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	<title>Libertà e Giustizia</title>
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	<description>La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà - Alexis De Tocqueville</description>
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		<title>Dalla Giustizia insultata alla Giustizia minacciata</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 15:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Rubini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Rubini]]></category>
		<category><![CDATA[Ilda Boccassini]]></category>
		<category><![CDATA[Procura di Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/dalla-giustizia-insultata-alla-giustizia-minacciata/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2013/05/boccassini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="boccassini" /></a>Le minacce a Boccassini sono un fatto coerente con la cultura che ha prodotto i pluriennali insulti ai giudici e l’irruzione nel Tribunale di Milano. I giudici, ancora una volta, sono lasciati soli a difendere ciò che spetterebbe anzitutto alla politica difendere: che uno Stato moderno e democratico non può che basarsi sul primato della legge e sul rispetto delle regole, in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-17185" title="boccassini" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2013/05/boccassini-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Oggi leggiamo, insieme alle motivazioni della Corte di Cassazione che definisce inesistente la presunta inimicizia delle Corti milanesi per Berlusconi, e alle motivazioni della Corte d’appello di Milano che descrivono un elaborato sistema di evasione fiscale messo a punto e gestito dall’ex presidente del consiglio anche quando rivestiva cariche pubbliche, delle gravi minacce inviate alla dottoressa Boccassini. Vi è un legame tra queste cose? Ovvio che sì: le minacce al PM di Milano altro non sono che un passo in più rispetto agli insulti e alla sistematica delegittimazione che in questi anni la destra berlusconiana ha coltivato nei confronti della magistratura in generale, e di quella milanese in particolare.<br />
La propaganda berlusconiana da vent’anni martella l’opinione pubblica qualificando le numerosissime inchieste giudiziarie che hanno riguardato “il capo” come frutto di odio personale, inimicizia politica, follia, volontà persecutoria. Quanto più si accumulano, negli anni, le assoluzioni per prescrizione (a volte dopo condanne subite nei precedenti gradi di giudizio), le leggi ad personam per disinnescare qualche processo, e infine le condanne, tanto più si alzano i toni della propaganda anti-giudici, fino all’irruzione nel Tribunale di Milano dei parlamentari del PDL e al comizio bresciano contro la magistratura.<br />
Ancora ieri il coro degli esponenti della destra si è prodotto nella consueta litania di affermazioni prive di senso, se non quello di riaffermare la fedeltà al capo e la ferrea volontà di ignorare la realtà che emerge drammatica così dalle sentenze recenti come dalla rilettura della disperante sequenza di oltraggi alla giustizia che si è consumata nel ventennio berlusconiano.<br />
Le minacce a Boccassini sono un fatto coerente con la cultura che ha prodotto i pluriennali insulti ai giudici e l’irruzione nel Tribunale di Milano. Paradossalmente,  la violenza verbale della destra contro la magistratura è la riprova più evidente di quanto sia inaccettabile, per qualunque persona di onesto sentire, che il potere politico  resti affidato a persone accusate di avere ripetutamente e gravemente violato la legge. Per ottundere questa semplice consapevolezza, per annegare la vergogna delle condanne in un mare di confusione, occorre gridare sempre più forte, mentire sempre più spudoratamente, negare i fatti, alterare la realtà, additare al pubblico nemici immaginari, dipingerli come diabolici tramatori.<br />
In questa scandalosa opera di falsificazione, che mira a travolgere uno dei fondamenti essenziali di ogni ordinamento democratico, cioè il rispetto della legge e di chi è chiamato ad applicarla, gli esponenti della destra hanno oggi purtroppo molti alleati: primo fra tutti il silenzio – o il debole belato &#8211; di chi dovrebbe invece difendere con forza e consapevolezza il diritto dei cittadini italiani ad essere governati da persone di specchiata moralità e di indiscussa onestà. Il silenzio di chi giustifica come realismo politico la cedevolezza nei confronti dell’ingiustizia, e minimizza, o forse addirittura ha perso la capacità di vedere, l’immenso danno che la cultura dell’illegalità da molti anni (e in molti modi) arreca all’Italia.<br />
Il silenzio di chi è assuefatto all’illegalità, e forse addirittura incline a dare credito alle teorie persecutorie della destra, è anch’esso responsabile, a pieno titolo, delle minacce alla Procura di Milano. I giudici, ancora una volta, sono lasciati soli a difendere – pur con tutti gli errori che nel loro operare possono (e non dovrebbero) occorrere – ciò che spetterebbe anzitutto alla politica difendere: la semplice verità che uno Stato moderno e democratico non può che basarsi sul primato della legge e sul rispetto delle regole, in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata. Il divario tra questa persino banale affermazione e la realtà della vita politica ed economica del nostro paese è purtroppo sempre più ampio. E’ primariamente in questo divario che ha origine il declino dell’Italia.</p>
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		<title>Le associazioni per il 2 giugno</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/le-associazioni-per-il-2-giugno/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 13:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni]]></category>
