Borghesucci

Borghesucci

Nel 1978, per affrontare la nuova fase in cui era entrata la società italiana, Enrico Berlinguer propose un’alleanza tra i ceti medi produttivi e la classe operaia, di cui si cominciava a vedere la trasformazione e il declino. Avrebbe dovuto essere questa la base economico-sociale della strategia che includeva anche la questione morale e quella ambientale. Con Moro, che la pensava in modo simile, fu fatto il tentativo di evitare al Paese di finire sul binario che ci ha condotto dove siamo adesso.

La saggia e profonda visione di Berlinguer e Moro, e per me soprattutto la figura di Moro, mi ha reso intollerabile chi valuta con stereotipi letterari le dinamiche tra classi sociali. Un linguaggio di questo genere, brutale e un po’ sciocco, è riemerso nel modo in cui tra i 5S ma anche a sinistra molti hanno descritto la manifestazione di Torino pro (il, mi raccomando, il) TAV: le “madamine”, il “sistema Torino”, gli interessi bassi dei professionisti con i loro studi di progettazione, ecc…

Ma in questo caso non si tratta solo di stile. Specialmente nella sinistra radicale prevale ormai un’ossessione anti-borghese di cui una prova brillante si ebbe quando un partito che non è il mio ma che aveva milioni di voti, il PD, venne etichettato come “partito della Ztl”, con involontaria torsione freudiana perché in zona centro storico vivono almeno simbolicamente se non di fatto anche gli intellettuali e i professori che coniarono e diffusero quell’espressione.

D’altronde, il radicalismo italiano non deve fare poi tanta paura, perché abbonda stranamente di intellettuali rivoluzionari che lavorano nelle università, fanno parte di gruppi editoriali e appaiono ogni due giorni in televisione. Ci deve quindi essere, come nella Luna, un lato oscuro e uno luminoso del sistema del potere in Italia, in rapido moto attorno al proprio asse.

Ma se a sinistra volessimo impegnarci per un’idea costruttiva della società italiana, e iniziare a tirarci fuori dal pozzo in cui siamo caduti, dovremmo cercare di favorire un’alleanza tra i ceti più poveri e quel che rimane della borghesia media e piccola, in un’ottica sociale come quella di Berlinguer e popolare come quella di Moro, un’ottica che per le cose cambiate da allora si presenterebbe forse oggi come un programma liberal-socialista, che sarebbe fatto di dialogo/scambio/permeabilità/innovazione.

Ma il compiacimento per le proprie barricate di carta, per la propria coerenza astratta, oltre ad avere alzato un muro tra la sinistra e il “popolo” ampio quanto quello costruito da Renzi, rende sempre più difficile una riflessione innovativa, favorendo invece la logica del conflitto e di fatto l’autoritarismo (vedi su questo sito il mio Il primo giorno della rivoluzione).

Ma essere anti-borghese per la sinistra significa, marxianamente, accettare la propria sconfitta storica, e ridursi a semplice testimonianza di valori, che è un lusso, e quindi la conferma di una posizione elitaria. La testimonianza è il contrario dei pani e dei pesci del Vangelo, perché con essa i poveri e gli ultimi non riusciranno mai a sfamarsi.

(*) L’autore è socio del Circolo LeG di Messina.

4 commenti

  • Pieno sostegno alle parole del sig. Di Bella… E` importante manifestare un totale dissenso rispetto a questa retorica fintamente rivoluzionaria che ormai grava come una cappa di conformismo sul dibattito politico della sinistra intellettuale. Servono idee nuove, e non le citazioni a sproposito dei giganti del passato come Bobbio e Calamandrei o le affermazioni compiaciute dei vari Narcisi che recitano cosi’ spesso le loro prediche e i loro slogan dagli schermi TV. Sig. Di Bella, si faccia sentire!

  • A me sembra che nessuna delle due parti sia capace di mettersi nei panni degli altri. In questo caso l’interesse privato deve sottomettersi a quello della comunità che riguarda la sopravvivenza oltre che del presente anche del futuro successivo. Per me schierarsi dalla parte che più guarda in prospettiva è obbligatorio.

  • Egregio Sig. Ambrosi,
    grazie del Suo commento. Se si riferisce al dibattito Tav/no Tav, non sono stato capace di farmi un’opinione definitiva perché le informazioni che ho sul tema sono del tutto contraddittorie. In linea di massima, anche io eviterei di sventrare montagne e valli, ma non sono per principio contrario a grandi opere, anche di forte impatto ambientale, se queste hanno un senso per le generazioni future e cambiano in meglio il destino di un territorio: come dice un mio giovane amico, “fare per cambiare”. Mi permettevo solo di segnalare, come esempio, il linguaggio settario corrente nella mia area culturale, che contribuisce alla frantumazione di cui scrive Lei e che alza un muro rispetto ad interi ceti sociali: nella mia area culturale forse si giudica troppo e troppi, e quindi si giudica male. Le sottopongo un esempio: le migliaia di giovani che ogni anno lasciano il mio Sud lo fanno nella maggioranza dei casi per cercare un contesto di vita a volte persino più impegnativo e rischioso ma comunque più promettente in termini di opportunità, professioni, stili di vita e benessere; la sinistra radicale (che è una forma protetta di borghesia) ha poco da dire a queste generazioni bisognose di futuro, da cui è percepita istintivamente come tassello prezioso del mosaico che compone l’arretratezza italiana. Questo è un peccato perché, secondo me, la sinistra anche radicale avrebbe molto da offrire al programma di un Paese migliore. Ma lo saprà fare?
    Con un cordiale saluto, e molti sinceri auguri per l’Anno Nuovo,
    santi di bella

  • Egregio Sig. Monteno,
    La ringrazio molto del Suo commento e del Suo incoraggiamento. Concordo sul fatto che resiste un vecchio vizio accademico-terroristico di citare Tizio o Caio a supporto di idee che le stesse “autorità” citate probabilmente non condividerebbero dato il contesto del tutto mutato in cui vengono usate le loro parole. É spesso un modo per rafforzare il proprio monologo.
    Speriamo invece che venga fuori nell’area culturale della sinistra un leader capace di coinvolgere e non di escludere.
    Con un cordiale saluto e auguri sinceri di Buon Anno,
    santi di bella

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