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Mani sulla città : da Roma a Porto Recanati  

23 giugno 2015
Sandra Bonsanti
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Nessuno può sapere oggi come finirà la storia del sindaco Marino fino a quando il prefetto Franco Gabrielli avrà completato e consegnato la sua relazione che a quanto si dice dovrebbe escludere lo scioglimento per fatti di mafia. Si capisce però sin da ora quanto sia incerta la sopravvivenza della giunta Marino.

Si capisce dai giudizi espressi dal segretario del Pd e presidente del consiglio e dalla ministra Boschi: entrambi mettono in dubbio la capacità del sindaco di gestire una città come Roma.

Chi ha paura di Maurizio Landini?

UNIONS

8 giugno 2015
Sandra Bonsanti
Futuro

Non è più tempo di grandi discorsi, “le cose ce le siamo già dette e siamo tutti d’accordo” .Ora bisogna muoversi. Dove e come? La parola territorio oggi è abusata: anche i partiti che l’hanno tanto disprezzato e ignorato, ora lo stanno riscoprendo. Per la coalizione il territorio ha pochi segreti: quante associazioni, quanti movimenti, quanti lavoratori si sono già misurati con la grande crisi? Quante manifestazioni e seminari, quante iniziative e discussioni…Quindi, nel territorio ci si conosce, ci si chiama per nome. E nel territorio d’ora in poi sarà più facile decidere insieme su quali priorità insistere, a quali problemi cercare di dare risposte.

Lavorare insieme e metà dell’opera è compiuta: perché non ci devono essere prime donne, non ci devono essere rivendicazioni di sigle, non ci dono essere riferimenti a glorie passate.

No. Pertini…

7 maggio 2015
Sandra Bonsanti
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No, Sandro Pertini non avrebbe promulgato. E nemmeno Oscar Luigi Scalfaro. Ma che Sergio Mattarella non avrebbe avuto il coraggio di sfidare la clacque quirinalizia che è alla genesi dell’Italicum era ampiamente prevedibile.
Non si trattava di forzare la Costituzione e di prendersi poteri che non spettano al Presidente. Si trattava semplicemente

Il 25 Aprile e l’arroganza del Potere

22 aprile 2015
Sandra Bonsanti
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Per la prima volta nella storia politica italiana è stata decisa dal capo del governo una sorta di deportazione di massa di deputati dissenzienti: dieci esponenti del Pd che volevano discutere di cambiamenti alla legge elettorale votata dal Senato sono stati sostituiti in commissione affari costituzionali di Montecitorio. Una pura e semplice “formalità”, spiegano gli uomini di Renzi. Un grave vulnus alla democrazia parlamentare dicono i dieci. E non soltanto loro.

Con perfetto stile fascista

15 aprile 2015
Sandra Bonsanti
Conformismo

Non è la prima volta: molta storia d’Italia, dal secolo scorso ad oggi, è costellata di tentativi di capi del governo di “impossessarsi”, attraverso una legge elettorale, del Parlamento per poter governare come piace a loro.
Riuscì nel 1928 a Mussolini e la legge passò con 161 voti contro 46: Oggi nessuno ricorda i 161, ma i nomi di quei 46 sono sempre citati nei libri di storia. Il “Foglio d’ordini” del partito nazionale fascista scrisse che l’approvazione della legge elettorale era avvenuta “con perfetto stile fascista, senza discussione, con disciplina assoluta”. Da allora quando Mussolini entrava nell’aula, quello che restava del Parlamento si alzava in piedi e cantava “Giovinezza”.

Verso la svolta autoritaria: un anno dopo

7 aprile 2015
Sandra Bonsanti
Autoritario

Il 27 marzo del 2014 Libertà e Giustizia si fece promotrice dell’ appello “Verso la svolta autoritaria” con il quale si denunciava il rischio che la riforma del governo, se approvata, avrebbe potuto portare a forme di democrazia plebiscitaria.
Chiedevamo di fermare il progetto, lo stesso che aveva ispirato Berlusconi e che ora era invece un dono avvelenato del patto del Nazareno.
LeG e tutti i firmatari di quel documento furono investiti da accuse ingiuste e strumentali. Altri ironizzarono: non c’è dittatura in vista…Per un anno e ancora oggi è andato avanti questo tentativo di metterci a tacere: avevamo per primi denunciato il vero pericolo della riforma di Matteo Renzi.

