﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Libertà e Giustizia</title>
	<atom:link href="http://www.libertaegiustizia.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.libertaegiustizia.it</link>
	<description>La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà - Alexis De Tocqueville</description>
	<lastBuildDate>Wed, 24 Apr 2019 10:44:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.9.27</generator>
	<item>
		<title>25 aprile 2019, una riflessione</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/24/25-aprile-2019-una-riflessione/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/24/25-aprile-2019-una-riflessione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 10:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvana Pelosi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[festa della liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Ginsborg]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45748</guid>
		<description><![CDATA[Al termine del bellissimo Love and War in the Apennines di Eric Newby, basato sulla propria esperienza di prigioniere di guerra in fuga nel 1943, il contadino Francesco dice: ‘Ne abbiamo viste di brutte, cari miei, noi e i nostri figli. Speriamo di non vederle mai più, robe del genere’.
Effettivamente, ogni famiglia fu toccata e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Al termine del bellissimo <i>Love and War in the Apennines </i>di Eric Newby, basato sulla propria esperienza di prigioniere di guerra in fuga nel 1943, il contadino Francesco dice: ‘Ne abbiamo viste di brutte, cari miei, noi e i nostri figli. Speriamo di non vederle mai più, robe del genere’.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; color: black;">Effettivamente, ogni famiglia fu toccata e spesso scottata in modo irrimediabile dai conflitti della guerra e dai suoi molteplici fronti. Quando scrivo ‘famiglia’ in questo contesto intendo riferirmi non solo alle famiglie degli italiani, ma anche a quelle delle truppe alleate. Non dimentichiamo i giovanissimi americani, britannici, canadesi, neo-zelandesi, gurkha e così via – la lista è molto lunga e i loro cimiteri sul suolo italiano cosi bianchi, massicci, ordinati e silenziosi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; color: black;">Detto questo, le distinzioni sono d’obbligo. Sia i ragazzi stranieri nei ranghi degli eserciti alleati sia i partigiani stavano combattendo per la democrazia, variamente declinata. I giovani Nazi-fascisti stavano combattendo invece per il nazismo e il fascismo. Ci sono convergenze &#8211; per esempio nell’amore della patria. Ma, alla fine dei conti, non poca è la differenza, che non va mai dimenticata né offuscata!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; color: black;">Lo storico comunista Paolo Spriano ha scritto che l’insurrezione nazionale del aprile 1945 fu ‘il momento della grande frattura con il passato … fu una spinta rivoluzionaria democratica dal segno inconfondibile e duraturo’. Ma questo è un giudizio che corrisponde più a quello che i partigiani volevano che fosse l’insurrezione, che non a ciò che essa effettivamente fu. Sotto tantissimi aspetti si riusciva a far le trasformazioni solo a metà, e ad ogni mese che passava, le possibilità diminuivano. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; color: black;">Adesso, molti decenni dopo, è arrivato un momento storico riguardante l’ambiente di straordinaria eloquenza. E dal lontano 25 aprile 1945 ci raggiunge un messaggio non tanto sul contenuto quanto sul metodo: agite con grande tempestività perché dopo non ci sarà né tempo né spazio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; color: black;"> </span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; color: black;">(*) Presidente di Libertà e Giustizia </span></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/24/25-aprile-2019-una-riflessione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La mia nuova resistenza</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/24/la-mia-nuova-resistenza/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/24/la-mia-nuova-resistenza/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 10:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvana Pelosi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Liliana Segre]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45750</guid>
		<description><![CDATA[Per me il 25 aprile del 1945 non fu il giorno della Liberazione. Non poteva esserlo perché io quel giorno ero ancora prigioniera nel piccolo campo di Malchow, nel Nord della Germania. C&#8217; era un grande nervosismo da parte dei nostri aguzzini, ma non sapevamo nulla di quel che accadeva in Europa. A darci qualche [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per me il 25 aprile del 1945 non fu il giorno della Liberazione. Non poteva esserlo perché io quel giorno ero ancora prigioniera nel piccolo campo di Malchow, nel Nord della Germania. C&#8217; era un grande nervosismo da parte dei nostri aguzzini, ma non sapevamo nulla di quel che accadeva in Europa. A darci qualche notizia furono dei giovani francesi prigionieri di guerra mentre passavano davanti al filo spinato. « Non morite adesso! » , scongiurarono alla vista delle disgraziate ombre che eravamo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Tenete duro. La guerra sta per finire. E i tedeschi stanno perdendo sui due fronti: quello occidentale con gli americani e quello orientale con i russi». Nelle ultime ore da prigioniere assistemmo alla storia che cambiava. Fuori dal lager ci costrinsero all&#8217; ennesima orribile marcia ma niente era uguale a prima. La mia personale festa di liberazione fu quando vidi il comandante del campo mettersi in abiti civili e buttare a terra la sua pistola. Era un uomo terribile, crudele, che a ogni occasione picchiava selvaggiamente le prigioniere. La vendetta mi parve a portata di mano, ma scelsi di non raccogliere quell&#8217; arma. All&#8217; improvviso realizzai che io non avrei mai potuto uccidere nessuno e questa era la grande differenza tra me e il mio carnefice. Fu in quel momento che mi sentii libera, finalmente in pace.<br />
Il 25 aprile del 1945 fu quindi un&#8217; esplosione di gioia che mi sarebbe arrivata più tardi filtrata dai racconti di amici e famigliari. Avevo avuto bisogno di una tregua prima di tornare in Italia. E dovevo guarire da troppe ferite per riuscire a fare festa insieme agli altri. Ero stata ridotta a un numero, costretta a vivere in un mondo nemico e costantemente con il male altrui davanti a me, come diceva Primo Levi. Ci vollero anni perché riscoprissi il sentimento della felicità collettiva.<br />
Poi quel momento è arrivato. E il 25 aprile è diventata una festa famigliare, la festa della libertà ritrovata.</p>
<p style="text-align: justify;">Simboleggiava la caduta definitiva del nazifascismo e la liberazione. E rendeva omaggio al sacrificio di partigiani e militari, ai resistenti senz&#8217; armi, ai perseguitati politici e razziali. Era la festa del popolo italiano ma anche una festa celebrata in famiglia insieme a mio marito Alfredo, che era stato un internato militare in Germania per aver detto no alla Rsi. Avevamo patito entrambi la privazione della libertà e potevamo capire il significato profondo di quella data che poneva le fondamenta della democrazia e della carta costituzionale. Ogni 25 aprile sventolavamo idealmente la nostra bandiera.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho mai smesso di sventolare quella bandiera. E ancora oggi mi ostino a spiegare ai ragazzi perché è una festa fondamentale. Ma è sempre più difficile combattere con i vuoti di memoria. Solo se si studia la storia si comprende cosa è stato il depauperamento mentale di masse di italiani e tedeschi indottrinate dai totalitarismi fascista e nazista. Bisogna raccontare alle giovani generazioni così è stata la dittatura, soprattutto ora che il saluto romano non stupisce più nessuno. Mi chiedo se a una parte della politica non convenga questa diffusa ignoranza della storia. Chi ignora il passato è più facilmente plasmabile. E non oppone  &#8220;resistenza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In anni non lontani, c&#8217; è stato anche chi ha proposto di abolire il 25 aprile dal calendario civile. Temo che prima o poi si arriverà a cancellarlo. Perché il tempo è crudele: livella i ricordi e confonde la memoria, mentre le persone muoiono e le generazioni passano. Qualche anno fa ci siamo illusi che intorno a questa data fosse stata raggiunta l&#8217; unanimità delle forze politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi leggo con preoccupazione che alla festa della Liberazione si preferisca una cerimonia di altro genere.<br />
Se devo dire la verità, rimango esterrefatta. In tarda età assisto a degli atti che non avrei mai immaginato di vedere: soprattutto avendo vissuto cosa volesse dire essere vittime prima del 25 aprile, quando la democrazia non c&#8217; era, e dissidenti e minoranze venivano imprigionati, torturati e anche uccisi.<br />
