Politica/D’Orsi, “Accoglienza, rinnovamento e ambiente: è la mia Torino”

Politica/D’Orsi, “Accoglienza, rinnovamento e ambiente: è la mia Torino”

Parla il candidato sindaco che “piace a tutti”, anche al regista inglese Ken Loach ‘sponsor’ inaspettato; ora danno la sua coalizione come l’unica sopra il 3%.

Torino al voto: a che punto siamo con la campagna elettorale? MicroMega l’ha chiesto a un candidato rivelazione di questi giorni, Angelo d’Orsi, fino a ieri storico e accademico, oggi aspirante sindaco indipendente con la coalizione Sinistra in Comune.
“La campagna per le amministrative di Torino è in crescendo – sostiene – Fino a pochi giorni fa i media locali ci hanno quasi ignorato: sono state le dichiarazioni di alcuni personaggi, cittadini e non, ad aver acceso qualche riflettore. Tanto che gli osservatori ora danno la coalizione che guido come la sola ad avere la chance di superare lo sbarramento del 3%. Spero, anzi, che si raggiunga un risultato anche più alto, grazie pure al doppio turno che consente all’elettore, almeno al primo voto, una scelta libera da condizionamenti. Mi riferisco al famigerato ‘voto utile’”.

“Rimangono le difficoltà pratiche legate alle nostre possibilità economiche: i competitors hanno budget di diverse centinaia di migliaia di euro. Noi procediamo con l’autofinanziamento: abbiamo speso fino adesso una somma che si aggira sui 10mila euro. Alla fine della campagna forse arriveremo a 15mila, cifra ridicola se paragonata a quella dei due candidati dati come sicuri al ballottaggio”.
“Poi ci sono mille altre difficoltà, relative anche alla stessa coalizione che, essendo somma di piccoli partiti e associazioni, si fonda sul volontariato. I partecipanti possono dedicare solo una parte del loro tempo alla campagna elettorale. Le attestazioni di stima e anche l’affetto sincero ricevuti hanno galvanizzato questa coalizione di forze che mi sostiene. Questo implica un’accresciuta responsabilità per me, anche per non deludere i miei inattesi ‘sponsor’, ben sapendo che il destino della campagna, il suo esito, solo in parte è nelle mie mani”.

Intellettuali e politica un binomio collaudato in passato, molto meno ai giorni nostri.
Spero che gli intellettuali ritornino in campo, ridiventando ciò che in tanti momenti del passato furono, ossia dei ‘legislatori’, per dirla con Bauman.

Se lo aspettava di ‘piacere a tutti’, come ha titolato un grande quotidiano nazionale?
No, francamente no. Ho portato una ventata di novità nella discussione politica, un po’ fuori dagli schemi, che prova a smuovere il mondo della sinistra, nell’idea di invitarla a innovare – pur conservando i ‘fondamentali – ossia la fedeltà ai valori e agli ideali storici della sinistra.

Qual è la sua ricetta?
Ai comizi ho preferito gli incontri culturali, con gruppi di persone delle varie comunità, dando attenzione ai quartieri, che la politica portata avanti in città dalle precedenti amministrazioni (Centrosinistra e poi Cinquestelle) aveva abbandonato.

E il suo programma elettorale?
È caratterizzato ‘a sinistra’, ma potrebbe essere condiviso – almeno nella sua larga parte – da un vastissimo elettorato. Il fatto che sia conosciuto come storico e docente, non come politico di professione, aumenta il consenso, in particolare nella comunità intellettuale.

Ma un intellettuale non è un tecnico e, secondo alcuni, il mestiere di sindaco è molto ‘tecnico’.
Non credo. Sempre di più, specialmente nelle grandi città il sindaco ha assunto funzioni e ruolo politici, è diventato protagonista di discussioni e azioni politiche sul piano nazionale. E Torino è una grande città che ha bisogno di politica, non soltanto di ‘cura’ amministrativa. È una città in crisi, avviata a una decadenza che sembra inarrestabile, di cui i decenni di potere Pd e, nell’ultimo quinquennio, Cinquestelle, recano intera responsabilità. Non penso che ci si possa opporre a questo processo con atti amministrativi, ma con un orientamento politico ben netto. Che è ciò che cerco di fare nella mia campagna.

Che tipo di squadra vorrebbe al suo fianco?
Sogno una squadra di veri “competenti”, al di fuori di ogni logica clientelare, di partito, di gruppo. Sogno una squadra di persone che abbiano studiato tutti gli aspetti inerenti alla vita di una città, che conoscano i problemi di Torino e che siano in grado di agire senza badare alle “compatibilità” con questi e quelli. Persone che abbiano a cuore prima di tutto le sorti della comunità cittadina, consapevoli del fatto che essa è formata da quanti abitano a Torino, al di là delle etnie, e del fatto che abbiano già ottenuto o meno lo status di cittadini italiani.

Lei è nato al sud, ma ha vissuto al nord d’Italia: come immagina la Torino futura?
La mia Torino è una città che supera le barriere che scelte politiche errate e inique degli ultimi decenni hanno creato, tra le diverse aree urbane, tra il centro e la periferia, tra le classi e i gruppi sociali. La mia Torino è una città che riscopre il valore e la gioia di essere “comunità”, che considera gli immigrati non un problema, ma una risorsa.
L’origine meridionale acuisce in me questa volontà, naturalmente, ma si tratta di un processo in corso al quale sarebbe stolto opporsi. E del resto Torino è stata grande sempre quando ha saputo essere un centro accogliente, di braccia, di menti, di cuori. Gli innesti esterni hanno conferito forza alla città. Non bisogna averne paura ed è necessario aiutare chi è inserito a scacciare ogni ombra di razzismo, far comprendere come il processo di integrazione faccia bene a tutti, rendendoci cosmopoliti, cittadini d’Europa e del mondo.

Micromega, 28 settembre 2021

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