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Il PD si divide sull’anticorruzione

5 febbraio 2015
Liana Milella

ROMA – Raffaele Cantone insiste, “serve una corsia preferenziale sul ddl anti-corruzione”, ma sono parole al vento. L’ha detto tante volte da quando è al vertice dell’Authority, lo ha ripetuto ieri, giusto mentre al Senato andava in scena l’ennesimo scontro nella maggioranza (Pd diviso, Ncd più con Forza Italia che con l’alleato di governo), foriero di un nuovo rinvio. Succede da due anni, è accaduto pure ieri. Oggi il Guardasigilli Andrea Orlando cercherà di metterci una pezza. Di buon mattino riunisce al Senato i responsabili Giustizia, i presidenti delle commissioni Giustizia, i capigruppo dei partiti. Insomma, il solito parterre.

Mattarella, il nuovo Presidente che rievoca la vecchia questione morale

4 febbraio 2015
Alberto Vannucci

Ci voleva un altro “cattolico democratico” al Quirinale perché in un discorso d’insediamento il tema della questione morale venisse evocato nell’aula di Montecitorio. Bisogna tornare al 28 maggio 1992, pochi giorni dopo che si era consumato il dramma dell’attentatuni mafioso al giudice Falcone, per sentire il “galantuomo” Scalfaro che ammonisce i parlamentari: “L’abuso di denaro pubblico è un fatto gravissimo, che froda e deruba il cittadino contribuente ed infrange duramente la fiducia dei cittadini: nessun male maggiore, nessun maggior pericolo, per la democrazia, che l’intreccio torbido tra politica e affari”. Parole profetiche, pronunciate di fronte a una classe politica plaudente ma già terrorizzata per le inchieste di Mani pulite, che lì a poco l’avrebbero falcidiata portando in breve alla liquefazione dei vecchi partiti di massa.

Tra Mattarella e Tsipras chi sceglie la sinistra?

4 febbraio 2015
Massimo Villone

Il neo-eletto Presidente Mattarella ci consegna un discorso per molti punti condivisibile – diritti, libertà, eguaglianza, inclusione, unità, oltre a legalità e corruzione – ma almeno in parte deludente sulle riforme. Non mostra consapevolezza che l’attuazione della Costituzione – pur auspicata – dipende alla fine da scelte di governo per le quali il modello istituzionale è decisivo. Troppo poco per chi vedeva nel suo nome un possibile freno al renzismo volto a tradurre nella politica e nella stessa Costituzione la concentrazione del potere sull’esecutivo e sul presidente del consiglio, con una corrispondente riduzione del ruolo del parlamento e degli spazi di rappresentanza e di confronto democratico.

La Carta come strada maestra

La porta aperta del Colle

3 febbraio 2015
Sandra Bonsanti

Forse il momento simbolico dell’insediamento del Presidente della Repubblica si è consumato fuori dall’aula di Montecitorio, nel salone dei corazzieri, quando Sergio Mattarella ha ringraziato il presidente del Senato Piero Grasso. “Ci siamo conosciuti in circostanze diverse e tanto tempo addietro”.

Ecco, due momenti della storia d’Italia che si sono ricongiunti e che hanno parlato e parleranno da oggi, dal Quirinale, con parole diverse da quelle che abbiamo sentito in questi anni. Grasso era il magistrato che arrivò davanti alla casa di Piersanti Mattarella mentre ancora Sergio teneva in grembo il corpo martoriato del fratello. Un legame che non si è mai rotto negli anni e che continua fino ad oggi nel giorno in cui uno rappresenta la prima carica dello Stato e l’altro la seconda.

Parole di chi apre, anche al dissenso, anche a chi si “indigna”, invece che condannare tutti nella cerchia dell’ “antipolitica”, parola mai pronunciata nei discorsi del Presidente. Che è stato fedele a se stesso e alla sua vicenda. Mettendo in primissimo piano la lotta alla mafia, in tutta Italia anche al nord, e alla corruzione che devasta il Paese.

TSIPRAS PORTA IL CASO GRECIA A PALAZZO GHIGI

3 febbraio 2015
Stefano Lepri

Non è proprio questione di unire il Sud dell’euro contro il Nord. Verso la Grecia non sono teneri nemmeno gli attuali governi di Spagna e Portogallo, entrambi a rischio di essere bocciati dal voto nella seconda metà dell’anno. E se il 68% dei tedeschi è contrario a fare sconti sul debito ad Atene, lo è anche il 59% degli italiani, informano due recentissimi sondaggi. Tuttavia, l’ascesa al potere di Alexis Tsipras ha segnato una svolta per l’intero continente. Si può definirlo «incubo» o «terrore» dell’Europa, come accade per lo più in Germania, si può considerarlo una speranza, come accade altrove, non soltanto tra i simpatizzanti dell’estrema sinistra. Nell’una come nell’altra versione, scompiglia le carte di una partita

Mattarella al Quirinale: due fratelli, due destini

1 febbraio 2015
Rossella Guadagnini

“Ci vogliono due uomini per fare un fratello”, Israel Zangwill.
Giurerà martedì mattina Sergio Mattarella, eletto il 31 gennaio 2015 dodicesimo Presidente della Repubblica – il primo siciliano – con 665 preferenze, 160 in più del quorum fissato a 505 voti. Sono passati 35 anni da quando la mafia uccise Piersanti, suo fratello maggiore, Presidente della [...]