Così come rimango tristemente stupita di fronte alla cancellazione della prova di storia alla maturità. La mancanza di memoria può portare a episodi come quello che ha coinvolto pochi giorni fa un istituto alberghiero di Venezia. Un insegnante su Facebook ha offeso la Costituzione con parole che preferisco non ripetere. E si è augurato che Liliana Segre finisca in «un simpatico termovalorizzatore». Questa non l&#8217;avevo ancora sentita: probabilmente il « simpatico termovalorizzatore » è la forma aggiornata del forno crematorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Preferisco però concentrarmi sui moltissimi italiani che mi vogliono bene. E insieme ai quali festeggerò il 25 aprile, un rito laico che continua a emozionarmi.<br />
E a portarmi via con sé. Perché la libertà è una condizione assoluta, irrinunciabile. E non importa se qualche ministro resterà a casa. Sono sicura che domani saremo in tanti a provare la stessa emozione civile. Buon 25 aprile a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em><strong>Repubblica, 24 aprile 2019</strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/24/la-mia-nuova-resistenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’impegno per un sistema formativo che educhi alla cittadinanza è un obiettivo per LeG</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/23/limpegno-per-un-sistema-formativo-che-educhi-alla-cittadinanza-e-un-obiettivo-per-leg/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/23/limpegno-per-un-sistema-formativo-che-educhi-alla-cittadinanza-e-un-obiettivo-per-leg/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 14:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvana Pelosi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giunio Luzzatto]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45745</guid>
		<description><![CDATA[Quando si deplora, giustamente, che le forze di governo non sviluppino progetti strategici per il Paese, e facciano invece proposte “a fini elettoralistici”, spesso non ci si interroga abbastanza circa il perché una larga parte dell’elettorato apprezzi queste proposte. La risposta più convincente a questa domanda è: “I cittadini non sono stati educati a essere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando si deplora, giustamente, che le forze di governo non sviluppino progetti strategici per il Paese, e facciano invece proposte “a fini elettoralistici”, spesso non ci si interroga abbastanza circa il perché una larga parte dell’elettorato apprezzi queste proposte. La risposta più convincente a questa domanda è: “I cittadini non sono stati educati a essere tali”. Ciò significa che non sono stati preparati a guardare al domani anziché solo all’oggi, a comprendere che una società funziona bene solo se è solidale, a vivere i propri doveri insieme ai propri diritti; e perciò a pretendere dai decisori politici soluzioni vere anziché palliativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che una Associazione di cultura politica come “Libertà e Giustizia” dovrebbe dare un grande rilievo alla necessità che il sistema pubblico di istruzione si faccia carico della “formazione alla cittadinanza”. Vi erano in passato rudimenti di “educazione civica”, spesso insufficienti e comunque del tutto marginali nei curricoli scolastici: anziché migliorarne lo svolgimento, sono stati soppressi, e -proprio perché le modalità di tale educazione non erano state molto convincenti- la soppressione non ha incontrato rilevanti proteste.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente che rilanciare la citata esigenza richiede una elaborazione adeguata, con proposte di modalità diverse per i diversi livelli di istruzione. Anche il livello universitario va considerato, poiché il laureato dovrebbe possedere una specifica preparazione in merito alle responsabilità “civiche” che il proprio lavoro di professionista o di studioso comporta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Presidente appena eletto, Paul Ginsborg, è uomo di grande cultura ed è certamente sensibile a questo tema. Mi auguro che “Libertà e Giustizia” metta tra le proprie priorità l’elaborazione qui suggerita, e conseguentemente si impegni per il rilancio di un sistema educativo nel quale abbia un grande spazio la formazione di cittadini consapevoli del loro ruolo sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>* L&#8217;autore del testo, ex docente di Matematica all&#8217;Università di Genova, è tra i garanti di LeG e componente del Circolo Ligure.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/23/limpegno-per-un-sistema-formativo-che-educhi-alla-cittadinanza-e-un-obiettivo-per-leg/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una radicale voce dell’anima</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/21/una-radicale-voce-dellanima/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/21/una-radicale-voce-dellanima/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2019 17:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvana Pelosi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Bordin]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45740</guid>
		<description><![CDATA[“Buongiorno agli ascoltatori, ed eccoci all’appuntamento con Stampa e regime…”: l’attacco celeberrimo della rassegna stampa di Radio radicale, curata per anni da Massimo Bordin. Grazie a Bordin la rassegna stampa è diventata un vero e proprio format, con un’identificazione immediata data dall’attacco e dalla voce. Rispetto alle pur numerose e spesso serie esperienze omologhe, quella [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Buongiorno agli ascoltatori, ed eccoci all’appuntamento con Stampa e regime…”: l’attacco celeberrimo della rassegna stampa di Radio radicale, curata per anni da Massimo Bordin. Grazie a Bordin la rassegna stampa è diventata un vero e proprio <em>format</em>, con un’identificazione immediata data dall’attacco e dalla voce. Rispetto alle pur numerose e spesso serie esperienze omologhe, quella radicale è riuscita a rendere il racconto delle notizie fresche di stampa una sequenza di uno spettacolo mediatico: allusioni ironiche mai volgari, memoria storica, messa in scena teatrale del teatro della politica. Una <em>piece</em>, uno straordinario monologo civile condotto talvolta con punte esagerate o non condivisibili, ma con l’efficacia del prim’attore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le intemerate contro Marco Travaglio, ad esempio, erano assai gustose, come con signorilità ha riconosciuto “il Fatto” dopo la notizia della scomparsa di Bordin. Pareva di vederli -l’uno e l’altro- impegnati in un’epica lotta tra duellanti che alla fine si stringono la mano mentre il pubblico applaude. Una rassegna talvolta aspra e tuttavia educata, permeata di una cifra frutto di uno stile di vita. Come ha ricordato Paolo Mieli il “C<em>orriere della sera</em>” si interessò a Bordin nel 2010, quando quest’ultimo si dimise dalla direzione della radio per dissapori con Pannella. Cortese ma fermo il rifiuto di un “salto” che pure avrebbe sensibilmente migliorato le condizioni economiche di un giornalista innanzitutto militante radicale.<em> Chapeau</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"> L’utilizzo delle pause, dei toni, dei volumi è ciò che connota la voce. E la radio è soprattutto la voce. Ciò che nella sorella televisiva si incrocia con l’immagine fino a diventarne una componente, nella radio è tutto. Chi ascolta può diventare severissimo verso cantilene, bisticci di parole, inutili prolissità. La voce attribuisce carattere e ritmo al palinsesto, regolandolo in modo preciso quando è appropriata.</p>
<p style="text-align: justify;">Possono esserci raucedini o persino colpi di tosse, dentro – però- un flusso riconoscibile e autorevole. Suoni dell’anima, come recita un felice volume dedicato all’essenza nascosta della voce (Vismara e Pierobon, 2009). “La voce è l’es, la parte femminile inconscia, l’emozione”, così scrive l’introduzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Bordin è riuscito a forgiare una miscela pressoché perfetta: testi, contesti, suoni, riferimenti all’enorme antologia politica che padroneggiava. Lo ha giustamente sottolineato Filippo Ceccarelli, a sua volta detentore di un analogo tesoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, se radio radicale ha assunto il ruolo importante che tuttora ha molto si deve alla capacità rabdomantica del suo <em>senior</em>, che ormai ci guarderà da lassù in una ritrovata sintonia con Marco Pannella con il quale svolgeva ogni domenica pomeriggio un siparietto indimenticabile, degno di una strana coppia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricordo rischia di rimanere una appassionata retorica se non si coniuga alla doverosa lotta per la sopravvivenza di un’esperienza unica nel genere. L’attuale direttore Alessio Falconio e l’intera comunità della più famosa radio di <em>talk </em>non possono vedersi “rubare” un’attività che, come il noto settimanale, vanta tanti tentativi di imitazione. Vani.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la vita della radio e delle testate colpite ugualmente dal governo basta, del resto, un emendamento. Fatelo almeno per Massimo Bordin. Se avete un’anima.</p>
<p><em><strong>il manifesto, 20 aprile 2019</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/21/una-radicale-voce-dellanima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un documento per l’Europa</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/20/un-documento-per-leuropa/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/20/un-documento-per-leuropa/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2019 00:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Urbinati]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45734</guid>
