Renzi e Berlusconi, nemici amici

Renzi e Berlusconi, nemici amici

Quali sono i rapporti tra Renzi e Berlusconi? Lo domandai all’attuale leader di Iv nel 2012, quando improvvisamente il sindaco di Firenze andò in gran segreto a pranzo nella villa di Berlusconi. A una richiesta di chiarimenti pubblicata dal quotidiano la Repubblica di Firenze Renzi rispose: non è un nemico. Ancora oggi la questione è la medesima. Ecco il botta e risposta di allora.

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Bonsanti (dal sito di Libertà e Giustizia del 19 luglio 2012) e la risposta di Matteo Renzi su Repubblica del 21 luglio 2012.

Caro sindaco ti scrivo per sapere con chi stai 

di Sandra Bonsanti

Caro sindaco Renzi, ti scrivo una lettera aperta perché sono certa che una tua risposta sarebbe utile non soltanto a me ma a molti cittadini che oramai da parecchio tempo seguono la tua promettente carriera politica. Utile a spiegarmi alcune posizioni, alcuni atteggiamenti che non mi sono affatto chiari, nel senso che non capisco a cosa tendono. Possono far nascere malintesi, quindi passo subito a chiederti cosa hai voluto dire su un paio di questioni e scusami se invece tu avessi già spiegato.

Ho letto che venerdì scorso, quando ormai la notizia della ricandidatura di Berlusconi sembrava sicura, hai detto: «Se dovesse ricandidarsi non dobbiamo riproporre l’antiberlusconismo: io dico no alla logica del nemico». Dunque, se Berlusconi si ricandida, tu non saresti «anti». E nemmeno «nemico». Ma saresti almeno «contro »? Non è chiaro dalle tue parole. Neanche a me piace di chiamare «nemici» gli avversari politici. E infatti non penso che il Cavaliere sia un nemico mio personale. Ma certamente è a mio avviso nemico di molti di quei valori nei quali invece, non solo io ma molti italiani e moltissimi fiorentini, ci ostiniamo a credere. Per essere precisi ti ricordo che anche una precedente campagna elettorale, non particolarmente fortunata per il tuo partito, fu giocata all’insegna della non inimicizia, tanto che persino il nome a tanti inviso non fu pronunciato.

Devo dire inoltre che la presente legislatura non è stata caratterizzata da una opposizione fortemente e decisamente impegnata con posizioni che potevano nettamente rientrare nella categoria dell’antiberlusconismo, un atteggiamento che invece è sembrato più opportuno e più convincente a associazioni e organizzazioni della società civile protagoniste di importanti manifestazioni pubbliche nelle discussioni e nelle piazze d’Italia. Dunque, non capisco quale sia il tuo atteggiamento nei confronti di Berlusconi candidato a guidare un nuovo governo. Lo attaccheresti? Oppure ti limiteresti a polemiche soft e il giorno dopo andresti a pranzo da lui? Insomma, dove ti porta la logica di non aver avversari? Ad avere solo amici? O a dedicare la tua animosità al partito nel quale dichiari di militare e che a dire il vero è molto facile criticare?

Un’altra curiosità: mi dicono che tu sia fortemente contrario a primarie all’americana, cioè riservate a chi in una precedente occasione si sia iscritto in una lista di «elettori». Una cautela che a mio avviso eviterebbe le scorribande di cittadini che non fossero affatto interessati a votare un candidato di una specifica coalizione o partito a cui sentono di appartenere, ma che volessero invece semplicemente orientare l’esito della competizione a favore di un candidato a loro più «simpatico » di altri. Non credo che chi è sicuramente interessato a partecipare alle primarie rinuncerebbe solo perché richiesto di compiere questo semplice atto di chiarezza.

A dirti la verità mi piacerebbe anche capire come la pensi su «cose» di cui si sente molto parlare: come il presidenzialismo proposto da Berlusconi (eredità di vecchi progetti golpisti della prima Repubblica) che comporta la riscrittura completa della Costituzione, o alcuni provvedimenti specifici del governo Monti.

Quanto alla richiesta di rinnovamento del Pd, non pensi che sarebbe molto più efficace se si capisse finalmente da che parte stai? Se qualche volta ti scappassero una parola, un atto che indicassero un riferimento ideale, una scelta di campo. Oltre a non voler essere “anti” Berlusconi, ci dici ad esempio con chi vuoi stare?

P.S: mi chiedo spesso se il limite di due o tre legislature debba riguardare esclusivamente la carica di parlamentare oppure anche quelle di presidenti di Regione, provincie, amministrazioni comunali… non c’è malizia, in questo mio dubbio, ma sommare una dopo l’altra alte cariche pubbliche che prevedono contatti e intese con i poteri della politica, della finanza e così via temo che esaurisca energie e crei legami che col passare degli anni possono rivelarsi scomodi. Idem, ovviamente, per gli incarichi nella società civile.

