Il Mi(ni)stero della Coesione Sociale Rossella Guadagnini

Il Mi(ni)stero della Coesione Sociale Rossella Guadagnini

Italia divisa, politici litigiosi, partiti in disaccordo anche al loro interno: questa frammentazione si sta riverberando negativamente sul Paese e anziché accrescerne le potenzialità le limita e le riduce. Ci vorrebbe un Ministero della Coesione Sociale. Ohibò, ma non è quello dell’Interno? Certo la ‘coesione sociale’ non si attua imponendo i grembiulini uguali per tutti ai piccoli nelle scuole. Né ai grandi nelle riunioni ‘segrete’. Non si attua neppure decidendo di chiudere i porti o di fare respingimenti insensati, ma studiando una strategia a lungo raggio, che non arrivi a malapena a settembre, a dicembre, magari perfino a gennaio del 2020. Ma pare che, oltre a questo, non si riesca a fare null’altro.

Cinquant’anni fa, in tempi di guerra fredda, si rideva dell’Urss per via dei piani quinquennali… Era un’altra epoca. Oggi chi si azzarda solo a immaginarla una cosa del genere: progettare per un lustro le attività di un Paese, programmare un indirizzo economico e mantenerlo, adottare una linea di sviluppo e seguirla? Viviamo l’età dell’incertezza (non dell’insicurezza!) eterni adolescenti e più nessuno si avventura a pensare non dico in grande, ma neppure in prospettiva.

La nostra vita si sarà anche allungata in termini di anni; di contro il suo consumo è divenuto velocissimo. E se il futuro è sempre stato nebbioso, in ogni momento storico -un’ovvietà- l’umanità ha sempre proceduto alla cieca per tentativi ed errori; più gli errori e meno i tentativi. Come la fortuna, dea bendata, ma anche come la scienza. Rifiutiamo di imparare dall’esperienza, dal passato, dagli sbagli. Ognuno si vuol sentire nuovo sul pianeta, astorico. E lo è pure. Ma essere senza passato significa anche essere senza futuro. Il solo presente consuma i nostri giorni e ci consuma più rapidamente. Non esiste più l’attesa, non esiste più il progetto. Tutto è schiacciato in un perenne adesso, con l’urgenza e l’ansia che impone l’emergenza.

Allora perché non ispirarsi ai principi costituzionali (libertà, uguaglianza, democrazia, pari diritti, dignità della persona) e attuarli nello spirito che fu dei padri costituenti? Nell’intento di ‘copiare’ il meglio di ciò che è stato, in vista di un domani meno negativo e brancolante. Senza inventarsi nulla di assolutamente inedito. Lasciandosi ispirare da quanto è stato già fatto di buono e riunendosi attorno a principi e ideali che non sono superati, come vorrebbero alcuni, hanno solo parole nuove. Per esempio la connessione: perché vogliamo essere sempre connessi con gente di cui non ci importa un bel nulla, che spesso neppure conosciamo? Per sentire cosa fa, cosa dice, cosa pensa? Se è più o meno simile a noi, se è più brava? Per confrontarci, discutere, parlare.

Nelle celebri Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence, Montesquieu esalta la Roma repubblicano-senatoria, raffigurata da Tito Livio: la grandezza dei Romani fu il frutto delle loro virtù, per la saldezza e coesione sociale che esse produssero, mentre la loro decadenza fu causata dal venir meno di questa coesione. E della loro mancanza, così come della loro decadenza, ce ne rendiamo ben conto dal momento che la Roma odierna è assolutamente imparagonabile all’antica.

Oggi la coesione sociale è data principalmente dai social, che veicolano ogni genere di comportamento, idea, proposta. I politici più furbi se ne sono accorti e la sfruttano a fini elettorali, propagandistici, personalistici. Il fatto è che sui social gira anche qualsiasi genere di falsità, scempiaggine, aggressività gratuita e nociva. Come depurare il flusso alla fonte? Non si può, pena la censura. L’unica possibilità è l’esercizio del pensiero critico, singolo e individuale, la capacità di non farsi coinvolgere contro il nostro intento in battaglie sbagliate, per conformismo, timore, solitudine. Insomma l’antico rimedio di pensare con la propria testa. Le risorse sono sempre i giovani, la cultura e l’informazione, con l’aggiunta della tecnologia. Che poi forse, chissà, dal momento che la storia non si ripete mai uguale, vuoi vedere che magari da tutto questo ne esce pure qualcosa di originale e innovativo?

www.micromega.net, 3 giugno 2019

1 commento

  • Illustre Guadagnini,
    davvero possiamo credere che i giovani cresciuti all’ombra di Berlusconi e del progressivo degrado, possano essere la via d’uscita dalla palude? Quei giovani che giustamente disprezzano l’offerta politica nella quale non trovano più punti solidi di riferimento, e offrono il loro consenso liquido e incerto all’ultimo pifferaio?

    Credo che occorra piuttosto un usato collaudato e affidabile per portare il Paese ad un approdo sicuro, e ad offrire ai giovani un esempio ed una traccia per proseguire un cammino virtuoso, condiviso e quindi solido e coeso.

    “Professoroni e Parrucconi” come Monti e Fornero, capaci di fare le cose indispensabili ad evitare disastri che la mediocrità della politica ha solo apparecchiato e lasciato ad altri disertando miseramente, e ancor più miseramente farne bersaglio di critiche e additarli al disprezzo.

    Persone rigorose, competenti e responsabili che non pensano al proprio clan o partito, ma al bene comune Paese e per esso si spendono…

    Mi domando solo cosa aspettino a scendere direttamente nella competizione politica, per offrire alla Cittadinanza una terza scelta virtuosa oltre l’astensione e il male minore prima di essere di nuovo chiamati d’urgenza…

    Paolo Barbieri, socio circolo di La Spezia

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