Giustizia sotto scacco?
Elisabetta Rubini

Le minacce a Boccassini sono un fatto coerente con la cultura che ha prodotto i pluriennali insulti ai giudici e l’irruzione nel Tribunale di Milano. I giudici, ancora una volta, sono lasciati soli a difendere ciò che spetterebbe anzitutto alla politica difendere: che uno Stato moderno e democratico non può che basarsi sul primato della legge e sul rispetto delle regole, in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata.

Stamattina su Radio Popolare Danilo De Biasio ha intervistato Emanuele Fiano del PD, membro della Commissione Affari Costituzionali della Camera, e Elisabetta Rubini di Libertà e Giustizia sul tema dei progetti di riforma costituzionale in corso. Ascolta l’audio di Radio Popolare.

Ci sarà tempo per analisi approfondite della catastrofe politica che si è consumata in questi giorni di elezioni presidenziali. Ma già ora si possono cogliere alcuni momenti significativi, per non dimenticarli. Questi, ad esempio: autorevoli esponenti del PD ci hanno spiegato, con supponenza, che il PD mai avrebbe potuto votare Rodotà, perché “marchiato da Grillo” o “perché è il primo partito a dover esprimere il candidato”.

A noi invece pare che lo scandalo stia proprio in questo inverecondo ribaltamento, nel negare il diritto-dovere della giurisdizione di applicare le sue regole anche ai ricchi e potenti. Ma a ben vedere l’episodio odierno va molto oltre la ormai ben nota refrattarietà dei fedelissimi di B. alla “rule of law”: oggi un plotone di parlamentari del PDL ha invaso i corridoi del Tribunale di Milano. Giovedì 14 marzo, LeG Brescia davanti al tribunale per manifestare solidarietà ai magistrati milanesi.

E dunque, ancora mi chiedo quale obnubilamento della mente abbia indotto i votanti del M5S a rifugiarsi in una inutile conta, votando una candidata destinata a sconfitta certa e determinando così la riconsegna della Lombardia nelle mani della Lega, ovvero di un partito ormai putrefatto, corresponsabile del malgoverno degli ultimi diciotto anni.

Il dramma nel dramma dell’incertezza che esce da queste elezioni è la sconfitta di Umberto Ambrosoli in Lombardia e la consegna della regione più popolosa e più dinamica del paese ad una figura mediocre e ambigua come Maroni. Leggi anche “La forza delle cose”

Non è mai troppo tardi: nella attuale configurazione del Parlamento, il PD ha l’opportunità – l’unica proficua probabilmente – di dialogare con i numerosissimi rappresentanti del M5S per costruire un progetto di governo che li coinvolga, e con loro coinvolga in un impegno istituzionale di cambiamento gli elettori che li hanno votati.

I partiti – diceva Calamandrei – da libere associazioni di volontari credenti si sono trasformati in eserciti inquadrati da uno stato maggiore di ufficiali e sottufficiali in servizio attivo permanente: nei quali a poco a poco si spegne lo spirito dell’apostolo e si crea l’animo del subordinato, che aspira ad entrare nelle grazie del superiore. Leggi la proposta di Filippo di Robilant “Costruiamo i presidi a difesa della Costituzione”