		<description><![CDATA[Le elezioni europee vedono avanzare i movimenti populisti e sovranisti, che hanno fatto della retorica della paura il collante delle insoddisfazioni sociali. Ma non è lafine del progetto europeo, anche se come abbiamo avuto modo di constatare in questi anni, la politica democratica è ricca di colpi di scena e molto repentina nel determinare nuovi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le elezioni europee vedono avanzare i movimenti populisti e sovranisti, che hanno fatto della retorica della paura il collante delle insoddisfazioni sociali. Ma non è lafine del progetto europeo, anche se come abbiamo avuto modo di constatare in questi anni, la politica democratica è ricca di colpi di scena e molto repentina nel determinare nuovi scenari. L’<em>affaire </em>Brexit milita a favore dell’Europa. E infatti, gli antieuropei nazionalisti del continente hanno notevolmente moderato i loro toni e accantonato l’idea di mettere fine all’esperienza europea. A questo proposito, ci sono importanti “novità” di cui tener conto nelle nostre valutazioni su quel che potrà essere il prossimo futuro: a partire dal 2015 e in coincidenza con il picco più elevato delle migrazioni, i nazionalismi si sono aggiornati e ora reclamano una leadership europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo riunioni in varie città, le visite ricambiate di Salvini in Polonia e nei Paesi di Visegrad, gli ammiccamenti di Marine Le Pen, i capi dei partiti sovranisti si presentano come alleati in un progetto di “internazionale populista”, benedetto da Steve Bannon, il protagonista straniero della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, nel maggio 2019. L’obiettivo è fare dell’Ue un continente ermetico retto su pochi chiari obiettivi, per nulla estranei alla storia europea: centralità della razza bianca, della religione cristiana, del benessere per europei. Un’Europa chiusa a chi viene da fuori. Anche questa è l’Europa, non solo quella illuminista e universalista. Ma forse lo scopo finale è di indebolire i legami europei e aprire quindi il continente alla colonizzazione dei tre grandi Paesi egemoni, gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. Indebolire o anche “finire” l’Europa significherebbe rendere i Paesi europei (quelli più vulnerabili soprattutto) terra di conquista.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica di chiusura ermetica che le destre nazionaliste e sovraniste propagandano in tutta Europa, intervenendo sulla ridefinizione della cittadinanza su basi etniche, ha come effetto principale la decostruzione e la ricostruzione del “popolo sovrano”, che in una democrazia dinamica e aperta non dovrebbe avere connotazione etnica, religiosa, culturale, di sesso – come ci spiega anche la nostra Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che sta accadendo rimette in discussione il patto sociale della cittadinanza politica, ridefinendo il “noi” e il “loro”. Si tratta di una grande regressione, che sembra far ripiombare il continente verso quelli che furono veri e proprio incubi. Se guardiamo indietro alle tragedie europee del secolo passato, ci accorgiamo che la questione del pluralismo – anzi la difficile accettazione del pluralismo – è permanente e pronta a tornare con virulenza. Nella Germania di Hitler, la persecuzione degli ebrei concretizzò il progetto totalitario. Non dovremmo dimenticarlo. Quando si rimettono in discussione i diritti di una minoranza su base etnica o razziale, è tutta la comunità di cittadini ad essere messa in discussione, perché quando una comunità decide di espellere o di escludere lo fa sulla base di una discriminazione che non ha nulla a che fare con la cittadinanza politica. A quel punto non c’è in teoria limite alla discriminazione. Le politiche identitarie sono politiche di esclusione che vanificano il governo della legge perché rendono la legge proprietà di qualcuno. Non importa se il “qualcuno” è numeroso o maggioritario.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio c’è, soprattutto se le forze nazionalsovraniste riusciranno a tirare dalla loro parte (questo è il loro progetto) il Partito popolare. Ricordiamo che il Partito di Viktor Orbán (qualora il 20 marzo non fosse confermata la procedura di espulsione proposta da dodici partiti aderenti al Ppe ai danni di Fidesz) si candida ad essere la seconda o la terza forza del Partito popolare europeo, dove milita anche il partito del premier austriaco Sebastian Kurz. Né bisogna sottovalutare la capacità di queste forze di parlare all’immaginario di popolazioni stremate dalla crisi e risentite verso coloro (gli immigrati) che una propaganda martellante ha trasformato in capro espiatrio. Paura e risentimento sono due passioni micidiali per la politica, e in totale stridore con le idee democratiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano sociale hanno giocato un ruolo importante la disgregazione delle classi popolari, delle culture politiche e poi le disuguaglianze crescenti tra parti della popolazione, che la sinistra non ha saputo o voluto rappresentare e affrontare con risolutezza. L’incompiutezza del progetto di unione politica lo ha impedito e lo sta impedendo. Non si può non volere l’Europa unita, tuttavia, quella attuale è un’Europa difficile da difendere, perché è essenzialmente un mercato la cui moneta unica ha diversi corrispettivi nei diversi Paesi, ma non un’unità di valore. Perché la sua unione risiede nel sistema di regole tenute insieme da vincoli di bilancio che mentre impediscono alle diverse nazioni di rispondere ai bisogni sociali dei loro Paesi, non assegnano all’Ue alcun centro democratico di progettualità politica e redistribuzione. Senza un’unione politica e un coordinamento delle regole fiscali, le costrizioni alle Quinquali questa Europa è vincolata rischiano di esasperare ancora di più i nazionalismi e di giustificare i sovranismi.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’arcipelago di democratici, socialdemocratici e verdi, è sembrato fino ad oggi incapace di elaborare una risposta alternativa a un’Europa sovranista. Ma questo vale per l’Italia soprattutto. Le forze democratiche e di sinistra devono recuperare i valori fondanti dell’Unione, ma perché la loro non sia la solita stantia retorica, devono avere la lungimiranza e il coraggio di proporre una radicalità di contenuti. L’Europa deve essere una scelta di campo che metta al centro tutte le idealità che avevano mosso i padri fondatori dell’Unione. L’attualità del Manifesto di Spinelli sta qui, poiché quel Manifesto non voleva essere un esercizio utopistico ma una visione pragmatica che tenesse insieme solidarietà e sicurezza sociale con la libertà personale e politica. Ma senza una politica sociale che contenga e limiti le prerogative del mercato, che metta steccati a quel che il mercato può o vuole fare, quell’idea di Unione è un bluff.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Dieci “ancore” per un attracco democratico</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sovranità</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per difendere e rilanciare l’Europa occorre più Europa, nel senso che occorre un centro politico capace di produrre decisioni su alcuni settori chiave: decisioni legittime dal punto di vista democratico, ovvero con una legittimità democratica meno indiretta. Non basta più avere un Parlamento così poco autorevole, che è espressione della volontà dei cittadini europei ma è esautorato dalle decisioni che sono nei fatti prese dai rappresentanti degli esecutivi nella segretezza delle riunioni informali, con la pretesa dell’efficienza. Questo è un problema serio che erode la legittimità di questa Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Democrazia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema di decisione, naturale evoluzione di un continente che ha storie nazionali diverse alle spalle ma radici giuridiche e una cultura comuni, può essere quello federale democratico con un governo che nella produzione legislativa risponda ai cittadini e non agli esecutivi dei singoli governi degli Stati membri. Occorre a questo punto quella che possiamo definire una <em>costituzionalizzazione </em>dei poteri europei, con una chiarezza che oggi non c’è, sulle prerogative degli organismi parlamentari elettivi, e su quelli esecutivi, sul ruolo della Banca centrale e la sua rispondenza a un’entità politica rappresentativa dei popoli europei.