Un settennato costituzionale

31 gennaio 2015
Sandra Bonsanti

Sergio Mattarella non lo sentivi nemmeno arrivare, come se non volesse disturbare, col rumore dei suoi passi. Ma poi si avvicinava a noi giornalisti con un sorriso partecipe nei momenti che lui ricorda ora come “impegnativi”. Niente, rispetto all’impegno che si assume da oggi, 31 gennaio 2015, per i prossimi sette anni.

Anni di grandi difficoltà, di disoccupazione e miseria e di grande tensione dentro e attorno alle istituzioni. Ma la scommessa della sua vita sarà quella di riuscire a riavvicinare i cittadini alla politica: saprà farlo questo politico così schivo e lontano da ogni ribalta, questo uomo della prima Repubblica che dovrà vigilare su riforme della Costituzione già disegnate e in parte votate e su una legge elettorale diversa profondamente dal suo mattarellum?

Arrivò nelle istituzioni un anno dopo l’uccisione di suo fratello, ed era come se dappertutto e in ogni occasione lui insistesse a cercare le traccia di quella morte, i motivi di quella feroce esecuzione.

Prima dei patti viene la dignità

30 gennaio 2015
Maurizio Viroli

Credo che non sia scritto in alcuna dichiarazione, ma per me è il più importante fra i diritti. Parlo del diritto alla dignità, quel sentimento interiore di piccola stima nei confronti di noi stessi per quel che abbiamo fatto e facciamo, e per quel che siamo. Proprio perché sentimento interiore che emerge dal dialogo con la nostra coscienza e non dall’opinione degli altri, e ancora meno dal riconoscimento delle Costituzioni e delle leggi, nessuno, tranne noi stessi, può toglierci la dignità. Ma è vero anche che ciascuno di noi porta con sé nel mondo il dato di essere italiano o italiana. Essere italiani oggi vuol dire essere sottoposti alle decisioni prese da un delinquente cacciato dal Parlamento in combutta con un giovanotto che asseconda il suo desiderio di continuare a essere arbitro della politica italiana, con l’avallo di una pletora di servi dell’uno e dell’altro incapaci di dire semplicemente “No!, le indecenze dei vostri incontri segreti non mi riguardano, il mio solo commento è il disprezzo”. La dignità, ecco quello che ci ha tolto e ci toglie il patto fra Berlusconi e Renzi. Con quel loro accordo ci hanno detto e dicono

Napoleone, le sedute spiritiche e i cecchini del Quirinale

29 gennaio 2015
Antonio Padellaro

In questi giorni la minoranza del Pd ostile a Matteo Renzi e la minoranza di Forza Italia in dissenso con Silvio Berlusconi (Fitto), e forse anche Beppe Grillo, riflettono sul seguente dilemma: è meglio giocare d’anticipo votando fin dai primi scrutini un candidato comune ostile al patto del Nazareno (Romano Prodi su tutti) o è meglio attendere che il prescelto dal suddetto patto da sabato venga progressivamente logorato dai (loro) plotoni di cecchini in agguato? E’ una vecchia questione che già si pose nel 1971, ai tempi del sesto presidente quando il leader dc, Amintore Fanfani, partì in quarta convinto di farcela, ma dopo un Vietnam durato 23 scrutini, dovette arrendersi all’outsider Giovanni Leone. In quell’occasione si registrò una pioggia di schede nulle che recavano i più variopinti insulti nei confronti dell’Aretino

Il mio Presidente salirebbe a piedi al Colle tra due ali di folla in festa

28 gennaio 2015
Sandra Bonsanti

Il mio Presidente, appena eletto, non tirerebbe dalla tasca dei pantaloni un discorso già scritto da qualcuno, ma farebbe un largo sorriso a tutti i parlamentari assiepati nell’aula e prenderebbe la parola: “Cari elettori – direbbe all’incirca – vi ringrazio di avermi eletto, non so se merito la vostra fiducia, ma per me è importante soprattutto avere la fiducia dei cittadini italiani che non hanno più nessuno in cui credere e a cui fare affidamento. Vi parlo dunque senza tanti giri di frase e col cuore in mano. Prima di tutto voglio dirvi che quelle riforme della seconda parte della Costituzione, l’abolizione del Senato e la legge elettorale che è stata approvata anche dal Senato sono un immenso pasticcio. E questo è il meno. La cosa grave è che possono aprire la strada ad avventure che il nostro Paese, tanto bello ma anche un po’ bizzarro, ha già corso nel passato e non vedo proprio perché si debba rischiare di correrne di nuove nel futuro.