		<category><![CDATA["Non è cosa vostra"]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato di Faenza per la valorizzazione e la difesa della Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato genovese di SeNonOraQuando]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia e Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola di formazione politica “Antonino Caponnetto”]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/le-associazioni-per-il-2-giugno/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2013/05/bologna_ridotto1-150x96.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="bologna_ridotto" /></a>Oltre 40 le associazioni che aderiscono alla manifestazione promossa da Libertà e Giustizia il 2 giugno a Bologna. Acune delle motivazioni che ci hanno inviato: <b><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/22/manifestazione-per-la-costituzione-il-comitato-di-faenza-il-2-giugno-a-bologna/">Comitato di Faenza per la valorizzazione e la difesa della Costituzione</a></b>, 
<b><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/ladesione-del-comitato-genovese-senonoraquando/">Comitato genovese di SeNonOraQuando</a></b>, <b><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/ladesione-di-giustizia-e-liberta/">Giustizia e Libertà</a></b>, <b><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/ladesione-dell-associazione-viva-la-costituzione-di-rovigo/">Associazione “Viva la Costituzione” di Rovigo</a></b>, 
<b><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/ladesione-della-scuola-di-formazione-politica-antonino-caponnetto/">Scuola di formazione politica “Antonino Caponnetto”</a></b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-17183" title="bologna_ridotto" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2013/05/bologna_ridotto1-150x96.jpg" alt="" width="150" height="96" />Oltre 40 le associazioni che aderiscono alla manifestazione promossa da Libertà e Giustizia il 2 giugno a Bologna:</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Comitato Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla – <span style="color: #000080;">Articolo 21</span> – Comitati Dossetti – <span style="color: #000080;">MicroMega</span> – A.N.P.I. Nazionale – <span style="color: #000080;">Associazione Libera</span> &#8211; Gruppo Abele – <span style="color: #000080;">FIOM</span> – Liberacittadinanza – <span style="color: #000080;">Fondazione Benvenuti in Italia</span> – Fondazione Basso – <span style="color: #000080;">Associazione tra i familiari delle Vittime di Via dei Georgofili</span> – Scuola di formazione politica “Antonino Caponnetto” – <span style="color: #000080;">Associazione reggiana per la Costituzione</span> – Associazione VIVA LA COSTITUZIONE di Rovigo -  <span style="color: #000080;">Comitato in Difesa della Costituzione di Ravenna</span> – Associazione Treno Delle donne in difesa della Costituzione – <span style="color: #000080;">Associazione Articolo 53</span> – Associazione “ANDROMEDA” – <span style="color: #000080;">ALBA, Alleanza Lavoro Beni Comuni e Ambiente</span> – Communitas2002 – <span style="color: #000080;">Basic Income Network Italia</span> – Costituente per i beni comuni – <span style="color: #000080;">Convenzione per la democrazia costituzionale</span> – Rete dei comitati per la difesa del territorio – <span style="color: #000080;">Associazione Mezzocielo di Palermo</span> – Avvocatura per i Diritti LGBTI-Rete Lenford – <span style="color: #000080;">Comitato per la Legalità e la Democrazia di Ravenna</span> – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua &#8211; <span style="color: #000080;">Democrazia atea</span> – Sezione territoriale A.N.P.I. ” Ugo Roncada” di Poggio Rusco &#8211; <span style="color: #000080;">Carovana per la Costituzione SEMPRE</span> &#8211; Comitato contro Sprechi e Privilegi di Bari &#8211; Cantiere dell’Ulivo – <span style="color: #000080;">“Comitato Salviamo la Costituzione” di Parma</span> – Comitato di Faenza per la valorizzazione e la difesa della Costituzione – <span style="color: #000080;">Centro di documentazione e di progetto “Don Lorenzo Milani” di Pistoia</span> &#8211; Giustizia e Libertà – <span style="color: #000080;">Forum Permanente tra le Associazioni Antifasciste e Partigiane e gli Istituti di Storia delle Città Adriatiche e Joniche</span> &#8211; A.N.P.I. Reggio Emilia &#8211; <span style="color: #000080;">A.N.P.I. Bologna</span> – Associazione Campo Aperto del Veneto – <span style="color: #000080;">Azione civile</span> &#8211; INIZIATIVA LAICA e GIORNATE DELLA LAICITA’ – <span style="color: #000080;">Comitato genovese di SeNonOraQuando</span> &#8211; Lista Civica Italiana</span></p>
<p>Molte parteciperanno in piazza con le loro bandiere e i loro striscioni.</p>
<p>Alcune delle motivazioni che ci hanno inviato:</p>
<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/22/manifestazione-per-la-costituzione-il-comitato-di-faenza-il-2-giugno-a-bologna/">Comitato di Faenza per la valorizzazione e la difesa della Costituzione</a></p>
<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/ladesione-del-comitato-genovese-senonoraquando/">Comitato genovese di SeNonOraQuando</a></p>
<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/ladesione-di-giustizia-e-liberta/">Giustizia e Libertà</a></p>
<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/ladesione-della-scuola-di-formazione-politica-antonino-caponnetto/">Scuola di formazione politica “Antonino Caponnetto”</a></p>
<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/ladesione-dell-associazione-viva-la-costituzione-di-rovigo/">Associazione “Viva la Costituzione” di Rovigo</a></p>
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		<title>L&#8217;adesione dell&#8217; Associazione “Viva la Costituzione” di Rovigo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 13:05:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il direttivo dell’Associazione “Viva la Costituzione” di Rovigo si è riunito per valutare, nella grave situazione che sta vivendo il Paese, la linea e le proposte di ‘riforme istituzionali’ avanzate a nome del Governo dal neo presidente del Consiglio Enrico Letta.