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Frontiere</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il tema europeo è un tema di frontiere: su come vengano intese e interpretate, su quanto porose debbano essere, su quanta libertà di movimento possa essere consentita a chi viene da fuori, sulla differenza tra richiedenti asilo e bisognosi di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Europa nacque sulla libertà di movimento, per superare gli steccati delle frontiere, ma rischia ora di arenarsi proprio sulla libertà di movimento e sulle frontiere che si chiudono. La chiusura delle frontiere segna un’antitesi rispetto all’Europa delle origini, che era nata proprio per superare la dimensione nazionalista. L’idea stessa di cittadinanza in chiave europea è un superamento della vecchia cittadinanza su base etnica, un nuovo confine che non è più separazione ma opportunità. Con la chiusura dei porti, la criminalizzazione delle Ong, che pure hanno svolto un ruolo fondamentale nel salvataggio di migliaia di vite – oggi è l’Europa a rischiare il naufragio, perché nega gli stessi principi su cui è nata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Integrazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se guardiamo ai dati reali (in Italia sono appena il 7%), non esiste alcuna invasione dei migranti. Una ricerca Eurostat di qualche mese fa ha però dimostrato che, grazie anche alla propaganda martellante della destra, la percezione del fenomeno nella nostra opinione pubblica è totalmente distorta: secondo i nostri concittadini la percentuale di stranieri ammonterebbe al 24%, un dato completamente scollegato dalla realtà. Questa percezione dilatata, riguarda in modo trasversale tutti i Paesi, ma in modo maggiore i Paesi che sono sul confine, che non necessariamente sono quelli con più migranti. Ad esempio il nostro, ha una delle percentuali più basse dell’intera Unione. Nei prossimi anni, a causa del declino demografico che investe l’intera Europa, avremo bisogno di milioni di nuovi lavoratori per sostituire le maestranze che a noi mancheranno. Un ragionamento illuminato dovrebbe partire da qui, per introdurre una politica di apertura anche ai migranti economici, le cui professionalità potrebbero venire incontro alle nuove domande della nostra economia. Ovviamente, il criterio economico non deve essere l’unico: abbiamo un enorme debito nei confronti dei Paesi africani, massacrati da decenni di colonialismo, prima politico e poi economico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Diritti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista, l’Europa continua a rappresentare un argine a derive nazionali pericolose. Il complesso di norme che l’Unione ha partorito nel corso degli anni, e che a molti appaiono un limite all’azione degli Stati nazionali, in realtà hanno in questi anni rappresentato un punto di riferimento per i cittadini europei contro decisioni dei governi nazionali in aperta violazione di diritti individuali o collettivi. L’Italia repubblicana non nacque né autarchica né nazionalista. La Seconda Guerra Mondiale ha chiuso il capitolo tristissimo dei “diritti di qualcuno” e ha aperto la strada a una visione universalista, che ha radici sia illuministe sia cristiane. La sinistra deve trovare una sua dimensione europea per intercettare i movimenti non più nazionali, ma transnazionali che rivendicano su scala globale gli stessi diritti e lamentano le stesse ingiustizie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pluralismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Senz’altro il valore del pluralismo delle culture e del pluralismo etnico sono la base stessa della costruzione europea. Noi siamo europei al plurale, non esiste una Europa singola. L’Europa è senz’altro un’opportunità dal punto di vista culturale. Basti guardare ai nostri centri di ricerca e alle nostre università, che hanno avuto insperate potenzialità di scambio e di collaborazione. Guardiamo alle opportunità che hanno avuto i nostri studenti di seguire i programmi europei di scambio all’estero: un modo per aprire la loro mente e per potere aspirare a carriere migliori. E i nostri ricercatori di cooperare con i loro omologhi europei. Oggi possiamo parlare a buon diritto di “cultura europea”: l’apertura e la consuetudine, hanno determinato una progressiva proiezione dei cittadini nazionali in un’Europa plurale. Da questo scambio, abbiamo fatto tutti un passo in avanti. Ora però queste opportunità vanno difese da un ritorno indietro. La chiusura non ci porterà da nessuna parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giustizia sociale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Consapevoli che non c’è un solo bene – il profitto o il benessere economico – ma c’è una pluralità di beni il cui ottenimento richiede metodi e principi distributivi diversi. Il bene “educazione” deve essere distribuito secondo le capacità e mirare a formare le specificità intellettuali dei singoli studenti, ma le possibilità economiche non devono essere un criterio distributivo. Essere poveri o provenire da un’area sociogeografica disagiata non deve essere una condizione di partenza per un bambino. Ecco perché la democrazia deve darsi il bene educazione come bene pubblico. È la giustizia ma soprattutto il rispetto della singola persona che lo richiede. E così per altri beni pubblici che devono essere distribuiti in ragione dei bisogni, della contribuzione dei cittadini, e dei fini. Non c’è un principio unico come il mercato, e nemmeno un criterio di valutazione delle risorse unico – costi e benefici. Ci sono sfere di beni e sfere di giustizia che una democrazia deve rispettare – come del resto è scritto in molte delle Costituzioni dei Paesi europei.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Solidarietà</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ proprio la mancanza di qualsiasi ambizione sociale, specie a sinistra, che sta generando tra i cittadini una diffusa sensazione di abbandono. A questa analisi segue un progetto interessante: usare le risorse di una tassazione finalmente europea dei proventi dei patrimoni e dei più ricchi, per finanziare servizi pubblici e politiche per contrastare i vecchi e i nuovi divari sociali ed economici all’interno dell’Unione. Le disuguaglianze, anche quelle territoriali, rappresentano il vero banco di prova dell’Unione, e qui la sinistra deve giocare un ruolo di propulsione, andando oltre l’accettazione acritica delle leggi del mercato degli ultimi anni. Un’Europa profondamente rinnovata con una propria organizzazione politica e una capacità di governo, per avviare progetti volti a colmare queste disuguaglianze e battersi per regole che limitino il potere della finanza globale e mettano fine ai paradisi fiscali presenti in Europa. Come abbiamo detto, questi sono obiettivi ormai impossibili per un singolo Stato nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecosostenibilità</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La questione ambientale è una di quelle questioni che ci impongono di pensare e operare all’interno di una dimensione sovranazionale. E l’Europa ha tradizionalmente svolto un ruolo di avanguardia nel mettere l’ambiente al centro della politica. La politica ambientale dell’Ue è regolata dagli articoli 11 e 191-193 del Trattato dell’Unione; l’articolo 191, in particolare, dichiara esplicitamente che la lotta ai cambiamenti climatici è un obiettivo della politica ambientale dell’Ue. Secondo l’articolo 3 del Trattato, l’Unione Europea è impegnata a garantire «un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità”.</p>
<p style="text-align: justify;">* Pubblichiamo l&#8217;intervento che la professoressa Urbinati ha tenuto all&#8217;Assemblea annuale dei soci di LeG</p>
<p style="margin-top: 0; margin-bottom: 0;"><span style="font-size: 12pt;"><!--StartFragment--></span></p>
<p><!--EndFragment--><span style="font-size: 12pt;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/20/un-documento-per-leuropa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>consegnate al Presidente Mattarella le firme per l&#8217;appello &#8220;Mai più fascismi&#8221;</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/19/consegnate-al-presidente-mattarella-le-firme-per-lappello-mai-piu-fascismi/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/19/consegnate-al-presidente-mattarella-le-firme-per-lappello-mai-piu-fascismi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 23:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45724</guid>
		<description><![CDATA[

Al Quirinale una delegazione del Coordinamento nazionale &#8220;Mai più fascismi&#8221;. Tra i componenti Carla Nespolo, Susanna Camusso, Don Luigi Ciotti, Annamaria Furlan e Francesca Chiavacci


Una delegazione del Coordinamento nazionale “Mai più fascismi” ha consegnato questo pomeriggio al Presidente della Repubblica, On. Prof. Sergio Mattarella, una prima parte delle 300.000 firme raccolte per l&#8217;appello con cui [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<div class="lead decorated-links">
<p><em>Al Quirinale una delegazione del Coordinamento nazionale &#8220;Mai più fascismi&#8221;. Tra i componenti Carla Nespolo, Susanna Camusso, Don Luigi Ciotti, Annamaria Furlan e Francesca Chiavacci</em></p>
</div>
<div class="decorated-links">
<p style="text-align: justify;">Una delegazione del Coordinamento nazionale “Mai più fascismi” ha consegnato questo pomeriggio al Presidente della Repubblica, On. Prof. Sergio Mattarella, una prima parte delle 300.000 firme raccolte per l&#8217;appello con cui si chiede alle Istituzioni lo scioglimento delle organizzazioni che richiamano la loro azione al fascismo e al nazismo. Il Coordinamento proseguirà nel suo impegno finché non sarà pienamente attuato il dettato antifascista della Costituzione.</p>
<p>La delegazione:</p>
<p>Carla Nespolo – Presidente nazionale ANPI</p>
<p>Don Luigi Ciotti – Presidente di Libera</p>
