elettori tanto diffuso da rendere superflua la loro consultazione. Presuppone cioè un certo grado di rappresentatività delle Camere. Se ciò viene a mancare, la modifica della Costituzione con esclusione del referendum costituisce un’espropriazione di democrazia. Perché sia possibile questa verifica, ecco che occorre prima rinnovare il Parlamento, applicando nuove regole elettorali.</p>
<p><strong>Come rispondere a chi dice: se il Parlamento non ha l’autorità per riformare la Costituzione, perché l’avrebbe per cambiare la legge elettorale?</strong> Perché la riforma elettorale non è una riforma come tutte le altre. Si tratta dell’adempimento d’un dovere democratico: la restituzione ai cittadini elettori di quella sovranità, che oligarchie di partito hanno voluto trasferire a se stesse, trasformando gli eletti in Parlamento in loro appendici. Per mettere fine a un abuso che si è commesso, non c’è bisogno di avere chissà quale autorità. Basta e avanza il riconoscimento dell’abuso commesso e della perdita di autorità che ne è conseguita. La riforma elettorale deve essere intesa come doveroso atto d’umiltà e sottomissione, quell’umiltà e quella sottomissione ai diritti dei cittadini che ogni vera riforma della politica in senso democratico presuppone.</p>
<p>Al contrario, la riforma della Costituzione – prima ancora che se ne discutano i contenuti &#8211; comporta un esercizio di sovranità che necessita d’un Parlamento in sintonia con i cittadini: necessita d’un Parlamento che non abbia da fare nessun atto di contrizione e che sia, al contrario, pienamente legittimato dal voto popolare, espresso secondo una legge elettorale accettabile, che non faccia a pugni con la democrazia.</p>
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		<title>Corruzione: quanti sostenitori in questo Parlamento</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:00:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Editorial Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Montecitorio, martedì 15 maggio, Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia: il partito di Berlusconi sta facendo ostruzionismo contro il decreto anticorruzione presentato dal ministro Severino, complimenti! Ed è con questi personaggi che si vorrebbero riscrivere parti importanti della nostra Costituzione. Noi non ci stiamo.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Montecitorio, martedì 15 maggio, Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia: il partito di Berlusconi sta facendo ostruzionismo contro il decreto anticorruzione presentato dal ministro Severino, complimenti! Ed è con questi personaggi che si vorrebbero riscrivere parti importanti della nostra Costituzione. Noi non ci stiamo.</p>
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		<title>Il doppio turno è la soluzione</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:29:57 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Partiti e democrazia - Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/15/il-doppio-turno-e-la-soluzione/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/05/legge-elettorale-300x225.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Scheda elettorale" /></a>Eppure, con un po´ di buon senso e buon gusto, non sarebbe difficile fare l´unica cosa che serve al Paese: «macellare» finalmente il Porcellum, e varare una legge elettorale maggioritaria a doppio turno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4129" title="Scheda elettorale" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/05/legge-elettorale-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Falsità, malafede, opportunismo. C´è il peggio del peggio, nella psicopatologia italiana delle riforme quotidiane. La classe politica le evoca, le auspica, le moltiplica. Servono tutte: quella istituzionale, quella costituzionale, quella elettorale. Ma non se ne fa nessuna. Giorgio Napolitano, per l´ennesima volta, è costretto a lanciare il suo appello: fatele, sono ineludibili. I partiti plaudono, condividono. Ma, ancora una volta, eludono. Eppure, con un po´ di buon senso e buon gusto, non sarebbe difficile fare l´unica cosa che serve al Paese: «macellare» finalmente il Porcellum, e varare una legge elettorale maggioritaria a doppio turno. Per quello che vale (ma qualcosa deve pure valere), il voto amministrativo del 6 maggio ha prodotto una mappa geo-politica più disorganica e frammentata che mai. Se nel 2013 si votasse con il sistema attuale e il risultato delle elezioni nazionali fosse lo stesso, l´Italia rischierebbe un governo probabile, ma una governabilità impossibile. L´ultimo frutto avvelenato del berlusconismo, che continua a far danni anche dopo la sua eutanasia. Solo in questo Paese è stato possibile tollerare che alla vigilia delle elezioni del 2006 un Parlamento già quasi sciolto ma pur sempre militarizzato dal Cavaliere cambiasse in corsa le regole del voto, con l´unico obiettivo di evitare una sconfitta sicura e sonora della destra. E solo in questo Paese è stato possibile accettare che un leghista ministro della Repubblica di nome Calderoli dicesse in tv, in prima serata, «quella legge l´ho scritta io, è una porcata».<br />