Il direttivo dell’Associazione esprime viva preoccupazione per le ipotesi messe in campo e soprattutto ferma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il direttivo dell’Associazione “Viva la Costituzione” di Rovigo si è riunito per valutare, nella grave situazione che sta vivendo il Paese, la linea e le proposte di ‘riforme istituzionali’ avanzate a nome del Governo dal neo presidente del Consiglio Enrico Letta.<br />
Il direttivo dell’Associazione esprime viva preoccupazione per le ipotesi messe in campo e soprattutto ferma contrarietà per il metodo che si vuole adottare, cioè la creazione di una Convenzione costituente che di fatto esproprierebbe delle sue prerogative il Parlamento, momento centrale nella nostra democrazia rappresentativa, e che si prefigura come procedura illecita vista l’esistenza e il contenuto dell’art.138 della Costituzione della Repubblica italiana che prevede in modo semplice e chiaro le sole norme possibili per cambiare la Carta, attraverso modifiche limitate ed omogenee. Il direttivo dell’Associazione in tal senso approva e fa proprie critiche e preoccupazioni autorevolmente espresse da giuristi ed esponenti della cultura a livello nazionale come è avvenuto con l’appello di ‘Libertà e Giustizia’ di Milano e recentissimamente con quello sottoscritto dai ‘Comitati Dossetti’ di Roma.<br />
In particolare Viva la Costituzione esprime preoccupazione per la rapida facilità con cui a livello politico si parla di mutare la FORMA del Governo della Repubblica rispetto al dettato costituzionale, mentre non si opera invece con altrettanta rapidità verso l’unica riforma davvero urgente ed ineludibile: quella di una legge elettorale da tutti definita iniqua e che ha sfregiato il nostro ordinamento. Non si tratta di questioni astratte da addetti ai lavori, poiché per la nostra Costituzione le istituzioni della Repubblica sono concepite come un &#8216;mezzo&#8217; con cui raggiungere un &#8216;fine&#8217;: i diritti delle persone. Se tale &#8216;mezzo&#8217; si stravolge anche il raggiungimento dei diritti può essere compromesso. Con i Comitati Dossetti riguardo a procedure e al merito dell’ipotizzata revisione costituzionale il Direttivo di Viva la Costituzione richiama quindi “governo e parlamento al rispetto delle norme dell’art.138 della Costituzione, senza l’osservanza del quale l’intera Costituzione sarebbe delegittimata”. Ritiene di conseguenza che “non si debba far ricorso a Commissioni o Convenzioni paracostituenti per progetti complessivi di riforma” ma che si debba operare con riforme puntuali discusse e realizzate con le procedure previste.<br />
La nostra Costituzione difronte al collasso delle regole e delle vecchie certezze dell’ordine economico e sociale resta, con i suoi principi e le sue norme, non solo il fondamento della democrazia duramente conquistata dall’Italia, ma anche il fondamento della coesione civile, della razionalità, della legalità e della stabilità democratiche.<br />
Per questo si invitano tutti i cittadini che abbiano a cuore il destino democratico delle nostre istituzioni ed anche una vera soluzione politica dei problemi sociali ed economici, fatta all’interno della Carta e delle sue regole e non contro di essa, ad aderire agli appelli succitati di ‘Libertà e Giustizia ‘ e dei ‘Comitati Dossetti’, attivando una responsabile vigilanza democratica a difesa della Costituzione, baluardo e garanzia dei diritti di tutti noi.</p>
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		<title>L&#8217;adesione della Scuola di formazione politica &#8220;Antonino Caponnetto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 13:01:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Scuola di formazione politica &#8220;Antonino Caponnetto&#8221;, intende essere parte della mobilitazione. Come ci hanno insegnato Dossetti e il Giudice, in maniera &#8220;inventivamente graduale&#8221;. E che, ovunque, deve essere permanente. “Bisogna operare nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle fabbriche, negli uffici, tra la gente comune, ed è lì che bisogna spiegare il testo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">La Scuola di formazione politica &#8220;Antonino Caponnetto&#8221;, intende essere parte della mobilitazione. Come ci hanno insegnato Dossetti e il Giudice, in maniera &#8220;inventivamente graduale&#8221;. E che, ovunque, deve essere permanente. “Bisogna operare nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle fabbriche, negli uffici, tra la gente comune, ed è lì che bisogna spiegare il testo della Costituzione e farla capire e farla amare [...]”. Nino Caponnetto, Monteveglio, 16 settembre 1994</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">* Maria Grimaldi e Nando Benigno (comitato operativo Scuola di formazione politica &#8220;Antonino Caponnetto&#8221;)</p>
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		<title>L&#8217;adesione di Giustizia e Libertà</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 12:39:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160;
Nella qualità di Presidente del Movimento d&#8217;Azione Giustizia e Libertà, comunico la partecipata e convinta adesione della nostra Associazione al manifesto del Prof. Gustavo Zagrebelsky di cui si condivide forma e contenuto, facendo nostre le motivazioni.