<p>Annamaria Furlan – Segretario generale CISL</p>
<p>Susanna Camusso &#8211; Responsabile Politiche di Genere e Politiche Internazionali della CGIL</p>
<p>Roberto Rossini – Presidente nazionale ACLI</p>
<p>Francesca Chiavacci – Presidente nazionale ARCI</p>
<p>Dario Venegoni – Presidente nazionale ANED</p>
<p>Sandra Bonsanti – Presidente emerita Libertà e giustizia</p>
<p>Vincenzo Manco – Presidente nazionale UISP</p>
<p>Albertina Soliani – Presidente Istituto Alcide Cervi</p>
<p>Mario Artali – Presidente nazionale FIAP</p>
<p>Spartaco Geppetti – Presidente nazionale ANPPIA</p>
<p>Pierpaolo Bombardieri &#8211; Segretario generale aggiunto UIL</p>
<p>Carlo Scotti – Vice presidente nazionale FIVL</p>
<p>Andrea Liparoto – Segreteria nazionale ANPI</p>
<p>Andrea Cuccello – Segreteria nazionale CISL</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 16 aprile 2019</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">* In visita al Quirinale, dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, la delegazione delle associazione che hanno aderito alla petizione &#8220;Mai più fascismi&#8221; guidata dall&#8217;Anpi In rappresentanza di Libertà e Giustizia, la presidente emerita Sandra Bonsanti.</p>
</div>
<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/19/consegnate-al-presidente-mattarella-le-firme-per-lappello-mai-piu-fascismi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La paura della libertà</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/17/la-paura-della-liberta/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/17/la-paura-della-liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 06:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvana Pelosi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà e Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[sandra bonsanti]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45704</guid>
		<description><![CDATA[“La paura della libertà” scriveva Carlo Levi nel novembre del ’44 “è il sentimento che ha generato il fascismo. Per chi ha l’anima di un servo, la sola pace, la sola felicità è nell’avere un padrone; e nulla è più faticoso, e veramente spaventoso, che l’esercizio della libertà”.
Non c’era più il Duce. Ma Levi sentiva [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“La paura della libertà” scriveva Carlo Levi nel novembre del ’44 “è il sentimento che ha generato il fascismo. Per chi ha l’anima di un servo, la sola pace, la sola felicità è nell’avere un padrone; e nulla è più faticoso, e veramente spaventoso, che l’esercizio della libertà”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’era più il Duce. Ma Levi sentiva attorno a sé, che i servi nati erano inquieti, non c’era più il dittatore, ma c’era la distruzione, la crisi economica e bisognava salvare ancora l’Italia “per la loro tranquillità”. E chi non aveva coscienza della gravità della situazione era gente priva di senso di responsabilità. No, scriveva Levi, costoro sono “maestri nell’arte di galleggiare”.</p>
<p style="text-align: justify;">No scriveva Carlo Levi “c’è qualcuno che ha avuto la strana idea di battersi e morire per la libertà”. “Vi è qualcuno che non ha paura della libertà”.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggevo queste parole dell’estensore (insieme a Leone Ginzburg) nel 1932 del programma di “Giustizia e Libertà”. E sentivo un’assonanza con il testo di Gustavo Zagrebelsky uscito su “Repubblica” (e rilanciato nel sito <em>ndr</em>) e la sua affermazione finale: “La libertà non sa che farsene degli imbelli, dei paurosi, di coloro che pensano solo alla propria tiepida sicurezza. E gli imbelli e i paurosi, a loro volta, non sanno che farsene, della libertà”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi pensieri si trovano molte delle radici di Libertà e Giustizia. Da lì veniamo, dal gruppo laico di Piero Gobetti, di Carlo e Nello Rosselli. Attorno alla Costituzione abbiamo speso le nostre energie. La Libertà ci sta cara così come la giustizia, la giustizia sociale e quella dei tribunali. Quindi chiedersi cosa può fare oggi LeG, quali obiettivi, come giudicare i protagonisti della politica di oggi, i loro obiettivi, capire quanti e quali possano essere compagni di strada o se dobbiamo rassegnarci ad attraversare il deserto da soli…questo appartiene alla breve riflessione che vorrei fare con voi.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ vero, forse è per la mia età (sono certamente tra i soci più vecchi e forse la più vecchia in assoluto) che mi sforzo di guardare oltre l’oggi, sapendo che l’esperienza può essere utile, e magari anche il lavoro di giornalista abituata a sezionare l’attualità. Eppure proprio per averlo vissuto tutto il tempo dalla guerra ad oggi, proprio per questo mi sento autorizzata a dirvi qualcosa di molto semplice: non dobbiamo aver paura della libertà, quindi dobbiamo avere coraggio, ma dobbiamo anche sapere che mai come oggi la libertà di Gobetti e di Carlo Levi è stata fragile. Vediamo che si avvicina una “marea nera” (definizione di un’amica dell’Anpi), la vediamo arrivare giorno dopo giorno, mentre gli spazi di libertà e di umanità si fanno più deboli, e non sappiamo davvero che aspetto avrà e quanti saremo a riconoscerla.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardiamo soltanto ad alcuni degli ultimi provvedimenti di questo governo, a partire dalla legge sulla legittima difesa , quasi un invito a farsi giustizia da soli, voluta da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia. E poi le zone di alcune città vietate ai denunciati per spaccio, rissa e vendita abusiva , “zone rosse”, delle quali Bologna e Firenze sono state fra i primi sponsor. E poi anche il sistema indicato come “controllo di vicinato”, un sistema informativo che non si sa a chi faccia capo, ma che può essere funzionale a un progetto di controlli e restrizioni poco democratici.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo oramai su quante protezioni governative possano contare le  vecchie e nuove formazioni dichiaratamente fasciste. Una protezione cheviene accompagnata dalle dichiarazioni su cosa debba essere il 25 aprile, non più festa della liberazione dal fascismo, ma occasione di lotta alla mafia e di proclamazione della fine dello scontro fascismo- comunismo che non interessa più a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">E sappiamo quanti siano i giornalisti sotto protezione perché minacciati appena si occupano di fascisti o fanno inchieste molto difficili sui fondi della Lega.</p>
<p style="text-align: justify;">Viviamo un tempo ingiusto.  Diceva Mario Paggi (altro grande del Partito d’Azione): “La democrazia è un regime di gente dignitosa, ma se è vero che non c’è dignità senza libertà è anche vero che non c’è dignità sotto il ricatto economico”. E quale tempo è spietato quanto il nostro verso i più bisognosi di accoglienza?</p>
<p style="text-align: justify;">Viviamo un tempo razzista, fascista, antisemita. Un tempo che non conosce la compassione.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo perso, si dice,”il controllo del territorio”, quello vicino a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non abbiamo saputo guardare nemmeno più in là, alla nuova Europa sovranista. Tanto che orizzonti vicini e lontani si confondono.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci deve confortare il pensiero che non siamo soli: in questi anni LeG ha costruito un  patrimonio di serietà e cura della Costituzione che ci viene riconosciuto da vecchi e nuovi compagni di strada. Le nostre battaglie saranno quelle di sempre con tanto impegno in più e tante idee nuove in più. Le radici sono quelle e non abbiamo “paura della libertà”. Anzi. Per essa siamo anche pronti a disobbedire alle leggi, nei casi estremi “in cui sono in questione valori ultimi come la vita, la libertà, la dignità delle persone”. Come ci ha insegnato Zagrebelsky e come ci ha spiegato Paul Ginsborg nei suoi libri sulla storia d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">* Pubblichiamo il testo</span><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;"> dell&#8217;intervento di Sandra Bonsanti, presidente emerita di LeG all&#8217;Assemblea annuale del soci, che si è tenuta a Bologna.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/17/la-paura-della-liberta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LIBERTA&#8217; E GIUSTIZIA HA UN NUOVO PRESIDENTE, PAUL GINSBORG</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/15/liberta-e-giustizia-ha-un-nuovo-presidente-paul-ginsborg/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/15/liberta-e-giustizia-ha-un-nuovo-presidente-paul-ginsborg/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 21:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvana Pelosi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà e Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Ginsborg]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45686</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; lo storico Paul Ginsborg il nuovo presidente di Libertà e Giustizia. E&#8217; stato eletto nel corso dell&#8217;Assemblea annuale dei soci, che si è tenuta a Bologna. Ginsborg &#8211; che succede a Tomaso Montanari &#8211; è nato a Londra nel 1945 e ha la cittadinanza sia italiana che inglese.