Il giglio costituzionale

25 marzo 2015
Sandra Bonsanti
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Quando non sa che dire o come rispondere alle accuse di autoreferenzialità e di decisionismo, il presidente del Consiglio e segretario del Pd tira su il ponte levatoio e dall’interno della fortezza attacca con l’arma che preferisce: il disprezzo, l’arroganza, la propaganda che distorce e umilia.
Le sue parole diventano cattive; il suo sorriso, beffardo.
Così, nelle ultime ore, ha fatto una lezione agli studenti della Luiss che resterà nella storia delle “democrature” per l’uso che Renzi ha fatto della

Verso la coalizione

Niente per noi, tutto per tutti

6 marzo 2015
Sandra Bonsanti
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Fino a ora, ognuno andava per la sua strada. Una sintonia ideale, che in certi momenti è riuscita a creare mobilitazioni importanti e risolutive, che il giorno dopo però rischiavano di lasciare ciascuna associazione sola come prima. Ognuno con lo spazio che pensava di dover presidiare, largo o stretto, e comunque di per sé decisivo nel difficile compito di attuare la Costituzione. “Ma,oggi, quando la politica entra in una zona d’ombra e con essa la democrazia, il compito si allarga e diventa più impegnativo…” ha scritto Gustavo Zagrebelsky nel suo documento di analisi sulla democrazia e sul “compito” che spetta adesso a Libertà e Giustizia.

Il paese dei balocchi

10 febbraio 2015
Sandra Bonsanti

E’ vivo o morto il “patto del Nazareno”?
Tirano venti di guerra fra Stati Uniti e Putin, la crisi per il lavoro che manca è sempre più dura e non dà speranze ai giovani che finiscono il liceo, nel nostro mare muoiono assiderati decine e decine di cittadini in cerca di asilo, cominciamo a sapere quanti italiani hanno evaso e accumulato ricchezze oltralpe, ma noi continuiamo a baloccarci con il quesito dei quesiti e cioè se è finta o vera la rottura (?) fra Renzi e Berlusconi.
Siamo diventati un paese dei balocchi. Poco alla volta, ma inesorabilmente, antiche questioni mai risolte ci coinvolgono, esigono risposte definitive e molti italiani le attendono una volta per tutte. Sprazzi di storia patria ci arrivano da un recente passato: nelle motivazioni della condanna di Minetti, Fede e Mora troviamo la conferma di quanto fosse squallido lo stile di vita di uno che è piaciuto tanto agli italiani. Ruby riceveva soldi da Berlusconi “prima in corrispettivo delle prestazioni ottenute, poi per comperare il suo silenzio”.

La Carta come strada maestra

La porta aperta del Colle

3 febbraio 2015
Sandra Bonsanti

Forse il momento simbolico dell’insediamento del Presidente della Repubblica si è consumato fuori dall’aula di Montecitorio, nel salone dei corazzieri, quando Sergio Mattarella ha ringraziato il presidente del Senato Piero Grasso. “Ci siamo conosciuti in circostanze diverse e tanto tempo addietro”.

Ecco, due momenti della storia d’Italia che si sono ricongiunti e che hanno parlato e parleranno da oggi, dal Quirinale, con parole diverse da quelle che abbiamo sentito in questi anni. Grasso era il magistrato che arrivò davanti alla casa di Piersanti Mattarella mentre ancora Sergio teneva in grembo il corpo martoriato del fratello. Un legame che non si è mai rotto negli anni e che continua fino ad oggi nel giorno in cui uno rappresenta la prima carica dello Stato e l’altro la seconda.

Parole di chi apre, anche al dissenso, anche a chi si “indigna”, invece che condannare tutti nella cerchia dell’ “antipolitica”, parola mai pronunciata nei discorsi del Presidente. Che è stato fedele a se stesso e alla sua vicenda. Mettendo in primissimo piano la lotta alla mafia, in tutta Italia anche al nord, e alla corruzione che devasta il Paese.