Azzariti: Giusto il piano per le riforme, ma bisogna tornare al proporzionale

Azzariti: Giusto il piano per le riforme, ma bisogna tornare al proporzionale
ROMA – «Accompagnare la riduzione del numero dei parlamentari con altre riforme è necessario». Il costituzionalista Gaetano Azzariti promuove la soluzione Pd-M5S, ma pone una condizione: «La legge elettorale dovrà essere rigorosamente proporzionale».
Perché è favorevole a questa riforma della Carta, frutto del primo accordo tra Pd e M5S?
«Mi auguro che il percorso possa recuperare un deficit di cultura costituzionale mostrato nel recente passato da entrambe le forze politiche: i 5S, immaginando la riduzione dei parlamentari solo per tagliare poltrone e non invece per riaffermare la centralità e autorevolezza del Parlamento, avallando così pericolose pulsioni anti parlamentari; il Pd, a sua volta, approvando leggi elettorali sempre più distorsive della rappresentanza politica, accecati dal mito della governabilità che ha portato a scrivere leggi incostituzionali».
Nel merito, trova possibile ed equilibrato lo scambio tra riduzione dei parlamentari targato M5S e pacchetto di interventi sulla Carta voluto in cambio dal Pd?
«L’ essenziale, in realtà, sarà la nuova legge elettorale. Quanto ai cinque punti preannunciati da Repubblica li giudico tutte razionalizzazioni della forma di governo parlamentare, in fondo proprio come auspicato sin dai tempi dell’ assemblea costituente che approvò il famoso ordine del giorno Perassi».
È davvero possibile, una volta votata la riduzione dei parlamentari, rinviare il referendum di sei mesi sfruttando la legge 352 del 1970?
«È un’ ipotesi espressamente prevista da quella legge ed è anche una norma di buon senso. Però il presupposto è l’ approvazione, a distanza di pochi mesi, di due diverse leggi costituzionali».
Ma l’accordo tra Pd e M5S è proprio questo, votare prima la riduzione e poi il resto del pacchetto. Perché lei ha dei dubbi?
«L’esperienza mi dice che i cronoprogrammi così rigidi non sono mai stati rispettati. La via delle riforme costituzionali, come dimostra la storia degli ultimi vent’ anni, è sempre stata lastricata di grandi imprevisti. Mi auguro che le garanzie date non riguardino solo i tempi, ma soprattutto la sostanza.
Non vorrei però che sfuggisse il problema di fondo: qui si tratta di rafforzare la rappresentanza democratica, assicurando il pluralismo politico. Per questo è essenziale puntare su due, anzi tre distinte questioni».
E quali sarebbero?
«Oltre alle puntuali modifiche costituzionali annunciate, le altre due misure ancor più importanti sono la pur preannunciata riforma della legge elettorale, nonché l’intervento, che giudico essenziale, sui regolamenti parlamentari per rivitalizzare l’ organizzazione dell’ attività interna delle Camere».
Consiglierebbe di mettersi d’ accordo subito e votare la legge elettorale il prima possibile?
«Senz’altro, sia per ragioni di tempi, sia per ragioni di contenuto. Essendo una legge ordinaria, una volta raggiunta l’ intesa politica, può essere approvata in tempi brevissimi. Ed è tanto più importante votarla perché solo questa metterebbe in sicurezza una riforma costituzionale che altrimenti potrebbe essere molto pericolosa».
Perché, quali minacce ci potrebbero essere?
«Conservare l’attuale legge elettorale riducendo a 200 i senatori determinerebbe una compressione eccessiva e sicuramente incostituzionale della rappresentanza. In alcune regioni non verrebbe eletto nessun esponente di gruppi che potrebbero anche andare oltre il 15% dei suffragi».

Il giurista Gaetano Azzariti insegna Diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma.


La Repubblica, 9 settembre 2019

4 commenti

  • Non capisco, ma non condivido questa preferenza per una legge elettorale prioporzionale! Essa non migliora affatto la rappresentanza dell’elettorato, ma solo quella delle segreterie dei partiti!

    L’abbiamo sperimentata a lungo nella prima repubblica: ha prodotto governi annuali, e maggioranze che hanno avviato il degrado ed il declino del paese, aprendo le porte del Parlamento alla mediocrità dei servi fedeli, e avviato la crescita del debito pubblico.

    Ha fatto peggio solo la Repubblica di Weimar che con la legge proporzionale ha prodotto governi della durata media di 7 mesi…ed è finita tragicamente come sappiamo…

    La governabilità non è un accidente della democrazia, ma una necessità la cui importanza e valore è solo di poco inferiore al preminenza del Parlamento!

    Sono fermamente convinto che meglio risponderebbe alle esegenze della Cittadinanza e alle necessità del Paese, una legge uninominale di collegio a doppio turno, con candidati residenti nel collegio da almeno 10 anni, per una vicinanza anche fisica, e per un facile controllo degli organi di informazione locali. E di età non inferiore ai 50 anni in modo che abbiano scritto nella società, nei corpi intermedi o nelle amministrazioni locali e regionali, una parte non più rinnegabile della loro storia: nel bene, che possa garantire comportamenti coerenti nel futuro; o nel male, in modo che mai sarà affidatario della funzione pubblica parlamentare.

    Una legge che indurrebbe ogni partito a candidare i migliori tra i suoi, per una competizione tra persone conosciute, e non ad assicurare ai più fedeli un’elezione certa paracadutandoli in in collegio sicuro o con un posto in lista altrettanto sicuro, beffando l’elettorato.