“Mi appresto a guidare Libertà e Giustizia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; lo storico Paul Ginsborg il nuovo presidente di Libertà e Giustizia. E&#8217; stato eletto nel corso dell&#8217;Assemblea annuale dei soci, che si è tenuta a Bologna. Ginsborg &#8211; che succede a Tomaso Montanari &#8211; è nato a Londra nel 1945 e ha la cittadinanza sia italiana che inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">“Mi appresto a guidare Libertà e Giustizia per i prossimi tre anni &#8211; sostiene Ginsborg &#8211; Lo farò con grande gioia ed entusiasmo: abbiamo bisogno di un sano pluralismo di opinione in un’associazione democratica come la nostra. E, allo stesso tempo, in un momento storico così minaccioso abbiamo anche bisogno di esercitare una necessaria auto-disciplina. La prima cosa che vorrei fare è di lanciare una campagna di sottoscrizioni per rafforzare LeG e aprire il più possibile gli organi decisionali a nuove forze ed energie. Per la qualità delle nostre iniziative, specialmente giuridiche, per l’attenzione a questioni di genere e per la forte presenza femminile a tutti i livelli della nostra Associazione, godiamo di un’ottima reputazione in Italia, ma non ancora fuori dell’Italia. La mia presidenza ha anche lo scopo di salvaguardare gli standard intellettuali del nostro lavoro, estenderlo in più campi e incoraggiare persone intelligenti e impegnate a partecipare e far sentire la loro voce nel dibattito pubblico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ginsborg ha insegnato Storia dell&#8217;Europa Contemporanea nella Facoltà di Lettere dell&#8217;Università di Firenze. Ha diretto la Scuola politica di Siena di LeG (“Le vie della democrazia in Italia e nel mondo”) e organizzato seminari e convegni, essendo stato a lungo componente del Consiglio di Presidenza. E’ noto in Italia anche per l&#8217;impegno civile e pubblico ed è stato tra i fondatori del Movimento dei Girotondi e del Laboratorio Fiorentino per la democrazia. Attualmente è Honorary Life Fellow del Queens&#8217; College dell&#8217;Università di Cambridge. Fra le sue pubblicazioni, <em>Storia d&#8217;Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988</em> (Einaudi, 1989); <em>Storia d&#8217;Italia 1943-1996. Famiglia, società, Stato</em>. (Einaudi, 1998); <em>L&#8217;Italia del tempo presente. Famiglia, società civile, Stato. 1980-1996 </em>(Einaudi, 1998), il saggio <em>Berlusconi </em>(Einaudi 2003), <em>La democrazia che non c&#8217;è </em>(Einaudi 2006), Salviamo l&#8217;Italia (Einaudi 2010), <em>Famiglia Novecento</em> (Einaudi 2013) e <em>Passioni e politica</em> (Einaudi 2016 con Sergio Labate).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dell&#8217;Assemblea sono stati nominati nel Consiglio di Presidenza due nuovi componenti: Fabrizio Tonello, professore di Scienza politica nella Scuola di Economia e Scienze Politiche all’Università di Padova, e Sergio Labate, professore di Filosofia Teoretica all’Università di Macerata. Il CdP risulta perciò così composto: oltre al nuovo presidente Paul Ginsborg, ci sono Gustavo Zagrebelsky presidente onorario, Sandra Bonsanti presidente emerita, Lorenza Carlassare, Elisabetta Rubini, e Nadia Urbinati. L&#8217;Associazione tutta ringrazia Tomaso Montanari per il grande impegno profuso in questi anni in qualità di vicepresidente prima e di presidente poi.</p>
<p style="text-align: justify;">I temi principali emersi all&#8217;attenzione dell&#8217;Assemblea, che saranno oggetto dell&#8217;attività di LeG nei prossimi mesi, riguardano l&#8217;Europa, le migrazioni e il regionalismo differenziato, questioni accomunate dall&#8217;esigenza di tutelare i diritti umani e l&#8217;uguaglianza, contrastando le derive nazionalistiche. Con un approccio collegiale, in collaborazione con i 38 circoli nati sul territorio italiano e all’estero, LeG intende contribuire in maniera costruttiva al dibattito pubblico. Tra le prossime iniziative in programma, oltre alla partecipazione al <em>25 aprile,</em> si terrà un grande incontro in occasione del <em>2 giugno</em>, Festa della Repubblica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/15/liberta-e-giustizia-ha-un-nuovo-presidente-paul-ginsborg/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando disobbedire è una virtù repubblicana</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/13/quando-disobbedire-e-una-virtu-repubblicana/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/13/quando-disobbedire-e-una-virtu-repubblicana/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2019 06:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvana Pelosi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Zagrebelsky]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45681</guid>
		<description><![CDATA[Appellarsi alla legge è, di norma, la difesa contro l&#8217;arbitrio, la violenza e la paura. Le leggi, dicevano gli antichi, sono mura che proteggono la città. Perciò, alle leggi si deve ubbidire. Lo dice, come cosa ovvia, anche l&#8217;articolo 54 della Costituzione. Ubbidire sempre? Anche quando la legge legalizza arbitri, violenza e paura?