Lo è a tutti gli effetti. Un mostro giuridico, che produce caos e svilisce la democrazia rappresentativa. Mescola proporzionale e super-premio di maggioranza, presidente del Consiglio praticamente eletto dai cittadini e parlamentari «nominati» dalle segreterie di partito. Il Porcellum si doveva fermare. Forse avrebbe potuto farlo l´allora capo dello Stato Ciampi, negando la firma a una legge «irrazionale», e dunque incostituzionale. Forse avrebbe potuto farlo anche la Consulta, dando via libera a un referendum popolare che aveva il suggello di oltre 1 milione e 200 mila firme di altrettanti italiani ansiosi di abrogare quella legge «ad coalitionem», e dunque immorale.<br />
Le cose, purtroppo, sono andate diversamente. Sono passati quattro mesi da quel 12 gennaio, quando la Corte costituzionale bocciò i due quesiti. Da allora tutti i partiti hanno promesso solennemente che, senza più la «pistola» referendaria alla tempia, avrebbero varato una riforma elettorale finalmente seria, coerente e condivisa. Parole al vento. Come quelle sulla riforma del finanziamento pubblico e sul dimezzamento del numero dei parlamentari. Con un´aggravante in più: mentre la riduzione delle Camere esige una riscrittura costituzionale, con la procedura «rafforzata» e molto più articolata dell´articolo 138, la revisione del sistema elettorale si può fare con legge ordinaria, che volendo può essere molto più semplice e rapida.<br />
Purtroppo non è quello che le «nomenklature» hanno in testa. Di riforma elettorale, forse, si ridiscuterà dopo i ballottaggi. Nel frattempo, circolano bozze se possibile anche peggiori della «porcata» calderoliana. Altri «saggi», dopo i molti che in questi anni si sono rovinosamente cimentati, sfornano ipotesi. Le più disparate, e anche disperate. Ritorno al proporzionale, ma con una quota di collegi uninominali. Modesto premio di maggioranza per chi vince, ma con bassa soglia di sbarramento per chi perde. Indicazione del premier sulla scheda, ma nessun vincolo di coalizione prima del voto. Ora si sente ragionare di un ritorno al maggioritario, naturalmente ricucinato in salsa italiana: cioè con il mantenimento di una quota proporzionale, e con l´introduzione di micro-collegi sul territorio.<br />
Pasticci ingestibili, in cui si saltabecca dal sistema tedesco allo spagnolo, recuperando un po´ di francese ma conservando un briciolo di israeliano (unico Paese al mondo in cui si è sperimentata l´elezione diretta del premier) e un pizzico di paraguayano (unico Paese al mondo in cui si sono attribuiti due terzi dei seggi al partito con più voti e il rimanente terzo si è distribuito proporzionalmente tra le altre liste). Pasticci ingiustificabili, in cui l´unica esigenza manifesta, anche se ovviamente non confessata, è quella di cucire il nuovo sistema sul profilo dei partiti attuali, che cercano di sopravvivere a se stessi, e sulle poltrone degli eletti di oggi, che cercano riconferme per la prossima legislatura.<br />
In questo scempio democratico, in cui tutto conta fuorché il diritto dei cittadini di scegliere alla luce del sole gli eletti, le coalizioni e i governi, basterebbe alzare lo sguardo, e vedere quanto è appena accaduto in Francia con la vittoria di Hollande. Un primo turno in cui ognuno fa la sua corsa, comprese le ali estreme della destra lepenista. Un secondo turno dove ci si coalizza, e si sceglie uno dei due schieramenti. Va così: uno vince, l´altro perde. Tutto si semplifica, tutto funziona. Si chiama maggioritario a doppio turno, i francesi ci eleggono sia l´inquilino dell´Eliseo sia il Parlamento. Ha garantito e garantisce governabilità e alternanza alla Quinta Repubblica, fin dal 1958.<br />
