Politiche 2022/ Voto all’estero: un’opportunità da non perdere

Politiche 2022/ Voto all’estero: un’opportunità da non perdere

Ci siamo: chi vive all’estero ha già ricevuto – nella prima settimana di settembre – le schede elettorali, in vista delle elezioni del 25 del mese per il rinnovo del Parlamento italiano.

La data del voto, per i connazionali fuori dai confini, è quindi di fatto già giunta: e, nonostante ci sia la possibilità di esprimere sino al 22 settembre le proprie preferenze (per corrispondenza), le schede sembrano scottare.

Quasi come per anticipare un gesto liberatorio e catartico, ci si affretta a scartare le istruzioni e osservare le schede con i simboli delle liste (la legge elettorale per la circoscrizione Estero prevede una logica proporzionale), per non far cadere ossessivamente lo sguardo sul plico munito di timbro consolare, riposto sulla mensola come uno scrigno ostico da aprire.

In questa tornata più che mai, i tempi sono stati fulminei, schiacciati da un’afosa crisi in piena estate ed un appuntamento elettorale settembrino: conseguentemente, i candidati e le candidate si incrociano vorticosamente – come anguille impazzite in un piccolo specchio d’acqua – tra una città e l’altra, e non perdono occasione per affacciarsi alle finestre dei social network per provare a rubare gli ultimi raggi di sole della campagna elettorale.

La sfida – per chi si candida all’estero – è enorme, e per diversi motivi. Innanzitutto, geografici: soffermandoci sulla sola Europa (intesa come circoscrizione), le distanze per coprire l’intero territorio già di per sé moltiplicano esponenzialmente energie, tempo e soldi necessari per un impegno elettorale che si dilata – almeno sulla carta – in un arco di (quasi) una decina di fusi orari da Vladivostok a Lisbona.

Il secondo ordine di motivi è di carattere numerico: a seguito della riduzione di parlamentari, il rapporto – nella circoscrizione Estero – tra deputati e senatori da un lato, e cittadini dall’altro, è rispettivamente di circa 1 a 660’000, nel primo caso, e di 1 a 1.300.000, nel secondo.

Il terzo ordine di motivi, invece, riguarda l’eterogeneità – per motivi anagrafici, geografici, generazionali, culturali – delle comunità di riferimento e delle relative esigenze: di fatto, ancora oggi, una gran parte di elettori ed elettrici affolla fasce della popolazione (generalmente più anziane o radicate sui territori) spesso più interessate ad annose questioni (non necessariamente trascurabili, ma certamente non dirimenti in una visione di sistema-Paese) di carattere burocratico o di ordinaria amministrazione: IMU sugli immobili di proprietà in Italia, canone RAI per le TV possedute – ma sovente di fatto non guardate – nelle rispettive case in Italia, prossimità dei servizi consolari.

Evidentemente, nessun dubbio sul fatto che tali aspetti riguardino la qualità della vita (e la tasca) delle persone e che, come tali, godano di una loro dignità.

Tuttavia, è lecita (se non doverosa) l’ambizione – in un contesto nazionale (e internazionale) di pandemia, guerra in Ucraina, crisi energetica, acutizzazione delle disuguaglianze, precarietà del lavoro (quando c’è), ingerenze criminali e via dicendo – di un’agenda italiana “transnazionale” che occupi spazi al di là di qualche retorico interstizio all’interno del discorso pubblico.

D’altronde, “l’Italia oltre l’Italia” rappresenta per popolazione la quarta regione d’Italia, unica a crescere incessantemente nei numeri: viene da chiedersi, quindi, come continuino a non stagliarsi all’orizzonte – in una tale incessante marea (si legge emorragia…) di uomini e donne in movimento – argomenti maiuscoli su cui accendere dei riflettori e su cui costruire una visione d’insieme.

Da queste premesse, la sfida – dal duplice taglio – per i candidati e le candidate all’estero: da un lato, l’ambizione – in un contesto diffuso di conclamata sfiducia nei confronti della classe politica tout court – di riuscire a coinvolgere un elettorato (quello residente all’estero), che conosce – per molti versi – come interlocutore naturale le istituzioni del luogo ove vive; dall’altro lato, la necessità di doversi fare portatori di interessi ed istanze presso un tavolo (nazionale), ove – per miopia o carenza di risorse – i margini per partecipare efficacemente alla costruzione di politiche (trans)nazionali sembrano sempre ridotti all’osso.

Eppure, un sorvolo a “cavallo delle Alpi” offre un panorama che indica esigenze da tutelare, orizzonti da esplorare ed opportunità da cogliere: fragilità sociali dimenticate, esponenti del mondo della ricerca e delle professioni desiderosi di un rientro, borghi in attesa di ripopolamento grazie a start-up e south-working, lavoratori interessati ad un agevole cumulo di contributi previdenziali, “buone pratiche” da condividere, dinamiche criminali da combattere, titoli professionali e formativi da far riconoscere reciprocamente tra i vari Paesi, disoccupati alla ricerca di una dignità personale e familiare, imprenditori desiderosi di opportunità di investimento in Italia, artisti e personaggi dell’arte e della letteratura che immaginano praterie oltre frontiera ove gettare i semi della propria lingua e della propria cultura.

Ai partecipanti alla competizione elettorale e, ancor di più, a chi ne uscirà vincitore o vincitrice, quindi, l’arduo compito di cogliere le aspettative e il possibile ruolo dell’”Italia oltre l’Italia” per stimolare in maniera strutturale e concreta una visione d’insieme: fatta di chi vuole partire, chi vuole tornare, chi vuole restare, chi vorrebbe ma non può e che – in ogni caso – sente di appartenere a una Italia mobile e globale.

Il momento per riflettere, partecipare, contribuire è ora. L’”Italia oltre l’Italia” esiste: e non è un deserto. Per chi ha il coraggio di osare e guardare lontano.

*L’autore dell’articolo, componente del Consiglio di Direzione di LeG, vive a Ginevra dal 2007 ed è avvocato abilitato in Italia e in Svizzera.

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