Beni culturali. La legge proposta nel 2010 dalla Commissione Rodotà è ancora valida?

Beni culturali. La legge proposta nel 2010 dalla Commissione Rodotà è ancora valida?

Seguo sempre il professor Tomaso Montanari e condivido in pieno le sue preoccupazioni per ciò che attiene al patrimonio pubblico, sia culturale sia ambientale. Ho letto l’ articolo di lunedì sulla villa medicea Ambrogiana, condividendolo in pieno, e la replica del giorno successivo al signor Lotti. Vorrei perciò porre al professore una domanda: perché l’ associazione di cui Lei è presidente “Giustizia e Libertà” non aderisce alla raccolta delle firme per una legge di iniziativa popolare che disciplini l’ uso dei beni pubblici e collettivi, già elaborata dal professor Rodotà assieme ad altri giuristi e poi lasciata decadere dai governi e parlamenti dal 2010 in poi? Le norme che regolano i beni pubblici e collettivi risalgono, infatti, a un lontano Regio Decreto del 1942.

Sabina Rombaldi 

Cara Sabina, Libertà e Giustizia ha dovuto prendere atto che l’idea di trasformare in una legge di iniziativa popolare il testo scaturito, dieci anni fa, dalla Commissione Rodotà sta spaccando il mondo dei beni comuni.
Luoghi dove la logica dei beni comuni è stata non solo teorizzata, ma praticata, come l’ Asilo Filangieri a Napoli, hanno deciso di non raccogliere le firme, e non c’ è associazione, piccola o grande, in cui non si contino da una parte i favorevoli, dall’ altra i contrari.
Ugo Mattei e gli altri generosi promotori dell’ iniziativa sono convinti che quel testo sia l’ argine più efficace alla privatizzazione e mercificazione del patrimonio pubblico. Viceversa, Paolo Maddalena e altri giuristi non meno impegnati sono convinti che esso indebolirebbe in modo decisivo proprio ciò che vorrebbe difendere: il nesso tra popolo e beni comuni.
Ci sono ottima fede e ottimi argomenti da entrambe le parti, e onestamente nessuno può dire cosa deciderebbe oggi, nelle condizioni date, Stefano Rodotà.
Per questo Libertà e Giustizia ha deciso che ogni suo circolo è libero di decidere se raccogliere o meno le firme. Non ho lo spazio per esprimere qua la mia personale opinione. Ma non posso che concordare con la saggezza con cui Gaetano Azzariti ha invitato alla moderazione, e a una vera e aperta discussione sul merito. Se si vuole intraprendere la strada di una legge di iniziativa popolare, bisogna che il popolo – in questo caso il popolo dei beni comuni – sia messo in condizioni di decidere .

Il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2019 

 

 

 

 

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