Cosa impedisce a questo sciagurato Paese di mutuare banalmente quel sistema, magari aggiungendovi la sfiducia costruttiva e il potere del premier di revocare i ministri? Perché il Pd, che pure nel luglio 2011 l´ha inserito nel suo programma dopo il via libera unanime dei suoi gruppi parlamentari, non cavalca con forza il maggioritario a doppio turno? Perché la sinistra non la smette di avventurarsi su un´impervia «via tedesca», nella malsana convinzione che questo serva a incastrare il centro in uno schema non proprio innovativo, mirato al ripristino del vecchio «trattino» di cossighiana memoria?<br />
È il tempo della generosità e della responsabilità. Merce rara, in un establishment incapace di capire che la tigre dell´anti-politica si doma solo con la buona politica. Ma se da qualche parte esistono ancora, i riformisti hanno a portata di mano la più facile e utile delle riforme. La rilancino, per il bene della democrazia. La sostengano, in nome del bipolarismo. Gli italiani gliene saranno grati.</p>
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		<title>No all&#8217;amputazione della Grecia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:59:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/14/no-allamputazione-della-grecia/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2011/12/Grecia-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Grecia" /></a>Lettera aperta all'ambasciatore tedesco in Italia, Michael H. Gerdts: L'Europa - la "nostra" Europa - non può rimanere inerte davanti alla cancrena sociale di un'intera nazione, per poi giustificarne l'amputazione. Dobbiamo salvare la Grecia, darle più opportunità di recupero. Ma soprattutto, farle sentire il sostegno di una Comunità che è più di una moneta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14104" title="Grecia" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2011/12/Grecia.jpg" alt="" width="228" height="221" />Ambasciatore Michael H. Gerdts,</p>
<p>come molti cittadini Italiani ed Europei siamo preoccupati per come alti rappresentanti del suo Governo sottovalutino le conseguenze dell&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;Europa.</p>
<p>I prestiti concessi a questo Paese sono sottoposti a condizioni insostenibili, che hanno provocato povertà, sofferenza, frustrazione.<br />
Inoltre, in questo piccolo Stato da dove proviene il gene della nostra Democrazia, l&#8217;esasperazione diffusa viene strumentalizzata da formazioni neo-naziste e da cellule violente di anarchici.<br />
Eppure, c&#8217;è chi ha dichiarato che &#8220;l&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;Europa non sarebbe un problema&#8221;.</p>
<p>Ambasciatore Gerdts, noi non siamo d&#8217;accordo.</p>
<p>L&#8217;Europa &#8211; la &#8220;nostra&#8221; Europa &#8211; non può rimanere inerte davanti alla cancrena sociale di un&#8217;intera nazione, per poi giustificarne l&#8217;amputazione.<br />
Dobbiamo salvare la Grecia, darle più opportunità di recupero.<br />
Ma soprattutto, farle sentire il sostegno di una Comunità che è più di una moneta.</p>
<p>Sappiamo che la Germania gioca un ruolo molto importante in questa complicata partita. Per questo le chiediamo di trasmettere al suo Governo la nostra richiesta pressante, affinché sia riconsiderata con maggiore apertura ogni possibilità di recupero e permanenza della Grecia nella nostra Europa.</p>
<p>Se questo non avverrà, vorrà dire che l&#8217;Europa non ha resistito alla sua prima vera prova, perché non crediamo più a questo progetto come i nostri padri.<br />
Se questo avverrà, potremo dire di aver iniziato finalmente a costruire un&#8217;Europa vera &#8211; politica &#8211; perché abbiamo saputo superare uniti questa dura prova.</p>
<p>Con amicizia e passione per l&#8217;Europa.</p>
<p>Massimo Marnetto<br />
Libertà e Giustizia di Roma</p>
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		<title>Quei &#8220;piccoli&#8221; attacchi alla Costituzione per cambiarla tutta</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Comitati Dossetti]]></category>
		<category><![CDATA[LeG Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenza Carlassare]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Onida]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/14/quei-piccoli-attacchi-alla-costituzione-per-cambiarla-tutta/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/01/ellekappa_costituzione-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="ellekappa_costituzione" /></a>Al San Domenico di Bologna, è stato organizzato dai Comitati Dossetti di Bologna un incontro "Cambiare la Costituzione nella fretta e nel silenzio del Paese - Portata, senso e valutazione della proposta di riforma costituzionale presentata lo scorso 18 