Ue, appesa a un filo la legge sul ripristino della natura. Ora il voto in plenaria.

Ue, appesa a un filo la legge sul ripristino della natura. Ora il voto in plenaria.
Nature Restoration Law: la commissione ambiente del Parlamento europeo, con 44 voti a favore e 44 contro, non ha approvato la relazione finale comune relativa alla “legge sul ripristino della natura“, con cui gli Stati membri sarebbero tenuti a perseguire obiettivi e obblighi specifici, giuridicamente vincolanti, per il ripristino della natura in ciascuno degli ecosistemi contemplati dal regolamento. Si va dal ripristino degli ecosistemi terrestri, costieri e di acqua dolce al ripristino degli ecosistemi marini, fino ad arrivare al ripristino degli ecosistemi urbani e degli ecosistemi agricoli: obiettivi e obblighi da attuare attraverso piani nazionali specifici, aventi un contenuto dettagliato e sottoposto alla valutazione e al controllo della Commissione europea.
Di particolare importanza è l’art. 16 del regolamento, dedicato all’accesso alla giustizia, ove si stabilisce quanto segue: “Gli Stati membri provvedono, nel quadro della legislazione nazionale, affinché i membri del pubblico che vantino un interesse sufficiente o che facciano valere la violazione di un diritto, abbiano accesso a una procedura di ricorso dinanzi a un organo giurisdizionale o a un altro organo indipendente e imparziale istituito dalla legge, per contestare la legittimità sostanziale o procedurale dei piani nazionali di ripristino e le eventuali omissioni delle autorità competenti, indipendentemente dal ruolo svolto dai membri del pubblico durante il processo di preparazione e stesura del piano nazionale di ripristino”.
Gli obblighi sanciti non sono affatto blandi (tant’è che l’Italia ha votato contro). Ma la proposta è concreta e, alle condizioni date, può rappresentare una soluzione efficace (pur se parziale) al problema dei cambiamenti climatici. Piaccia o no, dobbiamo arrivarci.
Pur non avendo i parlamentari trovato un accordo in commissione, della questione se ne occuperà ora il Parlamento europeo (il 12 luglio in sessione plenaria).
La speranza è che anche l’Italia faccia la sua parte. Non si tratta di un fatto ideologico: è una necessità e ne va della nostra stessa sopravvivenza.

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