Davvero la Costituzione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Appellarsi alla legge è, di norma, la difesa contro l&#8217;arbitrio, la violenza e la paura. Le leggi, dicevano gli antichi, sono mura che proteggono la città. Perciò, alle leggi si deve ubbidire. Lo dice, come cosa ovvia, anche l&#8217;articolo 54 della Costituzione. Ubbidire sempre? Anche quando la legge legalizza arbitri, violenza e paura?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: inherit;">Davvero la Costituzione immagina, come ideale, una massa d&#8217;individui passivi, marionette mosse dai fili tenuti in mano da un burattinaio-legislatore? Ubbidire anche quando lo Stato di diritto si trasforma in &#8220;Stato di delitto&#8221;, secondo la celebre espressione di Hannah Arendt a proposito dei regimi totalitari dell&#8217; Europa tra le due guerre? La questione ha un aspetto morale e uno giuridico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: inherit;">Dal punto di vista morale, da sempre si discute del rapporto tra i doveri di coscienza e i doveri legali. Basta ricordare Antigone e la sterminata riflessione che s&#8217;è svolta nei secoli sul diritto di resistenza e sulla disubbidienza civile. C&#8217;è, però, anche l&#8217; aspetto strettamente giuridico: nel nostro sistema costituzionale, alla legge si deve ubbidienza incondizionata fino al momento in cui essa eventualmente sia abrogata o dichiarata incostituzionale?</span><br />
<span style="font-style: inherit;">Insomma, valgono oggi illimitatamente gli assiomi legalistici:</span><em> ita lex</em><span style="font-style: inherit;">, e </span><em>dura lex sed lex</em><span style="font-style: inherit;">?</span></p>
<p style="text-align: justify;">Rispettare le leggi è un obbligo. Sempre? Anche quando violano principi costituzionali e sono in gioco valori ultimi come la vita e la dignità delle persone? Dai tempi della rivolta dell&#8217;Antigone di Sofocle è il grande dilemma del diritto. Ma senza il coraggio non può esserci libertà. La questione &#8211; ripeto: non in astratto ma secondo il vigente ordinamento giuridico &#8211; non è nuova.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è affacciata numerose volte, di fronte all&#8217;eventualità di leggi che volessero imporre ai medici l&#8217;obbligo di segnalare all&#8217;autorità di P.S. gli stranieri che richiedano assistenza sanitaria alle strutture ospedaliere; oppure, di fronte ad analoga imposizione ai presidi di scuola, per i figli di genitori irregolari. In questi casi, la sollevazione preventiva contro una sorta di caccia al clandestino aveva fatto recedere il legislatore dai suoi propositi.</p>
<p style="text-align: justify;">In altri casi, la disobbedienza pubblica, rivendicata anche per mezzo di autodenunce, ha riguardato il servizio militare, e ha condotto dopo tante polemiche all&#8217;abolizione dell&#8217;obbligatorietà; l&#8217; indiscriminata punizione penale dell&#8217; interruzione volontaria della maternità, e ha portato alla legge 194; la criminalizzazione dell&#8217; aiuto all&#8217;eutanasia, e ha portato a una decisione della Corte costituzionale che, rivolgendosi al legislatore, ha prefigurato, in mancanza di una legge nuova, la dichiarazione d&#8217; incostituzionalità di quella vigente.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, si è discusso della registrazione allo stato civile di bimbi come figli di coppie omosessuali, dell&#8217; adozione da parte di singoli, eccetera. Infine, la polemica è scoppiata di fronte al rifiuto di diversi sindaci di applicare norme sul respingimento di persone salvate dal naufragio nel Mare Mediterraneo. Come si vede, niente di nuovo sotto il sole. Ma l&#8217; ultimo caso ha fatto scandalo, quasi che si tratti di un unicum, di un atto insurrezionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Come considerare questi casi secondo il sistema costituzionale in vigore?<br />
Innanzitutto, il citato art. 54 prescrive bensì l&#8217; osservanza della legge, ma anche della Costituzione, innanzitutto della Costituzione e poi della legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la legge è conforme alla Costituzione, tutto bene. Ma se non lo è? Sarà prevedibilmente dichiarata incostituzionale. Ma qual è la situazione della legge incostituzionale prima del suo annullamento? Si è molto discusso. Si dice da taluno: solo alla Corte costituzionale spetta il giudizio in proposito. Perciò, fino a quando non vi sia dichiarata incostituzionale, della legge si deve presupporre la validità e quindi l&#8217; obbligatorietà. L&#8217; espressione: legge incostituzionale prima della relativa decisione della Corte costituzionale sarebbe un non-senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Vera la premessa, falsa tuttavia è la conseguenza. Vediamo.<br />
Colui il quale ha contestato la legge violandola incorrerà nelle sanzioni previste, ma contro di esse si potrà aprire un giudizio durante il quale è possibile sollevare una questione d&#8217; incostituzionalità sulla norma che prevede la sanzione, questione che sarà decisa dalla Corte. Se la legge è incostituzionale, sarà annullata e non potrà essere applicata contro tutti coloro che l&#8217; abbiano violata. Anche qui, niente di nuovo: la prima decisione della Corte costituzionale è stata promossa precisamente in questo modo, per iniziativa di trenta disobbedienti che invocavano il diritto di libera espressione a mezzo stampa.</p>
<p style="text-align: justify;">È evidente che ciò si svolge sotto il segno dell&#8217; incertezza: non si può sapere a priori se il giudice solleverà la questione di fronte alla Corte costituzionale, né se questa annullerà la legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro che si assumono la responsabilità di attivare questo meccanismo non sanno se l&#8217;esito sarà favorevole o sfavorevole.<br />
Agiscono in nome di un valore più alto della mera legalità accettando una scommessa che può essere perduta. Il che è quanto dire che la legge può essere trasgredita, ma a proprio rischio e pericolo. Il violatore apparirà, ma solo ex post, o come un &#8220;fuorilegge&#8221;, oppure come un benemerito della Costituzione. La disobbedienza consapevole è dunque una possibilità implicitamente prevista per promuovere il controllo di costituzionalità delle leggi. Se tutti osservassero pedissequamente, passivamente, tutte le leggi che prescrivono o vietano determinati comportamenti, non si aprirebbero procedimenti giudiziari e, quindi, non si avrebbe l&#8217; occasione di attivare il giudizio di costituzionalità. Potrebbero rimanere in vigore indefinitamente leggi incostituzionali, poiché tutti vi si adeguano.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: inherit;">Questa conclusione potrà non piacere a chi, in nome dell&#8217; autorità e della certezza del diritto, pensa alla legge come</span><em> nomos</em><span style="font-style: inherit;"> sovrano assoluto che non ammette replica. Ma la legge, da quando è stata collocata sotto la Costituzione, può essere contestata. La sua validità è esposta alla critica da parte di coloro che una volta i giuristi, con un&#8217; espressione ciceroniana, chiamavano </span><em>servi legum</em><span style="font-style: inherit;">, espressione oggi impropria, essendo i servi diventati custodi della Costituzione in alleanza con i tribunali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: inherit;">Il giudizio di costituzionalità delle leggi, al quale i cittadini possono accedere nelle forme previste, non è dunque un freddo meccanismo giuridico.</span><br />
<span style="font-style: inherit;">Implica un ethos pubblico che investe la responsabilità diretta dei cittadini nel difendere i principi della Costituzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: inherit;">Perfino la disobbedienza alle leggi, nei casi estremi in cui sono in questione valori ultimi come la vita, la libertà, la dignità delle persone, è una virtù repubblicana, quando significa rifiuto di convalidare l&#8217; ingiustizia con la propria ubbidienza. Tutte le volte che ubbidiamo alla legge, infatti, la fortifichiamo con la nostra acquiescenza: se la legge è giusta, fortifichiamo la giustizia, ma se è ingiusta fortifichiamo l&#8217;arbitrio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: inherit;">Si dirà: ma tutto ciò implica coraggio, presuppone che ci si metta in gioco e si assumano rischi. Sì. E con ciò? La libertà non sa che farsene degli imbelli, dei paurosi, di coloro che pensano solo alla propria tiepida sicurezza. E gli imbelli e i paurosi, a loro volta, non sanno che farsene, della libertà.</span></p>
<p> <em><strong>la Repubblica, 12 aprile 2019</strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/13/quando-disobbedire-e-una-virtu-repubblicana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Difendiamo la Costituzione prima che sia troppo tardi</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/13/difendiamo-la-costituzione-prima-che-sia-troppo-tardi/</link>