aprile"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14216" title="ellekappa_costituzione" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/01/ellekappa_costituzione.jpg" alt="" width="250" height="188" />Al San Domenico di Bologna, è stato organizzato dai Comitati Dossetti di Bologna un incontro &#8220;<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/08/cambiare-la-costituzione-nella-fretta-e-nel-silenzio-del-paese/">Cambiare la Costituzione nella fretta e nel silenzio del Paese &#8211; Portata, senso e valutazione della proposta di riforma costituzionale presentata lo scorso 18 aprile</a>&#8220;. La <a href="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/04/BOZZA_18apr2012-1.pdf">bozza di proposta di cambiamenti alla nostra Costituzione</a>, preparata dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato è stata esaminata e valutata dai relatori.<br />
<strong>Raniero La Valle</strong>, Presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione, introducendo il testo della bozza, ha criticato il modus operandi nella preparazione della proposta &#8220;nel silenzio e nella fretta&#8221;: nessun concorso dei cittadini e delle loro organizzazioni nella discussione su questi cambiamenti, come previsto tra l&#8217;altro dell&#8217;Art. 49 della Carta.<br />
Ha criticato l&#8217;utilizzo dello stesso metodo utilizzato recentemente per cambiare l&#8217;Art. 81, già legge, fatto anch&#8217;esso in fretta e furia e nel silenzio, che introduce il principio del pareggio di bilancio nella Costituzione, che risulta del tutto inutile visto che il nuovo articolo afferma testualmente:<br />
<em>Il ricorso all&#8217;indebitamento e&#8217; consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.</em><br />
Come se non stessimo vivendo &#8220;eventi eccezionali&#8221; da almeno 5 anni.</p>
<p>Questo fatto conferma l&#8217;ipotesi più volte esposta durante l&#8217;incontro a Bologna che i parlamentari cercano di distrarre l&#8217;opinione pubblica dal grave impasse politico &#8220;cambiando la Costituzione anziché cambiare se stessi&#8221;. Infatti, nonostante la richiesta di cambiare la legge elettorale fatta da tutti, su cui i parlamentari stessi, a parole, si sono dichiarati d&#8217;accordo, decidono di fare tutt&#8217;altro dedicandosi a cambiare la Costituzione.<br />
Infatti l&#8217;elenco degli emendamenti in Commissione relativi a questa bozza sono centinaia, fatti da decine di parlamentari. Ed è questo il punto sollevato da <strong>Valerio Onida</strong>, e cioè che l&#8217;attacco alla Costituzione avviene attraverso tanti piccoli tentativi di cambiamento che nell&#8217;insieme cercano di promuovere l&#8217;idea che la Carta è da cambiare del tutto, da riscrivere. Sembra essere semplicemente una distrazione per distogliere l&#8217;attenzione da altre questioni.<br />
&#8220;<em>Mentre si combattono piccoli cambiamenti anche insensati agli Art. X o Y, potrebbe passare l&#8217;idea che la Costituzione è <em>tutta</em> da cambiare</em>&#8220;. Sottolinea Onida.<br />
Ma la Costituzione non deve essere uno scudo dietro il quale ci nascondiamo.</p>
<p><strong>Andrea Manzella</strong> ha parlato di una caduta delle difese immunitarie con alcuni cambiamenti costituzionali appena varati e con la politica vigente. Viene attaccato il principio della legalità. La questione Europea è di primaria importanza visto che anche la sovranità nazionale viene ceduta.</p>
<p><strong>Ferraioli</strong> ha ricordato che il Parlamento, già screditato per la sua evidente incapacità di gestire il paese, e già entrato nell&#8217;ultimo anno del suo mandato, non sembra in una posizione ideale per mettere mano alla Costituzione. L&#8217;effetto dei cambiamenti proposti, considerati da tutti i relatori come una &#8220;riformetta&#8221;, porterà comunque a un rafforzamento dell&#8217;esecutivo.<br />
Oggi le leggi del mercato vengono considerate come leggi &#8220;naturali&#8221; ma si sono dimostrate fallimentari in molti paesi. Oggi abbiamo un mondo rovesciato dove l&#8217;economia governa la politica mentre dovrebbe essere la politica a governare l&#8217;economia. Il boom economico è avvenuto quando si pensava al sociale e non al liberismo. Il Brasile, ad esempio, ha scritto nella sua Costituzione che il 25% delle spese vengano assegnate all&#8217;educazione, il 18% alla sanità e il 10% all&#8217;assistenza. La politica economica recente dell&#8217;UE ha portato a un crollo di consensi e di senso di appartenenza all&#8217;Unione tra i suoi cittadini. Insomma, questa &#8220;Riformetta&#8221; favorisce un rafforzamento della politica nei confronti della società.</p>
