Cambiamo i giocatori, non le regole del gioco | Libertà e Giustizia

Cambiamo i giocatori, non le regole del gioco

Cambiamo i giocatori, non le regole del gioco

In un articolo apparso sul «Fatto quotidiano» dello scorso 28 dicembre, e che ho firmato come presidente di Libertà e Giustizia, mi domandavo «se nella prossima legislatura, breve o lunga che sia, dovremo trovarci di nuovo a difendere la Costituzione. Fantapolitica? All’ultima Leopolda Matteo Renzi ha parlato del referendum in questi termini: «Abbiamo perso quella sfida, ma la rifarei domani mattina perché era giusta». … E se nel prossimo Parlamento non riuscirà a formarsi una maggioranza, si creeranno le condizioni ideali per chi vorrà riprovare ad inalberare la bandiera equivoca della ‘governabilità’, additando nel parlamentarismo della Costituzione la causa di tutti i mali. Se aggiungiamo a questo dato di lunga durata l’intramontabile funzione delle riforme costituzionali come arma di distrazione di massa (utilissima a distogliere l’attenzione collettiva da povertà, disoccupazione, erosione dei diritti, corruzione politica…) non si può escludere che un nuovo Nazareno nasca proprio su un nuovo accordo per l’ennesimo stravolgimento della Carta».

Per prevedere una situazione tanto banale, perché purtroppo vista e rivista decine di volte, non occorreva certo avere doti profetiche: bastava conoscere l’indolenza, l’ignoranza, la coazione a ripetere e in un’ultima analisi lo scarsissimo amore per la democrazia che caratterizzano il nostro ceto politico. E infatti, puntualmente, già oggi ci troviamo esattamente in quella situazione.

È stato naturalmente Matteo Renzi – che rappresenta la quintessenza del professionismo politico, visto che, come avrebbe detto Berlusconi quando era Berlusconi, ‘non ha lavorato un giorno solo in vita sua’ – a dirlo senza veli e senza vergogna di fronte al servizio pubblico, genuflesso nella persona di Fabio Fazio: per avere un governo bisogna cambiare le regole. Cioè la legge elettorale, e possibilmente la Costituzione.

I suoi fedeli Tommaso Cerno e Stefano Ceccanti, d’altra parte, hannp già presentato nei rispettivi rami del Parlamento un disegno di legge costituzionale che cambierebbe in modo dirompente la forma di governo, portandoci verso un presidenzialismo alla francese, cioè senza contrappesi all’americana (dunque un ultrapresidenzialismo di fatto, che punta tutto su un Parlamento allineato al Presidente). Su questa testata, Gianni Pittella ha scritto candidamente che lo scopo di questo stravolgimento del progetto costituzionale è il bene del Partito Democratico: «tornare al posto che ci compete all’interno del sistema democratico». Non il bene della Repubblica, ma quello della Ditta insomma.

È la risposta dell’egotismo renziano allo stallo provocato dal suo stesso ceto politico, e quella risposta si chiama plebiscitarismo e bonapartismo. Se il Parlamento non funziona, pensa Renzi, bisogna che la questione venga risolta tra il Capo e la Folla. E non importa se il popolo sovrano ha già detto di no, bocciando la riforma costituzionale, che era pensata in perfetto coordinamento all’Italicum stroncato dalla Corte Costituzionale: solo dettagli, di fronte a un Renzi che ormai si sente già en marche.

Si potrebbe liquidare tutto questo come il patetico disco rotto di un giovane vecchio politico che è arrivato precocemente alla fine della sua parabola, perdendo il contatto con il Paese e con la realtà. Forse: ma l’esperienza insegna che i prolungati stalli politici si prestano terribilmente bene alla retorica del decisionismo, della governabilità, dell’antiparlamentarismo.

E allora è il momento di dire con forza che abbiamo ben chiaro, quaggiù in basso, che la colpa dello stallo non è delle regole, ma dei giocatori.

Potrà sembrare una posizione qualunquista o populista: ma io sono profondamente convinto che il sistema istituzionale sia bloccato a causa della inettitudine e della corruzione (intesa come disprezzo dell’interesse generale e perseguimento dell’interesse di parte) del ceto politico, e non a causa delle regole. E il rischio è che tutto questo ci costi moltissimo.

Perché se questa situazione producesse una virata verso un sistema elettorale maggioritario sarebbe un disastro. Il maggioritario, infatti, toglie rappresentanza a una parte importante del Paese, diminuisce la democrazia, porta pericolosamente il conflitto fuori dal Parlamento e permette la governabilità solo a prezzo di fingere che il Paese sia diverso. In altre parole: permette ai giocatori di vincere truccando le carte.

Il proporzionale (e di fatto il pessimo Rosatellum, che è certo contro la Costituzione perché produce voti diseguali e sovrana incertezza sull’efficacia del voto, ma ha funzionato sostanzialmente da proporzionale), invece, costringe i giocatori a giocare meglio. A piegare i propri interessi di fronte all’interesse generale. Costringe al compromesso: che non è l’inciucio e non è una vergogna, se è trasparente e senza contropartite occulte. Ed è ora di dire con forza che la democrazia del dialogo è preferibile a quella della clava.

