LA FURBATA DEI MINI-BOT 

LA FURBATA DEI MINI-BOT 

Provo a spiegare con più precisione di quanto sia stato fatto da ottimi esperti, tra cui ad esempio Giuliano Cazzola su Start,  in cosa consista la furbata di Lega e 5*. Il problema dei ritardi con cui sono pagati i creditori delle Amministrazioni Pubbliche (AAPP) si trascina da decenni. E’ stato studiato, e ha delle cause amministrative e burocratiche che anche il governo Renzi aveva cercato di affrontare, con successo al meglio solo parziale. Per la conseguente violazione dei diritti delle impese creditrici, noi come Italia ci becchiamo ogni anno delle condanne dalla UE, che è dedita alla protezione dei diritti di tutti cittadini europei, compresi gli italiani.

La cosa più stupida che si possa fare è di dare dei soldi alle AAPP, perché non è così che se ne verrà fuori. Quindi proponendo questa strada il Parlamento semplicemente dice di non essere capace di fare il suo lavoro. Che non è quello di distribuire finte banconote a destra e a manca, ma di affrontare i problemi del Paese, tra cui dei malfunzionamenti delle AAPP. Se ad esempio un ospedale non funziona, ha senso (1) tenerlo in piedi lo stesso e (2) dargli dei soldi per mandare i suoi pazienti a farsi curare altrove? Questo concetto fondamentale, che esiste l’arte del governo, e che loro sono chiamati a esercitarla, sembra sconosciuto alla TOTALITA’ del Parlamento italiano. Basta leggere le ottuse ma rivelatrici dichiarazioni di scuse dei rappresentanti del Pd e di +Europa che hanno votato senza capire per cosa, ma nella ferma convinzione di stare risolvendo il problema dei ritardi delle AAPP nei pagamenti alle  imprese.

Ma questo è solo uno dei due pilastri della furbata. L’altro è il desiderio della Lega e dei 5* di scrollarsi di dosso il “tabù del finanziamento monetario del debito pubblico”, come lo chiamò il Ministro Tria un paio di settimane fa. “Approfittiamo dei ritardi nei pagamenti delle AAPP alle imprese per offrirgli dei mini-Bot, per un valore in euro pari ai loro crediti”, hanno pensato astutamente Lega e 5*. “Non sono carta straccia, perché garantiamo che con questi biglietti (una “fattispecie allargata” secondo l’equivoco linguaggio della mozione parlamentare del 28 Maggio) si possano pagare tutte le imposte.” Allora scatta l’obiezione ortodossa: questi biglietti sono dati in pagamento, ne viene garantita l’ammissibilità universale perché con essi si possono saldare i debiti fiscali, dunque sono un’emissione monetaria a tutti gli effetti. Con violazione dei Trattati di Roma, e/o di Maastricht, e/o di Lisbona.

Ma non è proprio così. La furbata è più sottile. Non viene imposta l’accettazione dei mini-Bot neppure ai loro primi destinatari, le imprese creditrici. Se vogliono, li prendono; se non vogliono, dovranno rassegnarsi ad aspettare. Ma un pagamento con ricatto non è un pagamento. Così “paga”, forse, un mafioso. Implicito nel concetto, e nell’istituzione del pagamento è che il ricevente ne conosca il valore e possa contare sul fatto che tutti gli altri l’accettino, come lui lo sta accettando. I malcapitati riceventi di questi “pagamenti” non saprebbero con che cosa il loro credito sia soddisfatto.

* Il professor Giacomo Costa, già docente di Economia all’Università di Pisa, è socio di LeG.

Affaritaliani.it, 5 giugno 2019

4 commenti

  • Giuseppe Ambrosi 6 giugno 2019 at 12:35
    L’impressione che ricevo guardando la questione dall’esterno è che sia l’ennesima dimostrazione della confusione attuale dell’economia. Chi aspira a stipulare un contratto con un’amministrazione pubblica deve valutare diversi fattori: la complessità del lavoro di cui deve farsi carico, la giusta valutazione dell’importo con il quale sarà retribuito e addirittura preminente rispetto ai precedenti il rischio del pagamento ritardato o addirittura non percepito. D’altra parte, l’ente committente, eventualmente consapevole di essere un cattivo pagatore, viene sospinto a un comportamento ambiguo, ad essere cioè poco attento al controllo della qualità in corso d’opera salvo eventualmente a cercare tutti i cavilli alla fine per ritardare o addirittura tagliare i pagamenti. Non è una bella prospettiva del modo di lavorare.
    Ma l’espediente che è sicuramente il tentativo di mettere una pezza solo alla questione contabile non mi chiaro. Chi è il responsabile della trasformazione finale dei mini-bot in denaro? Lo Stato? Chi li emette? l’ente pubblico? Mi sembra che ci sia un unico caso in cui l’espediente non equivalga a stampare moneta e cioè quando il possessore del mini-bot lo usasse per pagare una tassa che gli impone lo stesso ente che glielo ha dato in precedenza.
    La vera soluzione è sicuramente che le amministrazioni pubbliche siano obbligate ad attenersi ai principi del controllo di qualità.

  • Scontato il giudizio negativo sui mini-bot, si potrebbe aprire un dibattito su come finanziare gli investimenti necessari alla ripresa economica del nostro paese ? La proposta alternativa dei certificati poliennali di credito fiscale, avanzata ormai da alcuni anni nel manifesto sottoscritto da Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Luciano Gallino, Enrico Grazzini e Stefano Sylos Labini, rappresenterebbe, a mio avviso, una valida soluzione.

  • Come si potrebbe impostare un modello vincente di amministrazione pubblica di qualità?
    Fra le qualità di una amministrazione pubblica di qualità deve naturalmente esistere quella del buon utilizzo del denaro disponibile. Che significa una progettazione delle attività mirata ad ottenere le condizioni di vita che mirino all’eccellenza. Esiste qualche modello al quale riferirsi? Per quanto sento dire in giro un buon modello sembra essere il Comune di Bergamo, nel quale il sindaco Gori è stato riconfermato. Ho sentito che in quel comune esiste da parte dei governanti la massima disponibilità ad ascoltare le proposte di cambiamento che vengono fatte dagli impiegati comunali di qualsiasi livello e che da questa prerogativa si sia sviluppato un processo di continuo miglioramento.
    Mi sembra che per cambiare al meglio sia opportuno studiare i buoni esempi per trarne suggerimenti per diventare più capaci di esprimere politiche generali adatte al reale miglioramento. Fermarsi a guardare il solo aspetto economico non eliminerà sicuramente i malfunzionamenti dell’amministrazione pubblica.

  • A me sembra un modo pretestuoso per introdurre in circolazione una valuta nazionale parallela all’ Euro : un passo per scardinare l’ Unione Europea, secondo i progetti di questi apprendisti stregoni.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>