NON E’ LA GUERRA 

NON E’ LA GUERRA 
Io non ho visto la guerra, per fortuna!  Sono nato dopo e ricordo il dopoguerra: a casa mia, tra l’Ancuneta e Sett Porte, miseria proprio no, ma povertà sì, tanta.  No, questo che ci accade oggi non è né la guerra che i miei mi raccontavano, né il dopoguerra che ho vissuto da bambino.  E’ tutta un’altra cosa.
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Ce lo dice la pubblicità. Se ci pensiamo bene, è l’unico elemento che non viene mai meno, qualunque cosa accada. Ricordo, vagamente, la piena del Po del ’51 e la scomparsa di De Gasperi, ricordo, meglio perché più grandicello, la strage dei minatori italiani di Marcinelle o la morte di Pio XII: in radio (perché allora non avevamo la televisione) tutte le trasmissioni erano interrotte e andava in onda solo musica classica intervallata dai giornali-radio. Oggi, la pubblicità continua imperterrita: finiscono le immagini delle bare portate via con i camion militari e spunta chi balla con le scope, la musica solenne di un fuoristrada che sgomma in deserti dove ben pochi di noi andranno, il sorriso suadente di chi ci consiglia pannoloni per le perdite urinarie. Trovo uno stridore orrendo fra quello che ci sta accadendo e un mercato che non deve fermarsi mai: si aggiornano gli spot alla tragedia del “iorestoacasa”, ma sempre nell’ottica del consumo: e in effetti troviamo, con qualche coda in più, ancora tutto a disposizione. Meno la libertà personale e la vita collettiva.
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L’informazione resta il solo trait d’union tra quello che continua ad accadere e quello che si vuole far conoscere e percepire.  Le guerre (Libia, Siria, ecc.) continuano, i migranti (che mancano nei nostri campi per raccogliere i prodotti) abbandonati in mare o nei campi profughi, l’aumento delle ingiustizie che condannano alla fame interi continenti, gli attacchi alle libertà individuali e alla democrazia in tante parti del mondo sono cose quasi sparite dai radar e quindi dalla percezione della gente tutta ridotta a “io speriamo che me la cavo” e “andrà tutto bene”.  Mi chiedo se è il mondo che non sarà più quello di prima come vanno dicendo o se ci stanno subdolamente convincendo che ciascuno di noi dovrà essere diverso nei confronti dello stesso mondo ri-costruito.
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Emergono teorie complottistiche di costruzione del virus: e se fosse invece più banalmente la natura che si è scocciata di essere ignorata ed asservita, violentata e distrutta?  Se ci avesse voluto far capire quello che non abbiamo voluto capire e cioè che questo mondo così costruito non funziona, non può funzionare?  Per esempio: a fronte di un inquinamento degenerato, per anni abbiamo partorito folcloristiche domeniche a piedi, la tombola delle targhe alterne, le chiusure dei centri storici (che tanto facevano infuriare i commercianti): il coronavirus in un botto solo ha ridotto del 40% le polveri sottili nell’intera pianura padana!
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Che si riapra subito tutto, perbacco (è stata la prima dichiarazione del neo presidente della Confindustria) che si perdono fette di mercato!! Persino i quasi 30mila morti, secondo Renzi, hanno esalato l’ultimo respiro chiedendo la riapertura.  E’ il “rischiatutto” cui ognuno di noi sarà obbligato e soprattutto i lavoratori che, con qualche mascherina, sono chiamati ad affollare treni, autobus e metro, a rientrare nelle fabbriche che strutturalmente non sono cambiate rispetto a due mesi fa, a produrre come e quello che producevano prima.
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Augurandoci che non siano vanificati gli sforzi fin qui prodotti e non vi sia alcuna recrudescenza dell’epidemia, entriamo nella fase 2 con una domanda di fondo la cui risposta purtroppo nemmeno si intravvede: quale fase (se ci sarà!) sarà dedicata alla costruzione del mondo “nuovo” che, per essere tale, non può che partire dal disinquinamento e manutenzione del territorio, dall’abbandono dei combustibili fossili per la produzione di energia pulita, dalla riconversione industriale, dalla distribuzione equa e solidale dei beni necessari, così da garantire la sopravvivenza di questo pianeta ed il benessere dei suoi abitanti?
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Possiamo credere a questo mondo nuovo quando la grande finanza specula anche su questa tragedia e la politica è nelle mani di governanti che sconfiggono il virus con le flebo di varechina?
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*L’autore è socio di Libertà e Giustizia a Mantova.

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maggio 2020

1 commento

  • La situazione è proprio angosciante. Siamo in una condizione peggiore di quella di poveri genitori che non possono morire perché devono accudire un figlio malato; infatti mentre quelli finché hanno la forza possono avere la soddisfazione di sentirsi utili noi possiamo soltanto disperarci.

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