Dopo il 4 marzo i giocatori si sono rivelati non all’altezza: dimenticandosi che nessuno era stato messo al governo o all’opposizione, ma tutti in Parlamento per ‘parlare’, si è cominciato a ragionare di vincitori e vinti e a contrapporre tweet e dichiarazioni. Nessun vero dialogo, nessun tavolo, nessun serio confronto: da cittadino che paga le tasse vorrei dire che questo ceto politico andrebbe licenziato in tronco per tanta manifesta incapacità, oltre che per l’evidente malafede.

Certo, non tutti si sono comportati esattamente nello stesso modo, ma il quadro generale è deprimente.

I ‘barbari’ del Movimento 5 Stelle sono quelli che hanno saputo rispettare di più lo spirito del proporzionale, cercando l’accordo dove lo si poteva trovare (e anche con il partito neofascista di Salvini, cosa per me inaccettabile). Ma la pervicacia con cui è stato difeso l’inesistente ‘diritto’ di Di Maio a fare il presidente del consiglio è stata un grave errore.

Il Centrodestra, profondamente spaccato, è stato del tutto incapace di prendere una qualunque iniziativa.

E il Pd, con il suo clamoroso aventino, è stato il partito che più si è dimostrato refrattario ad accettare le regole del gioco proporzionale. Sostanzialmente, il Pd sta dicendo che bisogna rivotare finché una legge proporzionale non dia un risultato da maggioritario, cioè binario. Il che equivale a dire: ‘non votateci’. E finirebbe di certo così: perché è chiaro che, se si tornasse al voto con questa legge elettorale, qualunque elettore di buon senso negherebbe il voto ad una forza programmaticamente indisponibile a utilizzare i suoi voti per costruire un governo.

Di qua l’idea di cambiare le regole: ‘visto che non so e non voglio giocare, dice Renzi, cambiamo gioco’. Probabilmente non ci sono le condizioni perché questo progetto di concretizzi: ci si arenerebbe già solo sull’attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione (secondo l’interesse del Centrodestra), o al partito (soluzione he premierebbe i 5Stelle).

Ma non basta sperare che non succeda, bisogna saper dire perché non deve succedere. Saper spiegare perché da una crisi democratica non si esce con meno democrazia, da una crisi della rappresentanza non si esce con meno rappresentanza.

Il fronte del No al referendum del 4 dicembre 2016, il fronte delle associazioni, del Coordinamento per la democrazia costituzionale, dei semplici cittadini deve tornare a farsi sentire: è il tempo di una vasta e incisiva campagna di opinione che riesca a orientare le scelte del Parlamento.

Un ceto politico incapace e corrotto sta provando a risolvere i suoi problemi licenziando il popolo: non stiamo a guardare. Diciamolo con forza: a non funzionare sono i giocatori, non le regole del gioco.

Huffingtonpost.it, 6 maggio 2018

5 commenti

  • CI RIPROVANO? CERTO CHE CI RIPROVANO!

    Perché abbiamo lasciato le cose a metà. O forse meno! Ci siamo fermati al 4 Dic. 16 dopo aver salvato, con l’aiuto ipocrita e opportunista di quelle destre che 10 anni prima avevano tentato un deforma altrettanto pessima, solo la lettera della Carta, rimasta negata, ignorata, aggirata.

    Un aiuto che facciamo finta di ignorare, ma che espone la Costituzione ad ulteriori attacchi ancor più pericolosi, col rischio che in Parlamento si possa raggiungere una maggioranza qualificata che impedirebbe un altro ref.

    Per restituire autorità ed autorevolezza, per blindare lo Spirito Originale ed Autentico della C., occorre non limitarsi alla difesa col ref., ma passare all’attacco col suo esercizio diretto pur “…nelle forme e nei limiti…’ che Essa riconosce alla Sovranità Popolare.

    Per quel che rigurda la legge elettorale, non riesco a condividere la fiducia assoluta del presidente nel sistema proporzionale, che per me non garantisce la rappresentanza degli elettori, ma solo del segretario che fa le liste: dal 48 al 93, con governi mediamente annuali, ha preparato mani pulite e la progressiva occupazione del Parlamento da parte di una mediocrità ancora crescente. Con tutto quello che questa mediocrità crescente ha prodotto nel tempo come l’avvento di altre leggi elettorali sempre pensate per il tornaconto della mediocre maggioranza al potere di turno.

    Senza dimenticare che nella Repubblica di Weimar, il sistema proporzionale con governi mediamente della durata di 7 mesi, ha spianato la strada al 3° reich di Hitler. E se è vero che il proporzionale al meglio rispecchia la C., nessuno afferma, pur stimandola, che Essa sia perfetta, ma che aggiornamenti precisi e puntuali sarebbero opportuni, senza alterarne lo Spirito Originale es Autentico. Lo stesso prof. Rodotà, stimato amico di LeG e non solo, nel 1985 firmò una riforma che addirittura prevedeva il monocameralismo (che riproporrei).

