No a conversione in legge del decreto sicurezza senza libera discussione parlamentare

No a conversione in legge del decreto sicurezza senza libera discussione parlamentare

6 novembre 2018

La vicenda politico-costituzionale che si va in queste ore delineando intorno alla conversione in legge del c.d. decreto-sicurezza è molto preoccupante.

Un decreto-legge adottato dal governo in patente assenza delle straordinarie ragioni di necessità e urgenza richieste dalla Costituzione (per ammissione dello stesso ministro dell’Interno, che rivendica i propri successi nel contenimento del fenomeno migratorio) e contenente una normativa che lede basilari principi costituzionali - la presunzione di non colpevolezza, il diritto di difesa, l’uguaglianza - arrivando a negare un caposaldo come la disciplina necessariamente unitaria dello status di cittadinanza, rischia ora di venire convertito in legge in assenza di un libero dibattito parlamentare di merito, causa l’imposizione della fiducia sulla sua approvazione da parte del governo.

Come se ciò non bastasse, esponenti dell’esecutivo arrivano a pretendere le dimissioni di quei parlamentari della maggioranza che non dovessero accettare di curvare la schiena e si ostinassero a esercitare il libero mandato parlamentare seguendo i propri convincimenti più profondi, così come la Costituzione impone loro di fare.

Abbiamo denunciato il comportamento di chi, nella scorsa Legislatura, pretese e ottenne la sostituzione dei parlamentari non allineati dalle Commissioni parlamentari. A maggior ragione, denunciamo il comportamento di chi oggi vorrebbe addirittura imporre le dimissioni dal Parlamento ai dissenzienti.

Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Paul Ginsborg, Tomaso Montanari, Francesco Pallante, Valentina Pazè, Elisabetta Rubini, Salvatore Settis, Nadia Urbinati

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