Con il dimenticato referendum costituzionale del 2006 il popolo italiano si riappropriò della nostra Costituzione, contro ogni tentativo di stravolgerla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nella qualità di Presidente del Movimento d&#8217;Azione Giustizia e Libertà, comunico la partecipata e convinta adesione della nostra Associazione al manifesto del Prof. Gustavo Zagrebelsky di cui si condivide forma e contenuto, facendo nostre le motivazioni.<br />
Con il dimenticato referendum costituzionale del 2006 il popolo italiano si riappropriò della nostra Costituzione, contro ogni tentativo di stravolgerla e di violentarne l&#8217;impianto che rappresenta le fondamenta dei diritti enunciati nella prima parte.<br />
E&#8217; ora in corso il tentativo di forzare anche l&#8217;art.138, sovrapponendo al Parlamento e al popolo sovrano organismi extraparlamentari costituenti veri mostri giuridici palesemente incostituzionali.<br />
Il nostro Movimento rifondato nel 1994 sotto l&#8217;egida di grandi personalità del mondo giellista e azionista, come Sandro Galante Garrone, Aldo Garosci, Visalberghi, Barile, Vindice Cavallera, Giorgio Parri, Paolo Sylos Labini, Bruno Zevi, Guido Fubini, Giorgio Diena, che ho l&#8217;onore di rappresentare, aderisce in toto al manifesto e fa proprie le motivazioni della manifestazione di Bologna: mobilitazione da estendere a tutto il Paese per risvegliare l&#8217;amor &#8220;patrio&#8221; del popolo italiano che significa fedeltà allo spirito e all&#8217;impianto, anche alla lettera della cara Carta, nata dalla lotta di liberazione contro il nazifascismo, traduzione in termini giuridici dello spirito e delle finalità della Resistenza.<br />
L&#8217;attuale contingenza politica ed economica può determinare pericolosi e scivolosi esiti weimariani, tra rinascenti e baldanzosi populismi antieuropei, avvitamento della crisi dell&#8217;eurozona, partiti e movimenti non democratici se non anche razzisti, xenofobi, personalistici che stanno divorando la forma partito indicata dall&#8217;art.49 della Costituzione, mentre traballa lo stesso impianto della democrazia rappresentativa incapace di rappresentare e di selezionare democraticamente le classi dirigenti, in bancarotta anche sotto il versante dell&#8217;etica pubblica.<br />
Il riferimento alla stella polare della Costituzione, quale carta di principi e diritti da realizzare e&#8217; fondamentale per non disgregare definitivamente lo spirito pubblico e repubblicano prima che sia troppo tardi.<br />
Una battaglia lunga e difficile da vincere assolutamente con i nostri concittadini, fuori del Palazzo. Perché la Costituzione è nostra.</p>
<p>* Avv. Antonio Caputo (Presidente del Movimento d&#8217;Azione Giustizia e Libertà e Coordinatore della Federazione dei Circoli di Giustizia e Libertà)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;adesione del Comitato genovese SeNonOraQuando</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 12:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dicono di noi]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il Comitato genovese di SeNonOraQuando aderisce alla manifestazione &#8220;Non è cosa vostra&#8221; indetta da Libertà e Giustizia perché le Madri e i Padri della Costituzione italiana hanno stabilito che l&#8217;Italia debba essere un Paese in cui tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"> Il Comitato genovese di SeNonOraQuando aderisce alla manifestazione &#8220;Non è cosa vostra&#8221; indetta da Libertà e Giustizia perché le Madri e i Padri della Costituzione italiana hanno stabilito che l&#8217;Italia debba essere un Paese in cui tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E che sia compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese. E ancora, che tutti i cittadini dell&#8217;uno o dell&#8217;altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. E che a tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.<br />
Noi ci crediamo, noi lo vogliamo.</p>
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		<title>Così la Mafia colpì Firenze</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 09:25:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/24/cosi-la-mafia-colpi-firenze/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/04/georgofili1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="georgofili" /></a>All’1,04 del 27 maggio 1993 scoppiò l’inferno in via De' Georgofili. Per qualche ora si pensò a una fuga di gas, anche se non c’era odore di gas ma di polvere da sparo. Era stata una bomba di micidiale potenza a sventrare Firenze. A 20 anni dalla strage ordita da Cosa Nostra che produsse morti, feriti e danni irreparabili al patrimonio artistico, LeG è vicina ai familiari delle vittime. Giovanna Maggiani Chelli presidente dell'associazione sarà sul palco a Bologna nel corso della manifestazione del 2 giugno. Leggi il <b><a href="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2013/05/programma-generale-XX-anniversario-Associazione-e-Regione.pdf">programma delle