De Siervo, Euro e risparmi, il presidente può dire no per tutelare la Costituzione | Libertà e Giustizia

De Siervo, Euro e risparmi, il presidente può dire no per tutelare la Costituzione

De Siervo, Euro e risparmi, il presidente può dire no per tutelare la Costituzione
ROMA Non solo la nomina dei ministri spetta al presidente della Repubblica su proposta del premier, ma nell’esercitare questo suo potere il capo dello Stato «deve tutelare principi quadro della Costituzione, scegliendo persone che diano una minima garanzia». I dubbi del Colle sono più che legittimi secondo il presidente emerito della Corte Costituzionale Ugo De Siervo.

Professore, sulla scelta di Paolo Savona Mattarella sembra nutrire forti riserve. Hanno un fondamento costituzionale?
«Non entro nel merito delle singole personalità, però posso dire che l’uscita dall’euro per l’Italia sarebbe incostituzionale. Dunque il presidente dovrebbe opporsi alla nomina di chi si ripromette questo».

Quali sono i principi che il capo dello Stato deve garantire in questa fase?
«L’unità della nazione prima di tutto e la credibilità delle istituzioni, perché la carica va portata “con onore e disciplina”.
Poi c’è la stabilità economica e finanziaria del Paese, che potrebbe essere compromessa, ad esempio, da un ministro che mettesse in pericolo il risparmio degli italiani, il sistema bancario, tutelati dall’articolo 47. In certi casi basta una dichiarazione irresponsabile. Infine, ma non ultimo, il principio della stabilità dei rapporti internazionali e soprattutto dell’Unione europea, che sono la cartina di tornasole della credibilità del Paese. I trattati Ue sono stati voluti da tutti i governi e votati dal Parlamento.
Quello di Lisbona ad esempio fu ratificato all’unanimità dalle Camere. Come fa un Paese minimamente credibile a metterli in discussione? ».

Ma se gli italiani hanno dato la maggioranza a due partiti che contestano gli attuali i vincoli europei, non è legittimo che portino avanti quelle idee?
«Un conto è avere una politica dialettica, o dire rivediamo i trattati internazionali: in sede comunitaria è legittimo farlo, la Ue ha avviato proprio ora una fase di revisione.
Altro è proporre la Brexit in Italia: sarebbe incostituzionale. Gli articoli 11 e 117 affermano che il nostro Paese rinuncia a una parte della sua sovranità nazionale per far parte di organismi sovranazionali che tutelano la pace. Noi forse non ci rendiamo più conto, ma l’Europa ha conosciuto grandi guerre, entrare in una logica nazionalista è pericolosissimo».
Ma nel loro contratto 5Stelle e Lega si propongono di inserire il principio della prevalenza della nostra Costituzione sul sistema comunitario.
«Questo significherebbe uscire dall’ Unione, perché quando si aderisce ad un organismo sovranazionale si accetta che i suoi regolamenti diventino automaticamente leggi per gli stati membri».

Cosa succede se non si trova una intesa sul governo?
«Il ruolo del presidente della Repubblica è essenziale e non può essere superato. Se non si trovasse un accordo, cosa che non è mai accaduta, il presidente non potrebbe in alcun modo essere costretto. Se ci fosse un dissenso insanabile su un ministro, potrebbe non nominare il governo».
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Repubblica, 25 maggio 2018
 

2 commenti

  • Ottimo, Professore, sintesi perfetta e chiara che dovremmo imprimerci nella mente, grazie vivissime

  • De Siervo dice fesserie. “Nominare” non significa scegliere, e inoltre abbiamo questa piccola cosetta:
    “Una volta conferito l’incarico, il Presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni dell’incaricato, né può revocargli il mandato per motivi squisitamente politici”
    Come si legge nel sito ufficiale del Governo italiano, pagina “Presidenza del Consiglio”:
    http://www.governo.it/il-governo-funzioni-struttura-e-storia/la-formazione-del-governo/186
    Evidentemente non ha mai saputo (da bravo italiano: il ventennio non è mai passato) cosa significhi “democrazia”. Il potere politico deve essere esercitato da rappresentanti dunque eletti a suffragio universale, e il Presidente della Repubblica tale non è. L’Italia non è una Repubblica presidenziale, ma Parlamentare, con grande scorno di Licio Gelli e dei suoi seguaci.
    Se i ministri li scegliesse il Presidente della Repubblica, il Primo ministro non servirebbe a nulla, e come accade in Francia, dovrebbe essere eletto a Suffragio universale, ma così non è.
    Oltre che la libertà e la giustizia, ci vuole pure la democrazia.

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