Insomma il mio invito potrebbe essere questo: «rottamiamoci », più che «rottamatevi ». Per un mondo davvero migliore di quello dal quale vengo io, ma forse anche tu.

La Repubblica Firenze, 19 luglio 2012

Cara Bonsanti, non parlo dei caimani, ecco perché non sarò mai uno di voi

di Matteo Renzi

Una persona che stimo come Sandra Bonsanti, su Repubblica Firenze di giovedì, pone alcuni interrogativi su mie “posizioni e atteggiamenti che non sono affatto chiari… e che possono far nascere malintesi”. Argomenti come le primarie aperte, il rinnovamento del Pd, la rottamazione, singole scelte del Governo Monti. Non può essere un articolo a dare la risposta a questioni così complesse. Peraltro in tutte le sedi, a partire dalla Leopolda, abbiamo spiegato come la richiesta di rinnovamento sia generale prima che generazionale e come le primarie libere e aperte siano oggi l’unico strumento per sottrarre scelta di leadership e parlamentari all’autoreferenzialità della classe dirigente. Mi scuserà Bonsanti se concentro la risposta soprattutto sul rapporto tra l’antiberlusconismo e la sinistra, che mi sembra peraltro il punto centrale del suo ragionamento.

“Non capisco quale sia il tuo atteggiamento nei confronti di Berlusconi candidato a guidare un nuovo governo”, scrive Bonsanti. Provo a dirlo con la franchezza e la libertà di chi non ama giri di parole. Silvio Berlusconi si è dimostrato uno straordinario uomo da campagna elettorale, riuscendo a vincere sfide che sembravano impossibili, anche grazie a una sinistra che attaccandolo in modo sguaiato gli ha consegnato una parte del Paese. Ha vinto persino quando ha perso, come nel 2006, complice una maggioranza – quella della presunta Unione – che dal giorno dopo si è disgregata in modo vergognoso. Berlusconi è “sceso in campo” nel 1994: i bambini di allora sono già maggiorenni: alla faccia della novità. Eppure la maggioranza degli italiani lo ha votato più volte. Lo rivoterebbero ancora, ci domandiamo noi sorpresi? La risposta è: sicuramente una parte sì. Ma non tutti, finalmente. E questa è la novità politica più interessante. C’è infatti una significativa fetta di italiani che è delusa dal fallimento dei governi del Cavaliere. Io non sono deluso dal governo di destra: non mi aspettavo infatti molto di più di quello che ha fatto e soprattutto di quello che non ha fatto. Non avevo fiducia in loro, non li ho votati, dunque hanno confermato le mie previsioni. Peccato.

Mi sarebbe piaciuto farmi sorprendere da un governo di avversari politici capaci di fare cose serie e concrete, nell’interesse dell’Italia. Perché io – come te, ne sono certo – faccio il tifo per l’Italia, sempre. Non solo quando gioca agli Europei. E se il Paese migliora non mi interessa se è merito dei miei avversari politici: mi va bene lo stesso. Il Paese, però, non è migliorato. E i primi a saperlo sono quelli che hanno votato Berlusconi e sono rimasti perplessi, delusi, traditi. Gente che sognava la rivoluzione liberale, l’abbattimento della burocrazia e della pressione fiscale, un paese più semplice e più bello: e che immaginava Berlusconi come l’uomo adatto a realizzarlo. A questi elettori – delusi dalla destra – guardo con rispetto.

Molti esponenti della sinistra li giudicano con disprezzo (Ma come? Parli con chi ha votato per Berlusconi? Punti all’elettorato che la volta scorsa ha scelto il centrodestra? Ma non ti vergogni?). Qualcuno mi accusa di intelligenza con il nemico perché ho più volte detto che voglio i voti di queste persone, giudicandoli fondamentale per tornare a vincere. Voglio convincerli a stare con noi, perché noi non li deluderemo. E voglio convincerli perché prendere il voto di chi l’altra volta non ti ha scelto significa realizzare un punto che vale doppio. Ma voglio convincerli, più banalmente, perché senza di loro non si vince. Lo dice la logica, lo dicono i numeri, lo dice la realtà. Quella realtà che una parte della sinistra ignora, sentendosi più al rifugio nel porto dell’ideologia che non nel mare aperto della quotidianità. Per convincere, e per vincere, dobbiamo dirci una verità che mi sembra semplice: l’antiberlusconismo non può essere il collante di una coalizione. Se ci mettiamo insieme tutti, contro Berlusconi, forse vinciamo le elezioni (forse) ma dopo non governiamo. Lo sforzo che ci è chiesto non è quello di rinunciare a un giudizio negativo sulla destra, ma provare a raccontare cosa vogliamo noi. Non sto a sinistra, insomma, perché parlo male di Berlusconi. Sto a sinistra perché voglio parlar bene dell’Italia, perché voglio più giustizia sociale, perché sogno un maggiore rispetto del territorio, perché punto su un modello energetico diverso, perché credo nella cultura, perché voglio l’Europa dei popoli e non delle banche e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Dunque, non sarò mai tra quelli che si esercitano nell’attacco ad personam.