    50 anni è l’età che i Costituenti vollero per la Camera Alta, perché prima la saggezza non arriva, la cultura non sedimenta, l’esperienza non consolida. E nessuno ragionevolmente potrebbe fare più di 4/5 legislature.

    L’intervallo tra i turni consentirebbe accordi tra partiti affini e quindi una buona rappresentanza sia degli orientamenti politici, sia della Nazione come chiede la Carta, sia del territorio come desiderano gli elettori.

    E si può fare con la Sovranità Popolare che si realizza esercitando in efficace sinergia, gli articoli 71 e 50 della Democrazia Diretta Propositiva.

    “Cambiamola questa nostra Italia. Facciamola nuova. Non ricostruiamo macerie su macerie.
    Si chiama, in gergo tecnico politico, “rivoluzione”. Non saremmo i primi e nemmeno gli ultimi a invocarla, profonda, convinta, serena, esigente, libera e giusta.” (Sandra Bonsanti)

    Paolo Barbieri, socio circolo di La Spezia

  • buongiorno
    Paolo Barbieri ha ragione . GOVERNABILITA’ , assolutamente NON il proporzionale che concede ai piccoli partiti di bloccare e condannare il regolare svolgimento della legislatura e soprattutto combinare combine poco serie . Veltroni e Prodi , e per quel poco che vale anch’io , sono per un maggioritario con sbarramento .
    Grazie per l’attenzione Luciano Cantaluppi Torino

  • Pur non essendo iscritto a nessun circo di LeG, sono d’accordo con Azzariti: l’unica legge elettorale che serve all’Italia è una legge PROPROZIONALE. E questo per un motivo molto semplice – anzi due. Il primo è che una legge elettorale maggioritaria (che in Europa è presente solo in due paesi: Inghilterra e Francia, seppur con caratteristiche diverse) presuppone un sistema politico essenzialmente bipolare che condivida un’idea comune di “gioco politico” e di regole fondamentali, cosa che in Italia non c’è mai stato. E lo si vede dal fatto che da quando ci sono leggi elettorale maggioritarie, la coalizione o il partito che va al potere come rima cosa mette mano alla legge elettorale esistente per evitare che gli avversari vincano le elezioni successive. E’ accaduto col “Porcellum” e poi di nuovo col “Rosatellum” (che era stato pensato dal governo Gentiloni per non far vincere i 5 stelle!). La seconda – ancora più importante della prima – è che in Italia una legge maggioritaria, con la distorsione della rappresentatività che inevitabilmente comporta, rischia di dare eccessivo potere a forze politiche che non si muovono nell’ambito di una concezione politica costituzionale e condivisa se non addirittura eversiva. Infatti alcune forze politiche che inizialmente avevano portato avanti il progetto maggioritario in nome della (più presunta che reale) governabilità – come il Pd – adesso hanno cambiato idea; ed hanno finito per dare ragione a chi, nel 2016, aveva condotto vittoriosamente la battaglia referendaria per il NO alla deforma Boschi-Verdini. Al momento, non vedo alternative praticabili ad una sana legge proporzionale. Al massimo, sistema elettorale tedesco.

  • Sigg. Luciano e Alessandro,

    intanto grazie per voler partecipare al confronto, cosa che accade raramente.

    A Luciano replico che non “governo assolutamente”, ma assolutamente un Parlamento che non esprima la infima mediocrità attuale, in crescita da molte legislature, e avviata proprio dalla legge proporzionale che ci ha accompagnato sino ai primi anni 90.

    Una legge, caro Alessandro, che liberava le segreterie dei partiti da qualunque vincolo rispetto al territorio nella scelta delle candidature, e permetteva, quindi, un assoluto clientelismo a discapito di competenze, capacità, autonomia. E la rappresentanza, da lei esaltata, era quella riferita soltanto alle segreterie.

    Una legge uninominale di collegio a doppio turno con candidati residenti (da almeno 8/10 anni), da noi non è mai stata sperimentata, a differenza della proporzionale che ha ben avviato il declino del Paese e la crescita del debito pubblico. E non è affatto vero che essa imponga un bipolarismo, tutt’altro! Infatti al primo turno esalta il pluralismo ed ogni partito può candidare i suoi “campioni” in grado di competere nei collegi con i migliori che ogni partito metterà sulla scheda, e nell’intervallo indurrà accordi tra partiti affini con la possibilità di rappresentare i diversi orientamenti. Doppio turno non vuol dire”ballottaggio”, ma una nuova partita tra 3 o 4 candidati che abbiano superato un % predefinita.

    Quello che mi fa preferire decisamente l’uninominale di collegio a doppio turno, è proprio il fatto che è quella che concede all’elettorato il maggior potere, liberando il voto da appartenenze partitiche, privilegiando la conoscenza verso i candidati, e che impone ai partiti scelte virtuose e non dei servi fedeli da premiare con candidature sicure.

    In Francia funziona da decine d’anni e pare che nessuno chieda modifiche, e non siamo affatto in presenza di bipolarismo.

    Poi un Parlamento di Persone rigorose, competenti, capaci e soprattutto dotate dell’orientamento al bene comune indispensabile, saprà dotarsi di un governo in grado di dare esecutività ai suoi indirizzi.

    Saluti ed a presto!

    Paolo Barbieri, socio circolo di La Spezia

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