Addio a Paul Ginsborg, storico dell’Italia postbellica

Addio a Paul Ginsborg, storico dell’Italia postbellica

Il suo volume più noto è “Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi”. Britannico di origini e naturalizzato italiano, è noto anche per la sua critica al berlusconismo e per aver dato vita ai “girotondi”

Lo storico britannico naturalizzato italiano Paul Anthony Ginsborg, studioso dell’Italia nel periodo moderno e contemporaneo, con particolare attenzione all’evoluzione della società e dello Stato nel secondo dopoguerra, è morto nella sua casa di Firenze all’età di 76 anni dopo una lunga malattia.

Nato a Londra il 18 luglio 1945, Ginsborg si era laureato al Queens’ College dell’Università di Cambridge, dove ha iniziato la carriera accademica come docente di storia contemporanea al Churchill College, dove ha insegnato per 15 anni. Professore negli anni Ottanta nelle Università di Siena e Torino, dal 1991 Ginsborg ha insegnato come ordinario storia dell’Europa contemporanea alla Facoltà di Lettere dell’Università degli studi di Firenze, fino al 2015.

Paul Ginsborg era noto anche per l’impegno pubblic,o su temi politici e sociali, severo critico di quella che definiva “l’Italia berlusconiana”: insieme al professore fiorentino Francesco ‘Pancho’ Pardi, nel 2002 lanciò del movimento dei “girotondi”, di cui era considerato il padre nobile, in nome della difesa dei princìpi di democrazia e legalità contro le politiche del governo di Silvio Berlusconi. Sempre nel 2002 fu tra i fondatori dell’associazione Libertà e Giustizia, di cui era presidente emerito.

All’inizio della sua carriera accademica a Cambridge Ginsborg si era occupato delle vicende italiane del Risorgimento. quindi i suoi interessi si sono orientati verso lo studio dell’Italia contemporanea nel quadro degli avvenimenti europei e del Mediterraneo, collocandoli in una dimensione globale, sino al recente confronto con temi sovranazionali, politici e sociali.

Ginsborg è noto in particolare per di “Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988″ (Einaudi, 1989; poi aggiornata fino al 1996 nell’edizione del 1998), una delle prime opere ad aver ricostruito la storia dell’Italia Repubblicana prima della caduta del muro di Berlino. Tra gli altri suoi volumi si possono ricordare “Storia d’Italia 1943-1996. Famiglia, società, Stato” (Einaudi, 1998); “L’Italia del tempo presente. Famiglia, società civile Stato. 1980-1996″ (Einaudi, 1998); “Famiglia Novecento. Vita familiare, rivoluzione e dittature 1900-1950 (Einaudi, 2013). Ha anche curato il volume “Stato dell’Italia” (Il Saggiatore, 1994) e “Storia d’Italia. Annali, XXII, Il Risorgimento” (a cura di e con Alberto Mario Banti, Einaudi, 2007).

Lo storico aveva coniato la fortunata espressione “ceto medio riflessivo” per indicare quell’insieme di intellettuali, esponenti dell’associazionismo, dei sindacati e delle cooperative che erano i più interessati al destino collettivo della società, cioè di costruire “ponti verso gli altri”. È stato tra i curatori di un’importante pubblicazione, “Novecento. Arte e Storia in Italia”, durante il Giubileo in occasione di una mostra tenuta presso le Scuderie papali del Quirinale (2000-2001).

Libertà e Giustizia ne ha ricordato la «rigorosa immagine d’intellettuale pubblico si accompagnava alla mitezza e all’ironia di un uomo che, contrariamente a molti altri intellettuali della sua epoca, non aveva troppo tempo per essere preso da se stesso. Pungente, curioso, sorridente, mite ma sempre in grado di esprimere le proprie ragioni con radicalità e fermezza».

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