celebrazioni</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14783" title="georgofili" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2012/04/georgofili1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />L’unica cosa chiara sin dall’inizio fu il bersaglio degli attentatori: il patrimonio artistico. E, sebbene l’Italia sia stata funestata da numerose stragi, mai prima di allora erano stati colpiti i tesori d’arte. Le indagini coordinate dalla procura di Firenze, che hanno individuato nei vertici di Cosa Nostra gli organizzatori dell’attentato di via de’ Georgofili e delle altre stragi compiute a Roma e a Milano nel corso del ’93, e nei loro sicari gli esecutori degli attentati, hanno svelato, tuttavia, che l’attacco ai monumenti fu suggerito da soggetti esterni alla mafia. Già lo aveva detto Salvatore Cancemi, il reggente della famiglia mafiosa di Porta Nuova, che il 22 luglio ’93, due mesi dopo la strage di Firenze e cinque giorni prima degli attentati a Roma e Milano della notte fra il 27 e il 28 luglio, si consegnò ai carabinieri: «Cosa Nostra non ha la mente fina di mettere un’autobomba come quella di Firenze». In seguito un altro pentito di rango, Giovanni Brusca, ha spiegato che fino al luglio del ’92 gli obiettivi di Cosa Nostra erano sempre stati uomini delle istituzioni e mai si era pensato a un attacco al patrimonio artistico e storico. Fu un oscuro personaggio, Paolo Bellini, estremista nero, assassino, ladro di quadri e di oggetti di antiquariato, informatore dei carabinieri, a far comprendere ai mafiosi che l’attacco ai tesori d’arte avrebbe potuto piegare lo Stato. Aveva conosciuto nel carcere di Sciacca il boss Antonino Gioè e lo aveva ricercato nel ’92. Brusca assisteva nascosto ai loro incontri. «Noi lo guardavamo come persona che apparteneva ai servizi segreti, 100%, non 99». Non che fosse venuto come mandante. Questo Brusca lo ha escluso «categoricamente». Ma dava dei suggerimenti che «venivano posati su un vassoio». E fu durante queste conversazioni che saltò fuori il discorso della torre di Pisa. «Se tu a Pisa vai a togliere la torre, è finita Pisa». «Da quel momento noi cominciammo a mettere gli occhi sulla Toscana», ha spiegato Brusca: «E lui insisteva per compiere qualche cosa. Insisteva: voi dovete fare questo. Era tartassante, cioè ogni 15 giorni».<br />
IL DÉPLIANT<br />
Un ulteriore elemento sulla scelta dell’obiettivo è stato fornito nel 2008 da Gaspare Spatuzza, già braccio destro di Giuseppe Graviano, boss del mandamento di Brancaccio. Spatuzza fu uno dei componenti del gruppo di fuoco che eseguì l’attentato di Firenze e per questo è stato condannato all’ergastolo. Dopo una profonda crisi morale e religiosa, si è pentito del suo passato di assassino. Il 3 febbraio 2011, in aula bunker, ha chiesto perdono a Firenze, «questa città in cui sono arrivato da terrorista e che ho sfregiato nel cuore». Spatuzza ha raccontato che dopo l’attentato di via Fauro a Roma contro Maurizio Costanzo (14 maggio ’93), Giuseppe Graviano, il suo capo, lo convocò in un villino di Santa Flavia, nei pressi di Palermo, presenti anche altri boss e soldati di Cosa Nostra, e annunciò: «C’è da fare un lavoretto a Firenze. Siamo qui per mettere tutto a punto». Sul tavolo c’erano dei dépliant di viaggio. «Già loro avevano gli obiettivi. I dépliant erano là per fare vedere a noi gli obiettivi da colpire».<br />
L’ESPLOSIVO<br />
Le rivelazioni di Spatuzza hanno permesso di recente alla procura di Firenze e alla Dia di risalire alla fornitura delle ingentissime quantità di tritolo utilizzate nella campagna di stragi del ’92-’93. Secondo le accuse, è stato un povero pescatore di Porticello, Cosimo D’Amato, cugino di Cosimo Lo Nigro, uno dei componenti del gruppo di fuoco, a provvedere alle necessità di Cosa Nostra, ripescando dai fondali marini bombe inesplose della seconda guerra mondiale. Gli inquirenti ritengono che provenga dal fondo del mare la maggior parte dell’enorme quantità di tritolo (fra i 1.280 e i 1.340 chili) utilizzata da Cosa Nostra per gli attentati del ’92-’93. Ieri D’Amato è stato condannato all’ergastolo per concorso nelle stragi. Una volta inertizzati e aperti gli ordigni, il tritolo pietrificato veniva macinato, ridotto in sabbia e confezionato in forme simili a quelle del parmigiano. Del loro trasporto in “continente” per gli attentati del ’93 venne incaricato un camionista palermitano, Pietro Carra, che eseguì gli ordini molto a malincuore, nascondendo le forme nel sottofondo del suo autoarticolato. Appena individuato e arrestato scelse di collaborare.<br />
LA BASE<br />
