Riformare la scuola ascoltando i docenti | Libertà e Giustizia

Riformare la scuola ascoltando i docenti

Riformare la scuola ascoltando i docenti

Il presidente del Consiglio non ha citato la scuola nel discorso al Senato. È inutile girarci intorno, è stato un errore. Di più: il contratto di governo è vago sull’ Istruzione e del ministro Bussetti si sa poco. Speravamo/speriamo in qualcosa di più dal governo del cambiamento. Detto diversamente: il filosofo Gentile, nonostante il classismo, aveva una visione, un disegno organico, un’ idea (forte) di scuola e di Paese. Che idea ha, oggi, della Pubblica Istruzione, il ministro Bussetti?

La domanda s’impone perché la scuola è in difficoltà e siamo – è noto – agli alunni che insultano i docenti. Urge un promemoria serio per il ministro perché i consigli letti sul Corriere della Sera sono, non trovo altra parola, risibili (Galli della Loggia, “Cattedre più alte per tutti i prof”, 5 giugno 2018).

Indico tre suggerimenti dell’ editorialista: 1. “Reintroduzione in ogni aula della predella, in modo che la cattedra sia di poche decine di centimetri sopra il livello al quale siedono gli alunni”. Ecco come si diventa autorevoli!

Con un colpo solo Galli della Loggia elimina John Dewey; la centralità dell’ alunno nel rapporto educativo; il concetto di classi aperte; decenni di innovazione didattica. Tutto sbagliato, si torna agli anni Trenta del Novecento. 2. “Cancellazione di ogni misura legislativa che preveda un qualunque ruolo delle famiglie o di loro rappresentanze nell’ istituzione scolastica”.

Vuole abolire i decreti delegati del ’74, il Nostro, perché evidentemente individua negli Organi Collegiali e nei piccoli spazi di democrazia ancora esistenti nella scuola, la peste di cui liberarsi. È una tesi reazionaria e va motivata. Infatti la spiega. Sentite come: “Dal momento che non ci sono rappresentanti degli automobilisti negli Uffici della motorizzazione, né dei contribuenti nell’ Agenzia delle Entrate, non si vede perché debba fare eccezione la scuola”. Non è uno scherzo. Sul Corriere si leggono castronerie come queste che mettono insieme, come avessero qualcosa in comune, “motorizzazione” e “scuola”. Incredibile! 3. “Alle gite scolastiche sia fatto obbligo di scegliere come meta solo località italiane”. Non si capisce perché, ma Galli della Loggia ha stabilito che gli italiani non conoscono Lucca e Matera e devono superare la lacuna.

La proposta appare di un provincialismo spaventoso in un’epoca in cui si studia inglese fin dalle elementari e i giovani viaggiano e cercano lavoro in Europa (“la casa comune”) da anni. Mi fermo qui ma vi assicuro che l’ articolo contiene altre perle. Cercatelo. Dedico lo spazio finale ai temi che davvero dovrebbe affrontare Bussetti: qualche consiglio, posto che decenni d’ esperienza nei licei significhino qualcosa: a) parli coi docenti, egregio ministro, e non imponga dall’ alto riforme che il mondo della scuola rifiuta; b) ascolti con rispetto il disagio economico e sociale dei docenti; c) non dia la colpa di tutti i mali agli insegnanti e non giustifichi sempre gli errori della Pubblica Istruzione: gli organici carenti, i concorsi assurdi; i presidi sceriffo; d) dialoghi seriamente coi sindacati; e) si adoperi affinché i tetti delle aule non crollino sugli alunni (l’ edilizia scolastica abbia priorità); f) spinga perché i docenti abbiano stipendi europei (prestigio e status dei prof passano anche dalle retribuzioni); g) non pensi agli alunni come merce (la scuola non è una fabbrica); h) non prenda come oro colato la Fondazione Agnelli; i) abolisca l’ alternanza scuola-lavoro; l) non lasci la scuola nel caos delle “chiamate dirette”, delle classi accorpate, degli orari ridotti.

Infine. Il Premier Conte. Spero che l’ incredibile riabilitazione della “Buona scuola” (“Ci sono delle criticità, ma non abbiamo intenzione di stravolgerla”) sia una gaffe, altrimenti è grave. La riforma Renzi non piace ai docenti. Se ne prenda atto. C’è bisogno di un intervento profondo, coerente, organico: di una riforma vera. E c’è bisogno di soldi. Settis pone la domanda decisiva: “Il governo continuerà coi tagli all’istruzione pubblica e finanziamenti a quella privata?”. Ecco un tema forte. Basta superficialità e improvvisazione; basta credere che la scuola cambi “introducendo in ogni aula la predella”. Abbiamo già dato.

09 giugno 2018, Il Fatto Quotidiano

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