Il rischio delle milizie armate della destra suprematista

Il rischio delle milizie armate della destra suprematista

All’inizio di ottobre, l’Fbi e la polizia di stato del Michigan hanno arrestato 13 persone con l’accusa di aver organizzato un tentativo di rapimento ai danni del governatore dello stato Gretchen Whitmer, democratica. L’Fbi aveva sorvegliato i presunti cospiratori, molti dei quali affiliati alla milizia antigovernativa Wolverine Watchmen, per sette mesi, dopo che vari gruppi di estrema destra avevano protestato violentemente per le misure di contenimento del Covid-19, con l’incoraggiamento del presidente Trump. Il piano originale era quello di reclutare 200 uomini per assaltare il parlamento del Michigan, prendere in ostaggio il governatore e “processarla” per tradimento. Di fronte alle difficoltà dell’impresa, gli Wolverine avrebbero ripiegato sull’idea di agire nella residenza di campagna della Whitmer, più facile da sorvegliare e, nel caso, prendere d’assalto.

Gli Wolverine Watchmen sono un nuovo gruppo, tipicamente rurale, simile a centinaia di altre milizie, o gruppi fascistoidi, della storia americana recente. Per esempio, negli anni Ottanta, ci fu il caso di Timothy McVeigh fece esplodere un’autobomba contro un palazzo di uffici governativi a Oklahoma City. Ma possiamo capire l’ideologia e il modo di azione di questi gruppi solo partendo da più lontano.
Tutto inizia nel 1978 con un libro che ha avuto un’influenza decisiva sull’estrema destra americana negli ultimi quarant’anni: The Turner Diaries. Non è un’opera filosofica, né un saggio politico, né un manuale di guerriglia: è un romanzo di fantascienza, ambientato in un futuro prossimo. L’autore usava lo pseudonimo Andrew Macdonald, il suo vero nome era William Pierce.

Turner narra di una rivoluzione in cui un gruppo clandestino di militanti ariani che si fa chiamare “Ordine” si batte contro un governo dominato dagli ebrei e dagli afroamericani. Il protagonista, Earl Turner, guida una ribellione contro il Governo di Occupazione Sionista che regna in America dopo la promulgazione della “Legge Cohen” (un comune nome ebraico) che vieta ai cittadini il possesso di qualsiasi arma. Una sentenza della Corte Suprema che annulla in quanto «discriminatorie» le leggi antistupro provoca un’ondata di violenze sessuali contro le donne di razza bianca da parte dei neri. Solo a questo punto i «veri americani» si ribellano.

Questo è un passaggio del libro: «La corruzione del nostro popolo a causa della peste ebreo-liberaldemocratico-egualitaria che ci affligge si manifesta più chiaramente nella nostra mollezza mentale, nel nostro rifiuto di riconoscere le dure realtà della vita, che in qualsiasi altra cosa, Il liberalismo è una visione del mondo sostanzialmente donnesca, sottomessa. Forse una migliore definizione sarebbe ‘infantile’. È la visione del mondo di uomini che non possiedono la durezza morale, la forza spirituale di rialzare la schiena e affrontare la vita, uomini che non riescono ad accettare la realtà che il mondo non è un’immenso asilo infantile dipinto a strisce rosa e celesti in cui i leoni si riposano assieme agli agnelli e ognuno vive felice e contento. E se lo fosse, gli uomini della nostra razza spiritualmente sani lo respingerebbero. Questa è una visione della vita straniera, essenzialmente orientale, la visione del mondo di schiavi anzichè quella di uomini liberi dell’Ovest».

Qui Pierce mette insieme tre paure tradizionali della cultura popolare americana: quella di perdere il diritto a portare armi (simbolo di virilità) quella di rapporti sessuali fra maschi neri e donne bianche (anch’essa legata al mito della superiore virilità dell’uomo nero) e quella di perdere la forza morale e fisica dei veri uomini, di diventare una «femminuccia». A queste paure largamente diffuse Pierce ne affianca altre, tipiche del neonazismo: quella degli stranieri («una visione della vita straniera, essenzialmente orientale») e quella degli ebrei.

Il romanzo prosegue con un’escalation di violenza: Earl Turner e i suoi rapinano negozi ebrei, incendiano sex-shop, producono dollari falsi per creare il caos economico, fanno saltare il quartier generale dell’Fbi a Washington con un’autobomba, attaccano il Congresso a colpi di mortaio. The Turner Diaries si presentava come un romanzo ma era in effetti un pamphlet politico, con accluso un manuale di guerriglia, che avrebbe trovato imitatori in carne ed ossa tra cui Tim McVeigh, l’attentatore di Oklahoma City che nel ’95 fece esplodere un’ autobomba contro una sede governativa provocando 163 morti. McVeigh aveva passato gli ultimi dieci giorni prima dell’attentato chiuso in un motel dell’Arizona a leggere The Turner Diaries.

Perché il libro ha venduto centinaia di migliaia di copie pur essendo sostanzialmente un libro clandestino, oltre che un’opera narrativa goffa e infantile? La risposta, per quanto non possa piacerci, è che è un libro nazista ma anche molto americano. È contemporaneamente paranoico e normale. Evoca risentimenti e paure che sono quelli della working class, come si è visto anche troppo bene nella campagna elettorale del 2016.
Creando il personaggio di Earl Turner, Pierce aveva offerto ai suoi lettori maschi e bianchi un eroe capace di riconquistare e riordinare un mondo. Un mondo che va alla rovescia per colpa di una serie di categorie sociali verso i quali essi provano da decenni diffidenza e risentimento: gli intellettuali, gli esperti, i burocrati governativi. Chissà se Trump lo aveva letto: gli Wolverine Watchman certamente sì.

il manifesto, 30 ottobre 2021

 

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