Chi mi conosce sa che quando mi danno del berlusconino c’è solo da ridere. Non c’è diversità tra Berlusconi e il sottoscritto: c’è un’alterità totale che parte dall’idea di politica e arriva fino al conto corrente passando per le donne e per la religione. Ma non accetterò mai di diventare anch’io uno dei tanti che trova in Berlusconi il proprio alibi per non fare politica accontentandosi di un buon capro espiatorio. Davvero, cara Sandra, è solo Berlusconi il responsabile dello sfascio morale degli italiani? Della tv diseducativa? Delle difficoltà economiche degli italiani? Della crisi e del debito pubblico? Della mancata attenzione alla cultura e alla pubblica istruzione? Delle spaventose statistiche sulla disoccupazione giovanile? Del ritardo infrastrutturale? Certo, stiamo parlando dell’uomo che ha governato a lungo negli ultimi vent’anni, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ma noi non abbiamo nulla da rimproverarci? Troppo facile è pensare di individuare un solo colpevole per mettere a tacere le responsabilità di una generazione intera di italiani che ha perso la sfida del futuro e oggi vorrebbe mettere noi, più giovani, nelle condizioni di rimpiangere solo il passato. Mentre il berlusconismo falliva alla prova del governo, l’antiberlusconismo falliva nel modello di opposizione. Non è un caso se quando Berlusconi è andato a casa, non ci sono state elezioni – come altrove in Europa – ma si è dovuto ricorrere alla supplenza tecnica del Governo Monti. Perché la classe dirigente della sinistra non era sufficientemente autorevole e credibile per governare. Alle primarie noi proveremo, con amministratori di tutta Italia, a cambiare questa sinistra per dare un futuro all’Italia.

La crisi è un problema, lo sappiamo: ma per come siamo fatti noi italiani è la più grande opportunità per fare davvero i cambiamenti necessari alla nostra comunità. Cara Sandra, so che molti dei tuoi amici e colleghi profondamente antiberlusconiani faticano a considerarmi uno di sinistra. Non basta loro lo sforzo sui servizi sociali e educativi del Comune, gli investimenti in cultura, la politica ambientale di stop al consumo del territorio e di pedonalizzazioni, l’abbassamento della pressione fiscale e l’Imu che qui si configura come una minipatrimoniale per la diversità che c’è tra prime e seconde case. No, non bastano i fatti. Vogliono le parole. Vogliono sentirmi parlare di caimani e di pericoli per la democrazia. Non lo farò mai. Non sarò anti qualcosa o qualcuno. E se questo vorrà dire non appartenere al vostro club, vorrà dire che non sarò mai uno di voi. Io parlo e parlerò delle famiglie che non arrivano alla fine del mese e dei ragazzi cui offrire un’opportunità. Delle cose concrete, quelle di tutti i giorni, quelle che un sindaco che sta nelle piazze e nelle strade, nei circoli e nelle scuole sa essere veramente necessarie. Sono fatto così. Non riesco a star bene nei salotti in cui molti di voi stanno, nel confortevole rifugio di intellettuali di professione, nella riserva degli antiberlusconiani per vocazione.

Un po’ vi invidio, perché se aveste ragione sarebbe tutto più semplice. Ma la storia di questi vent’anni ci insegna che non è andata come voi speravate. E se la vostra generazione ha raggiunto il paradosso di proclamare l’antiberlusconismo, regalandoci “a sua insaputa” vent’anni di berlusconismo, beh, sappiate che toccherà a noi rimediare. Non parleremo dalla mattina alla sera del Cavaliere di Arcore. Parleremo dell’Italia e dei suoi valori. Parleremo di una sinistra che sia capace di essere per qualcosa e non solo contro qualcuno. Parleremo di una generazione che non starà ad aspettare che sia troppo tardi. Lo faremo con il sorriso e l’entusiasmo di chi crede nel valore della politica come servizio e nella vocazione originale e originaria del Partito Democratico.

La Repubblica Firenze, 21 luglio 2012

 

 

 

 

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