		<comments>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/13/difendiamo-la-costituzione-prima-che-sia-troppo-tardi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2019 06:43:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvana Pelosi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Comiitato Nazionale ANPI]]></category>
		<category><![CDATA[scorrimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=45677</guid>
		<description><![CDATA[
Ordine del giorno del Comitato nazionale ANPI su: autonomie regionali, neofascismi e progetti di riforma costituzionale
&#160;


Il Comitato Nazionale dell&#8217;ANPI
esprime seria preoccupazione per le iniziative e i comportamenti di questo Governo nei confronti della Costituzione italiana, che ha compiuto i 70 anni di vita mostrando con chiarezza che il suo vivissimo ed attuale pregio è quello [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="article_title" style="color: #444444;">
<p>Ordine del giorno del Comitato nazionale ANPI su: autonomie regionali, neofascismi e progetti di riforma costituzionale</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div class="decorated-links" style="color: #444444;">
<p>Il Comitato Nazionale dell&#8217;ANPI</p>
<p>esprime seria preoccupazione per le iniziative e i comportamenti di questo Governo nei confronti della Costituzione italiana, che ha compiuto i 70 anni di vita mostrando con chiarezza che il suo vivissimo ed attuale pregio è quello di formulare principi ed esaltare valori strettamente collegati alla concezione della democrazia che emerge da tutto il contesto, oltre che dall&#8217;art. 1, giustamente definito come “la carta d&#8217;identità della Repubblica”. Tuttavia, per responsabilità non della Costituzione ma dei governi che si sono succeduti dal 1948 ad oggi non è stata data piena attuazione agli impegni categorici, alle garanzie ed alle disposizioni specificamente dirette ad attribuire una reale efficacia ai diritti ed ai principi in essa enunciati.</p>
<p>Sul tema dell&#8217;attuazione, questo Governo non ha speso una parola; né si trova alcunché nel cosiddetto “contratto di governo”, come se il problema – che interessa la vita e la sorte di milioni di cittadini e cittadine – non lo riguardasse.</p>
<p>In luogo di questa necessaria assunzione di responsabilità, questa maggioranza e lo stesso Governo non hanno perso occasione per dimostrare scarsissimo rispetto nei confronti della Costituzione. Gli esempi si moltiplicano: dopo i furiosi attacchi al Presidente della Repubblica, che si stava avvalendo di uno dei poteri conferitigli dalla Costituzione, si è abusato, in questi mesi, di istituti che dovrebbero essere eccezionali e straordinari, come i decreti legge ed i voti di fiducia; e si è mostrata noncuranza del sistema Costituzionale, al punto che le maggiori decisioni non sono state adottate dal Governo, collegialmente, ma sono scaturite da riunioni squisitamente politiche ed “esterne” di ministri e/o esponenti di partito, in apposite riunioni pressoché settimanali.</p>
<p>Ma, peggio ancora, l&#8217;atteggiamento verso la Costituzione si è espresso anche con una serie di proposte ed iniziative capaci di incidere negativamente sul sistema della Carta.</p>
<p>Basti pensare al progetto di riduzione del numero di parlamentari, giustificato solo da ragioni economiche; a quello di modificare l&#8217;art. 67, secondo il quale i Parlamentari rappresentano la Nazione senza vincolo di mandato, introducendo – invece – tale vincolo, che eliminerebbe la libertà di chi è chiamato ad esprimere la volontà del popolo sovrano; al progetto di introdurre nel nostro sistema il referendum propositivo, per di più in termini tali da creare gravi problemi per i rapporti tra la volontà espressa dai cittadini (con un quorum oltremodo basso) e quella del Parlamento; e tutto, praticamente, senza reali limiti di materia.</p>
<p>Ma se tutto questo è grave, di per sé, ancor maggiore preoccupazione deriva da altri due aspetti della “progettualità” costituzionale della maggioranza di governo: la profonda modifica del sistema delle autonomie e l&#8217;atteggiamento complessivo nei confronti delle rinascenti e sempre più agguerrite manifestazioni di fascismo e razzismo. Sul primo punto (autonomie) va rilevato come l&#8217;operazione che si vuol compiere di attribuire una “quasi autonomia” ad alcune Regioni del Nord, è gravissima dal punto di vista politico e sociale, essendo idonea non solo a rompere o, quanto meno, a frammentare il sistema di cui all&#8217;art. 5 della Costituzione, ma anche a creare profonde e ingiustificate, socialmente, distinzioni tra regioni ricche e regioni povere, aumentando le disuguaglianze attuali anziché cercare di eliminarle nel contesto di una vera unità nazionale.</p>
<p>Il secondo, e non meno grave problema, consiste nella completa dimenticanza del fatto che questa Costituzione è intrinsecamente e profondamente antifascista e che la stessa XII disposizione finale va intesa alla luce della storia e delle reale volontà dei Costituenti. Per di più, trascurando il fatto che ci sono leggi – sia pure non perfette – che puniscono non solo le manifestazioni di fascismo ma anche quelle di razzismo (fascista e non, ammesso che vi sia una reale differenza), si è mostrata, più che una semplice (e ingiustificabile) tolleranza, una sorta di connivenza, dal momento che in più di una occasione il Ministro degli interni ed altri organi dello Stato hanno dichiaratamente ritenuto lecite manifestazione che, invece, avrebbero dovuto essere vietate. Se anche altri governi hanno dimostrato debolezza in questo senso, questa maggioranza e questo Governo hanno omesso ed omettono di reagire perfino alle manifestazioni più clamorose di razzismo e di fascismo, a sfregio di tutto lo “spirito” della Costituzione e perfino di alcune disposizioni specifiche di legge, di cui avrebbero dovuto garantire l&#8217;osservanza.</p>
<p>Infine, preoccupa la tendenza, sempre più manifesta, a contrapporre al disegno chiarissimo di una democrazia rappresentativa (art. 1 della Costituzione), un progetto di “democrazia diretta” che nulla ha a che fare col sistema costituzionale (che prevede già alcune forme di  democrazia diretta, sicuramente perfettibile ). Un progetto che, nei comportamenti concreti di alcune componenti del Governo, ha mostrato clamorosamente la corda oltreché la totale inconsistenza.</p>
<p>Tutto questo preoccupa fortemente l&#8217;ANPI, non solo per i fatti in sé, come descritti sommariamente (e ben altri si potrebbero aggiungere!), ma perché si tratta di fatti e vicende che incidono direttamente sulla democrazia, che è un bene inestimabile che tutti siamo tenuti a difendere e a sviluppare. I Costituenti vollero un sistema democratico destinato a durare nel tempo, anche come difesa da ogni possibile attacco e dalle azioni o interventi di fattori esterni. In una fase di perdurante crisi, di carenza di sviluppo e di occupazione, c&#8217;è bisogno – più che mai – di una democrazia solida e di una Costituzione che ci garantisca contro ogni possibile rischio.</p>
<p>L&#8217;ANPI è impegnata a difendere questa democrazia e questa Costituzione, con tutti i mezzi e gli strumenti necessari, convinta come è che le esperienze storiche del passato ci insegnano che non bisogna aspettare il peggio, sottovalutando ciò che accade, ma occorre impegnarsi e mobilitarsi per contrapporre più democrazia e più Costituzione ad ogni tentativo, inaccettabile, di stravolgerle.</p>
<p>L&#8217;ANPI promuove, da questo momento, una grande campagna di conoscenza, di informazione e di mobilitazione, per coinvolgere quei cittadini e cittadine (e sono tanti) che credono nei valori della Costituzione, della democrazia e della solidarietà, prima che sia troppo tardi, cercando di non agire da sola, ma con l&#8217;intesa e l&#8217;appoggio di tutte le organizzazioni che condividono i valori della Costituzione e la necessità di realizzarne in concreto la portata, per garantire più diritti, più socialità, più uguaglianza a tutti i cittadini e le cittadine ed a tutti coloro che si trovano legittimamente nel nostro Paese. Occorre puntare con decisione verso un futuro migliore, realizzando le aspirazioni e la volontà di quanti hanno contribuito prima alla liberazione del Paese e poi alla nascita di una Costituzione destinata a garantire e tutelare, in ogni momento, la nostra democrazia, sociale e antifascista.</p>
<p>Il Comitato Nazionale ANPIRoma, 5 aprile 2019</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libertaegiustizia.it/2019/04/13/difendiamo-la-costituzione-prima-che-sia-troppo-tardi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