Per poter compiere l’attentato di Firenze, Cosa Nostra aveva bisogno di una base logistica in città o nelle vicinanze. Nel mese di aprile del ’93, quando evidentemente la decisione di sferrare l’attacco era già stata presa, Gioacchino Calabrò, boss di Castellammare del Golfo, convocò Vincenzo Ferro, studente di medicina e figlio del capo mandamento di Alcamo Giuseppe Ferro (in quei giorni in carcere), e gli ordinò di mettersi in contatto con lo zio Antonino Messana, fratello di sua madre Grazia e muratore a Prato, per chiedergli la disponibilità di un garage. Lo zio non voleva saperne. Lavorava onestamente, aveva tre figli. Non voleva aver niente a che fare con i mafiosi. Ma Calabrò si arrabbiò di brutto e costrinse Vincenzo Ferro a fare ben quattro viaggi a Prato per convincerlo (o meglio costringerlo) non solo a mettere a disposizione un garage ma anche a ospitare alcuni suoi emissari. Lo zio si rassegnò, a condizione che Vincenzo fosse presente. Avrebbe potuto avvertire le forze di polizia ma non lo fece, né prima né dopo l’attentato. Della mafia non voleva saperne, ma non al punto di denunciarne i crimini. Se avesse parlato, all’Italia sarebbe stata risparmiata la campagna di stragi del ’93. Ha pagato il suo silenzio con una severa condanna.<br />
IL GRUPPO DI FUOCO<br />
Il 23 maggio Antonino Messana chiamò il nipote in Sicilia e gli chiese di salire a Prato, perché gli emissari di Calabrò erano arrivati. Vincenzo Ferro trovò, sistemati in una stanza al primo piano, Gaspare Spatuzza, detto<br />
‘u tignusu per la sua calvizie, che all’epoca aveva 29 anni, Giuseppe Barranca, detto “ghiaccio”, 37 anni, Francesco Giuliano, 24 anni, detto Olivetti, e Cosimo Lo Nigro, 25 anni, detto cavallo o testa di cavallo o anche bingo, perché (come ha raccontato il pentito Pietro Romeo) quando piazzava l’esplosivo e sentiva il botto diceva “bingo”. Barranca, Giuliano e Lo Nigro facevano parte della famiglia mafiosa di Corso dei Mille, il cui boss, Francesco Tagliavia, era stato arrestato proprio il giorno precedente (il 22 maggio). Solo in anni recenti, dopo il pentimento di Spatuzza, Tagliavia è stato accusato delle stragi del ’93 per aver partecipato alla loro ideazione, aver messo a disposizione i suoi uomini e averne finanziato le trasferte in “continente”, anche se forse non era d’accordo con la strategia della guerra allo Stato a colpi di autobombe. Secondo Spatuzza, nel corso di una udienza a Palermo, si presume nel gennaio ’94, affidò a Lo Nigro un messaggio per il suo capo mandamento, Giuseppe Graviano, detto “madre natura”: «Dì a madre natura di fermare il bingo ». Il 5 ottobre 2011 Tagliavia è stato condannato all’ergastolo per le stragi. Ieri è cominciato il processo di appello.<br />
I SOPRALLUOGHI<br />
Vincenzo Ferro, studente di medicina e mafioso riluttante, nel ’96 ha scelto di collaborare con la giustizia. «C’era bisogno che qualcuno rompesse questa catena nella mia famiglia, altrimenti eravamo destinati a essere mafiosi a vita», spiegò all’epoca. Grazie a lui, gli inquirenti hanno potuto ricostruire i sopralluoghi compiuti dal gruppo di fuoco nel centro di Firenze. I mafiosi di fatto avevano requisito anche le auto della moglie e dei figli di Antonino Messana. Lo Nigro e Giuliano andarono a studiare i luoghi sia il 23 che il 24 maggio. La seconda volta vollero che Vincenzo Ferro li accompagnasse. Dalla stazione raggiunsero a piedi piazza Signoria, attraversarono velocemente il piazzale degli Uffizi (dove dissero a Ferro di accelerare il passo) e raggiunsero il Lungarno. Andarono a cena in un ristorante e poi fecero a ritroso lo stesso percorso. E’ molto probabile che l’obiettivo indicato dai capi per far esplodere l’autobomba fosse il piazzale degli Uffizi e che i sicari lo abbiano scartato perché era presidiato da telecamere e forse anche perché affollato. Così si sono salvate le opere più preziose conservate nell’ala Est degli Uffizi. Ma dalla parte opposta è stato l’inferno.<br />
IL FIORINO<br />
La notte fra il 25 e il 26 maggio i quattro sicari, utilizzando la Fiat Uno intestata alla moglie di Antonino Messana, si incontrarono con il camionista Pietro Carra, caricarono le forme di esplosivo sulla Uno (dove tre anni più tardi furono trovate tracce del tritolo trasportato) e le depositarono nel garage di casa Messana. L’indomani, 26 maggio, verso le 17-18, Giuliano e Spatuzza si allontanarono a bordo della Uno e rientrarono dopo circa un’ora con l’auto e con un furgone Fiat Fiorino che montava un portabagagli e che (come fu appurato poche ore dopo la strage) era stato rubato in via della Scala. A causa del portabagagli, il Fiorino non entrava nel garage. Allora i mafiosi lo smontarono, poi si chiusero dentro con il Fiorino e ci restarono più di un’ora. Verso mezzanotte Giuliano si allontanò sulla Uno e Lo Nigro sul Fiorino e prima di partire chiese a Vincenzo Ferro un sigaro. Poco dopo anche Spatuzza e Barranca se ne andarono sull’auto del cugino. Rientrò il solo Spatuzza, che si chiuse in camera. Barranca (come si seppe poi) era salito sul camion di Carra, per rientrare con lui a Palermo. E durante il viaggio comprò una radio allo spaccio del distributore Agip di Migliarino Nord, sull’autostrada Firenze Mare (gli inquirenti hanno ritrovato lo scontrino), restando poi per tutto il viaggio attaccato alla radio.<br />
IN VIA DE’ GEORGOFILI<br />