<p>Caldissimi applausi per <strong>Lorenza Carlassare</strong> che ha ribadito il concetto nel suo articolo LeG &#8220;<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/04/27/riformare-le-coscienze-non-la-costituzione/">Riformare le coscienze non la Costituzione</a>&#8220;: Le riforme costituzionali dovrebbero venire introdotte di fronte al manifestarsi di difficoltà di funzionamento del sistema  al  fine  preciso e limitato di eliminarne le cause.<br />
In risposta ai problemi della lentezza del parlamento espressi da qualche relatore, Lorenza ci ha ricordato della velocità lampante dello stesso quando c&#8217;erano da approvare delle leggi &#8220;ad personam&#8221;.</p>
<p><strong>Allegretti</strong> ha poi smantellato punto per punto la bozza di proposta di legge per cambiare la Costituzione, sostenendo  che comprende un pasticcio tra misure politiche e amministrative.</p>
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		<title>Meglio poche cose che un altro rinvio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/14/meglio-poche-cose-che-un-altro-rinvio/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/04/seggio-elettorale-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="seggio elettorale" /></a>E la legge elettorale? Votare per la terza volta col Porcellum, formare un altro Parlamento non d'eletti bensì di nominati sarebbe una tragedia democratica. Sentirsi dire dal prossimo presidente del Consiglio, come ha già detto Berlusconi, che l'architettura dei poteri gli sequestra ogni potere, girerebbe la tragedia in farsa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14822" title="seggio elettorale" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/04/seggio-elettorale-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />I partiti politici, per recuperare credibilità e consensi elettorali, hanno tutto l&#8217;interesse a battere un colpo sulla riforma dello Stato. E gli italiani vivrebbero assai meglio se fossero inquilini d&#8217;uno Stato meno arcaico, meno distante, meno astruso. E allora perché ogni progetto di riforma rimane sempre fermo al palo? In questa legislatura è già successo con la bozza Calderoli; se adesso va in malora pure il testo all&#8217;esame del Senato, mancherà il tempo per correre ai ripari. E la legge elettorale? Votare per la terza volta col Porcellum, formare un altro Parlamento non d&#8217;eletti bensì di nominati sarebbe una tragedia democratica. Sentirsi dire dal prossimo presidente del Consiglio, come ha già detto Berlusconi, che l&#8217;architettura dei poteri gli sequestra ogni potere, girerebbe la tragedia in farsa.<br />
È la maledizione delle riforme costituzionali all&#8217;italiana: una tela di Penelope. Oppure una guerra dei trent&#8217;anni, fate voi. Però senza vinti, senza vincitori. Ma sono per l&#8217;appunto tre decenni che ci giriamo attorno a vuoto. C&#8217;è bisogno di rievocarne gli episodi? Una giostra di ministri deputati alle riforme (da Maccanico nel 1988 a Bossi dal 2008 al 2011). Un profluvio di progetti, a cominciare dal Rapporto Giannini nel 1979. Testi votati dagli eletti ma bocciati poi dagli elettori (con il referendum del 2006 sulla riforma del centrodestra). Tre Bicamerali (nel 1983, nel 1992, nel 1997). Governi costituenti, come si definì il gabinetto presieduto da De Mita nel 1988. Dibattiti parlamentari tanto solenni quanto improduttivi (per esempio nel luglio 1991 o nell&#8217;agosto 1995). E ovviamente intese, lodi, decaloghi, bozze di riforma (da quella timbrata da Boato nel 1997 alla bozza Violante del 2007).<br />
Sarà per questo che adesso siamo stanchi, sfiduciati. Perché trent&#8217;anni di chiacchiericcio sterile hanno finito per sporcare l&#8217;abito della Carta costituzionale, senza confezionare un vestito di ricambio. E perché invece basterebbe qualche toppa. Come d&#8217;altronde dichiararono i partiti quando ha giurato Monti: a te l&#8217;economia, a noi le riforme di sistema. Siccome nel frattempo non hanno cavato un ragno dal buco, ora è il governo che prova a offrire un contributo. Mentre Napolitano cerca di svegliare la Bella addormentata, a costo d&#8217;esporsi a un insuccesso. Alibi, però, non ce ne sono. Non ci faremo ingannare dal giochino di mettere troppa carne al fuoco — dalla legge sulla corruzione a quella sui partiti, dalle Province alla riforma della Rai — all&#8217;unico scopo di bruciare l&#8217;arrosto. Non potranno raccontarci che non hanno fatto l&#8217;uovo (la legge elettorale) perché prima dovevano generare la gallina (cambiando la Costituzione). La Carta del 1947 non parla affatto dei sistemi d&#8217;elezione, ed è sopravvissuta sia al proporzionale sia al maggioritario. Dunque questa scusa non regge.<br />
