Ddl Concorrenza: privatizzazioni al via, è tutto sul mercato

Ddl Concorrenza: privatizzazioni al via, è tutto sul mercato
Era atteso da tempo. Faceva parte delle stringenti «condizionalità» richieste dalla Commissione Europea per accedere ai fondi del Next Generation Eu. Era uno degli assi portanti per i quali Draghi è stato definito da Confindustria «l’uomo della necessità». Era fortemente voluto dalle lobby finanziarie. Ed è arrivato. Il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato. Un nuovo bastimento carico di privatizzazioni.
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Mentre i media mainstream ancora una volta dirottano l’attenzione (tassisti, stabilimenti balneari etc.) nessuno mette l’accento sulla sostanza del provvedimento, concentrata nell’art. 6: la privatizzazione dei servizi pubblici locali e la definitiva mutazione del ruolo dei Comuni. Un provvedimento vergognoso che, sin nelle finalità espresse all’art. 1, sembra aver completamente accantonato quanto la pandemia ha evidenziato oltre ogni ragionevole dubbio: il mercato non funziona, non protegge, separa persone e comunità.
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Senza alcun senso del ridicolo si dice che il provvedimento ha lo scopo di «promuovere lo sviluppo della concorrenza e di rimuovere gli ostacoli all’apertura dei mercati (…) per rafforzare la giustizia sociale, la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini».
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Se dalle finalità generali passiamo allo specifico articolo sui servizi pubblici locali, va subito notato il salto di qualità messo in campo dal governo Draghi: per la prima volta si parla di tutti i servizi pubblici locali senza alcuna esclusione. Come si evince dall’unico passaggio -paragrafo d- in cui sono menzionati i servizi pubblici locali a rilevanza economica in merito alla necessità di una loro ottimale organizzazione territoriale, il resto del provvedimento supera i precedenti tentativi di privatizzazione per la globalità dei servizi coinvolti. Ad ulteriore conferma di questa estensione, valga il richiamo (par. o) alla normativa relativa al Terzo Settore.
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Ribaltando a 360 gradi la funzione dei Comuni e il ruolo di garanzia dei diritti svolto storicamente dai servizi pubblici locali, il ddl Concorrenza (par. a) pone la gestione dei servizi pubblici locali come competenza esclusiva dello Stato da esercitare nel rispetto della tutela della concorrenza. E ne separa (par. b) le funzioni di gestione da quelle di controllo. I paragrafi successivi sono un vero capolavoro di ribaltamento della realtà.
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Mentre all’affidatario privato viene richiesta (bontà sua) una relazione annuale sui dati di qualità del servizio e sugli investimenti effettuati, ecco il tour de force che deve affrontare il Comune che, malauguratamente, scelga di gestire in proprio un servizio pubblico locale: dovrà produrre «una motivazione anticipata e qualificata che dia conto delle ragioni che giustificano il mancato ricorso al mercato» (par. f); dovrà tempestivamente trasmetterla all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (par.g); dovrà prevedere sistemi di monitoraggio dei costi (par. i); dovrà procedere alla revisione periodica delle ragioni per le quali ha scelto l’autoproduzione.
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Non contento di puntare alla privatizzazione delle gestioni, il Governo prevede anche (par. q) una revisione della disciplina dei regimi di proprietà e di gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni, nonché di cessione dei beni in caso di subentro, anche al fine di assicurare un’adeguata valorizzazione della proprietà pubblica, nonché un’adeguata tutela del gestore uscente. In questo contesto, il richiamo (par. t) alla partecipazione degli utenti nella definizione della qualità, degli obiettivi e dei costi del servizio pubblico locale suona come la presa per i fondelli finale.
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Un attacco feroce e determinato ai diritti delle persone, ai beni comuni e alle comunità locali. Di questo si tratta. Fatto da un governo che non ha mai fatto mistero di essere al servizio dei grandi interessi finanziari e che ha preteso un Parlamento embedded per poter avere mano libera su tutte le scelte fondamentali di ridisegno della società.
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«La zavorra dei vincoli e del debito ci impedisce qualunque movimento. Non avere alcuna agibilità sul bilancio significa impattare enormemente sulla qualità di vita dei cittadini. E’ impossibile governare la città se non possiamo mettere risorse». Così ha tuonato pochi giorni fa Gaetano Manfredi, nuovo sindaco di Napoli.
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La risposta del governo Draghi è che non vi è alcun bisogno di governare i Comuni e le città: basta mettere tutto sul mercato.

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il manifesto, 6 novembre 2021

1 commento

  • Caro PD, cari M5S e cari LEU: é il momento di decidere dove e con chi stare. Avete fatto i cuor di leone sul ddL Zan. Che farete di fronte alla più grande ondata di privatizzazioni che si sia mai vista dopo gli anni 90? Privatizzazioni che riguarderanno anche i servizi sociali dei comuni, quindi i DIRITTI di quasi 60 milioni di italiani. Che, con tutto il rispetto, rischieranno molto di più che essere chiamati in modi offensivi per via di una disabilità o per la propria identità sessuale: vedranno messi a rischio i propri diritti più essenziali, salute, istruzione, infanzia, anziani, il proprio benessere e l’erogazione di servizi sociali basilari, in nome del libero mercato e della concorrenza.

    Privatizzazioni a tutto campo che ci vengono propinate sotto il cappello delle “condizionalità” per accedere ai fondi del Next Generation UE: questo per la gioia di chi continua ciecamente a guardare all’UE (questa UE, fondata su principi neoliberisti e monetaristi) come se fosse il baluardo della civiltà, dei diritti e del benessere.

    Sotto il cappello della concorrenza e della condizionalità ci sta per essere servita la più clamorosa polpetta avvelenata che si sia vista in Italia dai tempi del referendum sulla scala mobile. Il definitivo assalto a quel (già poco) che resta del tentativo di attuare i diritti sociali sanciti dalla nostra Costituzione.

    Costituzione che ci si ricorda di difendere solo quando viene minacciata da nostalgici in camicia nera e aspiranti dittatorelli delle banane in camicia verde, ma quando viene minacciata, svuotata di significato ed efficacia e demolita al grido di “Europa Europa!” ha sempre visto gli indefessi difensori della Costituzione prestare i propri voti a sostegno.

    Se accadrà anche questa volta; se questo orrore passerà con i voti favorevoli del cosiddetto centrosinistra; se il più devastante attacco ai valori e agli strumenti di attuazione dei valori della Costituzione avverrà non per colpa di vere o presunte minacce neofasciste, ma col voto entusiasta e consapevole degli stessi che scomodano Liliana Segre per difendere la Costituzione nata dalla Resistenza:
    Avrete perso per sempre. Non solo il mio voto (ecchissenefrega). Ma la vostra credibilità.

    E passerete i prossimi 50 anni a chiedervi come mai “il popolo non capisce” e nell’urna si affida al pifferaio magico di turno.

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