A mezzanotte e 40 minuti del 27 maggio un testimone notò che un Fiorino veniva parcheggiato davanti alla torre de’ Pulci. Una teste riferì il 30 maggio, tre giorni dopo la strage, che aveva notato sia il Fiorino che una Fiat Uno bianca. Per una miracolosa coincidenza, all’1,04, quando il furgone esplose con un boato spaventoso che fu sentito anche nei quartieri periferici, in via de’ Georgofili non stava passando nessuno, altrimenti sarebbe ridotto in brandelli. Gli abitanti, feriti e sconvolti, si precipitarono in strada mentre giungevano i primi soccorsi. Per qualche ora si pensò a una fuga di gas, anche se non c’era odore di gas ma di polvere da sparo. All’alba fu chiaro che non era stato il gas. Il gigantesco portone di legno massiccio di un palazzo vicino era stato completamente scardinato e nel cortile c’era il motore del Fiorino, scagliato a distanza dalla micidiale esplosione. E i vigili, rimuovendo le macerie, portarono alla luce un enorme cratere di forma ellittica, del diametro, da un lato, di quasi 5 metri (4,95), e dall’altro di quasi 3 (2,90), e profondo quasi 1 metro e mezzo (1,41). Era stata una bomba di micidiale potenza a sventrare Firenze.</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2013/05/programma-generale-XX-anniversario-Associazione-e-Regione.pdf"><strong>programma delle celebrazioni</strong></a></p>
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		<title>LeG, a Bologna contro “il crepuscolo della democrazia”</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 12:32:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Libertà e Giustizia. A Bologna, il 2 giugno. Una mutazione genetica della Costituzione. Nascosta sotto l’esigenza di riforme condivise. Un’azione mascherata che, in nome dell’efficienza, ne vuole cambiare il senso: “da strumento di democrazia a garanzia di oligarchie”. Il cantiere di Libertà e Giustizia in vista della manifestazione del 2 giugno a Bologna, “Non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Libertà e Giustizia. A Bologna, il 2 giugno.</strong> Una mutazione genetica della Costituzione. Nascosta sotto l’esigenza di riforme condivise. Un’azione mascherata che, in nome dell’efficienza, ne vuole cambiare il senso: “da strumento di democrazia a garanzia di oligarchie”. Il cantiere di Libertà e Giustizia in vista della manifestazione del 2 giugno a Bologna, “Non è cosa vostra”, è in piena attività. Oltre 40 adesioni da parte di comitati e associazioni. Esponenti della politica, del mondo della politica e dello spettacolo. Sul palco per ricordare che “l’uguaglianza, la giustizia sociale, la protezione dei deboli e di coloro che la crisi ha posto ai margini della società, la trasparenza del potere e la responsabilità dei governanti” sono caratteri non negoziabili della democrazia italiana.</p>
<p><strong>Il manifesto “Non è cosa vostra”.</strong> Procedure da rispettare, controlli da non scavalcare. L’impianto teorico della manifestazione è fornito dal manifesto scritto da Gustavo Zagrebelsky. Un’analisi dei recenti tentativi di creare strumenti ad hoc per le riforme e il punto su ciò che nella nostra Carta non può essere messo in discussione. Evitare il crepuscolo della democrazia: “Dobbiamo crescere fino a costituire una massa critica di cui non sia possibile non tenere conto, da parte di chi cerca il consenso e chiede il nostro voto per entrare nelle istituzioni”, scrive l’ex presidente della Corte Costituzionale. Il tentativo è la creazione di un movimento che metta la salvaguardia della Legge Fondamentale dello Stato in cima alla propria azione. “Domandare pace, lavoro, uguaglianza e giustizia sociale, diritti individuali e collettivi, cultura, ambiente, salute, legalità, verità e trasparenza del potere, significa porre una domanda di democrazia. Non che la democrazia assicuri, di per sé, tutto questo. Ma, almeno consente che non si perda di vista la libertà e la giustizia nella società e che non ci si consegni inermi alla prepotenza dei più forti”.</p>
<p><strong>Adesioni.</strong> Numerosi gli interventi dal palco. A oggi, la lista è composta da: Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Roberto Saviano, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Nando Dalla Chiesa, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Maurizio Landini, Carlo Smuraglia, Beppe Giulietti, Raniero La Valle, Giovanna Maggiani Chelli, Alberto Vannucci, Giovanni Bachelet, Simona Peverelli e Elisabetta Rubini.</p>
<p><strong><a href="http://www.libertaegiustizia.it/non-e-cosa-vostra/">Qui</a></strong> l’elenco completo delle adesioni. E <strong><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/18/non-e-cosa-vostra/">qui</a></strong> il manifesto di Gustavo Zagrebelsky</p>
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		<title>Rete Lenford aderisce e promuove “Non è cosa vostra”. Manifestazione per la Costituzione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 14:50:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Non è cosa vostra”. Manifestazione per la Costituzione
Avvocatura per i Diritti LGBTI &#8211; Rete Lenford aderisce e promuove la manifestazione &#8220;Non è cosa vostra&#8221;, insieme a Libertà e Giustizia ad altre associazioni.