    I sitemi francese e tedesco sarebbero da tener presenti, senza correttivi empirici, in un confronto sulla scelta della prossima legge elettorale per la buona prova che continuano a dare da lungo tempo.

    E se davvero vogliamo che la Cittadinanza diventi protagonista, in una Repubblica Parlamentare si può fare anche in questa situazione di Parlamento eletto pur con governo senza maggioranza, avvalendosi degli strumenti che la Costtituzione riconosce alla Sovranità Popolare, come gli gli artt 71 e 50 da esercitarsi efficacemente in congiunzione sinergica, magari anche per la NUOVA LEGGE ELETTORALE, a misura di Cittadinanza e non di casta.

    Paolo Barbieri, circolo si La Spezia.

  • Ho letto con grande interesse e trepidazione il tuo articolo. Mentre leggevo pensavo di commentarlo con:
    “Il fronte del No al referendum del 4 dicembre 2016, il fronte delle associazioni, del Coordinamento per la democrazia costituzionale, dei semplici cittadini deve tornare a farsi sentire”.
    Con questi cialtroni della politica non ci resta molto altro tempo. Chi ha i mezzi e le capacità intellettuali per farlo avrà sulla propria coscienza se questo Paese cadesse ulteriormente nel baratro della barbarie politica. Come vorrei alla mia tarda età respirare a pieni polmoni.

  • Caro Tommaso, per difendere la Costituzione a volte bisogna sottrarla agli attacchi. Come? Muovendosi prima degli altri.
    La formazione dei Governi è sempre stata un passaggio critico nel nostro paese; critico, poco nobile e viziato dal mercato opaco dei do ut des. Oggi si parla bene della cosiddetta Prima Repubblica solo a causa della bassissima qualità del personale politico venuto dopo, ma non ho un rimpianti per gli Andreotti, i De Mita, i Craxi, I Tanassi, gli Altissimo,etc.
    Perchè dovrebbe essere sbagliato far scegliere i Governi dai cittadini? Serve una legge che garantisca sia la rappresentanza che la scelta del Governo. Ma è importante che ciò sia accompagnato da una modifica costituzionale limitata al rafforzamento dei presidi democratici che rischiano di diventare inefficaci nel nuovo sistema.
    Si può fare, ma LeG deve prendere l’iniziativa e determinare il terreno del dibattito: altrimenti lo faranno altri e, questa volta, giocare di rimessa rischia di incidere poco.

    Ciao.
    Antonio

  • http://temi.repubblica.it/micromega-online/moni-ovadia-ci-sarebbe-da-circondare-il-parlamento-e-necessaria-una-rivoluzione/

    LA RIVOLUZIONE E’ POSSIBILE!

    Non con fucili e forconi, non siamo ancora in quelle condizioni, MA CON LA COSTITUZIONE che riconosce all’art. UNO, non per caso, la “sovranità popolare” e che con gli artt 71 e 50 le offre gli strumenti di efficacia assoluta per quel cambiamento di qualità della politica che oltre il 90% della Cittadinanza auspica da molto tempo!

    C’è qualcuno, Moni Ovadia, Giacomo Russo Spena, Rossella Guadagnini, ma anche chiunque altro che voglia approfondire? oppure ci accontentiamo di urlare alla luna?

    LA RIVOLUZIONE COSTITUZIONALE E’ POSSIBILE per cambiare il Paese esercitando a Carta!

    Paolo Barbieri, circolo di La Spezia

  • https://www.nuovatlantide.org/allitalia-occorre-una-rivoluzione-intervista-a-giulio-sapelli/

    Ogni tanto qualcuno, anche importante, si alza e grida: “RIVOLUZIONE!” Poi si risiede e aspetta scrollando la testa…

    Ancora una volta ripeto, e vorrei che tutti questi potenziali rivoluzionari leggessero, che è possibile una perfetta RIVOLUZIONE COSTITUZIONALE, senza fucili e forconi e sangue, ma di efficacia assoluta!

    Fu scritta dentro la Carta, un po’ tra le righe, forse proprio perchè, al momento del bisogno, cercando intensamente una via d’uscita (e dove se non dentro quell’insieme di saggezza progressista?), potessimo coglierla con una lettura più acuta, più aperta, più ansiosa di cambiamento…

    Forse ce la misero perchè, vicini alla disperazione, potessimo trovare il bandolo perchè il suo “potenziale rivoluzionario”, altissimo rispetto alla mediocrità dominante, potesse essere dispiegato pienamete, per risolvere una situazione bloccata.

    Bloccata da quella mediocrità che ha progressivamente occupato politica ed istituzioni, rito elettorale compreso, asservendoli al proprio tornaconto, e che è costretta, per la propria sopravvivenza, a riprodurre se stessa, solo un filino peggio, per non farsi danno.

    Sto sul tema da tempo, sono pronto a superare qualsiasi obiezione…resto in attesa…

    Paolo Barbieri, circolo La Spezia

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