Insomma fate poche cose, ma fatele. Il meglio è nemico del bene. E d&#8217;altronde due Camere servono anche a questo, a smaltire il traffico. Sicché la Prima commissione del Senato può approvare alcune correzioni alla forma di governo; quella della Camera può cucinare almeno un paio di leggi ordinarie, sul sistema elettorale e sul finanziamento dei partiti. Le priorità sono queste. Anzi no, ce ne sarebbe pure un&#8217;altra: per i partiti è urgente decidere di decidere.</p>
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		<title>E&#8217; la società civile che può salvare la democrazia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:52:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Zagrebelsky]]></category>
		<category><![CDATA[LeG Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/14/e-la-societa-civile-che-puo-salvare-la-democrazia/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/05/zagreb_Torino-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="zagreb_Torino" /></a>A conclusione del ciclo di incontri “La Costituzione in mano, un articolo al giorno” il presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky ha tenuto l’ultima lezione “Difesa della Costituzione e della Democrazia” presso il Conservatorio di Torino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/05/zagreb_Torino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14946" title="zagreb_Torino" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/05/zagreb_Torino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>A conclusione del ciclo di incontri “<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2011/10/24/la-costituzione-in-mano-un-articolo-al-giorno/">La Costituzione in mano, un articolo al giorno</a>” il presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky ha tenuto l’ultima lezione “<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/04/difesa-della-costituzione-e-democrazia/">Difesa della Costituzione e della Democrazia</a>” presso il Conservatorio di Torino.<br />
Come ha sottolineato Paolo Volpato, coordinatore del circolo di Torino di Libertà e Giustizia, questo ciclo di incontri ha coinvolto, oltre al Conservatorio, otto medie superiori e due scuole medie per otto lezioni ciascuna.</p>
<p>Il professor Zagrebelsky ha iniziato il suo intervento osservando che, dopo numerosi incontri, ha rilevato negli studenti un forte interesse per questi temi.<br />
A questo interesse non corrisponde però un adeguato desiderio da parte dei giovani a partecipare in un qualche modo alla vita politica.<br />
Le motivazioni sono essenzialmente due: il rapporto tra politica e corruzione e l’assenza di punti di riferimento forti offerti dalla politica stessa.<br />
La corruzione all’interno della politica ha origine dall’esasperazione del rapporto tra scambio di favori e fedeltà, rapporto rafforzato dall’attuale legge elettorale. La crisi economica esaspera questo fenomeno favorendo le grandi strutture criminali che, fornendo protezione e lavoro, si diffondono nel nostro tessuto sociale.<br />
Questo approccio si è trasferito anche in realtà meno violente ma in cui se non si è nel “giro” giusto non si fa carriera perché anche in questi ambienti quel che conta non è la capacità del singolo ma la sua fedeltà.<br />
La raccomandazione e i favoritismi alimentano la corruzione e inducono una società solo apparentemente democratica.<br />
Cadute le ideologie del ‘900, sono sparite le diversità all’interno della politica e questa si è trasformata in pura amministrazione ove quel che premia è la capacità tecnica della gestione economica.<br />
Ma se muore la politica muore la democrazia!<br />
Chi può proporre nuove idee forti se i partiti non sanno differenziarsi sui modelli di società e sui modelli di sviluppo?<br />
Sono le associazioni di cittadini che, a questo punto, devono assumersi la responsabilità di proporre nuovi modelli e contemporaneamente di dar voce a quelle persone che cercano di opporsi a quei meccanismi che vanno dalla raccomandazione alla corruzione e che da soli non avrebbero altra alternativa che sopportare o adeguarsi.<br />
Alle associazioni quindi l’arduo compito di immaginare il futuro del nostro paese e conseguentemente salvarne la democrazia.</p>
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