Il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica, Rete Lenford sarà in piazza a Bologna con Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà per rinnovare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Non è cosa vostra”. Manifestazione per la Costituzione</strong></p>
<p>Avvocatura per i Diritti LGBTI &#8211; Rete Lenford aderisce e promuove la manifestazione &#8220;Non è cosa vostra&#8221;, <a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/03/non-e-cosa-vostra-manifestazione-per-la-costituzione/" target="_blank">insieme a Libertà e Giustizia ad altre associazioni</a>.</p>
<p>Il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica, Rete Lenford sarà in piazza a Bologna con Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà per rinnovare un atto di fedeltà alla Costituzione e mandare un forte appello alla politica affinché rinunci al progetto di travolgere l’impianto complessivo della nostra Carta.<br />
La critica è rivolta soprattutto, ma non soltanto, al metodo con il quale Pd, Pdl e Scelta Civica hanno stabilito di smantellare la Costituzione. NO dunque a quella Convenzione, una sorta di Bicamerale rafforzata e comunque composta da figure che niente hanno a che spartire con i padri costituenti, che abbatte le garanzie essenziali previste dall’art.138. E NO al presidenzialismo all’italiana che potrebbe darci soltanto un presidente padrone e non garante di tutta la nazione. SI’ invece al varo di una legge elettorale che rispecchi le scelte dei cittadini.<br />
Con Libertà e Giustizia e le altre associazioni a Bologna, in piazza Santo Stefano, le voci più autorevoli del costituzionalismo italiano, della difesa della legalità e della giustizia.<br />
Obiettivo è quello di unire associazioni, singoli cittadini e quelle forze politiche che saranno disponibili in un grande movimento che vigilerà nei prossimi mesi sul lavoro parlamentare: si possono cambiare singoli articoli e punti specifici ma non l’impianto e la stabilità della Costituzione del ’48.<br />
Appuntamento quindi domenica 2 giugno 2013 dalle 13.30 alle 17.30 a Bologna in piazza Santo Stefano.</p>
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		<title>&#8220;Non è cosa vostra&#8221;. Manifestazione per la Costituzione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 14:43:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica, Libertà e Giustizia sarà in piazza a Bologna con <strong class="userFormat1">Gustavo Zagrebelsky</strong> e<strong class="userFormat1"> Stefano Rodotà</strong> per rinnovare un atto di fedeltà alla Costituzione e mandare un forte appello alla politica affinché rinunci al progetto di travolgere l&#8217;impianto complessivo della nostra Carta. La critica è rivolta soprattutto, ma non soltanto, al metodo con il quale Pd, Pdl e scelta Civica hanno stabilito di smantellare la Costituzione. <strong class="userFormat1">NO</strong> dunque a quella Convenzione, una sorta di Bicamerale rafforzata e comunque composta da figure che niente hanno a che spartire con i padri costituenti, che abbatte le garanzie essenziali previste dall&#8217;art.138. E <strong class="userFormat1">NO</strong> al presidenzialismo all&#8217;italiana che potrebbe darci soltanto un presidente padrone e non garante di tutta la nazione.<br />
Con LeG a Bologna, in piazza Santo Stefano, le voci più autorevoli del <strong class="userFormat1">costituzionalismo italiano</strong>, della difesa della <strong class="userFormat1">legalità</strong> e della <strong class="userFormat1">giustizia</strong>.<br />
Obiettivo è quello di unire<strong class="userFormat1"> associazioni, singoli cittadini</strong> e quelle <strong class="userFormat1">forze politiche</strong> che saranno disponibili in un grande movimento che vigilerà nei prossimi mesi sul lavoro parlamentare: si possono cambiare singoli articoli e punti specifici ma non l&#8217;impianto e la stabilità della Costituzione del &#8217;48.<br />
Appuntamento quindi <strong class="userFormat1">domenica 2 giugno dalle 13.30 alle 17.30 a Bologna in piazza Santo Stefano</strong>.</p>
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